“A Fukushima tutto è inspiegabile e preoccupante, per la semplice
ragione che nulla è sotto controllo, e che ormai i dati sulla
contaminazione e le conseguenze sanitarie sono stati talmente falsati,
nascosti, manipolati fin dall’inizio, che è veramente difficile fare
bilanci e previsioni serie. Ma le conseguenze sulla salute saranno
gravissime, anche se difficili da calcolare, e costantemente
sdrammatizzate dalle autorità”
È singolare che le cronache riprendano quasi a caso, ogni tanto, le notizie allarmanti che riguardano
Fukushima:
ma non sorprende. La gente (e i media) ormai vogliono la
spettacolarizzazione e la drammatizzazione, la follia quotidiana non fa
notizia: e l’energia nucleare è una follia quotidiana, per chi voglia
seguirla; e non solo a Fukushima.
Così si protrae la resistibile sopravvivenza di questa dannata forma di produzione di
energia
(ormai il cavallo di battaglia di qualche anno fa di un “rilancio” è un
po’ in disuso, et pour cause), e si protraggono tutti i problemi che
essa comporta, a maggior profitto dei colossali interessi economici in
gioco, e a molto minore vantaggio della sicurezza e degli interessi
delle popolazioni locali e mondiale.
Veniamo al dunque. A Fukushima si denunciano la fuoriuscita di
acqua contaminata,
l’emissione di vapore, inspiegabile. Forse la minuscola novità è che la
Tepco abbia ammesso la fuoriuscita di acqua, precisando immediatamente
“nulla di preoccupante”. Ma la realtà è che a Fukushima tutto è
inspiegabile e preoccupante, per la semplice ragione che nulla è sotto
controllo, e che ormai i dati sulla contaminazione e le conseguenze
sanitarie sono stati talmente falsati, nascosti, manipolati fin
dall’inizio, che è veramente difficile fare bilanci e previsioni serie.
Ma le conseguenze sulla salute saranno gravissime, anche se difficili da
calcolare, e costantemente sdrammatizzate dalle autorità: del resto a
Chernobyl c’è ancora chi ha la faccia tosta di parlare di poche decine
di vittime!
Riassumiamo brevemente i fatti, che forse la
maggior parte della gente ha scordato, presa giustamente da
preoccupazioni quotidiane, ma anestetizzata anche dal silenzio
dei media. Nei tre reattori che erano in funzione a Fukushima al momento
del sisma e del successivo tsunami è avvenuto l’
incidente più grave concepibile in una centrale nucleare, anzi tre: i noccioli dei tre reattori che erano in funzione sono fusi (
meltdown), in misura diversa, nell’unità n. 1 sembra totalmente, e il
corium (nocciolo fuso) avrebbe perforato il
vessel d’acciaio e sarebbe penetrato nella base di cemento; nelle unità 2 e 3 sembra comunque in percentuale molto alta.
L’energia nucleare nel 2011 copriva nel mondo appena il 2 % dei consumi totali di energia
Ora, quello che accade al
nocciolo fuso
è di avere completamente perduto la geometria, che è la condizione
essenziale per controllare la reazione a catena (con la regolazione
delle barre di combustibile e del moderatore), e di essere quindi
completamente fuori controllo. Il
corium può cambiare di forma,
ed è anche possibile che localmente si ristabiliscano condizioni di
criticità con la ripresa della reazione a catena e tutte le sue
conseguenze. Il problema è che
nessuno è in grado di dirlo. Fuoriesce ogni tanto vapore?
Inspiegabile appunto! O meglio, fin troppo spiegabile.
Quanto all’
acqua contaminata
che fuoriesce, forse il pubblico si è scordato che, per i motivi
spiegati sopra, i noccioli fusi devono essere continuamente raffreddati,
perché solo nella configurazione geometrica regolare i normali circuiti
di raffreddamento funzionano (e a Fukushima erano stati messi fuori
servizio): e poiché i
vessel sono quanto meno incrinati, l’acqua
che è stata in contatto con le parti più gravemente radioattive del
reattore esce contaminata. È da quel dì che infuriavano le polemiche,
mai chiarite fino in fondo, sulla decontaminazione dell’acqua di
raffreddamento, la sua raccolta, i serbatoi insufficienti, e via
discorrendo.
Ma non è finita qui. Perché spero che qualcuno
ricordi che a Fukushima, oltre alla fusione dei noccioli dei reattori, è
successo un incidente, anzi quattro, che nessuno si era mai aspettato:
il grave
danneggiamento delle piscine di disattivazione del
combustibile esausto nelle unità n. 1, 2, 3, e anche n. 4, che era
spenta ma la cui piscina ospitava il numero maggiore di barre di
combustibile, in configurazione addensata (quindi più pericolosa).
Le barre di combustibile
esausto
non sono come le batterie elettriche esaurite, che si possono buttare
(anche se pure in questo caso ci vogliono particolari precauzioni e
smaltimento, per il loro contenuto altamente inquinante: anche se tanta
gente le getta direttamente nella spazzatura!). Il combustibile esausto è
enormemente
radioattivo, emette quantità enormi di energia, e
deve essere custodito per lungo tempo immerso in piscine di
disattivazione, continuamente raffreddato.
Dopo di che...
Dopo di che un corno! Perché non c’è soluzione. Praticamente tutto il
combustibile esaurito lasciato dai reattori che hanno funzionato in
questo mezzo secolo è ancora custodito in questo modo, e non si sa più
letteralmente dove metterlo (ecco appunto la configurazione addensata);
il tentativo di realizzare depositi geologici sicuri in cui
immagazzinarlo per migliaia di anni per ora è nel libro dei sogni,
poiché il progetto più importante era stato fatto a Yucca Mountain negli
Usa, ma dopo un decennio di lavori è stato abbandonato perché non può
fornire le
garanzie richieste (un progetto è in corso in Finlandia, staremo a vedere).
Ogni incidente nucleare grave comporta una profonda revisione delle norme e dei sistemi di sicurezza
L’
alternativa è peggiore del male, il
ritrattamento,
che accresce nella lavorazione la quantità di residui radioattivi e
separa il plutonio, elemento che non esiste in natura ed ha un diretto
interesse militare (così paesi come il Giappone e la Germania ne hanno
accumulato decine di tonnellate, e potrebbero fare bombe atomiche
domattina: altro che la Corea del Nord e l’Iran). Ecco perché negli Usa,
dal tempo di Carter (che era un ingegnere nucleare) il ritrattamento fu
abbandonato, e adottato il “monouso” (
once through) del combustibile: ma con tutti i problemi di immagazzinamento.
Tornando
a Fukushima, i gravi danneggiamenti delle piscine di disattivazione
sono stati un fatto nuovo, che ha gettato in allarme l’industria
nucleare in tutto il mondo (anche se fa finta di nulla, per cercare di
continuare il
business as usual). In particolare, a Fukushima il
maggiore allarme
riguarda la piscina dell’unità n. 4 suddetta, che è a rischio di crollo
(quasi nessuno cita gli allarmi che si sono susseguiti da commissioni
di esperti sui rischi di sismi di massima intensità in Giappone, dove
praticamente tutti i reattori sono costruiti su faglie sismiche: ma
l’allarme vale per tanti altri paesi, nessuno è in grado di prevedere
se, quando e dove potrà prodursi un forte terremoto).
Se
quanto ho detto è minimamente chiaro, penso che chiunque capisca che a
Fukushima può accadere praticamente di tutto, in modo imprevedibile,
e... “inspiegabile”!
Ma vista l’attenzione attirata sull’
energia nucleare da questi allarmi, proviamo a richiamare anche la situazione generale. Che credo sconosciuta ai più. L’energia nucleare è uno
zombie che perdura solo per i colossali interessi (oggi la costruzione di un reattore costa qualcosa come 6-8 miliardi di Euro!).
Cominciamo con un
quiz.
Ci ripetono che l’energia nucleare è necessaria, non ne possiamo fare a
meno, se non vogliamo ritornare alla candela. Bene, c’è qualcuno che sa
dire quanti dei 50 reattori nucleari che ha il Giappone (dopo che 4
sono fuori uso) sono in funzione dal 2011? Chi lo sa non suggerisca!
Bene:due! E non ci giungono notizie che in
Giappone sia aumentata la vendita di candele.
L’energia
nucleare nel 2011 copriva nel mondo appena il 2 % dei consumi totali di
energia (i nuclearisti riportavano il 6 %, con l’imbroglio di
considerare l’energia elettrica prodotta, con un rendimento medio
attorno al 30 %: ma anche il 6 % non sembra una percentuale
determinante). Nel 2012, dopo Fukushima, si è registrata una netta
flessione
del numero di reattori in funzione nel mondo (nel solo Giappone,
appunto, 48 sono fermi) e dell’energia elettronucleare prodotta:
flessione che sembra destinata a continuare.
"Le conseguenze sulla salute saranno gravissime, anche se difficili da calcolare, e costantemente sdrammatizzate dalle autorità"
Perché il parco dei
reattori esistenti
nel mondo (ormai sotto i 400) invecchia, in gran parte ha superato i
tempi della vita operativa prevista, se non si facesse di tutto per
decretarne l’allungamento della vita (con tutti i maggiori rischi che
comporta, perché l’enorme flusso neutronico per decenni ha deteriorato
tutti i materiali; e in ogni caso una macchina vecchia è soggetta a
guasti crescenti), perché costruirne dei nuovi incontra sempre maggiori
problemi. Da poco la IAEA ha denunciato i rischi di sicurezza che
pongono i reattori che invecchiano (
Reuters).
Non solo problemi di costi, come abbaiamo detto, ma per esempio sull’incertezza dei
tempi di costruzione:
è ormai diventato una barzelletta il reattore francese in costruzione
in Finlandia, a Olkiluoto, dal 2003 che sarebbe dovuto entrare in
funzione nel 2009, ma ha presentato una serie inenarrabile di problemi,
nonché di aumenti dei costi, e non è per nulla chiaro se verrà finito
nemmeno nel 2014. Si noti che questa incertezza dei tempi è un problema
esiziale, quando si immobilizzano miliardi di Euro che non rendono nei
tempi previsti!
Qui va tenuto presente che ogni incidente
nucleare grave (Harrisburg, 1979; Chernobyl, 1986; Fukushima, 2011, per
citare i più gravi) comporta una profonda revisione delle norme e dei
sistemi di sicurezza, con fermi dei reattori, e notevoli aumenti dei
costi, e appunto dei tempi. Dal 1979 non è mai riuscito un
rilancio della costruzione
di reattori negli Usa: per più di tre decenni l’industria elettrica
privata non ha valutato conveniente ordinare reattori nucleari, e ora –
malgrado gli sforzi, e l’offerta di enormi sovvenzioni statali dei
Presidenti Bush e Obama – le pochissime unità che sembrano in
costruzione (il condizionale è d’obbligo, perché è difficile chiarire a
che livello di progettazione, o di autorizzazione, e di effettiva
costruzione ci si riferisca) procedono con enorme lentezza.
Germania
e Svizzera avrebbero deciso di non costruire nuovi reattori dopo la
chiusura di quelli in funzione (il condizionale è d’obbligo, poiché le
pressioni economiche sono sempre fortissime, ed è bene non abbassare mai
la guardia). In Gran Bretagna infuria la polemica, poiché il governo
vorrebbe a tutti i costi ordinare immediatamente due nuovi reattori alla
francese Edf, ma quest’ultima, oltre ad avere chiesto la bella cifra di
14 miliardi (di Sterline!), pretende un contratto capestro che le
garantisca il prezzo protetto dell’
energia elettrica prodotta più elevato della media per ben 35 anni!
Le centrali nucleari una volta chiuse dovrebbero essere smantellate
La
polemica infuria (v. ad es.
Morning Star, 7 luglio).
La bestia nera rimane la Francia, dove l’industria nucleare è
un’ossatura dell’economia dello Stato, ed un vero tabù, intoccabile:
Hollande si era impegnato a un ridimensionamento, ma la situazione non
si schioda, malgrado il movimento di opposizione cresca, e i problemi si
accumulino.
Ma
il bello del
nucleare viene
dopo, un “dopo” che dura decenni, ma a ben vedere migliaia di anni.
Perché le centrali nucleari una volta chiuse dovrebbero essere
smantellate (
decommissioning), e si dovrebbero conferire o trattare le enormi quantità di residui radioattivi (non solo scorie, perché il plutonio è un
materiale
di enorme e pericolosissimo interesse strategico). Basti pensare
all’Italia, dove i 4 reattori che avevamo costruito sono chiusi da più
di un quarto di secolo: il
decommissioning è agli stadi iniziali,
il combustibile esausto è andato poco a poco in Francia per il
ritrattamento (con i treni di trasporto radioattivo inviati alla
chetichella, senza la dovuta informazione alle popolazioni attraversate,
contestati dagli attivisti che lo hanno appreso ma vengono regolarmente
manganellati), e un giorno ci verrà “restituito” il plutonio; mentre
gli altri residui radioattivi sono tuttora conservati in depositi
“temporanei” (!), il cui stato diviene sempre più precario ed
allarmante. D’altra parte non è mai stato costruito un deposito
nazionale, dopo il tentativo del governo Berlusconi di imporlo nel 2003 a
Scanzano Ionico, dove vi fu una rivolta delle popolazioni (tra l’altro
venne dichiarata per l’occasione una “emergenza nucleare” che non è mai
stata revocata!).
Insomma, per concludere questa galoppata,
il nucleare è una strada senza ritorno e senza uscite. E per mezzo secolo l’
industria nucleare
ha pensato solo al business di costruire nuove centrali, senza
preoccuparsi minimamente della coda del ciclo nucleare, per cui i
problemi si sono sempre accumulati, fino a diventare insostenibili.
Forse
è addirittura superfluo precisare che le considerazioni fatte per
l’energia nucleare nulla tolgono all’esigenza, pressante, di sviluppare
alternative energetiche. Ma questo discorso non può essere affrontato
qui.
Angelo Baracca
Fonte