La Commissione Europea ha effettuato una serie di stress test sulle centrali atomiche del vecchio continente. E così, tra impianti vecchi ed a rischio in caso di disastro ambientale, il risultato è preoccupante.
| Immagine tratta da: http://www.ecoblog.it |
La Commissione Europea effettua annualmente dei cosiddetti stress test sui 145 impianti nucleari con sede all’interno dei confini dell’Unione. La trasparenza di tali esami sta portando, ormai da giorni, a forti polemiche. Infatti, sebbene Güenther Oettinger, commissario all’energia, si sia dichiarato soddisfatto dei livelli di sicurezza registrati, il report pubblicato non ha fatto altro che rivelare centinaia di criticità. Addirittura decine di reattori non arriverebbero a rispettare gli standard internazionali.
La serie di test, partita dopo il disastro di Fukushima, ha riconosciuto che, per raggiungere gli standard richiesti in tutti gli impianti nucleari europei, sarebbe necessario un investimento da 25 miliardi di €. Ciò che sta facendo discutere è che l’Unione non ha richiesto la chiusura di nessuno degli impianti chiaramente evidenziati come a rischio. Sebbene i problemi individuati appartengano a varie scale di gravità fa piuttosto rabbrividire l’assenza di semplici monitor sismici rilevata in reattori di vari paesi, tra cui Repubblica Ceca e Francia.
Greenpeace ha condotto un’altra serie di indagini giungendo alla conclusione che ben 34 reattori, appartenenti a 13 diverse centrali, andrebbero chiusi al più presto possibile. Circa la metà dei reattori europei, inoltre, si trova in zone a rischio sismico e quindi in situazioni molto pericolose o perché prive di doppio contenimento o perché troppo vecchie per garantire gli standard di sicurezza necessari. L’intenzione della grande associazione è di mobilitare l’opinione pubblica perché faccia pressione sui Capi di Stato e di Governo che dovranno discutere del tema, proprio alla luce del rapporto della Commissione, il 18 ed il 19 di Ottobre.
Qualsiasi persona informata non può meravigliarsi davanti alle criticità evidenziate dai test (anche se Greeenpeace li ha giudicati come “poco approfonditi”). Il nucleare è infatti una fonte energetica che si trascina dietro una serie di rischi che è impossibile eliminare. E si sbaglia anche chi crede che tali rischi siano identificabili solo con le grandi catastrofi che si verificano di rado (sullo stile Chernobyl o Fukushima). In realtà ogni centrale è colpita da una serie di micro-incidenti portatori di rischi comunque elevatissimi per il personale impiegato e per le popolazioni circostanti.
Il discorso sul nucleare è strategico soprattutto se inserito nel macro-quadro della politica energetica comunitaria. Sarà anche in base alle decisioni che verranno prese nei prossimi tre anni che si capirà davvero fino a che punto la UE punti ad effettuare una vera transizione verso le rinnovabili.
Va da sé, infatti, che se si dovesse decidere di intraprendere una strada costosissima come quella della ristrutturazione di impianti ormai obsoleti, piuttosto che deciderne la chiusura, significherebbe ancora una volta rimandare politiche energetiche decise e definitive che facciano fare all’Unione quel salto di qualità tanto atteso.
Fonte: http://www.yeslife.it
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