Saturday, January 9, 2021

Il 2020 della ISS: la NASA racconta gli esperimenti più importanti dell'anno

 

Negli ultimi giorni abbiamo assistito alla pubblicazione di tanti post celebrativi che hanno riassunto i principali avvenimenti del 2020 e anche la NASA ha voluto dire la sua, condividendo un aggiornamento riguardo le scoperte e gli esperimenti più importanti che si sono svolti negli ultimi 12 mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Le attività sulla ISS procedono sempre senza sosta e ogni anno si svolgono tantissimi esperimenti significativi (la NASA afferma che in un qualsiasi momento dell'anno sono in corso dozzine di esperimenti in contemporanea), tra cui molti di carattere medico, come ad esempio gli studi sul Parkinson. Nel corso dell'ultimo anno della Stazione - più precisamente tra l'1 ottobre 2019 e l'1 ottobre 2020 - sono state identificate più di 300 pubblicazioni scientifiche che si basano su dati e esperimenti provenienti dalla ISS, a testimonianza di come questo laboratorio sia fondamentale per lo sviluppo della ricerca di tutto il mondo.

Una delle scoperte più significative del 2020 porta una firma tutta italiana, in quanto si tratta del frutto di 5 anni di ricerca dell'Agenzia Spaziale Italiana, dell'Università di Milano e di quella di Pavia. L'esperimento iniziale è stato condotto nel 2015 dal team guidato da Samantha Cristoforetti e la pubblicazione è arrivata proprio nel 2020 e ha dimostrato come l'utilizzo di particolari nanoparticelle sia in grado di contrastare l'osteoporosi. Queste, infatti, spingono le cellule staminali a trasformarsi in osteoblasti, quindi cellule che contribuiscono attivamente al mantenimento del buono stato di salute delle ossa.

In questo caso la ISS offre un ambiente di studio che difficilmente può essere riprodotto sulla Terra, in quanto le sue caratteristiche fondamentali (la microgravità e il trovarsi al di fuori dell'atmosfera) sono responsabili dell'accelerazione dell'osteoporosi nelle ossa degli organismi viventi, motivo per cui diventa più semplice verificare l'efficacia delle soluzioni studiate. I risultati della ricerca italiana, infatti, avranno risvolti positivi sia per i futuri astronauti che per i pazienti della Terra.

 

Sempre restando in ambito medico, uno studio dell'Agenzia Spaziale Canadese MARROW ha preso in esame il tema dell'anemia - altra problematica tipica del viaggio spaziale - e ha confermato che la perdita di globuli rossi è direttamente proporzionale al tempo trascorso nello spazio. I tempi di recupero, una volta tornati sulla Terra, si attestano tra 1 e 3 mesi, in base alla durata della missione. Un altro esperimento, invece, ha permesso di scoprire un indicatore affidabile che attesta la distruzione dei globuli rossi nel sangue umano, un dato utile per verificare l'effettiva pericolosità di alcuni ambienti particolarmente estremi.

Tra gli altri esperimenti degni di nota troviamo quello relativo ad un farmaco in grado di prevenire la perdita di massa magra e muscolare attraverso l'utilizzo della miostatina, la scoperta di un esopianeta da parte di Asteria, un esperimento che dimostra come l'utilizzo di un sistema di controllo con force feedback riesca a migliorare la manovrabilità a distanza dei rover in ambienti di microgravità, uno dedicato allo studio delle tempeste di fulmini e i loro effetti sull'atmosfera e molto altro ancora.

Fonte

No comments:

Post a Comment

Note: Only a member of this blog may post a comment.