Statistiche

Wednesday, August 29, 2012

Satelliti della NASA vedono l’uragano Isaac che colpisce la costa del Golfo del Messico

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 29.08.2012



Isaac ha raggiunto la Louisiana e si appresta a raggiungere New Orleans nell’anniversario dell’uragano Katrina, 7 anni dopo.

Katrina era un uragano di forza tre, mentre Isaac ha soltanto grado uno, ma ricorda con la sua presenza la vulnerabilità di New Orleans. Infatti l’uragano sarà la prova per capire quanto avranno funzionato tutti i piani messi in atto dagli Americani, dopo l’evento Katrina, per difendersi dagli uragani. Nel 2005 , 1800 persone morirono nel più grande disastro causato da un uragano.

L’ amminstrazione della città di concerto con il Governo Federale ha dispiegato tutte le forze militari necessarie a garantire aiuto e difesa contro l’emergenza. Il sindaco di New Orleans ha più volte affermato che la città è sicura, rivolgendosi agli abitanti.

Sono stati 14,5 i miliardi di dollari spesi in strutture di protezione contro gli uragani, come muri, contenimenti per le inondazioni e pompe.

I satelliti della NASA e del NOAA continueranno a fornire informazioni dettagliate sull’uragano Isaac mentre la tempesta si sta dirigendo verso gli Stati Uniti. Sono disponibili nel video le immagini satellitari degli spostamenti della tempesta fino ieri, 28 agosto.

I residenti lungo la costa settentrionale del Golfo si stanno preparando all’arrivo di Isaac, che è stato recentemente passato al grado di uragano dal Centro nazionale per gli uragani quando si trovava a 85 km a sud-est della Louisiana.

Dopo aver attraversato la punta sud-occidentale di Haiti durante le prime ore del mattino del 25 agosto, Isaac ha viaggiato parallelamente alla costa settentrionale di Cuba e il giorno dopo e si è trasferito attraverso lo stretto della Florida passando 65 km a sud delle Key West , in Florida, nel pomeriggio del 26. Fino a quel momento Isaac era stato considerato una tempesta tropicale. Entrando nel sud-est del Golfo del Messico nel pomeriggio del 26 agosto, Isaac sembrava pronto a intensificare la propria potenza, ma spostandosi verso nord-ovest nel Golfo del Messico centrale, l’intensificazione è stata lenta, e Isaac è rimasta una tempesta tropicale più forte, ma non un uragano. Diversi fattori hanno inibito l’intensificazione di Isaac. Essendo una grande tempesta, il campo di vento di Isaac si sviluppa su una vasta area, il che lo rende meno sensibile alle variazioni della pressione centrale. Inoltre, le intrusioni di aria secca hanno ostacolato lo sviluppo di un nucleo interno. La mancanza di un nucleo interno è stata la ragione principale per cui Isaac non è riuscito realmente a intensificarsi.



Kepler 47: 2 pianeti ruotano intorno a due stelle a 5000 anni luce dalla Terra

kepler

La sonda Kepler della Nasa ha scoperto un nuovo sistema planetario binario con due soli a circa 5000 anni luce dalla Terra. Battezzato Kepler-47, il sistema si trova in direzione della costellazione del Cigno, zona studiata dalla sonda della Nasa.

Si tratta del primo sistema circumbinario scoperto, formato da una coppia di stelle che ruotano l'una attorno all'altra in sette giorni e mezzo e da due pianeti, di cui uno orbita nella cosiddetta "zona abitabile".

Le due stelle del sistema Kepler ruotano molto rapidamente. La più grande delle due per dimensioni è simile al nostro Sole ma ha solo l'84 per cento della sua luminosità. L'altra è circa tre volte più piccola e 175 volte più debole. I due pianeti di Kepler-47 sono Kepler-47b e Kepler-47c. Il primo ha il raggio tre volte quello della Terra e orbita intorno alla coppia di stelle in meno di 50 giorni, mentre Kepler-47c dovrebbe essere un gigante gassoso, poco più grande di Nettuno con un periodo orbitale di 303 giorni.

Il pianeta interno, Kepler-47b, orbita intorno alla coppia di stelle in meno di 50 giorni. Anche se non può essere direttamente visualizzato, è possibile che sia un 'mondo' soffocante, con un'atmosfera surriscaldata ricca di metano che forma una nebbia fitta che avvolge il pianeta.

La particolarità della scoperta sta nel fatto che per la prima volta è stato scoperto un sistema planetario doppio formato da due stelle. Jerome Orosz, professore associato di astronomia alla San Diego State University e autore principale dello studio ha spiegato: “Gli intervalli sono stati il segno rivelatore di questi pianeti si trovano in orbite circumbinarie”. Il transito dei pianeti davanti alle loro stelle ha permesso agli strumentoidi captare la variazione apparente della luminosità della stella.

"La presenza di un vero e proprio sistema planetario orbitante circumbinario, Kepler-47, è una scoperta incredibile," ha dichiarato Greg Laughlin, professore di Astrofisica e Scienze Planetarie presso l'Università della California a Santa Cruz. "Questi pianeti sono molto difficili da formare con il paradigma attualmente accettato, e credo che i teorici, me compreso, torneremo al tavolo da disegno per cercare di migliorare la nostra comprensione di come i pianeti sono assemblati in polverosi dischi circumbinari."

Gli esiti della ricerca saranno pubblicati su Science.

Francesca Mancuso

Fonte: http://www.nextme.it



IL DOMINIO DEL CLIMA

Scie chimiche.






















di Gianni Lannes


Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it


Navighi su Internet alla ricerca del volo più economico? Vuoi soggiornare in luoghi caldi d’inverno e freschi d’estate? Ti interessa una conferenza sul futuro della Terra? Allora, scopri da te qual è l’autentico prezzo del viaggio aereo che vuoi fare: il modo più rapido per non rinunciare alle comodità è precludere un futuro all’umanità. Ben Mattews, ingegnere ambientale e ricercatore dell’Istituto di astronomia e geofisica dell’università belga di Louvain ha creato il sito “scegli clima” (www.chooseclimate.org). Come funziona? «Due clic su una mappa, e un apposito modello di calcolo, il Java Climate Model, consente di scoprire all’istante il nostro contributo individuale, per il tragitto indicato, all’effetto serra. Basta qualche migliaio di chilometri sulle nuvole per produrre più anidride carbonica di dieci contadini del Bangladesh in un anno di vita». Il modello scientifico fornisce altre notizie: quanto kerosene occorre per ogni viaggiatore; quanto costerebbe un biglietto se nel prezzo fossero incluse le tasse; quanta parte del totale delle nostre emissioni sostenibili di carbonica consumiamo con un determinato percorso aereo.
Scie chimiche.


















Banca del clima.
In un tragitto Roma-Londra e ritorno, esauriamo quasi completamente il nostro diritto alle emissioni per un intero anno. I velivoli vanno a kerosene, un carburante di origine fossile. Spiegano Guy Dauncey e Patrick Mazza: «Gli aerei commerciali generano 700 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Rilasciano ossidi di azoto direttamente nella troposfera (la parte inferiore dell’atmosfera, sede dei fenomeni metereologici): qui si ossidano nell’ozono troposferico che, a quell’altezza, funziona come potente gas serra. Provocano dense scie di vapore acqueo che, portando alla formazione di cirri, bloccano il calore all’interno dell’atmosfera». Così, secondo i calcoli di Paul Wennberg del California Institute of Technology, «il trasporto aereo arriva a incidere per un 10 per cento sul totale dell’effetto serra».
Insostenibilità. «L’aereo inquina molto di più di un treno», ha dimostrato uno studio sul tragitto Roma-Milano dell’Istituto Ambiente Italia. Secondo dati Ocse «Il traffico civile è aumentato del 7 per cento l’anno dal 1988 ad oggi. Ogni anno si spostano sulle nuvole circa 30 milioni di tonnellate di merci». E se continua l’attuale tasso di crescita di passeggeri per chilometro, «nel 2020 gli aerei consumeranno il 250 per cento di combustibile in più rispetto ad ora». Il traffico aereo è di gran lunga la fonte di emissioni di gas serra che cresce più in fretta. E’ un comparto industriale escluso dai controlli e dai vincoli di Kyoto, eppure in un volo andata e ritorno Parigi-New York è come se ogni passeggero scaricasse nell’aria 2 tonnellate di anidride carbonica. Quanta ne viene emessa per assicurarci l’elettricità di un anno. «La Commissione europea sta sviluppando uno studio ambientale, economico e sociale, consultando tutti gli operatori del settore, per includere anche l’aviazione civile nella strategia di riduzione dei gas serra» attesta Jos Delbeke, capo della direzione ambiente Ue. «L’aviazione è il comparto a più rapida crescita fra quelli che concorrono ad alterare il clima - spiega Niels Ladegoged, un dirigente ambientale della Commissione Ue - Dal ’90 ad oggi le sue emissioni sono aumentate di oltre il 70 per cento e le previsioni indicano un trend in ascesa per i prossimi anni». Volare inquina anche chi vive a terra: non solo con il monossido di carbonio, le polveri totali sospese e le nano particelle più insidiose dell’aerosol, ma soprattutto con il rumore. Insomma, l’effetto serra da aviazione civile potrebbe triplicare entro il 2050 rispetto ai dati del 1990. E se i biglietti aerei costano poco, è a causa di due anomalie. La prima: mentre la benzina è pesantemente tassata, il kerosene è esentasse ovunque nel mondo. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), organismo tecnico dell’Onu che si occupa di effetto serra, dedicò nel 1999 il suo primo studio di settore proprio all’impatto dell’aviazione civile. Scatenando le ire del business aereo e petrolifero, il rapporto suggerì di «adottare politiche di sostituzione con altri mezzi di trasporto» e «disincentivare l’uso disinvolto del trasporto aereo con tasse o prelievi ambientali e con il commercio dei diritti di emissione». Non se ne fece nulla. Ed ecco l’altra singolarità: la fonte di emissioni di gas serra più rapida della terra è rimasta fuori dal Protocollo di Kyoto (1997) sulle riduzioni obbligatorie di gas. La comunità internazionale non si è accordata su dove sistemare il rilascio di CO2 per i voli internazionali. Il governo inglese, unico in Europa, si è dato (Libro bianco sull’energia) entro il 2050 l’obiettivo di ridurre del 60 per cento rispetto al 1990 le emissioni, per rispondere all’obiettivo di salvezza climatica indicato dall’Ipcc. «Ma perché mai gli altri settori economici dovrebbero accettare un costoso taglio di emissioni, mentre il comparto aereo avrebbe il permesso di triplicare il contributo al cambiamento climatico fra il 1990 e il 2050? Non includere gli aerei significa non poter raggiungere questo obiettivo di riduzione globale» ha denunciato la Sustainable Development Commission (Sdc) in un rapporto datato 2005. Nominata dal governo britannico si è opposta al Dipartimento governativo del trasporto aereo che, nel dicembre 2003, ha pubblicato il Libro bianco sul futuro degli aerei (Atwp).
Ricetta Usa - Nel 1958 il futuro presidente americano Lyndon Johnson aveva promesso: «Dallo spazio riusciremo a controllare il clima sulla terra, a provocare alluvioni e carestie, a invertire la circolazione negli oceani e far crescere il livello dei mari, a cambiare rotta alla corrente del Golfo e rendere gelidi i climi temperati». E così è stato. Tanta capacità visionaria non finì inutilizzata, e gli Stati Uniti si ritrovarono durante la guerra del Vietnam a seminare le nuvole dell´Indocina per allungare la stagione dei monsoni e trasformare in un pantano il sentiero di Ho Chi Minh. La vicenda è stata ricostruita tra gli altri da Kristine Harper dell´Università dello Utah in un articolo pubblicato su Endeavour: «L´operazione aveva il nome in codice Popeye. Durante gli esperimenti, accadde però che la vicina India si ritrovò in una condizione di siccità per due anni di seguito, perché le piogge monsoniche lì non si erano presentate». Un discorso fondamentale meritano gli aerei militari: una stima per difetto paragona l’inquinamento di ogni velivolo a 500 auto non catalizzate. Nel 2003, durante il conflitto Usa-Iraq, i ciclisti della Critical Mass torinese, con gli scienziati della Società metereologica italiana, hanno calcolato quanto contribuisce all’effetto serra una guerra aerea. Base per le stime è stata quella del Golfo, 1991. Si è partiti dalla considerazione che un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16.200 litri/ora; un bombardiere B52, 12,000 litri/ora; un elicottero da combattimento tipo AH64 Apache, 500 litri/ora. Su queste basi, si è calcolato che un mese di guerra soprattutto aerea porti l’emissione di 3,38 milioni di tonnellate di CO2: l’equivalente dell’effetto serra totale provocato in un anno da una città di 310 mila abitanti. Altro fenomeno ignoto alle masse popolari, ma anche a numerosi addetti ai lavori: le scie chimiche a scopo bellico (chemtrails) che rendono il cielo lattiginoso, irrorando l’atmosfera con sostanze pericolose (alluminio, bario, piombo) dalla metà degli anni ’90, anche in tempo di pace (apparente). Finora le risposte del governo italiota sono state nebulose. Si pensava che difficilmente l´uomo avrebbe imparato a giocare con il tempo meteorologico ammaestrando la piogge, movimentando gli uragani, sciogliendo le nebbie, dirigendo la grandine, aprendo squarci di sole fra le nuvole o addirittura creando tempeste per sfruttarle per finalità belliche o commerciali. Ma da decenni, nell’indifferenza generale e nel negazionismo più collaudato, pericoli ed avvisaglie non mancano. La ricetta è stata fabbricata negli Stati Uniti d’America fin dal 1946 e poi perfezionata nel segreto più ferreo, a cui sono tenuti anche i generali italiani in pensione - che hanno giurato fedeltà alla Nato – e si dilettano ad interpretare la parte delle pedine antisistema. Un passo indietro. Fu lo scienziato Bernard Vonnegut ad avere l´idea di spargere argento nelle nuvole per favorire l´aggregazione delle particelle d´acqua attorno a "semi" fatti di atomi di ioduro, provocando la caduta delle gocce per forza di gravità. Le tecniche di manipolazione del tempo sono state volutamente bollate - per salvare le apparenze - dalle linee guida dell´Organizzazione meteorologica mondiale come “di efficacia assai dubbia”, ma che continuano e essere sperimentate in 40 paesi del mondo, Usa, Israele e Cina in testa. E che ne dite del tornado artificiale inventato dall’ingegnere canadese Louis Michaud? La potenza di un uragano contiene l´energia spesa in un anno dall´intero genere umano.
Scie chimiche.

UFOTV® Presents : MOONWALKERS - Untold Story




This program takes you on a journey, through the events of all the Manned Apollo Missions to the Moon's surface. From the launch pad, to touchdown on the Moon's surface, to splashdown safely back on Earth, this feature film provides clear evidence that NASA's Missions to the Moon did in fact actually happen.

Coming to DVD from NASAFLIX and UFOTV - Go to http://www.UFOTV.com



Commento di Oliviero Mannucci: nel video sopra proposto, per ricordare Amstrong, recentemente scomparso, si vede, per un momento, il famoso discorso del presidente Kennedy fatto nel 1962 in cui diceva che gli americani sarebbero andati sulla Luna entro la fine degli anni 60. Nella foto da me scattata a Titus Ville in Florida, vicino al Kennedy Space Center, cinque mesi fa, si vede un busto dedicato al presidente mentre pronuncia il famoso discorso.

Latest MASS UFO Sighting | August 26, 2012 | Brooklyn, New York.



Pubblicato in data 27/ago/2012 da

Some really strange lights over Brooklyn, New York last night 8/26/12 at about 11pm. All in all there were 30-40 of these glowing orbs that looked to be flying in near perfect triangle formation. We were mesmerized as were several other groups of people who also witnessed the lights from the corner of Vanderbilt and Dekalb Aves. They were clearly not aircraft or helicopters and were in too perfect of a formation to be Chinese Lanterns. After watching them drift across the skyline for several minutes they all disappeared and did not reappear. The craziest thing is that if you search youtube there are multiple videos from exactly one year ago showing the exact same phenomena! If anyone knows what these things were or saw them too, please respond to this video. It was really strange! ps sorry for the language, we were kinda freaking out...

Published on Aug 27, 2012 by HeadsUpBrooklyn.

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Persone e blog


Secondo i dossier della Marina Russa, gli UFO amano l'acqua - Le possibili basi extraterrestri sottomarine

La Marina Russa, recentemente, ha declassificato alcuni dossier nei quali sono registrati incontri con oggetti non identificati e, apparentemente, superiori tecnologicamente a quelli costruiti dall'uomo. I dossier risalgono al periodo sovietico e furono prodotti da un gruppo speciale di ufficiali, deputato alla raccolta delle segnalazioni anomale. A capo del gruppo c'era l'Ammiraglio Nikolay Smirnov, vice comandante della Marina Sovietica.



Vladimir Azhazha, ex ufficiale della Marina, famoso ricercatore russo UFO, è convinto che si tratti di materiale estremamente prezioso e dice: "Il cinquanta per cento di questi incontri con gli UFO sono collegati con gli oceani e il quindici per cento ha a che fare con i laghi". Quindi, la conclusione è che gli UFO tendono usare i bacini d'acqua per nascondersi. Il che ha sicuramente una sua logica, dato che l'acqua è in grado di schermare alcune radiazioni emesse dai sistemi propulsivi alieni, rendendo più difficile l'individuazione di una loro nave o anche solo una sonda.

In uno dei file, si legge dell'avvistamento di sei USO da parte di un sottomarino in missione di combattimento nell'Oceano Pacifico. Non riuscendo ad allontanarsi dai misteriosi visitatori subacquei, il capitano ordinò di riportare il sommergibile in superficie. I sei oggetti lo seguirono e raggiunta la superficie del mare volarono via nell'alta atmosfera.

Altri eventi misteriosi vengono registrati nella zona del Triangolo delle Bermuda. L'Ammiraglio Yuri Beketov, comandante di sottomarino in pensione, racconta delle interferenze e dei misteriosi malfunzionamenti degli strumenti in quella zona dei Caraibi. L'ufficiale della Marina Russa si spinge nel dire che potrebbe essere l'effetto di una qualche presenza UFO sul fondo, appunto, del Mar dei Caraibi ( un pò come a Caronia) : "Molte volte in quella zona gli strumenti hanno dato letture di oggetti materiali che si muovono a velocità incredibile. I calcoli hanno rilevato una velocità di circa 230 nodi, 400 km orari. Una velocità del genere è pressoché impossibile anche in superficie, ma la resistenza dell'acqua è maggiore. E' come se questi oggetti sfidassero le leggi della fisica ( che utilizzino la cavitazione?). C'è solo una spiegazione: le creature che hanno realizzato queste macchine sono molto più avanzate di noi", conclude Beketov.

Una conferma alle parole dell'Ammiraglio Beketov arriva da Igor Barklay, veterano dell'intelligence della Marina Sovietica: "Gli UFO tendono a mostrarsi di più dove si concentrano le nostre flotte navali o quelle della NATO, sopratutto nei pressi delle Bahamas, delle Bermuda e di Puerto Rico. Gli avvistamenti più frequenti si registrano nella parte più profonda dell'Oceano Atlantico, nella parte meridionale del Triangolo delle Bermuda e del Mar dei Caraibi".

ufo-sottomarini-baikal-lago.jpgUn altro luogo dove sono stati registrati numerosi avvistamenti UFO è il lago Baikal, uno dei laghi più profondi del mondo. I pescatori raccontano di aver visto potenti luci provenienti dalle profondità del lago e di oggetti volanti sorprsi a stazionare sull'acqua. In uno dei file, è descritto un caso molto interessante; nel 1982, un gruppo di subacquei in addestramento militare nel lago Baikal, avvistò un gruppo di creature umanoidi vestite con abiti argentei. L'incontro avvenne ad una profondità di una cinquantina di metri. I sub cercarono di catturare le creature aliene, ma ebbero la peggio: tre dei sette uomini morirono, mentre altri quattro rimasero gravemente feriti.

"E' possibile che esistano basi aliene sottomarine: perchè no? Nulla deve essere escluso", dice Vladmir Azhazha. "Lo scetticismo è la strategia più semplice: non credere a niente, non fare nulla è sicuramente più comodo per molti. Raramente le persone hanno possibilità di visitare queste grandi profondità, perciò è di estrema importanza analizzare ciò che hanno incontrato a quelle profondità".

Articolo originale in lingua inglese:


Russian Navy UFO records say aliens love oceans

The Russian navy has declassified its records of encounters with unidentified objects technologically surpassing anything humanity ever built, reports Svobodnaya Pressa news website.

The records dating back to soviet times were compiled by a special navy group collecting reports of unexplained incidents delivered by submarines and military ships. The group was headed by deputy Navy commander Admiral Nikolay Smirnov, and the documents reveal numerous cases of possible UFO encounters, the website says.

Vladimir Azhazha, former navy officer and a famous Russian UFO researcher, says the materials are of great value.

“Fifty percent of UFO encounters are connected with oceans. Fifteen more – with lakes. So UFOs tend to stick to the water,” he said.

On one occasion a nuclear submarine, which was on a combat mission in the Pacific Ocean, detected six unknown objects. After the crew failed to leave behind their pursuers by maneuvering, the captain ordered to surface. The objects followed suit, took to the air, and flew away.

Many mysterious events happened in the region of Bermuda Triangle, recalls retired submarine commander Rear Admiral Yury Beketov. Instruments malfunctioned with no apparent reason or detected strong interference. The former navy officer says this could be deliberate disruption by UFOs.


Vladimir Kremlev for RT. Click to enlarge
“On several occasions the instruments gave reading of material objects moving at incredible speed. Calculations showed speeds of about 230 knots, of 400 kph. Speeding so fast is a challenge even on the surface. But water resistance is much higher. It was like the objects defied the laws of physics. There’s only one explanation: the creatures who built them far surpass us in development,” Beketov said.

Navy intelligence veteran, Captain 1st rank Igor Barklay comments:

“Ocean UFOs often show up wherever our or NATO’s fleets concentrate. Near Bahamas, Bermudas, Puerto Rico. They are most often seen in the deepest part of the Atlantic Ocean, in the southern part of the Bermuda Triangle, and also in the Caribbean Sea.”

Another place where people often report UFO encounters is Russia’s Lake Baikal, the deepest fresh water body in the world. Fishermen tell of powerful lights coming from the deep and objects flying up from the water.

In one case in 1982 a group of military divers training at Baikal spotted a group of humanoid creatures dressed in silvery suits. The encounter happened at a depth of 50 meters, and the divers tried to catch the strangers. Three of the seven men died, while four others were severely injured.

“I think about underwater bases and say: why not? Nothing should be discarded,” says Vladimir Azhazha. “Skepticism is the easiest way: believe nothing, do nothing. People rarely visit great depths. So it’s very important to analyze what they encounter there.”

Meanwhile Russian Navy officials have denied the collection of UFO-related encounters exists. A source in the Navy’s service staff said the story may have its roots in the reports of vessel commanders, which describe locating objects of unclear but Earthly origin.

“An illusion of a UFO encounter can result from large fish shoals, floating garbage or natural phenomena,” ITAR-TASS news agency cites the source.

Source: http://rt.com

Read also UFO phenomenon was strictly tabooed in USSR


UFO'S Appear on the MOON August 26, 2012

Il video registrato da un astrofila ( appassionata di osservazione astronomica) , mostra alcuni misteriosi oggetti sferici apparentemente metallici, volare vicino il bordo lunare. Non è la prima volta che viene ripreso un evento del genere. Già in passato astronomi e astrofili, durante le osservazioni della superficie lunare, hanno avuto modo di poter filmare misteriosi fenomeni simili a quelli avvistati il 26 Agosto 2012 .


Pubblicato in data 27/ago/2012 da

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Notizie e politica

Tuesday, August 28, 2012

Will.i.am colonizza Marte. La Nasa suonerà la sua ultima canzone sul pianeta rosso


E la "colonizzazione" di Marte comincia dalla musica. La Nasa, infatti, ha deciso che stasera 28 agosto alle 22 ore italiana, Curiosity trasmetterà Reach for the stars, l'ultima canzone del musicista ex Black Eyed Peas will.i.am. Insomma non sappiamo quanti tra voi lo conoscono o quale sarebbe stata per voi la migliore canzone da mandare nello spazio (e su Marte in particolare) - di certo avremmo evitato Space Oddity, dello "spaziale" Bowie - fatto sta che la decisione è presa e, ovviamente, c'è un motivo "valido" per cui la Nasa ha fatto questa scelta.

"La NASA terrà un evento educativo per condividere le scoperte su Marte con gli studenti e fare ascoltare per la prima volta una nuova canzone del musicista will.i.am che sarà trasmessa da Marte grazie a Curiosity" è scritto nel comunicato stampa con cui la Nasa annuncia l'evento.

<a href='http://adsy.publy.it/www/delivery/ck.php?n=a3776831&amp;cb=397415030' target='_blank'><img src='http://adsy.publy.it/www/delivery/avw.php?zoneid=926&amp;cb=397415030&amp;n=a3776831' border='0' alt='' /></a>

Will.i.am è stato scelto perché è in piedi una collaborazione tra la sua Fondazione "i.am.angel" e "Discovery Education", provider di risorse digitali per l'infanzia. L'evento si potrà seguire in diretta dal sito della Nasa.

Intanto potete cominciare a fare l'orecchio a questa nuova canzone.


Pubblicato in data 23/ago/2012 da

will.i.am - Reach For The Stars (Preview)
Facebook: www.facebook.com/BEPLA
Twitter: @BEPLatino

1.Single: This Is Love / Great Times (single in Brasil)
2.Single: Mona Lisa Smile
3.Single: Reach For The Stars


will.i.am releasing a new solo album titled #WILLPOWER
In U.S.A. will approximately in October. Brazil and Latin America: November

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Musica

Fonte: http://www.agoravox.it

Spazio: tempesta Isaac fa slittare lancio sonde Nasa

(AGI) - New York, 28 ago. - La tempesta tropicale Isaac ha gia' fatto rimandare il lancio da parte della Nasa del Radiation Belt Storm Probes, due sonde a bordo di un razzo Atlas che dovevano investigare lo spazio a 40mila chilometri dalla Terra.
Lo afferma la stessa agenzia, secondo cui la missione slitta almeno a fine mese.
La missione, costata quasi 700 milioni di dollari, deve esplorare la fascia di Van Allen, una zona dello spazio a forma di 'ciambella' considerata tra le piu' pericolose per la grande quantita' di particelle cariche ad alta energia trattenute dal campo magnetico terrestre. L'esistenza della fascia, spiegano gli esperti, e' stata scoperta circa 50 anni fa, ma non ci sono molti dati al riguardo, anche per la capacita' delle particelle di penetrare la gran parte dei materiali: "I livelli di radiazioni in questa fascia cambiano continuamente - spiegano gli esperti - e non sappiamo bene il perche', questo e' uno dei problemi che vorremmo risolvere". Il lancio da Cape Canaveral, inizialmente previsto per lo scorso venerdi', sara' ritentato il 30 agosto". (AGI) -

Ancora dune in movimento su Marte

Mentre il rover della NASA Curiosity, che, dopo il perfetto atterraggio sulla superficie di Marte avvenuto lo scorso 5 agosto, sta iniziando il suo lavoro scientifico, altre sonde continuano il loro ininterrotto lavoro di ricognizione del pianeta rosso. Tra queste, la Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) è quella che è in grado di riprendere immagini ad altissima risoluzione del suolo marziano in cui sono visibili particolari di dimensioni inferiori al metro. Adesso, grazie ad una sequenza di foto riprese in tempi diversi dalla telecamera HiRISE a bordo di MRO è stato possibile rilevare lo spostamento in tempi relativamente brevi di una serie di dune di sabbia.

Dune sulla superficie di Marte (in falsi colori per un miglior contrasto), riprese dalla telecamera HiRISE a bordo dell'orbiter MRO. (NASA/JPL/Arizona University)

Marte, quindi, è tutt’altro che un pianeta morto, che non mostra cambiamenti in tempi relativamente brevi. Una delle cose più sorprendenti scoperte negli ultimi anni è, infatti, che anche le dune più grandi si muovono! E non solo si muovono ma lo fanno in poco tempo, e non nell’arco di centinaia di migliaia o milioni di anni. Secondo i modelli precedenti, infatti, non era possibile che i venti che spirano nella tenue atmosfera di Marte riuscissero a spostare simili dune, figuriamoci se potevano farlo in tempi dell’ordine dell’anno. E invece la camera HiRISE ha lasciato tutti a bocca aperta, rilevando movimenti tra una stagione e l’altra nelle dune marziane! In alcune zone il movimento misurato è arrivato anche a 1 metro per anno marziano! Così, è stata lanciata una nuova dettagliata campagna di indagine per riprendere da vicino ripetutamente oltre 60 siti, per capire quanto velocemente si spostano queste dune e quale è il meccanismo che le fa muovere.
Queste osservazioni non sono ancora state completate e tendono a concentrarsi tra i tropici e il mare di sabbia che circonda il Polo Nord, ovvero tra le latitudini comprese tra i 30° e i 65° nord.

Immagine in alta risoluzione del campo di dune ripreso da HiRISE. (NASA/JPL/Arizona University)

L’immagine precedente, ripresa pochi mesi, fa mostra diversi tipi di dune a sud del cratere Lyot, nelle pianure settentrionali a 49° di latitudine nord. In basso possiamo osservare delle dune a “barcana”, tipiche anche dei deserti terrestri. Nell’agosto del 2008 fu scattata un’altra immagine della stessa regione, in questo modo è stato possibile studiarne le differenze mostrate nell’immagine seguente.

Animazione del movimento osservato in una delle dune marziane situata in basso nell'immagine precedente. (NASA/JPL/HiRISE)

Il confronto delle due immagini separate da un intervallo di tempo di circa 4 anni terrestri mostra dei movimenti su molte delle dune. L’immagine sopra è un’animazione che mette in evidenza le variazioni su una delle piccole dune a barcana a sud del campo di dune. L’area raffigurata ha un diametro di circa 100 metri. I venti che soffiano da ovest (a sinistra nell’immagine) hanno spostato le piccole increspature sulla parte posteriore della duna verso est. La sabbia soffiata via dalla cresta della duna è precipitata lungo il versante più ripido e si è accumulata alla sua base. In questo modo, le piccole dune avanzano lentamente nella direzione sottovento.


Volar su un asteroide per arrivare a Marte


26.08.2012, 21:05
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комета астероид метеорит космос угроза

Foto: EPA

Nel centro spaziale NASA in Houston si è svolta la simulazione virtuale dell’atterraggio di alcuni astronauti su un asteroide.

In accordo con le direttive del presidente americano Barack Obama una spedizione di questo tipo, ma reale, verrà effettuata nel 2025.

Per il programma “RATS 2012” (Research and Technology Studies program) è stato portato uno spazioso padiglione con il modello della navicella spaziale del futuro. Di fronte c’è un’enorme schermo con l’immagine dell’asteroide Itokawa che somiglia ad una patata di 530 metri. Guidando la nave dall’interno è possibile “sorvolare”, “avvicinarsi” e “atterrare” su Itokawa, controllando i propri movimenti sullo schermo. La simulazione è molto realistica ed utilizza le riprese di questo asteroide effettuate nella missione del 2005 di una sonda giapponese. Gli scienziati hanno anche incluso delle “passeggiate spaziali” nelle quali, per ricreare la scarsa forza di gravità dell’asteroide, le persone vengono sospese orizzontalmente sopra enormi pietre che stanno sul suolo. Si può avere una variante sul tema indossando degli occhiali 3D.

Per gli americani è caratteristico eseguire delle esercitazioni durante le prime tappe dei progetti, come sottolinea l’esperto in astronautica Igor’ Lisov:

Se i lavori continueranno fino al momento in cui la navicella spaziale NASA “Orion” inizierà a volare per davvero, e sarebbe un buon traguardo se avvenisse nel 2019, allora si prenderanno in considerazione degli addestramenti più sensati e vicini alla realtà. Per il momento anche questi sono utili. Questo asteroide esercita un’attrazione di gravità variabile, la sua forza di gravità è distribuita in modo strano. Per questo motivo è interessante fare delle prove con modelli realistici, anche fatti al computer, e utile per comprendere come la navicella spaziale si muoverà attorno ad esso.

Anche gli scienziati di “NEEMO 16” (NASA Extreme Enviroment Mission Operations Program) della costa sud della Florida si son dedicati all’atterraggio sull’asteroide. L’equipaggio ha vissuto nel laboratorio subacqueo “Aquarius”, che si trova sul fondo del mare a 62 piedi di profondità. La squadra si componeva di quattro persone inclusi degli astronauti della NASA e delle agenzie spaziali europea e giapponese. L’equipaggio è uscito dal laboratorio per raccogliere alcune pietre, aiutandosi con respiratori subacquei, ganci e funi per mantenersi ancorati al fondo del mare.

Nel nostro Centro di preparazione per astronauti sono già 40 anni che le persone lavorano nelle piscine. E’ un fatto noto. Vengono anche effettuati degli addestramenti virtuali, sia per gli astronauti che per i piloti dell’aviazione.

Nell’autunno dello scorso anno a Mosca è stata portata a termine una simulazione di spedizione su Marte, “Mars-500”. Sei volontari sono rimasti 520 giorni dentro un modello di navicella spaziale, isolati dal mondo esterno. Secondo Aleksandr Rodin anche la NASA mette in atto esperimenti similari:

E’ stato deciso, semplicemente, di non comunicarlo alla stampa. Quando sarà necessario lo verrete a sapere. E’ normale e giusto che i lavori per atterrare su un asteroide vengano effettuati prima di quelli per atterrare su Marte. Considerando la questione dal punto di vista di un volo balistico, decollare da un asteroide è molto più semplice che decollare da Marte. E’ una scelta arguta quella di sviluppare i futuri voli dell’uomo verso altri pianeti iniziando dagli asteroidi.

Alla NASA dicono che la prossima spedizione sull’asteroide, che attualmente si sta simulando, sarà il preludio del volo verso Marte. La NASA si è rifiutata di atterrare sulla Luna, l’asteroide è la tappa intermedia ideale dove far esperienza per la missione su Marte, il che sarebbe impossibile in un’orbita che ruota attorno la Terra. Non c’è da preoccuparsi che ganci, funi ed altri strumenti saranno obsoleti per quando arriveremo su Marte, i principi fondamentali rimarranno gli stessi.

Fonte: http://italian.ruvr.ru

Commento di Oliviero Mannucci: Come scrissi qualche post fa, l'uno non esclude l'altro. Si potrebbe arrivare su Marte facendo zapping, da un asteroide all'altro, scegliendo naturamente quelli che più si avvicinano al pianeta rosso. Si avrebbe così un grande risparmio di carburante, ma bisognerà avere tanta pazienza. Ma penso che il gioco possa valere la candela.

Il Sole Circondato Da Materia Oscura?


Gli astronomi dell'Università di Zurigo e dell'ETH di Zurigo, insieme ad altri ricercatori internazionali, hanno scoperto una grande quantità invisibile di "materia oscura" vicino al Sole.

I loro risultati sono coerenti con la teoria che la Via Lattea è circondata da un massiccio "alone" di materia oscura, ma questo è il primo studio del suo genere ad utilizzare un metodo rigorosamente testato con i dati provenienti da simulazioni di alta qualità. Gli autori hanno anche scoperto che la materia oscura potrebbe essere un nuovo componente subatomico presente nella nostra galassia.

La materia oscura fu proposta dall'astronomo svizzero Fritz Zwicky nel 1930. Egli scoprì che gli ammassi di galassie erano riempiti da una misteriosa materia oscura che impediva loro di fluttuare. Contemporaneamente, Jan Oort nei Paesi Bassi scoprì che la densità della materia in prossimità del Sole era quasi il doppio di quanto avrebbe dovuto essere.
Nei decenni successivi, gli astronomi hanno sviluppato una teoria della materia oscura e della formazione delle strutture che spiegano le proprietà degli ammassi e delle galassie nell'Universo, ma la quantità di materia oscura nel quartiere solare è rimasta misteriosa.

Per decenni dopo le misurazione di Oort, nuovi studi trovarono circa 3-6 volte più materia oscura del previsto. L'anno scorso i nuovi dati e un nuovo metodo ne ha sostenuto molto meno del previsto. La comunità è rimasta perplessa, ritenendo che le osservazioni e le analisi semplicemente non erano abbastanza sensibili per eseguire una misurazione affidabile.

Ora un team internazionale, guidato da ricercatori dell'Università di Zurigo, con la partecipazione del Politecnico federale di Zurigo, hanno sviluppato una nuova tecnica. I ricercatori hanno utilizzato una simulazione della Via Lattea per testare la sua massa prima di applicarla ai dati reali.
Questo ha prodotto una serie di sorprese: hanno notato che le tecniche standard utilizzate nel corso degli ultimi venti anni erano di parte, tendendenti sempre a sottovalutare la quantità di materia oscura.

I ricercatori hanno poi sviluppato una nuova tecnica imparziale recuperando la risposta corretta dai dati simulati. Applicando la loro tecnica per le posizioni e le velocità di migliaia di stelle nane arancioni K vicino al Sole, hanno ottenuto una nuova misura della densità locale della materia oscura.

"Siamo sicuri al 99% che vi sia la materia oscura vicino al Sole", dice l'autore principale Silvia Garbari.
In effetti, se non altro, la densità favorita degli autori della materia oscura è un pó alta: essi hanno scoperto che la materia oscura è maggiore del 90% più di quanto previsto. C'è una probabilità del 10% che questo sia soltanto un flusso statistico, ma se i dati futuri confermeranno questo alto valore, le implicazioni saranno eccitanti, secondo quanto ci ha spiegato Silvia: "Questa potrebbe essere la prima prova della presenza di un "disco di materia oscura nella nostra galassia", come recentemente previsto dalla teoria e dalle simulazioni numeriche sulla formazione delle galassie, o potrebbe significare che l'alone di materia oscura della nostra galassia è schiacciato, aumentando la densità locale della materia oscura".

Molti fisici stanno proponendo le loro teorie sulla materia oscura, che sia in realtà una nuova particella fondamentale, che interagisce molto debolmente con la materia normale, ma è abbastanza forte per essere rilevata negli esperimenti in profondità nel sottosuolo.

Una misura accurata della densità locale della materia oscura è vitale per tali esperimenti come dice il co-autore Prof. George Lake: "Se la materia oscura fosse una particella fondamentale, miliardi di queste particelle passano attraverso il vostro corpo per in questo momento.

I fisici sperimentali sperano di acquisire solo alcune di queste particelle ogni anno in esperimenti come XENON e CDMS attualmente in funzione. Conoscere le proprietà locali della materia oscura è la chiave per rivelare che tipo di particella essa è".

Image credit: University of Zurich)


Traduzione A cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2012/08/120809090423.htm

Gli esperimenti di LHC forniscono nuovi elementi sulla materia dell'Universo Primordiale

CERN: Latest Press Releases


Ginevra, 13 agosto 2012. Esperimenti che usano ioni pesanti al Large Hadron Collider del CERN (LHC) stanno portando nuovi elementi per la comprensione dell'Universo primordiale. La collaborazione tra ALICE, ATLAS e CMS ha fornito nuove misurazioni sul tipo di materia che probabilmente è esistita nei primi istanti dell'Universo. Gli ultimi risultati verranno presentati al convegno “Quark Matter 2012” che comincia oggi a Washington DC.

Le nuove scoperte sono basate principalmente sui risultati di quattro settimane del 2011 in cui LHC ha lavorato con ioni di piombo negli esperimenti che raccolsero 20 volte più dati che nel 2010.

Immediatamente dopo il Big Bang, quark e gluoni, elementi fondamentali della materia, non furono confinati in particelle composite come protoni e neutroni, così come sono oggi. Si mossero invece liberamente, in uno stato di materia noto come “plasma di quark-gluoni”. Collisioni di ioni di piombo nel LHC, l'acceleratore di particella più potente del mondo, ricreano condizioni di momenti fugaci simili a quelli dell’Universo Primordiale. Esaminando circa un miliardo di queste collisioni, gli esperimenti sono stati in grado di fare misurazioni più precise delle proprietà della materia in queste condizioni estreme.

“Il campo della fisica dello ione pesante è cruciale per provare le proprietà della materia nell'Universo primordiale, una delle domande-chiave della fisica fondamentale che LHC ed i suoi esperimenti sono progettati per risolvere. Dimostra come, oltre all'investigazione che ha portato alla recente scoperta del bosone di Higgs, i fisici al LHC stanno studiando molti altri importanti fenomeni come le collisioni protone-protone e piombo-piombo” ha detto il Direttore Generale del CERN Rolf Heuer.

Alla Conferenza di Washington ALICE, ATLAS e CMS presenteranno le precise caratteristiche della struttura più densa e calda mai studiata in laboratorio –100.000 volte più calda che l'interno del Sole e più densa di una stella di neutroni.

ALICE presenterà una ricca esposizione di nuovi risultati su tutti gli aspetti dell'evoluzione, nel tempo e nello spazio, della materia ad alta densità e ad interazione forte. Una importante quantità di studi sulle “charmed particles”, che contengono un charm quark o un anti-charm quark. Charm quarks 100 volte più pesanti dei quark up e dei quark down che normalmente formano la materia vengono significativamente decelerati dal loro passaggio attraverso il plasma di quark-gluoni, offrendo agli scienziati uno strumento unico per sondare le loro proprietà. I fisici di ALICE riporteranno informazioni sul fatto che il flusso nel plasma è così forte che le “charmed particles” pesanti vengono trascinate da esso. L'esperimento ha rilevato anche indicazioni di un fenomeno di termico che comporta la ricombinazione di charm e anti-charm quarks per formare il “charmonium.”

“Questo è solamente un esempio della portata delle opportunità scientifiche dell'esperimento di ALICE,” ha affermato Paolo Giubellino, portavoce di ALICE. “Con i dati ancora da analizzare e gli ulteriori dati in elenco per il prossimo febbraio, siamo più vicini che mai ad una rivelazione sulle proprietà dello stato primordiale dell'Universo: il plasma di quark-gluoni.”

Negli anni ottanta, la dissociazione iniziale del charmonium fu proposta come una conferma diretta della formazione del plasma di quark-gluoni, e le prime informazioni sperimentali di questa dissociazione furono riportate da esperimenti condotti al CERN con il Super Proton Synchrotron nel 2000. Oggi l’energia molto più alta del LHC rende possibile per la prima volta lo studio di stati similari agli stati dei quarks-beauty, ancora più pesanti. L'ipotesi era che, a causa dalla loro energia vincolante, alcuni di questi stati producessero la “fusione” nel plasma prodotto, mentre altri scamperebbero alla temperatura estrema. L'esperimento di CMS ora rileva chiari segni della soppressione degli stati “quarkonium” (quark-antiquark), come ci si aspettava.

“Il CMS presenterà importanti nuovi risultati sullo ione pesante, non solo sulla soppressione del quarkonium, ma anche sulle proprietà della massa dello strumento e su una varietà di studi sul “jet quenching” ha detto Giuseppe Incandela, portavoce del CMS. “Stiamo affrontando una nuova era e una eccitante ricerca ad alta precisione sull’interazione forte della materia, alle energie più alte prodotte nel laboratorio."

Il jet quenching è il fenomeno in cui l’alta energia che sprigiona le particelle subisce una interruzione delle stesse particelle nel plasma denso di quark-gluoni, fornendo agli scienziati dettagliate informazioni sulla densità e le proprietà della materia prodotta. ATLAS relazionerà sulle nuove scoperte del jet quenching, incluso uno studio di alta precisione su come i jet frammentano la materia, e sulle correlazioni tra jet e i bosoni a carica debole. I risultati sono complementari alle altre eccitanti scoperte, incluse le interruzioni del flusso del plasma.

“Abbiamo iniziato una fase nuova nella quale noi non solo osserviamo il fenomeno di plasma di quark-gluoni, ma possiamo fare anche misurazioni ad alta precisione usando una varietà di sonde” ha detto Fabiola Gianotti, portavoce di ATLAS. “Gli studi contribuiranno significativamente alla nostra comprensione dell’Universo Primordiale.”


Per saperne di più:

Conferenza Quark Matter 2012

http://qm2012.bnl.gov

ALICE

http://aliceinfo.cern.ch/Public/Welcome.html

ATLAS

http://www.atlas.ch

CMS

http://cms.web.cern.ch/news/new-cm-pesante-ione-risultato-quark-questione-2012-conferenza

Fonte: http://www.shan-newspaper.com

Golfo del Messico: e' allarme per l'uragano Isaac in migliaia in fuga dalle coste



La tempesta tropicale Isaac si dirige New Orleans, dopo avere schivato la Florida, punta verso la Louisiana, e secondo gli esperti si trasformerà nelle prossime ore in uragano. Il governatore della Lousiana, Bobby Jindal, ha dichiarato lo stato di emergenza e le autorità di New Orleans hanno dichiarato lo stato di massima allerta.

Isaac dovrebbe raggiungere la Louisiana martedì, proprio il giorno in cui sette anni fa il terribile uragano Katrina di categoria 5 devastò lo Stato, dove causò oltre 1.800 vittime e danni per più di 80 miliardi di dollari.

Anche lo Us National Hurricane Center ha dichiarato lo stato di emergenza nella parte settentrionale del golfo del Messico. Il rischio è che Isaac si trasformi in uragano di categoria tre. Per questo motivo, il partito repubblicano ha deciso di cancellare gli appuntamenti del primo giorno di convention a Tampa, rimandando il primo giorno di lavori a domani.

http://terrarealtime.blogspot.it

Il Mediterraneo è diventato una pentola a pressione pronta a saltare dopo un intenso riscaldamento durato più di 4 mesi

di


I forti temporali che hanno colpito la costa dell’alta Toscana, i fenomeni vorticosi davanti le coste del Lazio o i “Downbursts” verificatesi ieri lungo la costa abruzzese rappresentano solo un piccolo antipasto di cosa potrebbe riservarci l’imminente stagione autunnale. Difatti l’Italia, nella giornata di ieri, è stata appena lambita dalla coda di un fronte freddo, con a seguito temperate correnti di origine medio atlantica che sono riuscite in parte a rimescolare le masse d’aria nei medi e bassi strati. Nonostante la parte più attiva del fronte freddo abbia riservato i fenomeni più intensi sulle Alpi e lungo l’area del verbano, dove si è scatenato un “Downburst” (raffiche fino a 120 km/h) che ha cagionato molti danni e dei feriti, i notevoli scambi diabatici che si sono generati tra il mare caldissimo e le masse d’aria più fresche sovrastanti, hanno innescato intensi moti convettivi, con lo sviluppo di questi intensi sistemi temporaleschi. Ciò mette in evidenza come attorno l’Italia vige un potenziale di energia pronto ad esplodere da un momento all’altro, al primo transito perturbato di matrice autunnale.

Evidenti le notevoli anomalie termiche positive in tutta l'area mediterranea, punte di oltre +30°C in prossimità della costa africana

Intanto nella giornata di ieri le boe della Rete Ondametrica Nazionale, (gestita dall’ISPRA) di Cetraro, Civitavecchia e Mazara hanno già misurato valori delle acque superficiali di ben +29.4°C +29.5°C. Ma se scendiamo di latitudine, sul basso Canale di Sicilia, in prossimità delle coste tunisine, e sul mar Libico meridionale, si superano già i +30°C. Finora solo nella “caldissima” estate del 2003 si è fatto di meglio, con un picco di quasi +32°C registrato nelle acque di Cetraro, nella Calabria tirrenica. Solo che quest’anno, a differenza del 2003, quasi tutti i bacini attorno l’Italia registrano temperature di oltre i +28°C +29°C, con picchi localmente fino a +30°C. Valori che non hanno nulla da invidiare ai mari tropicali, segno che il Mediterraneo ormai è divenuto una grande pentola a pressione pronta a saltare da un momento all‘altro, agevolando l’innesco di fenomeni meteorologi veramente estremi, come intense manifestazioni temporalesche autorigeneranti (molto pericolose per il verificarsi dei “flash flood”), trombe marine, violenti “Downbursts” o addirittura lo sviluppo di ciclogenesi dalle caratteristiche tropicali (denominate “TLC”, ma si tratta di cicloni tropicali a tutti gli effetti, poco più ristretti rispetto ai comuni uragani atlantici) in presenza di forti avvezioni di vorticità positiva determinate dall‘incrocio fra i rami del “getto sub-tropicale“ e quello “polare“.

Per raccogliere tutta questa energia il “mare Nostrum” ha dovuto impiegare più di quattro mesi. Infatti se ricordiamo, dopo l’intenso episodio di “Burian” che ha colpito buona parte dell’Italia (tralasciando l’estremo sud e la Sicilia) e l’intera Europa nella prima decade di Febbraio, le acque del Mediterraneo si erano bruscamente raffreddate, facendo registrare importanti anomalie termiche negative (fino a -3° -4° dalle medie), specie tra Adriatico e Ionio, fra Marzo e Aprile. Solo dal mese di Maggio, con l’ingresso dei primi robusti promontori anticiclonici sub-tropicali sul bacino centro-occidentale del Mediterraneo le anomalie negative invernali si sono quasi azzerate, mentre le acque superficiali hanno cominciato ad assorbire sempre più calore grazie alla congeniale congiuntura barica che ha deposto a favore di un prolungato soleggiamento diurno di oltre 11-12 ore. Tra Maggio, Giugno e Luglio, con l’estate ben avviata, i capricci dell’ITCZ sul fronte africano (più alta rispetto alla media climatologica) hanno favorito la distensione di frequenti promontori anticiclonici sub-tropicale (con annesse ondate di calore) sull‘Europa meridionale e l‘area mediterranea, regalando cosi intere settimane di tempo stabile e soleggiato, con scarsa ventilazione da “gradiente” nei bassi strati.

Scorcio estivo del mar Adriatico

Per molti giorni il mare a largo è rimasto quasi immobile, come fosse una palude di acque stagnanti, il cosiddetto “mare d‘olio“, come viene definito da pescatori e marinai. L’acqua calma in superficie, sotto il sole cocente di Giugno e Luglio, ha potuto immagazzinare una maggiore quantità di calore dopo settimane di cieli sereni o poco nuvolosi. Ciò può spiegare perché già ad inizio di Luglio i mari che circondano l’Italia erano già molto caldi, con rilevanti anomalie termiche positive fino a +4°C, +5°C, localmente anche +6°C, rispetto alle medie tipiche per il periodo. In previsione della futura stagione autunnale i mari cosi caldi rappresentano un brutto presagio non appena il flusso umido perturbato atlantico comincerà a scendere di latitudine pilotando verso il Mediterraneo i primi sistemi frontali e le prime profonde saccature dalla forma a “V”. Tutto questo calore latente accumulato verrà poi gradualmente smaltito durante l’autunno e la stagione invernale, trasferendo cosi alle masse d’aria sovrastanti una maggior quantità di calore che oltre a far innalzare le temperature dell’aria nei bassi strati contribuirà ad apportare una maggior quantità di vapore acqueo nell’atmosfera che a sua volta determina un incremento dei “carichi precipitativi” nei periodi di instabilità atmosferica, al primo affondo perturbato verso il “mare Nostrum“ (saccature in quota, CUT-OFF, gocce fredde).

Cumulonembo

Un mare cosi caldo, inoltre, è in grado di alimentare e irrobustire i fronti perturbati di origine nord atlantica e nord-africana, fornendo una maggior quantità di calore latente che funge da carburante per lo scoppio dell’attività convettiva, favorendo cosi lo sviluppo di grossi sistemi temporaleschi a mesoscala e MCS capaci di apportare severe fasi di maltempo, con forti piogge e nubifragi piuttosto intensi, in grado di causare anche dei disastrosi “flash flood”, spesso enfatizzati dall’azione orografica (vedi la Sardegna, la Liguria, l’alta Toscana, le coste campane, la Calabria, la Sicilia) e dal fenomeno dello “stau”. Alcuni di questi sistemi temporaleschi, sfruttando le enormi quantità di calore latente sprigionate dal mare, possono anche evolversi in insidiose ciclogenesi dalle caratteristiche tropicali, meglio note con la sigla di “TLC”, caratterizzati da una intensa attività convettiva centrale (attorno il minimo barico) e da grande “barotropicità”, tipica delle perturbazioni tropicali, al contrario delle depressioni extratropicali delle medie latitudini che sono caratterizzata da “baroclinicità”.

Esempio di "TLC" mediterraneo a sud di Creta, si nota l'occhio centrale ben delineato

Questi profondi vortici ciclonici tropicali mediterranei, in genere molto ristretti (possono essere grandi quanto la Sicilia), si formano molto spesso nella stagione autunnale, fra Agosto e Gennaio, nel periodo dell’anno in cui le temperature delle acque superficiali dei mari mediterranei raggiungono i massimi valori. Proprio nel Novembre scorso, nel tratto di mare poco a nord delle Baleari, nacque “Rolf”, un “TLC” che raggiunse lo stato di tempesta tropicale, con venti ad oltre i 100 km/h. Quello di “Rolf” fu un caso di sistema depressionario extratropicale, a cuore freddo, strutturato in quota, che a contatto con le calde acque del Mediterraneo si è rapidamente evoluto in una ciclogenesi di tipo tropicale. L’enorme quantità di calore latente aspirato dal mar delle Baleari ha fatto esplodere la convezione attorno il minimo barico, generando dei nuclei temporaleschi (con fulminazioni) attorno l’area di bassa pressione. Stavolta, differentemente dallo scorso anno, il mare è molto più caldo. Quindi alcune ciclogenesi, una volta chiuse sul mar Mediterraneo, a contatto col mare molto caldo, rischiano di assumere piene caratteristiche tropicali, specie se a nord vi passa un braccio dell’alta pressione delle Azzorre che chiude definitivamente l’onda che le ha generate, tagliandole fuori dal flusso perturbato principale.

Fonte: http://www.meteoweb.eu