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Friday, February 25, 2011

UFO nella guerra fredda: segreti e depistaggi del KGB

episodi di ufo nella guerra fredda

Gli UFO, che ruolo ebbero nella guerra fredda? Dipende dalle circostanze. Di sicuro numerosi ufologi ritengono che il confronto politico nella seconda parte del novecento, tra le due superpotenze, abbia in un certo senso “inquinato” la materia. Paranoia, diffidenza, timore di spionaggio. Molto materiale d’indagine prezioso è andato perduto o non reso pubblico, altro fa dubitare su una reale attendibilità. Un ruolo chiave può essere stato giocato, in questo senso, dal KGB e dal GRU. I servizi di intelligence sovietici potrebbero aver condizionato in quegli anni, spesso in termini negativi, nella materia. Dalla caduta del muro di Berlino in poi sono sorte diverse teorie che ricostruiscono, parzialmente, un atteggiamento apparentemente schizofrenico da parte dell’apparto militare e politico sovietico sulla tematica UFO. Alcune documentate, altre con riscontri più labili.

Non mostrarsi ostili contro gli UFO. Dopo il presunto incidente di Hanoi dal Cremlino giunse l’ordine di evitare di compiere atti ostili contro qualsiasi velivolo non riconoscibile. In effetti, negli anni cinquanta e sessanta, correvano parecchie voci di caccia sovietici che tentarono di ingaggiare un confronto con oggetti volanti non riconosciuti. Notizie, su cui ovviamente mancava sempre il sigillo dell’ufficialità, che cessarono di colpo proprio in coincidenza con l’incidente di Hanoi. Salvo casi sporadici.

Gli UFO esistono, anzi no! Durante gli anni ottanta si assistette ad un altro fenomeno curioso. Sulla stampa sovietica, ovviamente di fatto condizionata, apparivano versioni e notizie contraddittorie tra loro sul fenomeno UFO. A volte se ne ammetteva l’esistenza, in altre la si negava, spesso si cercavano labili spiegazioni prive di basi scientifiche. Ovviamente le notizie di presunti avvistamenti, nello spazio, da parte di astronauti sovietici sono state divulgate solo dopo la scomparsa del blocco comunista.

UFO come mezzo di propaganda. All’indomani della caduta del muro di Berlino, dalle testimonianze e dai pochi riscontri documentati resi pubblici, è sorto il dubbio che in talune occasioni i presunti avvistamenti di UFO siano stati un utile mezzo di propaganda utilizzato del KGB. La macchina bellica sovietica era ormai in sfacelo. L’apparato nucleare non era affatto sotto controllo. Incidenti erano all’ordine del giorno. Come uno strano episodio che sarebbe avvenuto in una base missilistica in Ucraina nel 1983. In quel caso,coincidenza vuole, far filtrare la presenza di un UFO nella zone fece comodo. L’episodio è noto come il “giallo Beicorovitci”. (foto: elaborazione grafica redazione UFO)

Fonte: http://notiziefresche.info/

Thursday, February 24, 2011

Il grande Enrico Baccarini, ricercatore ufologico e non solo si è registrato su "I TEMPI SONO MATURI"





Ciao Enrico, che te possino, te sei registrato pure tu su sto blog!
Te piace sta tutina dell'astronauti dello SCIATTOL, pensa che pe
fammela sta bene ho dovuto perde 5 Kili de gravità ?


Oggi ho avuto due belle notizie. Una è che I TEMPI SONO MATURI ha superato la soglia dei diecimila lettori da quando esiste e l'altra è che si è ufficilamente registrato su questo blog, Enrico Baccarini. Caro Enrico, per me è un onore averti tra gli assidui lettori di questo blog, grazie veramente di cuore! Per chi ancora non lo conoscesse ( e sono veramente pochi) , Enrico Baccarini è un ricercatore di lungo corso, con lui ho condiviso alcuni tratti temporali della mia vita, siamo stati infatti compagni di convegno più di una volta, abbiamo scritto sulle stesse riviste per un certo periodo, ed è in corso tutt'ora una fruttuosa collaborazione e chissà in futuro quello che combineremo?! ( Della serie"Attenti a quei due") Ma Enrico è conosciuto dal grande pubblico da molto più tempo di me, io lo leggevo con piacere già alcuni anni fa, anche se poi è più giovane di me, almeno mi sembra ( a meno che pure lui non fa come Fiorello, che fa il finto giovane) . Enrico Baccarini è un ricercatore alla ricerca della verità, una volta trovata però non se la tiene tutta per se, è sempre pronto a divulgarla per il bene dell'intera umanità e lo sa fare con rara maestria e preparazione. Enrico ha un suo sito ricchissimo di notizie e informazioni interessanti, che spaziano su tutto lo sciibile umano ed extraumano. La URL del suo sito è: http://www.enricobaccarini.com/ Quando avete voglia di leggere, di conoscere, di capire cose che molti umani non hanno mai visto, andate sul suo sito.

Cieli sereni a tutti

L'avvistamento di un UFO da parte di un cosmonauta sovietico

Per vedere il video dell'intervista clikka su queso link: http://www.youtube.com/watch?v=r0aeRbp1cqs

Combustibile ad idrogeno per aerei grazie alle nanotecnologie: al lavoro scienziati ed Eads...

http://lnx.ginevra2000.it/Disney/biancaneve1/snowand7.gif La nanotecnologia di Biancaneve

Glasgow, Regno Unito - ... Per sviluppare nuovi serbatoi di stoccaggio dell'elemento chimico

(WAPA) - L'idrogeno è un combustibile pulito. La combustione o la combinazione con dell'ossigeno in una cella a combustibile (per la produzione di elettricità) rilascia solo dell'acqua. Tuttavia, il suo stoccaggio è difficile e costoso. Inoltre, l'idrogeno allo stato gassoso richiede grandi quantità di stoccaggio, mentre stoccare quello allo stato liquido risulta più pesante e consuma più energia (necessaria per la sua compressione).

Lo stoccaggio dell'idrogeno allo stato solido risulta invece molto vantaggioso. Tuttavia, ridurre il peso e il volume di stoccaggio rappresenta una vera sfida, mentre il suo trasferimento dal serbatoio ad una cella a combustibile o ad un motore spesso si rivela un procedimento lento. Queste difficoltà rappresentano un freno all'utilizzo industriale delle celle a combustibile alimentate a idrogeno, sia sul mercato aerospaziale che in quello automobilistico.

Diversi chimici presso l'Università di Glasgow, in collaborazione con Eads, si basano sulla nanotecnologia per modificare la struttura e la composizione dei materiali dei serbatoi di stoccaggio. Contano così di aumentare la loro efficacia e facilitare l'utilizzo industriale dell'idrogeno allo stato solido sia sugli aerei che sulle automobili.

In caso di successo, Eads intende procedere nel 2014 con prove un volo di un prototipo di Uav (Unmanned aerial vehicle, aereo senza pilota a controllo remoto) alimentato a idrogeno; l'obiettivo di lungo termine del Gruppo è quello di introdurre sul mercato velivoli commerciali alimentati ad idrogeno.

"Sostituire i classici idrocarburi con idrogeno non inquinanti per alimentare i motori degli aerei e delle auto ridurrebbe drasticamente le emissioni di carbonio, e darebbe un contributo significativo alla tutela dell'ambiente", ha dichiarato Agata Godula -Jopek, un esperto in celle a combustibile dell'equipe "Power Generation Team" e coordinatrice del programma per Eads.

Duncan Gregory, professore specializzato in materiali inorganici presso la facoltà di chimica dell'università di Glasgow, e direttore delle ricerche, si basa sulle nanotecnologie per cambiare la struttura di "Hydrisafe", un serbatoio in fase di sviluppo grazie allo start-up della scozzese Hydrogen Horizons.

Fonte: http://www.avionews.it/

Pilotare un aereo col pensiero? Sarà possibile grazie ad un'invenzione pugliese

di Tatiana Acquaviva
Pilotare un aereo con la forza del pensiero. Sembra assurdo, eppure, da oggi, sarà possibile. Come? Grazie al pilota telepatico, nuova frontiera della tecnologia made in Puglia. Anzi, in Galatina, per la precisione. E’ proprio qui, infatti, che nella base aerea “Nido delle aquile”, sede del 61°stormo, è stato realizzato il progetto “Brainshield”, attraverso il quale la scienza ha superato l’immaginazione. La location non è stata scelta a caso, perché questo luogo è una sorta di università dell’aria, dove concludono l’iter addestrativo, prima della specializzazione definitiva, gli allievi dell’Aeronautica militare. E ancora, in un futuro non molto lontano, la base ospiterà il centro di addestramento basico europeo.
Il progetto del pilota telepatico, realizzato grazie all’azione sinergica tra un equipe di ricercatori e di piloti militari, promette risultati senza precedenti, con ripercussioni positive anche nell’aviazione civile, come dimostra l’interesse di Alitalia. Spiegando semplicemente il meccanismo della nuova invenzione, diciamo che si tratta di una comunicazione diretta tra il cervello ed il computer, attraverso le onde cerebrali, per ottenere una gestione del rischio e di un eventuale errore umano, davvero semplificata. E se ciò non bastasse, quali sono gli altri vantaggi? A spiegarlo è Roberto Isabella, colonnello medico, il quale afferma che in aviazione civile ci sarà un’ottimizzazione della gestione delle complesse attività di controllo del velivolo, di rispetto delle procedure e di gestione dei sofisticati software dell’avionica di bordo, che rendono sempre necessaria la distribuzione del lavoro tra due piloti. In campo militare, invece, ci sarà un notevole supporto al combattimento, nelle esigenze reali di difesa aerea. Inoltre, molto importante sarà la presunzione, in anticipo, della eventuale saturazione attentiva del pilota che potrebbe portare a situazioni di pericolo, con conseguente diminuzione del lavoro cognitivo, che provoca appunto molto stress. A dimostrare l’ingegnosità e l’utilità di questa nuova invenzione, che contribuisce a dar lustro alla Puglia, ecco che si concretizza l’interesse del mondo accademico e industriale, rappresentati da Finmeccanica, dall’Università Tor Vergata, dalla Fondazione Santa Lucia, e da Alenia, società che realizza velivoli militari,regionali e commerciali.

Fonte: http://www.giornaledipuglia.com/

Commento di Oliviero Mannucci: Le orecchiette alle cime di rapa sono sicuramente un invenzione pugliese, il dispositivo che permette di guidare un aereo con il pensiero invece no. Almeno l'idea ci arriva dall'esternodel nostro pianeta. Quindi si parla di studi di retroingegneria che sono stati compiuti su oggetti volanti extraterrestri recuperati in varie parti del mondo, che disponevano di un sistema di guida analogo assai più perfezionato che permette al pilota o ai piloti di essere un tutt'uno con l'astronave. Fra qualche anno, questo dispositivo ci permetterà di guidare o interagire con il navigatore delle nostre autovetture, guidare treni, navi e via dicendo. Bisogna avere solo un pò di pazienza! Poi però non dite che vi è venuto il mal di testa!?

Al via la Robo Marathon, la prima maratona per robot. Segui la nostra diretta video

Robo Maraton

A Osaka, in Giappone, si sta disputando la prima maratona per robot, una gara di resistenza che metterà a durissima prova il fisico di 5 automi bipedi. E anche quello degli spettatori, visto che per completare il percorso le macchine impiegheranno almeno 4 giorni. (Focus.it, 24 febbraio 2011)

È partita oggi alle 10.00 ora di Osaka (le 2 del mattino in Italia), la prima maratona per robot, una gara di resistenza che si corre sulla distanza regolamentare di 42 km e 220 metri.
I partecipanti alla singolare manifestazione sportiva sono 5 e si sfideranno percorrendo per 422 volte un anello di 100 metri appositamente allestito negli spazi della VStone, un'azienda robotica giapponese.
I robot camminatori a due gambe non sono una novità, ma è la prima volta che si chiede loro di sottoporsi ad una prova così stressante.

Computer vs homo?
Dopo Deep Blue che ci ha battuto a scacchi e Watson che ci ha battuto a Jeopardy (un quiz televisivo americano) dobbiamo prepararci a essere nuovamente umiliati dalle macchine, questa volta sul piano fisico? Per ora no, visto che i 5 robot impiegheranno almeno 4 giorni a terminare la gara. Che non sarà vinta dal più veloce, ma da quello che riuscirà a resistere senza guasti a oltre 96 ore di movimento ininterrotto.
Curiosità: il termine della Robo Marathon dovrebbe coincidere con l'arrivo dei primi concorrenti al traguardo della maratona di Tokyo programmata per il 27 febbraio.

Fonte: http://www.focus.it/

Robot: drone militare a forma di colibrì. Per spiarvi meglio

I robot militari continuano il loro sviluppo per arrivare a "Skynet" nel più breve tempo possibile. In fase di test un nano drone a forma di colibrì. Si chiama "Nano Hummingbird spy drone" la nuova arma del futuro. Aspettando di venderla a qualche dittatore.


E' stupendo vedere nel 2010 quanta gente muore di fame e quanto i militari spendano in nuovi robot droni atti a spiare e uccidere le masse nei campi di battaglia e ovunque pensino di farlo. Mentre in queste ore vediamo queste formidabili macchine inventate dall'uomo in mano a Gheddafi, sparare e lanciare razzi il popolo libico in rivolta, tanto che già si parla di strage, dagli USA arrivano novità su piccoli droni che si materializzeranno in futuro nelle nostre città. Il fatto che questi nuovi robot siano così piccoli e manovrabili già solleticano dolcemente la paranoia dei militari che tendono sempre alla malattia del dottor Stranamore. Ed ecco che, dopo la "polvere intelligente", i robot militari da campo (tipo questi http://is.gd/WLC0Xl) e gli schifosissimi ChemBot (http://is.gd/ZLQyEN), arrivano i robot "colibrì", ovvero la bestemmia meccanico militare di uno degli uccelli più piccoli, belli, affascinanti e colorati del mondo. Il nuovo squallido (e terrificante) uccellino a batteria permetterà ai militari di "entrare negli uffici e in qualsiasi luogo chiuso" per spiare il nemico e magari in futuro accecarlo con un mini laser o sputare qualche microgrammo di plutonio (si sa la fantasia degli Stranamore non ha confini). Il piccolo drone militare si chiama "Nano Hummingbird spy drone" ed è stato sviluppato dalla AeroVironment Unmanned Aircraft Systems sotto contratto della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) americana. Qui potrete vedere quanto questo robot colibrì potrebbe essere versatile e insostituibile per delle operazione di spionaggio "aereo" (http://is.gd/Ni6NI8). E se chiudete gli occhi e ricordate "Gli uccelli" di Alfred Hitchcock (1963) potrete anche immaginare una rivolta di popolo del futuro, dove non ci saranno, come ora in Libia, i rumorosi caccia e gli RPG a sparare sulle folle, ma milioni di questi colibrì avventarsi su uomini, donne e bambini inermi. Sarà una soddisfazione metterli fuori uso con le mazze da baseball, penserà qualcuno.

Redazione

Fonte: http://www.mainfatti.it/

Drone predator: sembrerebbe un video-gioco ma non lo è

La base è in Nord Virginia. Il cubicolo, uno dei tanti della base, è piccolo pressappoco come quello della cabina di pilotaggio di un aereo. Le poltrone su cui siedono i due ufficiali piloti sono invece simili a quelle dei manager di un’azienda qualsiasi. Di fronte a loro una serie di apparecchiature elettroniche, dei monitor, due tastiere elettroniche e un joystick. Il tutto serve a pilotare le operazioni che appaiono nei video. Sembrerebbe un videogioco, ma non lo è.
Dentro al video si vede ora un’auto percorrere un’arida e tortuosa strada collinare a migliaia di miglia di distanza da quel cubicolo. La zona è quella del nord Waziristan nel Pakistan. All’interno dell’auto c’è un’intera famiglia. L’uomo alla guida è un sospetto terrorista, incluso nella lista dei ricercati dalla Cia.

Dopo un po’ l’auto sembra giunta a destinazione, rallenta, si ferma. L’uomo apre la portiera e scende dall’auto. Un attimo dopo una forte esplosione illumina completamente il video del monitor e l’uomo... non esiste più, completamente fatto a pezzi dalla potente esplosione. Il bersaglio è centrato in pieno, l’operazione conclusa, gli schermi vengono immediatamente spenti.

John A. Rizzo (dal cognome si direbbe di origine italiana), comandante di quella unità operativa, e uomo di punta della Cia per le operazioni di controterrorismo a mezzo degli aerei senza pilota, spiega che a distruggere il sospetto è stato un piccolo missile lanciato da un drone predator completamente pilotato a distanza dagli operatori della sua base. Ma è categorico nel sostenere che la famiglia del terrorista all’interno dell’auto è stata risparmiata.

Lui è molto meticoloso in questo, e lo rimarca con forza perché sa che i “danni collaterali” di queste operazioni sono visti molto male dal comando generale della Cia. Gli ordini sono tassativi: bisogna colpire i bersagli evitando il più possibile di colpire persone non incluse nella lista dei ricercati.

Non è dato sapere se dice il vero, qualche dubbio però è lecito. Anche perché le statistiche rilasciate dalle agenzie specializzate dicono qualcosa di molto diverso.

Il direttore della New American Fundation dice per esempio che il 94 per cento delle persone uccise non sono terroristi compresi nella lista, ma semplici militanti di basso livello, assolutamente sconosciuti. Dice anche che nel 2010 il numero degli attacchi con i droni è aumentato drasticamente. Nel solo 2010 gli attacchi hanno toccato il livello record di 118 (al costo medio di un milione di dollari l’uno) e si calcola che almeno 607 persone siano state uccise. Un numero che corrisponde a circa la metà di tutti quelli uccisi nei 5 anni tra il 2004 e il 2009. Ma solo 13 dei bersagli colpiti erano considerati di alto livello e complessivamente solo 32 erano nella lista dei ricercati, ovvero solo il 2 per cento circa delle vittime di queste operazioni. Tuttavia, nonostante la forte escalation del 2010, dalle statistiche di New American Fundation appare che il numero delle vittime civili degli attacchi con aerei senza pilota sia calato dal 25 del 2004 al 6 per cento del 2010. La Cia sostiene addirittura che negli ultimi sei mesi non un solo civile sia caduto vittima di questi attacchi. Però non è chiaro chi è considerato civile e chi militante dalla Cia.

Tutto l’insieme di queste operazioni è perciò valutato dalla Cia come un grande successo, nonostante il costo elevato dei droni. L’aver allargato l’area dei bersagli ai semplici militanti, secondo gli analisti della Cia, avrebbe dato un forte colpo al morale delle organizzazioni terroristiche, costringendole alla difensiva e abbassando così il rischio di nuovi attacchi letali come quello dell’11 settembre 2001.

Il governo Pakistano non è molto d’accordo su questa interpretazione e sostiene invece che spesso sono proprio i soldati Pakistani, impegnati nelle zone dove si nascondono i sospetti terroristi, a cadere vittime di questi attacchi.


Roberto Marchesi – Dallas, Texas

Fonte: http://www.rinascita.eu

UFO, avvistamento anomalo nello Stato di Washington

avvistamento-ufo-anomalo-nello-stato-di-Washington


Un avvistamento UFO apparentemente come tanti. Tuttavia proprio nella sua “classicità”, almeno secondo il racconto dei testimoni, piuttosto singolare. E’ accaduto in quartiere residenziale di Vancouver, cittadina a nord del fiume Columbia nello Stato di Washington. A darne notizia l’edizione on line del Columbian, nelle pagine della cronaca locale. L’avvistamento avrebbe avuto un testimone principale e sarebbe stato notato da altri residenti della zona incuriositi dallo strano “OVNI” che, ai loro occhi inizialmente, erano sembrato qualcosa di simile a dei fuochi d’artificio. Secondo il racconto del testimone principale il presunto UFO appariva piuttosto statico nel cielo. Solo di tanto in tanto effettuava delle manovre, muovendosi da lato a lato. L’articolo non menziona questo particolare aspetto ma è doveroso rilevare una singolarità.La forma, la posizione e le luci descritte sembrano trovare una similitudine con numerosi avvistamenti di UFO americani avvenuti decenni addietro. Un racconto che appunto rientra nei parametri classici di UFO Sightings degli anni ’50 e ’60. Da qui la particolarità dell’episodio che, altrimenti, rientrerebbe nella casistica dei numerosi UFO sightings contemporanei. In questo 2011 di news, più o meno credibili, se ne registrano tutti i giorni negli USA. L’episodio sarebbe avvenuto domenica sera. I testimoni hanno escluso che potesse trattarsi di un aereo convenzionale. Non sarebbe stata scattata nessuna foto o girato un video di questo avvistamento. Va inoltre rilevato come nello Stato di Washington molti fenomeni UFO, negli anni passati, siano stati collegati all’ipotetica attività di velivoli convenzionali di natura sperimentale. (Foto: Google Maps)

Fonte: http://notiziefresche.info/

Navetta europea Kepler si e' agganciata a Iss

A bordo l'astronauta Paolo Nespoli


ROMA - La navetta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Johannes Kepler si è agganciata automaticamente alla Stazione Spaziale Internazionale, dove ha portato a destinazione 7 tonnellate di materiali e rifornimenti.

E' stata un manovra spettacolare, avvenuta mentre entrambi i veicoli sfrecciavano alla velocità di 28.000 chilometri orari. La navetta Atv (Automated Transfer Vehicle) è stata lanciata il 17 febbraio scorso dalla base europea di Kourou, nella Guyana Francese e nei suoi otto giorni di viaggio ha navigato in modo del tutto autonomo, grazie ai sensori che le permettono di orientarsi con le stelle.

A bordo della Stazione Spaziale l'astronauta Paolo Nespoli ha seguito istante per istante la manovra di avvicinamento, nella quale la navetta grande come un autobus a due piani si è avvicinata alla velocità di 5 centimetri al secondo e si è agganciata con precisione millimetrica sul "naso" del modulo russo Zvezda.

La navetta Kepler ha portato a destinazione con successo il suo carico, inaugurando il primo "servizio di linea" tra la Terra e la Stazione Spaziale Internazionale.

"Il successo della missione è motivo di orgoglio e gioia", ha detto la responsabile del Direttorato dell'Esa per il Volo umano, Simonetta Di Pippo, congratulandosi con tutti coloro che hanno partecipato all'impresa. Per Di Pippo l'Atv è anche un trampolino verso il futuro dell'esplorazione spaziale: "grazie alla sua flessibilità, possiamo pensare ad un'ampia varietà di nuovi veicoli spaziali.

L'Atv - ha aggiunto - potrebbe evolversi in un futuro veicolo di rientro capace di supportare future infrastrutture orbitali e nuove missioni di esplorazione, portando persone e rifornimenti nell'orbita lunare". E' un successo al quale l'Italia ha contribuito con l'industria, con la Thales Alenia Space (Thales-Finmeccanica) e nel quale è in prima fila nel seguire gli sviluppi, partecipando alla costruzione delle tre Atv che saranno lanciate nei prossimi tre anni.

Quella di Kepler è stata una marcia di avvicinamento seguita in tempo reale da numerosi siti e dai principali social network: i tempi sono cambiati dall'epoca dell'arrivo della prima navetta dimostrativa, la Jules Verne, il cui arrivo a destinazione era stato seguito soprattutto attraverso i blog. La manovra è stata seguita a Terra dal centro di controllo della missione a Tolosa; a bordo della Stazione Spaziale Paolo Nespoli ha seguito ogni movimento grazie alla telecamera montata all'estremità del modulo russo, dove sarebbe avvenuto l'aggancio.

E' stato un crescendo di tensione. Il primo stop tecnico della navetta è avvenuto a circa 40 minuti dall'aggancio, mentre Kepler si trovava a 19 metri dal modulo russo e procedeva alla velocità di 10 centimetri al secondo; quindi c'é stata una sosta di una decina di minuti, nella quale sono stati fatti alcuni test a fini di sicurezza. Poi la navetta é ripartita con la velocità ridotta a 5 centimetri al secondo e ha cominciato ad avvicinarsi a poco a poco fino all'aggancio.

Nespoli ha continuato a seguire la manovra, pronto a intervenire per bloccarla se fosse stato necessario. Tra non molto gli astronauti potranno aprire il portello che permetterà di entrare nella zona pressurizzata della navetta, dove cominceranno a poco a poco a scaricare i materiali stivati, tra pezzi di ricambio, computer, cibo, abiti, posta dalla famiglia. Nei prossimi sei mesi potranno utilizzare quello spazio anche per dormire o solo per avere un po' di privacy. Poi la navetta, carica di spazzatura, si sgancerà e punterà verso la Terra, dove brucerà al suo ingresso nell'atmosfera.

Fonte: http://www.ansa.it/

NASA rover to examine Mars rocks

LOS ANGELES, Feb. 18 (Xinhua) -- Equipped with a "chemical element reader," NASA's Mars Science Laboratory rover Curiosity will get a close-up on the chemical ingredients in Martian rocks and soil, it was announced on Friday.

This will be a major step by scientists to identify the elemental composition of lighter elements such as sodium, magnesium or aluminum, as well as heavier elements like iron, nickel or zinc in the building blocks of the Martian crust, NASA's Jet Propulsion Laboratory (JPL) said.

The "chemical element reader" -- the Alpha Particle X-Ray Spectrometer (APXS) -- is one of 10 instruments to be carried by Curiosity on its upcoming mission scheduled between Nov. 25 and Dec. 18, 2011, with landing in August 2012, said JPL, Pasadena, Los Angeles.

The mission will help scientists determine the past and present habitability of a specific area on the Red Planet, JPL said.

By comparing these findings with those of previous Mars rover findings, scientists can determine if any weathering has taken place since the rock formed ages ago, JPL said in a press release.

The APXS uses the power of alpha particles, or helium nuclei, and X-rays to bombard a target, causing the target to give off its own characteristic alpha particles and X-ray radiation. This radiation is "read by" an X-ray detector inside the sensor head, which reveals which elements and how much of each are in the rock or soil, according to JPL.

All NASA Mars rovers have carried a similar instrument -- Pathfinder's rover Sojourner, Spirit and Opportunity, and now Curiosity, too. Improvements have been made with each generation, but the basic design of the instrument has remained the same, according to JPL.

JPL, a division of the California Institute of Technology in Pasadena, manages the Mars Science Laboratory mission for the NASA Science Mission Directorate, Washington.

Editor: Yang Lina
Fonte: http://news.xinhuanet.com

La nuova frontiera del restauro dei quadri passa per l'ossigeno atomico della Nasa



Al Glenn Research Center della Nasa non si studiano soltanto nuovi prototipi di navicelle spaziali. I progressi derivati dalla ricerca astrofisica vengono applicati anche sulla terra e così gli scienziati hanno scoperto che l’ossigeno atomico è davvero utile nei processi di restauro dei dipinti antichi.

Lo hanno potuto sperimentare gli esperti del Cleveland Museum of Art. Nella foto sopra, a sinistra, vedete un dipinto restaurato utilizzando cloruro di metilene e acetone per pulire e ripristinare la pittura. I risultati sono piuttosto scarsi. Nella foto a destra, il dipinto dopo l’intervento con la tecnica dell’ossigeno atomico per pulire la pittura.

L’ossigeno atomico non esiste naturalmente sulla superficie della terra, perché è poco stabile. Ma nello spazio, dove vi è abbondanza di radiazioni ultraviolette, le molecole di O2 sono più facilmente disgiunte per creare ossigeno atomico.

Il rivoluzionario sistema ha contribuito a già contribuito al recupero di una serie di dipinti che si credevano irrimediabilmente danneggiati. Tra questi, una copia eseguita in Italia de La Madonna della Seggiola di Raffaello, un dipinto danneggiato dal fuoco di Jackson Pollock e un altro di Andy Warhol.

Fonte: http://www.artsblog.it/

Violò la rete informatica della Nasa, cagliaritano rinviato a giudizio

Rischia fino a otto anni di carcere il giovane accusato di avere fatto tre intrusioni nei sistemi informatici dell'Agenzia spaziale americana e di avere copiato le chiavi di accesso di alcuni dipendenti

CAGLIARI. Al momento delle presunte intrusioni nei supercomputer della Nasa, Alessio Arceri aveva appena 18 anni, aveva la terza media e come risorse informatiche disponeva solo di un computer acquistato in offerta speciale in un centro commerciale. Tutto il contrario di un hacker professionista capace di violare i sistemi di protezione informatica dell’agenzia spaziale statunitense.

Così l’avvocato Gianfranco Annino difensore, assieme alla collega Marcella Cabras, del giovane di Bacu Abis (Carbonia) rinviato a giudizio dal Gup del Tribunale di Cagliari con l’accusa di aver violato per ben tre volte la rete informatica blindata della Nasa. La Procura gli contesta l’accesso abusivo ai sistemi informatici, con l’aggravante del fatto che si tratta di reti militari: un reato che può far rischiare una pena sino a otto anni di carcere.

Ma l’immagine di Arceri che fornisce l’avvocato Annino, che questa mattina ha discusso per oltre un’ora davanti al giudice Giorgio Altieri, è ben lontana da quella di un hacker professionista.

«Dalla base della Nasa di Pasadena, in California, è arrivata l’i nformativa alla Procura della Repubblica di Roma tramite l’a mbasciata degli Stati Uniti - racconta il difensore - Nell’i nformativa vengono forniti dati secondo i quali, un ip italiano (l’I p è il numero d'identificazione che viene assegnato a ciascun computer collegato a Internet, ndr) avrebbe abusivamente fatto irruzione nel sito dell’Agenzia spaziale americana, superando i sistemi di difesa e di controllo, in tre diversi momenti dal maggio al luglio del 2008, quando il mio assistito aveva appena 18 anni. Ora lo accusano di introduzione abusiva e captazione di alcune password intestate a dipendenti della Nasa».

La ricostruzione dell’avvocato punta anche in altre direzioni. «Quello che contestiamo radicalmente - spiega - è proprio che il ragazzo abbia commesso queste intrusioni. Alessio utilizzava a quel tempo un ponte radio per collegarsi a internet, non dunque un servizio via cavo bensì una postazione wireless senza fili. Chiunque avrebbe potuto captare il suo nickname ed il suo ip, servendosi dell’identità internet del ragazzo per l’accesso abusivo alla Nasa. E’ la stessa informativa americana che indica la provenienza da ip olandesi, venezuelani e cinesi: dunque potrebbero essere degli hacker professionisti che, rubate varie identità in giro per il mondo, hanno compiuto questi attacchi».

Fonte: http://lanuovasardegna.gelocal.it/

Spazio: disco verde da Nasa, stasera lancio shuttle Discovery

Roma, 24 feb. (Adnkronos) - Dopo due rinvii, disco verde oggi dalla Nasa per la partenza dello shuttle Discovery. Il lancio e' stato fissato da Cape Canaveral, in Florida, dall'Ente spaziale statunitense per questa sera alle 22,50 ora italiana, le 16,50 ora locale ed il count down e' partito. Per il Discovery e' la missione numero 39, ma soprattutto e' la sua ultima missione. La sua onorata carriera e' infatti ormai al termine dopo 27 anni di onorato lavoro, cominciato il 30 maggio del 1984 per portare nello spazio tre satelliti per Tlc.

F0nte: http://www.adnkronos.com/

UFO, sul sito del CUS un archivio storico consultabile on line

salvatore giusa presidente del CUS

Gli anni cinquanta vengono definiti, da parecchi osservatori e storici del fenomeno UFO, come un decennio florido per il settore internazionale. Quotidiani, riviste e libri iniziarono a trattare massicciamente la tematica. Un’età dell’oro forse irripetibile. Vi era una minore diffidenza, meno preconcetti, pregiudizi non diffusi. L’avvistamento UFO in prima pagina, anche in noti periodici, era se non la consuetudine qualcosa di molto frequente. Una sorta di luna di miele tra l’informazione tradizionale e l’ufologia internazionale di cui solo oggi, nel 2011, se ne ritrovano similitudini.

News a bizzeffe. Per un ufologo la memoria storica è una colonna portante del proprio lavoro quotidiano. Ed a questo proposito il presidente del Centro Ufologico Siciliano, Salvatore Giusa (nella foto), sta allestendo sul sito ufficiale del proprio team una meticolosa catalogazione. Un lavoro di reperimento e di ricerca non indifferente quanto ambizioso. Nella sezione archivio del sito del CUS è possibile, agevolmente, consultare alcune riproduzioni di pubblicazioni del passato. Sinora sono state aperte delle sottosezioni degli anni: 1952, 1954, 1962 oltre ai più recenti 2006 e 2008. La sezione è consultabile, ovviamente gratuitamente, per chi è desideroso e curioso di osservare come in passato i mass media abbiano trattato il fenomeno UFO. Una sezione, quella dell’archivio del Centro Ufologico Siciliano, che andrà arricchendosi, nel corso dei mesi, di nuovi contributi. (Foto: Media NF)

Fonte: http://notiziefresche.info/