Scritto da Matteo Cazzulani
Un'opportunità per rinsaldare le relazione euro-russe, ma anche un forte rischio per la sicurezza nazionale dell'Unione Europea. La costruzione di una centrale nucleare da parte della Russia nell'enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, può essere giudicata come un atto di avvicinamento tra Mosca e l'Europa Centrale, ma in realtà comporta conseguenze di natura geopolitica ben più serie.
Come rilevato dal Centro per gli Studi
Orientali polacco - OSW - l'avvio della realizzazione della Centrale
Nucleare Baltica da parte del colosso russo Rosatom – posseduto a
maggioranza dal Cremlino – consente alla Russia di incrementare la sua
posizione sul piano energetico nell'area dell'Europa
centro-settentrionale.
Con i suoi
due reattori, la centrale nucleare sarà infatti in grado nel 2016 – anno
in cui è prevista la sua realizzazione – di produrre 2400 MW: troppi
per soddisfare unicamente i bisogni dell'enclave russa sul Mar Baltico.
Per questa ragione, l'autorevole
think-tank polacco non ha escluso che il vero scopo della Centrale
Nucleare Baltica – che secondo OSW sarà costruita e gestita da Rosatom
in partnership con enti tedeschi: particolarmente interessati dopo la
decisione della Germania di rinunciare all'atomo – sia quello di rendere
la Russia leader nel settore dell'esportazione di energia elettrica in
Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.
Ad
avvalorare la tesi del think-tank polacco sono i progetti di
costruzione di centrali nucleari avviati nell'area da Polonia e Lituania
per garantire all'Europa Centrale la diversificazione delle forme di
approvvigionamento energetico dal gas della Russia e dal carbone locale.
Tuttavia, l'entrata in funzione
della Centrale Nucleare Baltica dei russi vanificherebbe la necessità di
costruire altri siti atomici nell'area, e consentirebbe a Mosca di
rifornire di propria energia elettrica l'intero mercato dell'Europa
Centrale.
Polonia, Lituania,
Lettonia ed Estonia rimarrebbero dipendenti dalle forniture del
Cremlino, e la sicurezza nazionale di Varsavia e dei tre Paesi Baltici
dell'Unione Europea sarebbe messa a serio repentaglio.
La
questione della Centrale Nucleare Baltica di Kaliningrad è legata
anche ad un altro capitolo delle relazioni energetiche tra Unione
Europea e Russia, quale quello del gas.
I reattori di Kaliningrad aiutano Gazprom
Nel
Settembre 2012, la Commissione Europea ha aperto un'inchiesta
ufficiale sul monopolista russo del gas, Gazprom - compartecipato
anch'esso per più del 50% dal Cremlino - per condotta
anticoncorrenziale nei mercati dell'Europa Centrale.
A
conferma delle ragioni dell'Esecutivo UE è arrivata la presa di
posizione della Lituania, che mercoledì, 3 Ottobre, si è appellata
all'Arbitrato Internazionale di Stoccolma per ottenere da Gazprom la
restituzione di 1,5 Miliardi di Euro.
Come
dichiarato dal Ministro dell'Energia lituano, Arvidas Sekmokas, il
monopolista russo ha promesso a Vilna - dipendente al 100% dalle
forniture della Russia - la vendita di gas a un prezzo giusto, ma, senza
ragione, il costo per mille metri cubi di oro blu è incrementato in
pochi anni da 84 Dollari a 497.
Per
garantire la dipendenza energetica europea, Bruxelles ha inoltre varato
un Progetto di Legge che invita gli Stati Nazionali ad unificare le
proprie infrastrutture energetiche per creare un unico mercato
continentale.
Esso sarà alimentato
non solo dal gas russo, ma anche da quello azero e turkmeno -
trasportato in Europa tramite i gasdotti del Corridoio Meridionale - e
di quello liquefatto da Norvegia, Qatar e Stati Uniti d'America.
La
costruzione da parte della Russia di una centrale nucleare a
Kaliningrad che produce energia sufficiente per soddisfare il fabbisogno
dell'Europa Centrale vanificherebbe anche la costruzione dei costosi
rigassificatori baltici di Swinoujscie e Klaipeda - progettati dai
Governi polacco e lituano, sostenuti dalla Commissione Europea - e, di
riflesso, consentirebbe a Gazprom di mantenere il monopolio sulla
compravendita di gas in Europa.
Dunque,
i reattori di Kaliningrad non rappresentano una minaccia solo alla
sicurezza nazionale di Polonia e Paesi Baltici, come giustamente
osservato dall'autorevole OSW, ma ostacolerebbero anche la realizzazione
del piano di diversificazione delle forniture di oro blu dell'UE,
lasciando i 27 Paesi del Vecchio Continente con poche vie alternative di
approvvigionamento di gas a quelle del Cremlino.
Fonte: http://www.legnostorto.com
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