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Monday, March 28, 2011

Vittori, astronauta: "Voglio guidare le navette del futuro"

Il 19 aprile sarà a bordo dello Shuttle Endeavour per l'ultima missione del gigante Nasa. Destinazione: la Stazione spaziale, dove ad attenderlo ci sarà Paolo Nespoli. Qual è il futuro dei viaggi stellari?


http://www.corriere.it/Primo_Piano/unita-italia-150/2011/01/11/img/vittori_181x207.jpg?v=20110111130826

Il suo countdown personale è già cominciato. Con un sorriso, che parla di anni di duro addestramento, dell’orgoglio di essere l’ultimo italiano a salire su uno Space Shuttle e dell’eccitazione di chi sta avverando il sogno di arrivare lassù e vedere la Terra dalla cupola della Stazione Spaziale Internazionale.

Roberto Vittori
, 47 anni, è l’astronauta che il 19 aprile prossimo salirà a bordo di Endeavour nella sua ultima missione, la STS-134, che porterà sulla Iss l’ Alpha Magnetic Spectrometer (Ams).

Vittori, colonnello dell’aeronautica italiana, ha già volato due volte sulla russa Soyuz e, per la prima volta sullo Shuttle, ora sarà lo specialista di missione, ovvero dovrà aiutare il comandante Mark Kelly e il pilota Gregory H. Johnson con le operazioni di lancio e di rientro di questa tecnologica complicatissima navetta spaziale. Non solo, opererà anche il braccio robotico e compirà vari esperimentisulla Iss. Prima di partire, Roberto Vittori si racconta, via satellite, dal Johnson Space Center di Houston.

“ Sto preparando la mia terza missione - dice l’astronauta - ci sono cose completamente nuove, a volte consideriamo Shuttle e Soyuz navette spaziali simili ma sono profondamente differenti il Souyz è una capsula mentre lo Shuttle ha le ali. In prospettiva futura rappresentano due diversi modi di continuare l’esporazione umana nello Spazio”.

Dopo Endeavour, a giugno partirà Atlantis che andrà a chiudere l’era degli Shuttle.

“ Sono consapevole dell’importanza anche simbolica di essere protagonista non solo della missione in sé ma anche di questo momento di chiusura. Da un punto di vista personale sento l’importanza di esser al confine di qualcosa di cui non si conosce la prosettiva futura - dice Vittori - . Ritengo che il pensionamento dello Shuttle sia la fine di un programma, ma non la fine della tecnologia delle machine ipersoniche. Anzi lo Shuttle è solo il primo timido esempio, è il progenitore delle machine ipersoniche di futura generazione… tanto è da venire. Dopo l’ultimo volo ci sarà un’interruzione - ed è impossibile dire quanto sarà lunga. Le capsule continueranno a portarci su mete distanti come la Luna o Marte, ma vedremo machine simili allo Shuttle che ci faranno coprire distanze terrestri in tempi estremamente più brevi. Come pilota collaudatore non nego che entrambi siano di grande interesse anche se il trasporto di futura generazione è la cosa su cui spero di avere opportunità. In futuro vorrei valorizzare e concentrare l’attenzione su tutte le problematiche dell’aerodinamica ipersonica come protagonista, volando su auspicabili prototipi di machine future, o da un punto di vista teorico”.

Ma come sarà lo Spazio dopo gli Shuttle? Come voleremo fuori dalla nostra atmosfera? “ Dopo il pensionamente non c’e nessuna preclusione di sorta per la sviluppo di apparecchi da parte di privati - sostiene Vittori -. Si parla di budget più limitati rispetto a risorse istituzionali o governative, ma questo nulla toglie alla certezza che sono passati 50 anni dal volo di Gagarin e il concetto di sicurezza nella fascia aerospaziale verso orbite basse è diventato parte del nostro bagaglio di conoscenze acquisite.
Non ho dubbi che siano possibili iniziative private che possano mettere a disposizione della comunità macchine in grado di portarci sulla Stazione Spaziale e poi indietro sulla Terra - continua Vittori - per operazioni più complesse, come andare sulla Luna e su Marte, ho invece delle riserve perché penso che lo sforzo economico per andare oltre le orbite basse non sia accessibile ai privati".

La storia dello Stazione Spaziale, meta di Endeavour il 19 aprile, si intreccia con l’avventura professionale di Roberto Vittori tra le stelle. L’astronauta racconta che nel 1998 Asi, l’Agenzia Spaziale Italiana cercava due astronauti per volare sulla Iss. Lui fu selezionato e integrato nel corpo degli astronuati europei proprio mentre partiva il primo modulo per la Iss, “ dunque la mia carriera e la vita della Iss hanno proceduto passo passo – dice Roberto - la coincidenza molto bella è che arrivo a maturità della carriera quando anche la stazione ha raggiunto la sua maturità“.

Ma c’è un’altra coincidenza, se il piano di volo non subirà mutamenti ad accogliere Vittori sulla Iss sarà l’altro astronauta italiano Paolo Nespoli. Mentre nel 2002 Roberto rispondeva dallo Spazio via sms, Paolo sta rispondendo via video ai lettori di Wired.it (a proposito, se avete domande, scrivete a info@wired.it) e continua ad inviarci cartoline spaziali mozzafiato.

“ Dal 2005, ultima volta che l’ho vista la Iss è significativamente cresciuta. Troverò I moduli italiani Leonardo PMM e il laboratorio spaziale Columbus, che hanno arricchito la stazione (la grande maggioranza della sua superficie abitabile è made in Italy ) da quando l’ho visitata. Penso al momento in cui potrò galleggiare all’interno dei moduli consapevole dell’importanza del contributo italiano, direttamente con Nasa attraverso Esa, e guardo con anticipazione al momento in cui potrò abbracciare Paolo a bordo”.

Sarà una vera festa. Vittori pensa a una cena italiana all’interno del modulo Leonardo PMM – e, se la Nasa gliela farà mettere in valigia, a rallegrare l’equipaggio sarà la nostra bandiera tricolore.

Un tripudio spaziale tutto italiano per il nostro primo connazionale a volare nel cosmo, in un momento in cui la comunità spaziale si appresta a celebrare I 50 anni da quel 12 aprile 1961, il primo volo di un uomo nello Spazio, era Yuri Gagarin.

“ Il 12 aprile è proprio il giorno in cui andermo in quarantena. È una data importante e di grande ispirazione – riflette Vittori - . Mi viene in mente il giorno in cui sono entrato per la prima volta a Star City, il centro di addestramento dei cosmonuati in Russia, nell’ agosto del 2002. Ho visto la grande statua di Gagarin, rappresenta un’epoca. Sul fronte americano ci sono circa 30 anni di programma Shuttle, i russi hanno 50 anni in cui Soyuz e altri vettori simili sono stati protagonisti . Cinquant’anni sono un periodo lungo e un periodo breve.
In cinquant’anni anni siamo passati dal primo volo di soli 108 minuti a una presenza permanente degli astrunauti nello Spazio. Cinquant’anni fa abbiamo avuto il primo timido tentativo di andare nello Spazio, verificando che un uomo potesse riuscire a sopravvivere con un volo breve al di fuori dell’atmosfera, oggi abbiamo la Iss la nostra casa-laboratorio spaziale e Paolo vi resterà a bordo per sei mesi. È incredibile il progresso fatto negli ultimi cinquant’ anni sono orgoglioso di essere un rapresentante in piccola parte e non dimentichiamo che molti moduli sono stati costruiti dalla nostra industria”.

Tra le merviglie tecnologiche che sono state sviluppate in questi anni c’è l’Ams l’Alpha Magnetic Spectrometer, e Vittori, appassionato scienziato con una laurea in fisica lo immagina come una “ finestra nello Spazio”. “ Ho avuto la possibilità di vedere acceleratori di particelle in Germania e a Chicago. Tutto questo, negli anni Novanta però stava arrivando a un limite tecnolgico, gli acceleratori avevano difficiltà fisica a proseguire oltre. A un certo punto è nata l’idea di studiare direttamente I raggi cosmici e in questo senso l’Ams è forse il primo significativo esempio di rivelatore e di correlazione con la Iss".

L’Ams misurerà ad alta precisione la composizione dei raggi cosmici aiutando gli scienziati ad investigare nuovi tipi di particelle, antimateria e materia oscura per esempio, facendo luce sulla formazione dell’universo.

“ Nel 1998 ho cominciato l’addestramento per volare sullo Shuttle poi per ironia della sorte è stata la Russia a darmi l’opportunità di volare a bordo del Soyuz per ben due vole. Stavo rischiando di perdere tutti quegli anni di addestramento alla Nasa dal 1998 al 2002, ma la fortuna ha voluto che la missione STS-134 che porterà AMS sulla Iss si sia resa disponibile a fine programma e sono stato scelto per il mio tipo di qualifiche e di addestramento – racconta Vittori – potete capire che per me è una opportunità importantissima che ricostruisce anche 10 anni di vita personale. Lo spirito con cui prendo parte alla missione è anticipando l’utilità di questo strumento per la comunità scientifica conscio del fatto che oggi sappiamo che esiste nell’universo una significativa percentuale di materia ed energia di cui conosciamo l’esistenza ma non la consistenza e Ams potrebbe esser l’oggetto giusto per capirla”.

Mentre parla Vittori è sorridente e raggiante. La sua missione lascerà il segno qui sulla Terra e lui sembra davvero non vederne l’ora. “ Sono assolutamete concentrato e sto aspettando il momento in cui andrò in quarantena. Mi sto preparando al momento del lancio, ci vorranno solo 8 minuti e 50 secondi per arrivare nello Spazio, è un processo rapido e dinamico, il mio ruolo è importante tra il comandante e il pilota… mi sto concentrando in attesa del conto alla rovescia e l’accensione dei motori”.

28 marzo 2011 di Giorgia Scaturro

Fonte: http://daily.wired.it/

Avvistamento F2A ( fenomeno aereo anomalo) a Solofra

l boom c’è stato la scorsa estate quando gli avvistamenti si ripetevano molto spesso. Un automobilista sulla variante di Caserta, tra Maddaloni e la prima galleria direzione Capua, riferiva (la scorsa estate) di vedere un disco luminoso che si muoveva a zig zag nel cielo. Si trovava nella direzione del monte di San Prisco. I due automobilisti spiegarono la cosa come il riflesso del sole su un aereo, ma poi ripassando notarono che la disposizione dei raggi del sole non coincidevano con i riflessi.
L’ultimo avvistamento del è avvenuto a Solofra (Avellino) e si è protratto nelle date 23, 24 e 25 marzo 2011, tra le ore 21,00 e le 23,00 circa con leggera variazione di orario nei tre giorni citati. Il fenomeno, da quanto descritto dai diversi testimoni, si presenta piuttosto interessante. Quello che si mostrava come un fenomeno molto luminoso era statico nel cielo notturno, anche se, considerata la distanza, e quanto accaduto nei giorni successivi, questa conclusione potrebbe essere non corretta. Ma potrebbe anche essersi trattato di un corpo celeste, molto luminoso solo in determinati periodi dell’anno. Se tuttavia alla fine di tutte le indagini e verifiche non si riuscisse a dare una spiegazione allora saremmo di fronte al più classico degli ovni. Ovvio, che tra le ipotesi finali non si possono scartare anche quelle più ardite e non convenzionali. Per l’avvistamento di Solofra non è possibile al momento avanzare alcuna tesi sicura né trarre delle conclusioni che potrebbero essere inesorabilmente smentite giorno per giorno. Un’ultima annotazione. In quello che sarebbe dovuto essere il quarto giorno dell’avvistamento dell’ovni e cioè sabato 26 marzo 2011, nei luoghi degli eventi c’era una insistente foschia, per cui non è stato possibile procedere ad osservazioni e quindi verificare se ancora vi fosse lo strano intruso.
Tutti gli avvistamenti sono avvenuto nella direttrice est.

News del 28 Marzo 2011

Missili, caccia e alta tecnologia Guerra da 1 miliardo di dollari

Nei primi 4 giorni di raid la coalizione ha bruciato 800 000 000 di dollari. Spostare la portaerei all'Italia costa 100 000 dollari al giorno ( e noi paghiamo!)

Un bilancio dei costi del conflitto


FRANCESCO GRIGNETTI

ROMA
Le guerre costano caro, si sa. Una guerra super tecnologica come quella dei cieli di Libia costa carissima. Secondo le prime stime di fonte americana, in quattro giorni di campagna aerea sono stati spesi 800 milioni di euro. Senza parlare del sangue e del sudore, restando ai freddi conteggi economici, si calcola che la missione «Odissea all’alba» costerà un miliardo di dollari nel solo primo mese. Poi si vedrà. Se le cose per il regime dovessero precipitare presto, come si augurano nelle cancellerie e negli stati maggiori, tutto dovrebbe andare in discesa. Anche l'impegno militare. E quindi anche le spese relative. Ma al momento nessuno sa come finirà.

Per arrivare a cifre tanto stratosferiche, si pensi che ogni missile Tomahawk costa almeno un milione di euro. È un concentrato di tecnologie e di esplosivi. E nella prima salva di missili, nella notte tra sabato e domenica, di Tomahawk inglesi e americani ne sono stati lanciati più di cento da navi e sottomarini contro una ventina di obiettivi della difesa aerea libica. Fino a due giorni fa, la Coalizione aveva impiegato almeno 162 Tomahawk. I bombardieri B-2 avevano totalizzato 25 ore di volo, a un costo di almeno 10 mila dollari l’ora. Analisti di fonte inglese confermano che le missioni aeree britanniche costano 300 mila euro a velivolo. Considerando i 10 caccia impiegati per pattugliare la no fly zone si può arrivare alla spesa di 3-4 milioni di euro al giorno.

L'Italia ha messo a disposizione della Coalizione otto aerei, quattro Tornado nell’assetto antiradar e quattro caccia intercettori Eurofighter. A parte il costo vivo del velivolo (30 milioni di euro per il Tornado e 100 milioni per l’Eurofighter) ogni ora di volo di questi bestioni dalle accelerazioni eccezionali costa almeno 32 mila euro. E i conti sono presto fatti: dalla base di Trapani i Tornado da quattro giorni si alzano in volo a coppie, accompagnati da un terzo velivolo per il rifornimento in volo. Sono missioni che durano circa tre ore. Ogni missione di ricognizione su Cirenaica e Tripolitania significa quasi 300 mila euro.

Finora gli italiani non hanno mai sparato. Non ce n’è stato bisogno. Se i piloti dei Tornado avessero però lanciato uno dei loro speciali missili Harm (Homing Anti-Radiation Missile) che sono in grado di riconoscere le emissioni elettromagnetiche di un radar e le inseguono finché non lo colpiscono, sarebbero stati altri 200 mila euro che se ne andavano in fumo.

Per mare, intanto, si va muovendo una piccola flotta. Nel canale di Sicilia incrociano già la portaerei «Garibaldi» e il cacciatorpediniere «Andrea Doria»: hanno a bordo un sofisticato sistema di missili antimissile, integrato con il sistema di sorveglianza satellitare e aerea, per fare da scudo nel caso malaugurato di una ritorsione del raiss. Nessuno dimentica gli Scud B lanciati nel 1986 contro Lampedusa. Ebbene, la sola portaerei, che a bordo ha sette aerei Harrier a decollo verticale e un paio di elicotteri, costa circa centomila euro al giorno in termini di carburante. Una nave da guerra brucia infatti una quantità impressionante di gasolio. Tanto che la nave da battaglia ha bisogno di avere sempre nelle vicinanze una nave-rifornimento. In questo caso è la rifornitrice «Etna». Davanti alla Libia, inoltre, messe a disposizione della flotta Nato che ha il compito di far rispettare l’embargo (ma senza alcun compito anti-immigrazione) ci sono la fregata «Euro» e il pattugliatore d’altura «Comandante Borsini». Presumibile che tutte assieme queste cinque navi brucino, è il caso di dirlo, almeno trecentomila euro al giorno.

In America è già polemica sui costi di questa guerra. Per tacitare sul nascere le discussioni, l'Amministrazione ha fatto sapere che l’operazione è pagata con somme regolarmente stanziate dal Congresso. «Non abbiamo in programma di fare richieste per ulteriori fondi», ha detto il portavoce dell’Ufficio Management and Budget della Casa Bianca. È stato mandato avanti un militare tutto d’un pezzo come il capo di stato maggiore della Marina americana ammiraglio Gary Roughead: «Dato che le nostre forze si trovavano già sul posto - ha minimizzato - queste spese sono state integrate. Vi sono alcune ore di volo supplementari di cui tener conto, ma per esempio alcuni apparecchi per la guerra elettronica erano comunque impegnati sull’Iraq».

Fonte: http://www3.lastampa.it/

Commento di Oliviero Mannucci : Se tutti questi soldi fossero stati spesi per creare delle condizioni di vita migliori nei paesi dai quali provengono i vari profughi e clandestini ( ma comunque esseri umani come noi, che sono in difficoltà), non sarebbero stati spesi meglio? Le dittature per carità non vanno bene, ma neanche le ipocrisie però. Fin quando ha fatto comodo non intervenire, perchè Gheddaffi assicurava di non fare più arrivare disperati in Italia la situazione andava bene così, adesso invece non va più bene e allora lo bombardiamo. L'ho sempre detto, la politica è proprio zozza!

Giappone/ Fukushima,tecnici esposti ieri a 2-6 sievert radiazioni


Roma, 25 mar. (TMNews) - Due dei tre tecnici giapponesi ricoverati ieri dopo essere stati esposti a radiazioni mentre lavoravano nell'edificio del reattore 3 della centrale Fukushima-1, danneggiata dal devastante sisma/tsunami dell'11 marzo e al centro del più grave incidente nucleare dai tempi di Chernobyl, hanno assorbito quantità pesanti di radiazioni: tra i 2 e i 6 sievert. Lo scrive oggi il sito internet del quotidiano Asahi shinbun, sulla base di quanto dichiarato dal Centro di medicina delle radiazioni di Chiba, dove i tecnici sono ricoverati.
I tecnici, che da due settimane stanno lavorando a rischio della vita per evitare che l'incidente si trasformi in qualcosa di peggio, presentavano ustioni ai piedi. L'esposizione è avvenuta per contatto con acqua che stagnava nell'edificio e che potrebbe essere fuoruscita dalla vasca per il combustibile usato. I due potrebbero aver bisogno di una terapia specifica, anche se al momento non presentano, oltre alle ustioni, altre problematiche.

La quantità di radioattività a cui sono stati esposti è tra 2 e 6 volte il limite di legge stabilito per le operazioni in condizioni d'emergenza in base alla Legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Fonte: http://notizie.virgilio.it/

Commento di Oliviero: Questi tecnici, che si stanno immolando per salvare il salvabile, probabilmente, come i tecnici di Chernobyl, avranno vita breve e dovranno affrontare un vero e proprio calvario per continuare a vivere il più a lungo possibile. Ma le dosi di radiazioni assorbite è molto elevata e questo non fa prevedere nulla di buono.

A quante radiazioni siamo esposti?

Lo schema di xkcd per farsi un'idea della quantità di radiazioni che riceviamo, Fukushima a parte
radiazioni_schema

Randall Munroe ha lavorato come consulente per la NASA e nel settembre del 2005 ha creato xkcd, un fumetto «sul romanticismo, il sarcasmo, la matematica e il linguaggio» disponibile online. Oltre a pubblicare strisce molto divertenti, xkcd raccoglie all’occorrenza schemi e infografiche solitamente legati alla scienza e all’informatica. In seguito all’incidente della centrale nucleare giapponese Fukushima I e alle preoccupazioni per una possibile contaminazione, il sito web del fumetto ha diffuso questo schema per dare un’idea sulla quantità di radiazioni cui siamo esposti nelle vita quotidiana, anche se non viviamo vicino a una centrale atomica in avaria.

L’unità di misura per quantità di radiazioni assorbita in un certo periodo di tempo è il “sievert“, abbreviato con il simbolo Sv.

Il sievert misura l’effetto che una dose di radiazioni avrà sulle cellule del corpo umano. Un sievert (tutto in una volta) ti fa star male, dosi più alte ti possono uccidere, ma ogni giorno assorbiamo piccole quantità di radiazioni naturali.

Dormire affianco a qualcuno porta a 0,05 microsievert, mentre se vivi entro 75 chilometri da una centrale nucleare di microsievert all’anno ne ricevi 0,09. Mangiare una banana equivale a 0,1 microsievert, volare da New York a Los Angeles comporta l’assorbimento di circa 40 microsievert che si accumulano nel corso del volo, che ha mediamente una durata di 5 ore.

A 50 chilometri da Fukushima I la dose giornaliera era pari a 3,6 millisievert nei giorni del 16 e del 17 marzo. Il numero è relativamente alto, ma è ben poca cosa rispetto alla dose di radiazioni che si ottengono stando un’ora nei pressi della centrale di Chernobyl: 6 millisievert. Un millisievert equivale a 1000 microsievert.

Una dose pari a 8 sievert si rivela fatale, mentre con 4 sievert le possibilità di sopravvivere ci sono, ma solo se si viene decontaminati in brevissimo tempo. Il periodo di esposizione è comunque determinante: più radiazioni si ricevono in poco tempo, più aumentano le probabilità di subire danni gravi per la salute.

clicca per vedere lo schema su xkcd

VERSIONE STAMPABILE


Da Mercurio a Plutone, da Fukushima alla Libia


Piero Bianucci - http://www3.lastampa.it/

I giornali hanno dato molto rilievo alla Luna piena più “grande” dell’anno che abbiamo potuto ammirare la sera di sabato 19 marzo perché il plenilunio è avvenuto quasi in coincidenza con il passaggio del nostro satellite al perigeo più ravvicinato del 2011 (un avvicinamento non poi tanto eccezionale: la Luna si accostò di più alla Terra nel 2008, nel 2005 e nel 1993, tanto per limitarci ai casi più recenti).

In realtà la notizia di questi giorni astronomicamente più interessante è un’altra: con una manovra da manuale, il 17 marzo la navicella della Nasa “Messenger” è diventata il primo satellite artificiale di Mercurio (foto). Un grande successo tecnologico, una prima assoluta, il passo decisivo per completare il quadro delle conoscenze su uno dei pianeti più trascurati dal 1975 in poi.

Quando sono stati impartiti da due antenne paraboliche del Deep Space Network (una delle quali è di riserva) i comandi finali alla sonda “Messenger”, il pianeta si trovava a 155 milioni di chilometri dalla Terra. E’ questo il traguardo finale e più ambizioso di “Messenger”, che ha già compiuto un viaggio di 7,9 miliardi di chilometri nella sua complessa traiettoria da quando fu lanciata il 3 agosto del 2004. Nei prossimi giorni tutti gli strumenti di bordo verranno ricontrollati e inizierà poi, a partire dal 4 aprile, la fase di ricognizione orbitale del pianeta più piccolo e più vicino al Sole. Solo il 31 per cento del propellente disponibile è stato utilizzato per la manovra. Questa ha richiesto 15 minuti. La velocità di inserimento è stata di poco inferiore a 1 chilometro al secondo.

Chi desidera ricevere direttamente informazioni sugli sviluppi della missione non ha che da iscriversi alla mailing list istituita appositamente dalla Nasa rivolgendosi al seguente indirizzo: aplive.jhuapl.edu/dana-na/auth/url_default/welcome.cgi

Il silenzio o quasi di giornali e tv sulla missione “Messenger” ci ricorda che non sempre i testimoni sanno distinguere, negli eventi a cui assistono, tra quelli storicamente importanti e quelli meno significativi.

Per esempio, nei primi decenni del Novecento la cosmologia faceva passi da gigante, ma il pubblico, e anche la maggior parte degli astronomi, si appassionava a temi più banali. Mentre Hubble misurava l’espansione dell’universo, era il domestico Sistema Solare a calamitare la curiosità.

Il 18 febbraio del 1930 Clyde W. Tombaugh scoprì Plutone e, con grande clamore mondiale, dopo Herschel e Le Verrier, divenne uno dei tre uomini che abbiano potuto vantarsi di avere scoperto un pianeta.

La gloria durò 66 anni e sei mesi. Il 24 agosto 2006 l’assemblea dell’Unione Astronomica Internazionale ha declassato Plutone. Non è più un pianeta, da allora è classificato nella nuova categoria dei “pianeti nani”. Tombaugh, che aveva compiuto l’impresa della sua vita all’età di 24 anni subito dopo l’assunzione al Lowell Observatory di Flagstaff (Arizona), visse abbastanza a lungo per assistere con dolore e rabbia alla retrocessione dell’oggetto celeste che aveva scoperto. Morì a novant’anni il 17 gennaio 1997. Non più terzo uomo e unico americano ad aver scovato un nuovo pianeta, ma scopritore del primo di una famiglia di migliaia di modesti oggetti transnettuniani oggi noti come appartenenti alla “Fascia di Kuiper”.

“Sic transit gloria mundi”, così passa la gloria di questo mondo, per citare un detto che ci arriva dall’”Imitazione di Cristo”.

C’entra poco, ma per associazione mi viene anche da osservare che mentre in Giappone morivano 20 mila persone per lo tsunami e si sviluppava il gravissimo incidente nucleare di Fukushima, il signor Scajola da Imperia reclamava un posto nel governo Berlusconi dopo aver perso quello che aveva per via di un alloggio da lui acquistato ma pagato da altri. E ieri mentre si sviluppava in Libia una guerra che ha ulteriormente spaccato il governo, l’Italia era unita, sì, ma nel guardare le partite di calcio.


SIAMO PROPRIO SICURI CHE QUESTI TERREMOTI E TSUNAMI SIANO DI ORIGINE NATURALE ?

DI ROBERTO QUAGLIA
roberto.info



Vincere alla lotteria è perfettamente possibile. Purché non avvenga tutti i giorni. Se qualcuno inizia a vincere alla lotteria troppo spesso giustamente ci insospettiamo e ci viene naturale chiederci se il gioco non sia in qualche modo truccato. Di solito lo è. Per i casi banali ci pensa Striscia la Notizia a fare luce. Per quelli più seri, mi sa che dobbiamo arrangiarci. La stessa cosa dovremmo infatti chiedercela quando la lotteria in oggetto è quella che non vorremmo vincere mai: la lotteria della catastrofi. Le grandi catastrofi sono rare, ed il loro verificarsi può venire paragonato alla vincita ad una lotteria, ad una grande lotteria negativa, la lotteria della sfiga massima. E non si può non notare che, da qualche tempo, di questa sgradevole lotteria ci sono in giro un po’ troppi biglietti vincenti.



Vi ricordate di avere mai sentito parlare di tsunami prima del film americano “The day after tomorrow”? Personalmente, nell’intero arco della mia vita non ricordo uno tsunami degno di nota fino a qualche anno fa. Ad essere sinceri non conoscevo neppure il vocabolo e, se fate un breve esame di coscienza, vi renderete conto che neppure voi sapevate di questa parola sino a qualche anno fa. Così rari da non essere neppure degni di menzione, all’atto pratico gli tsunami non esistevano proprio. Era l’ultima delle cose di cui preoccuparsi. Entità mitologiche che avvenivano più di rado che una volta ogni morte di papa.

Poi è uscito il film di Roland Emmerich, che mostrava uno tsunami sommergere New York, e da quel momento lo tsunami è entrato a pieno titolo nell’immaginario di tutti noi. Sfortunatamente, è per coincidenza entrato contemporaneamente anche nell’immaginario di Mamma Natura – quasi che Mamma Natura abbia un rapporto privilegiato con Hollywood – tanto che di punto in bianco Mamma Natura ha iniziato ad infliggerci uno tsunami dopo l’altro. Sembra quasi che Hollywood e Mamma Natura si siano messi d’accordo per farci fessi. Speriamo che non vadano anche a letto insieme. Tutto sommato, siamo un po’ tutti gelosi di Mamma Natura e ci dispiacerebbe scoprire che alle nostre spalle se la fa con Hollywood. Anche perché quello che succede alle nostre spalle rischia sempre di ficcarcisi prima o poi nel didietro.

A dicembre 2004 lo tsunami da oltre 200 mila morti nell’Oceano Indiano. A Luglio 2006 uno tsunami più modesto a Java. Piccolo tsunami anche a settembre 2007 in Indonesia, notevole tsunami a Samoa a settembre 2009, discreto tsunami senza vittime vicino al Giappone a dicembre 2010 ed infine il super tsunami in Giappone del marzo 2011. Qualche benpensante magari sbotterà: Ma andiamo, probabilmente c’erano anche prima gli tsunami, è solo che i giornali non ne parlavano!

Macché!

Guardando i grafici che mostrano frequenza, intensità e gravità dei fenomeni sismici nel tempo nel mondo, scopriamo che negli ultimi anni i terremoti con effetti importanti sono aumentati in modo a dir poco incredibile. I grafici sono completamente sconcertanti.

Grafico della potenza totale dei terremoti superiori ai 6 Gradi Richter negli ultimi decenni

Grafico dei terremoti devastanti e mortali fra i 6 e gli 8 Gradi Richter nell’ultimo secolo.
Qui lo vedi più grosso.

Si noti che i cosiddetti scienziati si guardano bene dallo spiegare in modo convincente questa incredibile modifica nel comportamento di Madre Natura. Il che diventa immediatamente comprensibile nell’eventualità che spiegare questa anomalia ti faccia naufragare la tua carriera. Abbiamo già visto per i fatti dell’11 settembre gli scienziati amanti della propria carriera darsi in pasto al lato osculo della scienza.

Mandati gli scienziati inadempienti a quel paese, ci tocca una volta di più provare ad iniziare a pensare finalmente con le nostre teste. O per lo meno con l’ausilio di teste che non se la facciano sotto all’idea di rovinarsi la carriera.


In occasione del terremoto che ha raso al suolo Haiti a gennaio del 2010, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha dichiarato che il terremoto sarebbe stato provocato da un’arma sismica statunitense. L’informazione gli sarebbe giunta da fonti militari russe. Fantascienza? Sta di fatto che gli americani al momento del terremoto di Haiti stavano effettuando un’esercitazione militare per un intervento umanitario da effettuarsi ad Haiti in caso di catastrofe naturale. Invadere quindi Haiti per recare i propri “aiuti” è stato quindi molto semplice, tutte le forze erano già schierate. Per colmo di coincidenza, la stessa identica cosa era accaduta in occasione del terribile tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano. Pure là erano già pronti ad intervenire. Tutto ciò suona sospetto, ma ancora non prova nulla.

Già da parecchi anni si vocifera in rete che terremoti artificiali ed altre modificazioni climatiche sarebbero da ascriversi ad una misteriosa stazione scientifico-militare americana sita in Alaska: un progetto del Dipartimento della Difesa Statunitense, coordinato dalla Marina e dall’Aviazione: il famigerato programma HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program), basato sullo sviluppo di tecnologie ideate da Nikola Tesla.

Soliti deliri da complottisti?

Non esattamente.

Del problema di HAARP si è occupato anche il Parlamento russo, la Duma, nel 2002, giungendo ad un documento firmato da 188 deputati: “Sotto il programma HAARP, gli Stati Uniti stanno creando nuove armi geofisiche integrali, che possono influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza. Il significato di questo salto è comparabile al passaggio dall’arma bianca alle armi da fuoco, o dalle armi convenzionali a quelle nucleari”.

Beh, i russi di armi qualcosa ne capiscono, quindi ci dovremmo pensare due volte prima di ridicolizzare i loro timori.

Ma di HAARP si è fuggevolmente occupato anche il Parlamento Europeo. Il problema è stato portato in discussione, ma è stato poi prontamente insabbiato.

E di HAARP si è occupato anche il GRIP (Groupe de recherche et d’information sur la paix et la sécurité), un istituto di ricerca creato a Bruxelles nel 1979. Se sapete il francese potete leggere il loro rapporto di 79 pagine.

Non avrete sentito parlare di HAARP al telegiornale e neppure nei giornali quotidiani di vostra fiducia, ma se ancora persistete ad informarvi nel vecchio modo, ormai completamente irreggimentato, avete poco di che stupirvi di certe lacune.

HAARP in parole povere consiste in un sistema di antenne in grado di sparare nella ionosfera onde elettromagnetiche ad alta frequenza con la potenza di milioni di Watts (fino a 1,7 Gigawatt, ovvero 1,7 miliardi di Watt) in grado di “cuocere” e modificare la ionosfera. Scaldando la ionosfera si creerebbero delle sorte di “lenti” in grado di ridirigere i fasci di energia e scaricarli ovunque nel globo. Usando la frequenza giusta, essi sarebbero ad esempio in grado di interferire con la crosta terrestre e provocare artificialmente terremoti.

Qualche ingenuo potrà pensare che nessuno potrebbe mai essere così folle da aprire il Vaso di Pandora delle modificazioni climatiche a scopo bellico. Errore. Il progetto per le guerre climatiche esiste di sicuro ed è in parte anche stato messo nero su bianco in uno studio del Dipartimento della Difesa statunitense nel 1996. Si chiama “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025 (Il Clima come un Moltiplicatore di Forza: Possedere il Clima nel 2025). Potete leggerlo interamente online. Per chi vuole approfondire ulteriormente i misteri di HAARP, in rete si trova ampio materiale.

Ma se leggere è troppo faticoso, potete sempre guardarvi un documentario condotto dall’ex governatore del Minnesota Jesse Ventura, dove l’argomento viene raccontato e semplificato con i crismi della spettacolarizzazione all’americana.



L’unico problema in questo documentario è che alla fine finiscono per raccontarci che HAARP serve a controllare i nostri cervelli, il che ovviamente discredita l’intera tesi di HAARP come arma. Ma visto che il risultato è un calo di credibilità della tesi, forse l’obiettivo era proprio quello.

Se andiamo sulla homepage ufficiale di HAARP, troviamo un rassicurante sito che parla di ricerca scientifica e che promette che non farà mai del male a nessuno. Questo ovviamente lascia il tempo che trova, che arma segreta sarebbe se lo andassero a raccontare a tutti? Sul sito di HAARP possiamo anche guardare i grafici che ci illustrano l’attività di HAARP, roba da nerd e magari qualcuno ci capirà anche qualcosa.

In effetti, una persona che ci ha capito qualcosa, è saltata fuori. Tanto essa ci ha capito qualcosa, che addirittura è riuscita a prevedere il terremoto del Giappone. E come facciamo a sapere che ha davvero previsto il terremoto? E’ semplice: ha postato su Youtube un video con la sua previsione di un terremoto di elevatissima intensità per i giorni successivi. E ognuno di voi può andarsi a guardare quel video e verificare la data in cui il video è stato caricato: 3 marzo 2011. Lo tsunami è avvenuto 8 giorni dopo.



La persona che ci ha capito qualcosa aveva già previsto anche un precedente sisma in Nuova Zelanda. Non c’è ragione di dubitare troppo poiché, una volta capito il trucco, anche noi ci ritroveremo con questa capacità chiaroveggente.

A rivelare quando ci saranno importanti terremoti è involontariamente HAARP stesso, se si ha la pazienza di dare un occhiata alle sue misurazioni. Qualche giorno prima del sisma in Giappone, più precisamente il 3 Marzo, nel grafico delle misurazioni effettuate da HAARP c’è un buco. Per un errore tecnico, per un caso o per la deliberata intenzione di nascondere dei dati, il grafico altrimenti perfetto che mostra l’attività di HAARP si interrompe per qualche tempo. Beh, le spiegazioni possono essere parecchie, è il primo pensiero della maggioranza di noi. Certo, se il fenomeno si fosse verificato solo una volta, o se si verificasse a casaccio.

Peccato però che la stessa interruzione nei dati è verificata anche poco prima del terremoto di Haiti a gennaio 2010!



Vabbé, due eventi possono essere una coincidenza, e…

E anche poco prima del terremoto in Nuova Zelanda a settembre 2010!

E pazienza, trattasi chiaramente di triplice coincidenza, a volte i terni al lotto…

E anche poco prima del terremoto di Sumatra ad ottobre 2010!

E allora? La fortuna è cieca e di tanto in tanto le quaterne…

E anche poco prima del terremoto di Samoa a settembre 2009!

Cosa volete dimostrare? L’impossibile è impossibile solo fino a quando non si verifica e…

E anche poco prima del terremoto de l’Aquila ad aprile 2009!

Eh, no! L’Aquila per favore lasciatela stare! Quella abbiamo già deciso che è colpa di Berlusconi e…

Va beh, mettiamola in altri termini: o si tratta di una delle più incredibili serie di coincidenze mai viste – tanto valeva vincere al superenalotto – oppure qui ci stanno a raccontare tante di quelle balle che la metà basta. Se poi uno va a guardare ad alcune date delle varie catastrofi, la frittata è completa: 26 Dicembre 2002 (Ciclone Zoe in Polinesia), 26 Dicembre 2003 (terremoto in Iran), 26 Dicembre 2004, onda tsunami nelll’Oceano Indiano – o qualcuno ha poca fantasia nella scelta delle date, oppure Dio gioca a dadi e non appena Natale è passato gli escono fuori davvero delle giocate del cazzo. Anche di questa ossessione del numero 11 non se ne può più! Dopo l’11 settembre 2001, le bombe a Madrid l’11 marzo 2004 adesso ci tocca lo tsunami in Giappone lo stesso identico giorno, 11 marzo 2011. Ed esattamente un anno prima, l’11 marzo 2010 un bel terremoto da 7 gradi circa anche in Cile (anche se c’è da dire che un terremoto peggiore sempre in Cile era avvenuto 2 settimane prima)

Viene da chiedersi cosa ci sia in programma per l’11 novembre 2011 (11/11/11). E viene il sospetto che dovrà trattarsi di qualcosa di particolarmente memorabile!

Rimanendo in tema di date, potete vedere dai grafici soprastanti che questa sconcertante esplosione di sismi superiori ai 6 gradi Richter ha manifestato i suoi primi sintomi a partire dal 1996, per poi subire una brusca accelerata una decina di anni dopo. Ormai abbiamo vinto al superenalotto, quindi una coincidenza in più ci fa un baffo: HAARP è entrato in funzione più o meno nel 1996 ed è stato poi completato una decina di anni dopo, a marzo 2006.

Adesso che conoscete il trucco potete dilettarvi anche voi a prevedere i prossimi eclatanti terremoti. Non è detto che il criterio rimanga valido a lungo, poiché immagino che appena si sparge la voce a qualcuno in Alaska verrà bene in mente di usare la funzione clone-stamp di Photoshop ed aggiungere quei quattro pixel che mancano prima di ogni evento sismico importante. Probabilmente ciò avverrà anche coi grafici del passato, quindi andateveli a vedere finché sono genuini. Quello di Haiti pare sia stato già “restaurato”.

Cliccate qui per giocare anche voi al Piccolo Mago Otelma e prevedere terremoti futuri oppure indagare nel passato e capire retrospettivamente se avreste potuto prevedere i terremoti che ci sono già stati, facendo attenzione a notare un’interruzione del segnale di HAARP nei giorni prima dell’evento in questione.

Rammentando che in genere questa interruzione di segnale avviene prima di terremoti molto potenti, sopra i 7 gradi Richter. E che la maggior parte di terremoti, che sono di magnitudo inferiore, non sono preceduti da nessuna interruzione di segnale. C’è in rete chi sostiene di avere trovato in altri grafici di HAARP anche la traccia di un aumento di attività durante i terremoti importanti. Chi è curioso, approfondisca pure questo aspetto più tecnico.

Quando Photoshop entrerà in azione e questo trucco non funzionerà più, potete ancora cercare di intuire l’azione di HAARP da un altro curioso fenomeno che da qualche tempo si osserva prima di questa nuova generazione di grandi eventi sismici: strane ed inconsuete luci che appaiono in cielo, così strane che a volte vengono addirittura scambiate per UFO. Il calce all’articolo ne potete ammirare alcune, apparentemente riprese prima di terremoti in Cile e in Cina.

In conclusione, dopo averci rotto i marroni per anni con inesistenti armi di distruzione di massa nascoste in Iraq, Iran e ovunque si voglia andare a rubare petrolio, non sarebbe del tutto inappropriato che le Nazioni Unite mandassero qualche competente ispettore (magari giapponese…) a fare una visitina in Alaska, a capire con esattezza a che cavolo esattamente serve questo dannato HAARP. Dopotutto, se non c’è niente da nascondere, gli americani mica si opporranno all’ispezione, no? Non si oppose alle ispezioni Saddam, che era cattivo, figuriamoci se si opporranno gli americani, che sono buoni!

Roberto Quaglia

Originariamente pubblicato su www.Roberto.info
Magari ti incuriosisce anche il libro di Roberto sull’11 Settembre (September 11)
Notizie inconsuete le trovi su www.edicola.biz

Articolo tratto da: http://www.comedonchisciotte.org/

PS. Qualcuno potrebbe chiedersi perché io non abbia affrontato anche l’argomento del movente per cui tutte queste catastrofi verrebbero scatenate ad arte. Le mie idee in merito ce l’ho, ma si tratta di opinioni, e delle opinioni bisognerebbe imparare a cianciare di meno di quanto comunemente si faccia. Meglio limitarsi ai fatti e, naturalmente, alle deduzioni logiche che dai fatti si traggono. Purché ovviamente ligie ad una corretta applicazione del criterio logico del Rasoio di Occam. Per inciso, ipotizzai un’esplosione di fenomeni di guerra climatica già nella prima edizione del 2006 del mio libro sui misteri dell’11 Settembre, ovvero prima che il clima “impazzisse”. Scrissi in quel libro anche che ci avrebbero propinato virus mutanti dei maiali anni prima che partisse il marketing dell’influenza suina, ma questa è un’altra storia.

PPS. Qualcun altro si chiederà invece perché se tutto ciò è vero, nessuna delle nazioni colpite da HAARP si ribella. Perché nessun politico di una delle nazioni colpite dice nulla? La risposta ci viene dall’esempio di un politico che qualcosa ha detto: Nel 2009 il ministro delle Finanze Giapponese Shoichi Nakagawa rivela in un intervista a Benjamin Fulford di avere passato il controllo del sistema finanziario Giapponese ad un gruppo oligarchico di super banchieri internazionali perché costretto. Costretto da cosa? Tenetevi forte: il ministro e il suo portavoce hanno affermato di essere vittima della minaccia di un’”arma per terremoti” americana. Poco tempo dopo Shoichi Nakagawa verrà trovato morto. Capito perché? Ecco di seguito il racconto di Fulfold.

Altri articoli su HAARP li trovate qui.

Una serie di brevetti di tecnologie usate da HAARP li trovate qui sotto:

- Brevetto USA 4686605 – Metodo ed apparato per modificare una regione nell’atmosfera terrestra, nella ionosfera e/o magnetosfera – TESTO INTEGRALE

- Brevetto USA 4999637 – Creazione di nuvole artificiali ionizzate sopra la terra -TESTO INTEGRALE

- Brevetto USA 4712155 – Metodo ed apparato per creare una artificiale regione di plasma a riscaldamento elettronico ciclotronico – TESTO INTEGRALE

- Brevetto USA 5777476 – Tomografia globale terrena (CGT) usando una modulazione di electrojets ionosferici – TESTO INTEGRALE

- Richiesta di Brevetto USA 20070238252 – Accensione cosmica di particelle di pattern di plasma artificialmente ionizzato nell’atmosfera – TESTO INTEGRALE

- Brevetto USA 5068669 – Sistema di fascio di energia – TESTO INTEGRALE

- Brevetto USA 5041834 – Specchio ionosferico artificiale composto da uno strato di plasma che può venire inclinato – TESTO INTEGRALE

Giappone: sul nucleare il governo mente

A cura di Andrea Cocco • 28 Marzo 2011

Non sono solo le autorità giapponesi a diffondere notizie contraddittorie sulle radiazioni e sulle conseguenze dell’incidente nucleare alla centrale di Fukushima. Dalla Francia la Commissione indipendente di informazione sulla radioattività (CRIIRAD) denuncia il tentativo di molti paesi di nascondere i dati reali sui livelli di radioattività che si sta disperdendo anche fuori dal Giappone. “Le informazioni diffuse dalle autorità nazionali giapponesi sono molto lacunose e inattendibili” spiega Roland Desbordes direttore del CRIIRAD, “ma quello che è scioccante è che i numerosi laboratori esistenti sul pianeta si rifiutino di far conoscere i risultati dei rilevamenti effettuati in queste settimane”.

“I giapponesi” afferma Desbordes “danno poche informazioni e tendono per lo più a rassicurare la gente “nulla di grave” “non vi preoccupate” eccetera eccetera. Noi però per fortuna siamo riusciti ad avere i dati degli scienziati giapponesi che si trovano nelle regioni colpite e che hanno misurato il livello delle radiazioni. Questi scienziati hanno già consigliato agli agricoltori locali di non commercializzare i loro prodotti e alla gente di non mangiarli. Non accade solo nelle aree più vicine alla centrale ma anche in zone che si trovano fino a 100 km, dove l’acqua è risultata contaminata. Per fortuna in queste zone la gente ha già preso autonomamente delle contromisure”.
D Quindi c’è disinformazione sulla radioattività e la contaminazione. Cosa pensate invece delle notizie che vengono diffuse sullo stato dei reattori e sulla gravità dell’incidente?
R “Sui reattori la questione è molto più complessa e qui non possiamo dire se le autorità giapponesi stanno dando infomrazioni più o meno trasparenti. Ci troviamo di fronte a dei reattori colpiti prima da un terremoto e poi da un’inondazione. Il problema è che è davvero impossibile prevedere cosa può accadere. E’ uno scenario che non si è mai verificato. Siamo in balia di informazioni che sono un po’ contraddittorie… un giorno sembra migliorare e il giorno dopo è invece peggio.. ma è una cosa comprensibile. Non si tratta di disinformazione ma di una situazione in cui oggettivamente gli stessi responsabili della centrale navigano a vista. Senza sapere bene come uscirne.”
D Dal punto di vista della gestione dell’emergenza come si sta comportando secondo lei il governo giapponese?

“Lo stato giapponese tenta in tutti i modi di rassicurare la gente. Io certo non sono per allarmarla, ma onestamente quando ci sono dei livelli di contaminazione così elevati bisogna prendere delle contromisure per proteggere la gente. Per difenderli dalla radioattività bisognerebbe o evacuare le persone o confinarle, in attesa di un’evacuazione, nelle proprie abitazioni. Nel frattempo è necessario rifornirli di cibo e acqua non contaminati. Ho l’impressione che tutto questo non si stia facendo anche perché il discorso ufficiale che viene ripetuto è che non ci sia nessuna misura urgente da intraprendere. Fortunatamente a livello locale si sta intervenendo anche se la mancanza di coordinazione tra autorità locali e centrali mi sembrea evidente. ”
D La commissione di cui lei è direttore sta tentando di ottenere i dati rilevati anche in altre zone del pianeta, dalle stazioni sparse nei paesi limitrofi e anche in Europa. Quali pensate possano essere i rischi per le popolazioni di altri paesi?
R “Bhè certo la dispersione è ormai iniziata 10/12 giorni fa, la radioattività si sta già disperdendo nell’ambiente ed è evidente che anche dei paesi molto lontani possano essere colpiti da ricadute radioattive. In questa situazione tutti i laboratori del pianeta equipaggiati stanno facendo rilevamenti, come stiamo facendo noi, nel sud della Francia. Quello che è scioccante è che la stragrande maggioranza di questi laboratori non renda pubblici i dati rilevati. Noi qui a Valence non abbiamo fino ad ora rilevato nulla di preoccupante, la radiattività non è aumentata, ma regolarmente rendiamo pubblici i nostri risultati sul sito con migliaia di contatti al giorno anche dall’estero. Le stesse autorità francesi invece non stanno pubblicando nulla. E’ un fatto grave. E’ vero che ogni stato può decidere come meglio crede ma è anche vero che esiste una rete internazionale, finanziata da molti paesi, per controllare la radioattività internazionale. Un progertto nato per monitorare eventuali esperimenti nucleari segreti e finanziato con soldi pubblici. Questo servizio che conta su una cinquantina di laboratori in tutto il pianeta, non vuole rendere noti i suoi dati. E’ scioccante. ”
D Che zone del pianeta sono più esposte alle radiazioni e con quali conseguenze?
“Le zone più esposte sono quelle che si trovano sotto vento. Ora come ora la radioattività sembra spostarsi verso l’est, ma la direzione del vento può cambiare da momento a momento. Certo può arrivare molto lontano; la nube di Chernobyl ha coperto l’intera Europa. Noi siamo a 2000 km da Chernobyl e qui, come del resto in Italia, l’incidente ucraino ha avuto i suoi effetti evidenti. Il fattore aggravante della dispersione è la pioggia. Quando piove, la radioattività si deposita sul suolo più facilmente e quindi contamina i prodotti alimentari. Il che non è positivo. Se si manga cibo contaminato le conseguenze conosciute sono il rischio di cancri e di anomalie gentiche. Ci sono poi quelle meno conosciute come i problemi caridaci nei bambini o ai sistemi immunitari. Le persone più esposte sono i bambini, le donne incinta e quelle che allattano.”

icon for podpress L'intervista a Roland Desbordes, direttore del Criirad [5:06m]: Play Now | Download

Fonte: http://amisnet.org/

Cibo radioattivo: scattano i test in tutto il mondo, ecco cosa si rischia

I Paesi di tutto il mondo hanno vietato l’import o intensificato i test sulle importazioni di cibo proveniente dalle zone colpite dal terremoto in Giappone dopo che sostanze radioattive sono state rilevate nell’acqua e nelle colture dopo l’esplosione nell’impianto nucleare di Fukushima.

Negli ortaggi a foglia verde, ad esempio, sono stati trovati questa settimana dei livelli fino a 22.000 becquerel di iodio-131 per ogni chilogrammo. Per avere un’idea di ciò che significa basti pensare che tale livello supera il limite di sicurezza fissato dall’Unione Europea di ben 11 volte.

Mangiare un chilo di questa verdura consegnerebbe al corpo la metà della quantità di radiazioni che in genere una persona riceve dall’ambiente in modo naturale in un anno. Mangiare questo importo ogni giorno per 45 giorni farebbe accumulare 50 millisievert di radiazioni, il limite annuale fissato per un lavoratore di una centrale nucleare. L’esposizione a 100 millisievert all’anno aumenta il rischio di cancro, ed equivale a circa tre scansioni CT dell’intero corpo.

http://www.medicinalive.com/

NUCLEARE GIAPPONE, CENTRALE FUKUSHIMA / Radioattivita' incontrollabile e fumate radioattive dalla centrale Fukushima






Catastrofe centrale nucleare in Giappone, ultime notizie Fukushima - La centrale nucleare di Fukushima è con molta probabilità fuori controllo, anche se le voci provenienti dal Giappone sono contrastanti. E il mondo resta a guardare attonito e impotente di fronte a un disastro che sta prendendo dimensioni apocalittiche. Gunther Oettinger, commissario all'Energia dell'Unione Europea ha usato la parola "apocalisse" per definire la vera e propria tragedia del paese del Sol Levante. "Praticamente e' tutto fuori controllo. Non escludo che si possano verificare altri incendi ed esplosioni nelle prossime ore", ha inoltre detto Oettinger.

Nella centrale nucleare di Fukushima, il livello delle radiazioni è molto alto e nuove esplosioni sono avvenute anche nella giornata di oggi. A dare grosse preoccupazioni è soprattutto il reattore 4, che al momento del catastrofico terremoto di venerdì scorso era spento per dei lavori di manutenzione. In seguito al sisma il reattore si è "risvegliato": "Il combustibile nucleare spento si è surriscaldato - ha affermato il portavoce del governo nipponico - generando idrogeno e innescandone l'esplosione". Il problema riguarda l'impossibilità di intervenire da parte dei tecnici, poiché le radiazioni nella sala controllo sono eccessivamente alte.

Ma anche la situazione del reattore 2 non è delle migliori, in quanto, secondo l'Aiea, l'esplosione "potrebbe aver compromesso l'integrità della sua principale struttura di contenimento". Nel frattempo c'è chi valuta la possibilità di gettare acqua con un elicottero sulla vasca del combustibile esaurito del reattore 4. Si teme infatti che il combustibile sia in ebollizione con il rischio di un eccessivo abbassamento del livello dell'acqua e fusione del nocciolo.

E' tornata a tremare la terra oggi in Giappone, con una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.4. Il sisma, il cui epicentro è stato localizzato nella prefettura di Shizuoka, è avvenuto alle 22,30 ora locale (le 14,30 in Italia). Non dovrebbe esserci il rischio di un nuovo tsunami.

Fonte: http://www.unonotizie.it/

Fukushima docet, ma l’Italia non impara

Da pochi giorni la centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dal violento sisma che ha colpito il Giappone occidentale, sembra essere al centro dell’attenzione mondiale, nonché a rischio esplosione. Si parla di una possibile Cernobyl asiatica, di un disastro che avrà pesanti conseguenze sul territorio circostante alla centrale, e in tutta Europa si riapre, nonostante non fosse quasi mai stato chiuso, il problema del nucleare.
Ciò che potrebbe accadere in Giappone spaventa i governi, in particolare quelli europei, che non tardano a prendere posizione. Angela Merkel, cancelliere tedesco, ha preso la sua definitiva decisione: sette centrali nucleari saranno chiuse in Germania per tre mesi, in attesa di controlli di sicurezza sulle stesse, non escludendo una possibile chiusura delle centrali più vecchie, a salvaguardia della popolazione, la Svizzera ha immediatamente congelato l’autorizzazione per la costruzione di nuove centrali nel paese, poiché per il ministro “La sicurezza ha la massima priorità.”
Per l’Italia la sicurezza dei cittadini sembra essere tutt’altro che una priorità, Stefania Prestigiacomo, con poche e coincise parole, lo ribadisce: “la linea italiana rispetto al programma chiaramente non cambia", nonostante abbia anche dichiarato di avere a cuore la salute dei cittadini italiani. Ma è l’Enel, anzi più precisamente il suo amministratore delegato, a confermarlo, affermando che: “Non bisogna reagire in maniera emotiva, come successo altre volte: dobbiamo avere attenzione verso tutte le tecnologie, e non si può escludere il nucleare".
E come previsto, la polemica si riapre. Se tutta Europa, Francia compresa, si ferma a riflettere, parola che sembra non esistere nel vocabolario politico italiano,l’Italia decide di non indietreggiare, quasi cieca e sorda davanti al disastro nucleare che si profila in Giappone. E si divide inesorabilmente, tra strenui sostenitori dell’energia nucleare, come la Prestigiacomo e l’ad dell’Enel, Fulvio Conte, e difensori dell’energia pulita, rinnovabile. Bersani, leader del Pd, attacca con durezza il governo e risponde a Fulvio Conte, ad dell’Enel: “E' un diritto dei cittadini pretendere, e non per emotività ma per motivi razionali, un momento di riflessione su un piano che usa tecnologie non nostre e anche sul profilo della sicurezza pone degli interrogativi a cui prestare attenzione".
L’Italia Dei Valori promuove nel frattempo un flash mob davanti al governo: Stefano Pedica, senatore, indossa una tuta bianca anticontaminazione e una mascherina, ribadendo l’assoluta necessità di prendere in considerazione energie pulite ed alternative.
Non manca il parere della SEL, che definisce il progetto del governo italiano “suicida”, ed è Nichi Vendola a sferrare un duro colpo sulla linea di governo, dichiarando: “Soltanto le logiche di una cricca criminale possono impedire all'Italia di partecipare alla discussione che coinvolge tutto il pianeta sul futuro dell'energia nucleare".
Ed anche il presidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, pone l’accento sulla grande potenzialità delle energie rinnovabili dichiarando che “risulta incomprensibile il comportamento del governo italiano, che vuole invece condannare alla chiusura centinaia di imprese delle rinnovabili, floride e produttive, mandando a casa migliaia di occupati specializzati nelle più moderne tecnologie, attraverso un decreto che cancella qualsiasi certezza nel futuro".
Ed è qui che il dibattito si fa più aspro, quando si parla del futuro di una nazione, e dei suoi cittadini. Non bastano più giustificazioni come :” La centrale di Cernobyl avrebbe continuato a funzionare se non fosse stato per l’inefficienza degli addetti”, oppure “La centrale di Fukushima era sicuramente troppo vecchia per essere ancora in funzione”, quando il paese di cui si sta parlando è il super tecnologico Giappone.
E non si tratta di emotività, come asserisce Fulvio Conte, davanti al grave rischio che il Giappone sta correndo, ma bensì, come ribadisce Bersani, di razionalità. Si tratta di porre in primo piano la salvaguardia nazionale, e non l’aspetto economico. Si tratta di ragionare, di capire che il nucleare sarà la prima arma con la quale il paese si autodistruggerà. Si tratta, anzi, si tratterà, se questa decisione verrà ufficializzata, di vivere con il costante terrore di un’esplosione, di un possibile errore umano che faccia diventare l’Italia una nociva penisola radioattiva, e rada al suolo ogni possibilità di futuro.
È fondamentale capire che i danni del nucleare sono mortali, e se Cernobyl ce ne aveva dato un eclatante esempio, Fukushima ce lo ribadisce. Ma se l’Europa intera sembra aver capito che la salute di un popolo è più importante dell’energia, ed è pronta a fare grandi passi avanti a favore dell’energia rinnovabile, l’Italia chiude gli occhi e volta le spalle, assumendo posizioni discutibili, affermando di poter salvaguardare i cittadini e nel contempo costruire enormi bestioni nucleari. L’Italia non impara da Fukushima, e continua, retrograda, a voler correre un rischio troppo grande. Non ci resta che aspettare, e sperare che a Giugno tutti i cittadini che Fulvio Conte definisce emotivi, votino secondo questa presunta emotività, consapevoli che il nucleare non è la scelta giusta per il Belpaese.

Federica Nardi
Liceo Classico Luciano Manara-ROMA

Fonte: http://www.diregiovani.it/

Effetto Fukushima, Simpson censurati

La Svizzera blocca gli episodi in cui i pasticci di Homer sul lavoro rischiano di causare incidenti nucleari

Homer Simpson alla sua postazione di lavoro nella centrale nucleare di Springfield
Homer Simpson alla sua postazione di lavoro nella centrale nucleare di Springfield


MILANO
- Intoppo nel settore 7G. Homer Simpson, ispettore alla sicurezza presso la centrale nucleare di Springfield, viene svegliato di colpo dalla sirena d'allarme. Centinaia di tasti sulla sua postazione di controllo lampeggiano a intermittenza. È iniziato il processo di fusione del nocciolo. «Devo pensare, ora concentrati», dice Homer in evidente stato di panico. «Ci deve essere un coso da qualche parte che ti dice come far funzionare questa roba». E poi esclama: «Il manuale, il manuale!», che però è grosso quanto un elenco telefonico. Mancano pochi secondi alla fusione del nocciolo ma Homer, premendo a casaccio uno dei bottoni, riesce a sventare la catastrofe. Dopo l'incidente nucleare di Fukushima I, la televisione svizzerotedesca SRF non trasmetterà più gli episodi dei Simpson che trattano di sicurezza atomica. Tutte le puntate verranno attentamente analizzate dai responsabili di rete, quelle «inopportune», tagliate. «Per quale motivo? Proprio ora che sarebbe interessante capire», si lamentano i fan della serie.

RATTI FOSFORESCENTI - Homer Simpson lavora come addetto alla sicurezza pur non avendo nessuna qualifica. Per queste ragioni l'impianto di Springfield ha rischiato più volte il collasso. Gli esempi sono numerosi: ratti fosforescenti che corrono nei corridoi; tubi e bidoni che perdono liquido radioattivo; rifiuti smaltiti in un parco giochi; barre di plutonio usate come fermacarte; perdite delle torri di raffreddamento tappate con gomma da masticare; scheletri nelle fondamenta e così via. Un portavoce di SRF non ha saputo spiegare con esattezza secondo quali criteri si è deciso per una censura. «Verrà deciso caso per caso. Se per esempio scoppiasse la centrale, sarebbe sicuramente inopportuno trasmettere la puntata», il commento di un portavoce al giornale tedesco Taz.

SATIRA E REALTA' - Al momento dunque, - anche se non è ancora chiaro fino a quando -, alcune puntate finiranno sotto la lente d'ingrandimento della redazione di SFR. Verranno meticolosamente «ripulite» o sostituite. Ma a quale scopo? Siamo sicuri che tali sequenze siano realmente «inappropriate»? Se guardiamo attentamente gli episodi ci rendiamo conto che Matt Groening, il creatore della serie, ha toccato un nervo scoperto. Con la sua satira ha centrato l'obiettivo. Ovviamente non troveremo in nessuna centrale atomica del mondo un Homer Simpson. Tuttavia, la storia della Tepco (Tokyo eletric power corporation), la società che gestisce la struttura giapponese di Fukushima, dimostra ancora una volta che la realtà ha quasi superato la satira.

SPRINGFIELD COME FUKUSHIMA? - La centrale nucleare di Springfield viene gestita in maniera approssimativa, il reattore funziona nonostante numerose violazioni delle norme. Tutto viene messo a tacere. Esattamente la stessa cosa è accaduta con la Tepco: ha falsificato i dati sulla sicurezza di Fukushima; nel 2002 il presidente e quattro manager del colosso energetico del Sol levante rassegnarono le dimissioni per lo scandalo; nel 2006 il governo nipponico chiese la revisione dei dati dichiarati perchè palesemente falsi. Ma non solo: affianco alle truffe ci sono morti sul lavoro e sin dagli anni '80 ci sono stati incidenti agli impianti con conseguenti fughe di vapori e liquidi radioattivi nell'ambiente. Oltre a ciò, i dispacci di Wikileaks che accusano il Giappone confermano: «Tokyo sapeva del rischio nucleare». Nei forum i fan dei Simpson a questo punto si chiedono: se le persone devono sopportare tutto questo, allora perchè non la relativa satira? Tra parentesi: i Simpson sono stati inventati da Matt Groening nel 1987, un anno dopo Chernobyl.

Fonte: http://www.corriere.it/

GIAPPONE: WIKILEAKS, AIEA AVVERTI' GOVERNO 2 ANNI FA SU CENTRALI

(AGI/EFE) - Londra, 16 mar. - L'Aiea, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, gia' due anni fa mise in guardia il governo giapponese circa il pericolo che le centrali nucleari del Paese asiatico non fossero in grado di resistere a sismi di particolare potenza, come quello di magnitudo 9,0 che venerdi' scorso genero' un devastante 'tsunami, e poi anche il rischio di catastrofe nucleare a Fukushima. E' quanto emerge da cablogrammi diplomatici riservati, diffusi dal sito on-line WikiLeaks, il cui contenuto e' ripreso oggi sul quotidiano britannico 'The Daily Telegraph'. Stando ai documenti citati dal giornale, un dirigente dell'agenzia di controllo Onu comunico' alle autorita' di Tokyo che le misure di sicurezza negli impianti erano obsolete, e che un terremoto davvero forte avrebbe "posto seri problemi". La replica delle autorita' nipponiche consistette nel formale impegno a migliorare gli standard in tutte le centrali, e in particolare a istituire un centro di reazione rapida proprio in quella di Fukushima 1: dagli stessi cablo risulta pero' che lo scenario piu' grave preso in considerazione contemplava un movimento tellurico d'intensita' non superiore ai 7 gradi sulla scala aperta Richter, dunque due in meno rispetto all'effettiva forza del terremoto di cinque giorni fa. Dal quotidiano londinese risulta altresi ' che la sicurezza nelle centrali atomiche giapponesi, cioe' di uno dei Paesi piu' sismici al mondo, fu argomento di discussione persino in occasione del vertice del G8 che si tenne a Tokyo nel 2008. Un altro cablogramma, inviato a Washigton dall'ambasciata Usa in Giappone successivamente a quel summit, e parimenti entrato in possesso del sito di Julian Assange, riporta il parere di un esperto, non identificato, il quale manifesto' tutta la sua preoccupazione a chi di dovere: soprattutto, segnalo' come le norme di sicurezza anti-sismiche fossero state revisionate soltanto tre volte in 35 anni, e che alcuni terremoti avvenuti all'epoca avevano superato i criteri sulla base dei quali erano state progettate le centrali. Un anno dopo, come dimostrano ulteriori messaggi secretati, il governo di Tokyo riusci' a bloccare una decisione della magistratura che avrebbe comportato la chiusura di un impianto nella parte occidentale del Paese, in quanto inidoneo a resistere a una magnitudo maggiore di 6,5 gradi: i tecnici dell'esecutivo riuscirono invece a convincere i giudici che il reattore era sicuro, e che tutti i test avevano sortito esiti soddisfacenti. Infine, sempre secondo i testi divulgati da WikiLeaks, tre anni fa un parlamentare nipponico piuttosto noto, Taro Kono, confido' a diplomatici statunitensi che in Giappone erano stati "occultati" diversi incidenti nucleari avvenuti nel passato. (AGI) .

Fonte: http://www.agi.it/

Giappone e WikiLeaks, in un cablogramma critiche alla strategia nucleare

Taro Kono

Ieri The Guardian ha pubblicato un cablogramma divulgato da Wikileaks in merito ad una serie di critiche relative alla strategia nucleare del Giappone esposte nel 2008 da Taro Kono (in alto nella foto), membro della camera bassa del parlamento giapponese.

L’occasione fu data da un incontro con l’ambasciatore americano a cui Taro Kono affidò le sue impressioni, anzi per alcune circostanze vere e proprie denunce. Parlò di occultamento di informazioni nel caso di alcune centrali nucleari e evidenziò le sue perplessità rispetto al trattamento del combustibile nucleare esaurito, sostanzialmente le scorie nucleari e presentato alla gente come programma di riciclo dell’uranio. Sottolineò infine come nel suo paese mancasse una vera e propria strategia energetica che avrebbe dovuto prendere in considerazione le rinnovabili.

Accusa Kono il METI Ministry of Economy, Trade, and Industry di coprire incidenti nucleari occultando i veri costi dei problemi associati all’industria nucleare. Ha sostenuto che i parlamentari vivono un momento difficile nel seguire il messaggio degli Stati Uniti in materia di energia nucleare perché il METI raccoglie e sceglie quelle parti del messaggio che gli interessano. Ai parlamentari giunge la sola informazione filtrata dal METI e ha osservato che nel Parlamento vi sono burocrati professionisti che seguono solo i dettami del ministero.

Fonte: http://www.ecoblog.it/

Visita: http://freeassange.org

L’orrenda storia della Tepco: negligenze e rapporti truccati. A Fukushima tensione alle stelle

25-03-2011/12:46 --- In Giappone l’emergenza nucleare non è risolta. Le rassicurazioni dei governi e la vista del ministro della Salute italiano Ferruccio Fazio che mangia il sushi in diretta su radio 2 non devono trarre in inganno: il rischio c’è e potrebbe anche aumentare, come ha comunicato oggi l'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare, intenzionata ad alzare da 5 a 6 il livello di gravità dell'incidente alla centrale di Fukushima. Solo un gradino sotto quello di Chernobyl.
La situazione dunque rimane critica, e a dimostrarlo sono le stesse autorità giapponesi che hanno invitato alla "evacuazione volontaria" i cittadini che vivono fino a 30 chilometri dall'impianto. Il governo sostiene che l'obiettivo del suggerimento è "migliorare la qualità della vita quotidiana" e che la scelta non è "legata a motivi di sicurezza". Ma in una vicenda così poco trasparente non c’è tanto da fidarsi. È il governo nipponico infatti che inizialmente aveva affermato che una eventuale fusione del nucleo non avrebbe avuto conseguenze gravi in termini di rilascio di materiali radioattivi.
Dichiarazione smentita da tutti gli esperti di nucleare. Ed è sempre il governo giapponese ad aver rilasciato una serie di rassicurazioni probabilmente per giustificare la scellerata scelta di localizzare in un paese ad alto rischio sismico ben 18 centrali nucleari. Ma non sono solo le autorità ad aver
minimizzato l’incidente, la Tepco, infatti, azienda che gestisce l’impianto ha dato informazioni imprecise e vaghe soprattutto nei primi giorni dell’emergenza, non dichiarando con precisione la quantità di radiazioni rilasciate e le informazioni sullo stato dei sistemi di raffreddamento di tutti i reattori e sul livello di sicurezza delle piscine di raffreddamento del combustibile irraggiato. La Tepco tra l’altro non è nuova alle cronache per negligenze e mancanza di informazione: nel 2005 i vertici della società si erano dovuti dimettere per aver falsificato rapporti sulla sicurezza delle centrali per un
periodo di oltre 15 anni. Nel 2007 poi, un sisma di magnitudo 6,8, dunque di intensità inferiore rispetto a quello dell’11 marzo, colpì il Giappone danneggiando la centrale di Kashiwazaki Kariwa, sempre gestita dalla Tepco. Ci fu un incendio che provocò la dispersione di oltre 1000 litri di acqua
contaminata da sostanze radioattive nel mare. Solo dopo si venne a sapere che la centrale era stata costruita proprio su una faglia. Recentemente, infine, un cablogramma Usa, citato da Wikileaks, rivela le preoccupazioni di un esperto, secondo cui, le procedure per proteggere le centrali dai terremoti sarebbero state aggiornate solo tre volte negli ultimi 35 anni.
In sintesi, decine di documenti truccati, rapporti falsificati e mancanza di controlli sulla sicurezza delle centrali, non possono certo rassicurarci sulla qualità e veridicità delle informazioni che in questi giorni arrivano da Fukushima. Anche perché è notizia di oggi che due passeggeri giapponesi arrivati all'aeroporto di Wuxi, in Cina, risultano contaminati e un livello anomalo di radioattività è stato riscontrato anche su una nave merci giapponese.
Attualmente nella centrale si continua a lavorare nel tentativo disperato di raffreddare i reattori. Il terzo è quello che crea le maggiori preoccupazioni: qui il contenitore delle barre, infatti, potrebbe essere danneggiato mentre tre dei tecnici a lavoro risultano contaminati.

Marina D’Ecclesiis, Radio Città Aperta