Spazio: ultima frontiera. Credere che si sia soli nell'universo è come credere che la Terra sia piatta. Come disse l'astrofisico Labeque al palazzo dell'UNESCO, durante il congresso mondiale del SETI di Parigi del Settembre 2008, " SOMETHING IS HERE", "Qualcosa è qui", e I TEMPI SONO MATURI per farsene una ragione. La CIA, l'FBI, la NSA, il Pentagono, e non solo, lo hanno confermato!
Statistiche
Saturday, May 31, 2014
Messico: nuovo UFO staziona sulle pendici del vulcano Popocateptl
Il CENAPRED, l'ente messicano incaricato di monitorare l'attività del vulcano Popocateptl, ha registrato con le sue telecamere puntate sul vulcano 24 ore su 24, nuova attività UFO. Ecco le immagini:




UFODI: Cigar UFO Appears Over London UK 27/05/2014
Location: London UK
Date: 27/05/2014
A huge dark blimp like Cigar shaped UFO was hanging in the skies of London UK on Tuesday 27th May 2014.
Witness Statement: Thought this was a blimp! But blimps have lights for oncoming aircraft this was totally blacked out! Now after looking at the video and noticing its was gone I,m starting to think its a UFO!!!
Buckle Street, nr Pedworth, Worcestershire, United Kingdom. Reported 26th May
During our walk yesterday we spotted what
looked like a crop circle, a few miles south
of Bidford on Avon in
Worcestershire. It was in a field of barley south of Bidford Gliding
Club on Buckle Street. Four gliders were circling above it at the time.
I have not been
into it but it looked like more than wind damage. I have
sent you two pictures
Alice Welsby |
OVNI SOBRE LA PAZ BCS
La tarde de este sábado 24 de Mayo de 2014, fue filmado un Objeto Voldador no Identificado sobre la ciudad de La Paz. (Video Exclusivo de Juan A. Yuen).
Tuesday, May 27, 2014
Ultim'ora - Australia, aereo charter DHC-8 vicino alla collisione con un Ufo
Il Dipartimento per la Sicurezza dei Trasporti ha ascoltato il pilota e il co-pilota e l'aviazione militare ma non ha ottenuto risposte: l'oggetto "cilindrico di color grigio" rimane non identificato
- Tragedia sfiorata nei cieli australiani. Un aereo charter DHC-8, che è partito da Kambalda, nel sud-ovest del Paese, per raggiungere Perth, ha evitato uno scontro frontale contro un oggetto non identificato, di "forma cilindrica e di colore grigio", grazie alla manovra dei due piloti. Il velivolo stava volando a 3.800 piedi di altezza, in una zona militare. L'avvistamento però rimane un'incognita per le autorità.
ECCO IL RAPPORTO DELL'AUTORITA' PER I TRASPORTI
Rapporto Autorità per i Trasporti
Nucleare? No, grazie! - Il miglior deposito di rifiuti radioattivi è in crisi. Causa possibile: la lettiera per gatti
Qualcosa sta andando storto – molto storto – nel Wipp (Waste isolation pilot plant) del Nuovo Messico negli Stati Uniti: è ritenuto il migliore e più sicuro sito per stoccare rifiuti radioattivi ed infatti è l’unico deposito permanente
al mondo per questi materiali

Si trova nel sottosuolo, viene usato da 15 anni ma tre mesi fa un autocarro è andato a fuoco e pochi giorni più tardi un bidone di rifiuti si è scaldato, parzialmente fuso, aperto (foto) e si è verificata una dispersione di radioattività. Nel fine settimana è emersa la spiegazione più plausibile: una lettiera per gatti della marca sbagliata. Solo che nel Wipp la lettiera per gatti è stata impiegata per mettere in sicurezza centinaia di bidoni di rifiuti radioattivi. Quanti bidoni contengono lettiera per gatti della marca sbagliata?
Il Wipp del Nuovo Messico si trova ad una quarantina di chilometri dalla città di Carlsbad. E’ stato scavato all’interno di un deposito di salgemma situato a 600 metri di profondità: un po’ come l’ex miniera di Asse in Germania. In teoria, un sito geologico sicuro per centinaia di migliaia di anni. Dal 1999 accoglie oltre 70.000 metri cubi di rifiuti a bassa radioattività provenienti dagli impianti statunitensi in cui si fabbricano armi nucleari: tutto accuratamente chiuso in bidoni di acciaio sigillati e catalogati.
Nel febbraio scorso si sono verificati due incidenti nei depositi sotterranei del Wipp. Dapprima si è incendiato un autocarro carico del sale rimosso per far posto ai bidoni. Un autocarro a fuoco è già una faccenda seria su una strada normale: figuratevi a 600 metri di profondità in un deposito di rifiuti radioattivi. Incendio domato, nessun danno a persone eccetera. Ma è difficile immaginare l’autocombustione di un autocarro pieno di sale… Il Wipp è stato chiuso per accertamenti. Nove giorni più tardi è suonato l’allarme: rilascio di radioattività. Rilascio debole, praticamente nessuna conseguenza in superficie, nessun danno a persone eccetera: tuttavia non doveva (nè teoricamente poteva) avvenire nulla del genere.
Altre indagini. Giovedì un comunicato stampa ufficiale ha reso nota la causa della fuga radioattiva: un bidone di rifiuti proveniente dal laboratorio di Los Alamos si è surriscaldato e parzialmente fuso, dunque non è più ermetico. Oggi si è saputo che anche l’autocarro è andato a fuoco perchè è venuto a contatto con una superficie molto calda.
Ma come può prodursi in un deposito di salgemma situato a 600 metri di profondità un calore sufficiente per mandare a fuoco un autocarro e fondere un bidone di acciaio? Qui cominciano le ipotesi sul ruolo della lettiera per gatti: un ruolo già teorizzato diversi giorni fa dagli esperti ed ora giudicato “possibile” anche dalle autorità statunitensi.
Cosa c’entra la lettiera per gatti coi rifiuti radioattivi? Quasi tutte le lettiere sono a base di silicati tipo zeoliti o bentoniti: sostanze adattissime per stabilizzare soluzioni liquide contenenti nitrati, che altrimenti producono una reazione chimica da cui si sprigiona molto calore. Dunque la lettiera per gatti a base di silicati viene normalmente impiegata per stabilizzare liquidi contenenti sia sostanze radioattive sia nitrati. Poi si sigilla il bidone e si spedisce tutto nei sotterranei del Wipp.
Il gran calore che ha mandato a fuoco l’autocarro e ha fuso il bidone con conseguente fuga radioattiva può essere spiegato ipotizzando che sia stato usata la lettiera ecologica per gatti, che non è a base di zeoliti, bentoniti e simili bensì di derivati del mais. Dunque non ha alcuna virtù stabilizzatrice rispetto ai liquidi contenenti sali di nitrato. Tutti bidoni di liquidi radioattivi del Wipp eventualmente trattati con lettiera ecologica per gatti vanno perciò incontro a una reazione chimica che sprigiona calore e produce crepe da cui può fuoriuscire radioattività.
Nel Wipp ci sono circa 500 bidoni contenenti nitrati liquidi radioattivi stabilizzati con lettiera per gatti. Il problema è ora stabilire in quali è stata usata la lettiera ecologica e metterli in sicurezza. La constatazione è che una semplice, umile lettiera per gatti può mandare in crisi il miglior deposito al mondo di rifiuti radioattivi.
Fonte
Si trova nel sottosuolo, viene usato da 15 anni ma tre mesi fa un autocarro è andato a fuoco e pochi giorni più tardi un bidone di rifiuti si è scaldato, parzialmente fuso, aperto (foto) e si è verificata una dispersione di radioattività. Nel fine settimana è emersa la spiegazione più plausibile: una lettiera per gatti della marca sbagliata. Solo che nel Wipp la lettiera per gatti è stata impiegata per mettere in sicurezza centinaia di bidoni di rifiuti radioattivi. Quanti bidoni contengono lettiera per gatti della marca sbagliata?
Il Wipp del Nuovo Messico si trova ad una quarantina di chilometri dalla città di Carlsbad. E’ stato scavato all’interno di un deposito di salgemma situato a 600 metri di profondità: un po’ come l’ex miniera di Asse in Germania. In teoria, un sito geologico sicuro per centinaia di migliaia di anni. Dal 1999 accoglie oltre 70.000 metri cubi di rifiuti a bassa radioattività provenienti dagli impianti statunitensi in cui si fabbricano armi nucleari: tutto accuratamente chiuso in bidoni di acciaio sigillati e catalogati.
Nel febbraio scorso si sono verificati due incidenti nei depositi sotterranei del Wipp. Dapprima si è incendiato un autocarro carico del sale rimosso per far posto ai bidoni. Un autocarro a fuoco è già una faccenda seria su una strada normale: figuratevi a 600 metri di profondità in un deposito di rifiuti radioattivi. Incendio domato, nessun danno a persone eccetera. Ma è difficile immaginare l’autocombustione di un autocarro pieno di sale… Il Wipp è stato chiuso per accertamenti. Nove giorni più tardi è suonato l’allarme: rilascio di radioattività. Rilascio debole, praticamente nessuna conseguenza in superficie, nessun danno a persone eccetera: tuttavia non doveva (nè teoricamente poteva) avvenire nulla del genere.
Altre indagini. Giovedì un comunicato stampa ufficiale ha reso nota la causa della fuga radioattiva: un bidone di rifiuti proveniente dal laboratorio di Los Alamos si è surriscaldato e parzialmente fuso, dunque non è più ermetico. Oggi si è saputo che anche l’autocarro è andato a fuoco perchè è venuto a contatto con una superficie molto calda.
Ma come può prodursi in un deposito di salgemma situato a 600 metri di profondità un calore sufficiente per mandare a fuoco un autocarro e fondere un bidone di acciaio? Qui cominciano le ipotesi sul ruolo della lettiera per gatti: un ruolo già teorizzato diversi giorni fa dagli esperti ed ora giudicato “possibile” anche dalle autorità statunitensi.
Cosa c’entra la lettiera per gatti coi rifiuti radioattivi? Quasi tutte le lettiere sono a base di silicati tipo zeoliti o bentoniti: sostanze adattissime per stabilizzare soluzioni liquide contenenti nitrati, che altrimenti producono una reazione chimica da cui si sprigiona molto calore. Dunque la lettiera per gatti a base di silicati viene normalmente impiegata per stabilizzare liquidi contenenti sia sostanze radioattive sia nitrati. Poi si sigilla il bidone e si spedisce tutto nei sotterranei del Wipp.
Il gran calore che ha mandato a fuoco l’autocarro e ha fuso il bidone con conseguente fuga radioattiva può essere spiegato ipotizzando che sia stato usata la lettiera ecologica per gatti, che non è a base di zeoliti, bentoniti e simili bensì di derivati del mais. Dunque non ha alcuna virtù stabilizzatrice rispetto ai liquidi contenenti sali di nitrato. Tutti bidoni di liquidi radioattivi del Wipp eventualmente trattati con lettiera ecologica per gatti vanno perciò incontro a una reazione chimica che sprigiona calore e produce crepe da cui può fuoriuscire radioattività.
Nel Wipp ci sono circa 500 bidoni contenenti nitrati liquidi radioattivi stabilizzati con lettiera per gatti. Il problema è ora stabilire in quali è stata usata la lettiera ecologica e metterli in sicurezza. La constatazione è che una semplice, umile lettiera per gatti può mandare in crisi il miglior deposito al mondo di rifiuti radioattivi.
Fonte
Malaysia Airlines Flight 370: Satellite data released after long wait
Kuala Lumpur, Malaysia (CNN) -- Data from
communications between satellites and missing Malaysia Airlines Flight
370 was released Tuesday, more than two months after relatives of
passengers say they requested that it be made public.
Photos: The search for Malaysia Airlines Flight 370
MH370: Data released after long wait
Malaysia missing plane data released
Malaysia to Inmarsat: Make data public
Flight MH370 film pitch garners backlash
Family of MH370 passenger reacts to film
But criticism quickly
emerged suggesting that the information provided lacks important
elements that would help outside experts put the official version of
events to the test.
Malaysian authorities published a 47-page document containing hundreds of lines of communication logs between the jetliner and the British company Inmarsat's satellite system.
The information provided
isn't the whole picture but is "intended to provide a readable summary
of the data communication logs," the notes at the beginning of the
document say.
In the weeks following
the plane's March 8 disappearance, a team of international experts used
the satellite data and other information, including radar data and
engine performance calculations, to conclude that the aircraft ended up
in a remote area of the southern Indian Ocean.
Some passengers'
families, unsatisfied by the official explanation of the plane's fate,
say they want an independent analysis of the complex information, a
process that could take some time.
Michael Exner, one of the
most vocal experts among those calling for the release of the data,
said a very preliminary review suggested that there were gaps in the
notes explaining the data.
The explanatory notes at
the start of the document "answer a few of the questions we have had,
but leave many questions unanswered," he told CNN.
CNN Safety Analyst David
Soucie said certain key elements, which would allow independent experts
to fully test the official conclusion, are missing from the data in the
document.
"There's not enough information to say whether they made an error," he said. "I think we're still going to be looking for more."
Sarah Bajc, whose
partner, Philip Wood, was on the missing jet, said she was "annoyed"
that Inmarsat and Malaysian authorities hadn't released the data in its
entirety.
"I see no reason for them to have massaged this before giving it to us," she said.
Data guided search
For weeks, Inmarsat said
it didn't have the authority to release the data, deferring to
Malaysian authorities, who are in charge of the search for the plane
that disappeared over Southeast Asia while on a scheduled flight from
Kuala Lumpur to Beijing.
Last week, the two sides announced that they would aim to make the information available to the public.
The satellite signals --
called "handshakes" -- with MH370 were part of a larger set of data
that investigators have used to try to establish the whereabouts of the
missing Boeing 777 with 239 people on board.
The handshakes continued to take place for roughly six hours after the aircraft dropped off radar screens.
Months of searching by
dozens of planes and ships in the southern Indian Ocean has so far
turned up no wreckage, and investigators have not been able to say for
sure where the remains of MH370 might be.
The underwater search
for the missing plane will effectively be put on hold this week, and may
not resume until August at the earliest, according to Australia's top transport safety official.
Analysts have said the
release of the satellite data could help discount some theories about
what happened to the jetliner, and potentially fuel new ones.
Relatives of people who were on the passenger jet, scientists
studying its disappearance and media covering the search have become
increasingly critical about the lack of public information about why the search has focused on the southern Indian Ocean.
"I think far too much
has been left to experts who have remained behind the curtain," said
K.S. Narendran, whose wife, Chandrika Sharma, was on the flight.
Inmarsat confident
In an exclusive
interview with CNN's Richard Quest last week, Inmarsat's vice president
of satellite operations said he has "good confidence" that experts have
interpreted the data correctly.
The company's calculations, he said, have been tested by other people.
"No one has come up yet
with a reason why it shouldn't work with this particular flight when it
has worked with others," Mark Dickinson said. "And it's very important
this isn't just an Inmarsat activity. There are other people doing
investigations, experts who are helping the investigation team, who have
got the same data, who made their own models up and did the same thing
to see if they got the same results and broadly speaking, they got
roughly the same answers."
Experts came to the
conclusion that the plane had ended up in the southern Indian Ocean by
piecing together three types of information, he said.
"We have actually the
messages from the ground station to the plane and back again. That
essentially tells you the terminal is switched on and powered up. We
have some timing information and in addition to that there were some
frequency measurements," he said.
The timings told them
the distance between the plane and the satellite, enabling them to map
out arcs. Then they factored in frequency differences, determining that
the plane had headed south.
'The right work'
It was a startling
conclusion -- and Dickinson says investigators made sure to repeatedly
check their calculations before sharing them.
"You want to make sure
when you come to a conclusion like that, that you've done the right
work, the data is as you understand it to be," he said.
Now, Dickinson says he's well aware that the entire weight of the search rests on the Inmarsat data.
"This is all the data we
have for what has happened for those six or so hours," he said. "It's
important we all get it right and particularly that everyone looking at
the data makes the best judgments on it and how it's used. And
particularly for the families and friends of the relatives on board, try
and make sure that we can help bring this sad incident to a close."
Quest said he thinks the
expertise of the Inmarsat team and the level of testing to which their
work was subjected justifies their confidence in their conclusions.
"It is up to the detractors and doubters to come up and say why they believe it's wrong," he said. "Not the other way around."
Bajc acknowledged that independent analysis of the data may support Inmarsat's conclusions.
"That would be a fine outcome as far as I'm concerned," she said.
But if the independent
experts come up with alternative flight paths based on the data, Bajc
said, then "those need to be investigated."
The wait for data
The issue of making the satellite data public has become the cause of confusion and contradictory statements.
Bajc said the families had first asked for the data more than two months ago.
"It seemed a relatively innocent request" at the time, she said, but authorities refused to release it.
Malaysian officials told
CNN earlier this month that their government did not have the data. But
Inmarsat officials said the company provided all of it to Malaysian
officials "at an early stage in the search."
"We've shared the
information that we had, and it's for the investigation to decide what
and when it puts out," Inmarsat Senior Vice President Chris McLaughlin
said earlier this month.
But a senior Malaysian
official told CNN that the government needed Inmarsat's help to pass on
the data to families "in a presentable way."
"We are trying to be as transparent as possible," the official said. "We have no issues releasing the data."
Bajc said the delay only added to questions surrounding the information.
"It's a little curious to me why this had to become such a big deal," she said Tuesday.
Il disastro del volo AF 447 e l’anomalia magnetica dell’Atlantico del Sud
La notte del 1 giugno del 2009 un aereo bimotore Airbus A330, della compagnia francese Air France, (volo AF 447), stava volando con 228 persone a bordo, nell’Atlantico del Sud, con rotta nord-est. Era partito poche ore prima da Rio de Janeiro e la sua destinazione finale era la città di Parigi.
L’ultimo messaggio ricevuto dal sistema del controllo del traffico aereo brasiliano risale all’1.33 AM (UTC), quando l’aereo si avvicinò al limite della zona aerea controllata dal Brasile. Dopo circa quaranta minuti, le torri di controllo senegalesi ricevettero una serie di messaggi automatici indicanti numerose anomalie e malfunzionamenti, incluso importanti danni all’impianto elettrico. Questi strani messaggi indicano che, dalle 2.10 alle 2.14 AM (UTC), a bordo ci furono 5 guasti e 19 anomalie.
Si pensa che l’aereo precipitò in mare dopo pochi istanti.
Purtroppo non ci furono sopravvissuti. A partire dal 6 luglio furono trovati, 1090 km a nord-est dell’arcipelago Fernando de Noronha, alcuni corpi e resti dell’aereo. Le ricerche terminarono il 27 giugno. In tutto furono recuperati 51 corpi e varie parti dell’aereo.
Fino ad oggi non è mai stata trovata la scatola nera, ma nel maggio 2010 è stato riportato che dovrebbe trovarsi in un area circoscritta di 5 miglia quadrate, nel fondo dell’Oceano, a circa 3000 metri di profondità.
Tra le possibili cause dell’incidente ci sarebbero una serie di guasti al sistema elettrico e al sistema di controllo della velocità (tubi di Pitot). Durante il volo di un aereomobile la velocità è un importantissimo fattore, che permette all’apparrecchio di sostenersi in volo (portanza). Per cause ignote ancora da accertare, i tubi di Pitot avrebbero potuto indicare una velocità inferiore o superiore a quella effettiva, e ciò avrebbe potuto causare rispettivamente lo stallo, o la disintegrazione dell’aereo.
Che cosa avrebbe potuto causare questa serie di strane anomalie?
Alcune immagini satellitari mostrano che in effetti l’Airbus A330 attraversò, negli ultimi 100 chilometri del suo volo, una zona di cielo dove era in atto una forte tempesta, che potrebbe aver causato una fortissima turbolenza e il congelamento di alcune parti dell’aereo, inclusi i tubi di Pitot.
La cosa strana è che questo tipo di tormente sono bene conosciute dai piloti, che generalmente vi volano attorno. E’ verosimile che piloti esperti, alla guida di un areomobile in perfetto stato, abbiano deciso di infilarsi dentro a una tempesta così pericolosa?
Per ora non è possibile riuscire a provare con chiarezza quali furono le cause di questa sciagura, però è interessante analizzare una delle ipotesi più strane che spiegherebbe la tragedia.
Secondo alcuni ricercatori indipendenti le cause del disastro sono da ricercarsi nella cosidetta “anomalia magnetica del Sud Atlantico”, una zona dell’Oceano dove la parte inferiore delle fasce di Van Allen (insieme di particelle cariche o “plasma” a forma di ciambella che circonda la Terra), è molto vicina alla superfice del mare. In quest’area l’intensità delle radiazioni della fascia di Van Allen rispetto alle altre aree della superficie terrestre è molto più elevata.
Le fasce di Van Allen, che secondo vari scienziati sono causate dallo scontro del vento solare con il campo magnetico terrestre, costituiscono un serio pericolo per i satelliti artificiali, in quanto possono danneggiare pannelli fotovoltaici, circuiti integrati e sensori. In effetti è stato proposto un progetto, da parte del fisico Robert Forward, per limitare l’influsso radioattivo delle fasce di Van Allen, ma finora non si è portato a termine.
Nella Stazione Spaziale Internazionale, che passa attraverso l’anomalia periodicamente, si sono dovute adottare schermature supplementari per ripararsi dalle radiazioni.
Il fatto che il campo magnetico terrestre sia inclinato di 11 gradi rispetto all’asse di rotazione terrestre, fa si che la parte più interna delle fasce di Van Allen sia più vicina e più lontana alla superfice terrestre, rispettivamente sull’Atlantico del Sud, e sull’Oceano Pacifico settentrionale.
L’anomalia magnetica dell’Atlantico del Sud, che fu scoperta a partire dalla fine degli anni 50’ del secolo scorso, non ha dimensioni costanti, ma sembra espandersi verso nord-est. Si estende approssimativamente dall’equatore fino alla latitudine di -50 gradi sud e dalla longitudine di 90 gradi ovest fino a 40 gradi est.
L’intensità della radiazione delle fasce di Van Allen proprio nel luogo dove si trova l’anomalia potrebbe aver causato la serie di malfunzionamenti avvenuti nella notte del 1 giugno 2009 all’aereo dell’Air France?
La forte radiazione avrebbe potuto causare un intenso disorientamento dei piloti del volo AF 447, simile a quello che avvenne il 5 dicembre del 1945 ai piloti della squadriglia 19, che scomparvero nel cielo delle Bahamas per una presunta anomalia magnetica dalle origini sconosciute?
Secondo alcuni ricercatori l’espansione dell’anomalia magnetica dell’Atlantico del Sud potrebbe essere un fattore secondario di una prossima inversione magnetica del pianeta.
E’ stato comprovato infatti che il campo magnetico terrestre sta diminuendo per cause ignote, e ciò potrebbe essere un indizio di una prossima inversione magnetica. Ci sono evidenze che indicano che negli ultimi duemila anni il campo magnetico sia diminuito più del 50%, e anche nell’ultimo secolo la diminuzione non sembra essersi fermata.
In effetti sappiamo che il campo magnetico terrestre non è costante nel tempo, ma subisce variazioni d’intensità e direzione.
Alcune evidenze geologiche hanno provato che nel passato ci furono varie inversioni magnetiche. L’ultima, che avvenne 780.000 anni fa, è stata denominata inversione di Brunhes–Matuyama (alcuni ricercatori però, sostengono che la catastrofe conosciuta come “diluvio universale”, che causò la fine della glaciazione, avvenuta nel 9500 a.C., sia stata provocata da un’inversione magnetica o alternativamente, da un cambio dell’asse geografico terrestre in seguito alla caduta di un meteorite).
L’inversione magnetica potrebbe annullare totalmente, per un periodo di circa un secolo il campo magnetico terrestre. Quali ripercussioni potrebbe avere ciò per la vita sulla Terra?
Una minore o nulla schermatura contro il vento solare potrebbe portare ad un forte assottigliamento dello strato di ozono e una maggiore penetrazione delle radiazioni ultraviolette.
Mentre secondo alcuni scienziati i danni per l’ecosistema e per l’uomo si limiterebbero ad un allarmante aumento di tumori, malattie della pelle ed un aumento dell’infertilità di tutti gli esseri viventi, per altri ricercatori i problemi per la Terra sarebbero ben più gravi.
Vi è una corrente di pensiero infatti che sostiene che le inversioni magnetiche siano da correlarsi all’inizio (o alla fine, come nel caso del diluvio) di periodi di glaciazioni.
Anche se la scienza ufficiale individua le cause delle glaciazioni nelle variazioni dei cicli di Milankovitch, nella variazione della composizione dell’atmosfera terrestre (a sua volta influenzata dall’attività vulcanica e meteoritica), e nell’attività del Sole, alcuni ricercatori sostengono che le glaciazioni possano essere consequenziali alle inversioni magnetiche.
Lo studio delle inversioni magnetiche paragonato allo studio cronologico delle varie glaciazioni che si sono succedute negli ultimi milioni di anni, suggerisce infatti che vi sia un’interdipendenza tra i due eventi.
Se ulteriori studi confermassero che il campo magnetico terrestre si sta indebolendo rapidamente, si potrebbe affermare che ci sarà un imminente inversione magnetica.
Per ora non possiamo affermare con certezza se l’inversione magnetica causerà la prossima glaciazione, in ogni caso è auspicabile che ulteriori studi chiarifichino le conseguenze di tale evento.
Per quanto riguarda il disastro del volo AF 447, se si potrà comprovare che l’anomalia magnetica dell’Atlantico del Sud ha influito sulle cause dell’incidente, sarebbe opportuno pensare di fornire gli aerei che vi volano attraverso, di opportune schermature supplementari delle dotazioni di bordo, in modo da scongiurare ulteriori sciagure.
YURI LEVERATTO
Fonte
Nasa: un concorso per l’immagine più bella della Luna
L’agenzia spaziale americana fa sceglier al pubblico della rete tra le foto scattate dal Lunar Reconnaissance Orbite
New York
Per celebrare i cinque anni in orbita del Lunar Reconnaissance
Orbiter l’agenzia spaziale americana, la Nasa, ha chiesto al pubblico di
scegliere l’immagine più bella del satellite realizzata dal veicolo.
Le votazioni, come spiega un comunicato dell’agenzia, possono essere fatte via Internet su una pagina dedicata e si chiudono il 6 giugno.
«La collezione di immagini “moon as art” - ha spiegato Brooke Hsu, science education specialist del Lunar and Planetary Institute - permetteranno di vedere la luna come altri l’hanno vista per secoli, come una musa ispiratrice, ma questa volta dalla prospettiva di essere in orbita con una serie di “occhi” che vedono parti diverse dello spettro elettromagnetico».
Il pubblico può scegliere tra cinque diverse immagini selezionate per la loro bellezza o per il valore scientifico dal personale della Nasa. L’immagine vincitrice sarà proclamata il 18 giugno, giorno del “compleanno” dell’orbiter.
Fonte
Le votazioni, come spiega un comunicato dell’agenzia, possono essere fatte via Internet su una pagina dedicata e si chiudono il 6 giugno.
«La collezione di immagini “moon as art” - ha spiegato Brooke Hsu, science education specialist del Lunar and Planetary Institute - permetteranno di vedere la luna come altri l’hanno vista per secoli, come una musa ispiratrice, ma questa volta dalla prospettiva di essere in orbita con una serie di “occhi” che vedono parti diverse dello spettro elettromagnetico».
Il pubblico può scegliere tra cinque diverse immagini selezionate per la loro bellezza o per il valore scientifico dal personale della Nasa. L’immagine vincitrice sarà proclamata il 18 giugno, giorno del “compleanno” dell’orbiter.
Fonte
Ufo e sigari su Marte
di Moreno D’angelo
Un sigaro volante di colore bianco è stato ripreso dal robot laboratorio Curiosity. Il rover che dall’agosto 2012 sta esplorando il suolo marziano. Il misterioso oggetto si è dileguato negli spazi siderali. Un oggetto del tutto simile era emerso anche nelle immagini riprese il 28 aprile dalla stessa telecamera NavCam
In quella circostanza il possibile Ufo si è poi diretto verso la superficie. La cosa ha acceso l’attenzione e le “interpretazioni” di ufologi e curiosi, per i quali si tratta di una forma alquanto nota e ricorrente in diversi avvistamenti registrati sul nostro pianeta.
Di fronte alla generale sorpresa la Nasa questa volta ha risposto riferendo a possibili anomalie in alcuni pixel della macchina fotografica spaziale.. Una risposta che non ha certo convinto gli appassionati che sono pronti a scorgere ufo e anomalie di ogni genere nelle immagini e nei filmanti marziani.
L’obiettivo del rover Curiosity, oltre a studiare nei dettagli il suolo marziano, è quello di trovare segnali di possibili forme di vita extraterrestri che potrebbero aver abitato Marte nel passato. I Curiosity ha trasmesso immagini raccolte dal MRO, (Mars Reconnaissance Orbiter), in orbita intorno al pianeta rosso. Una sonda che controlla i vari robot in azione sul Marte..La missione Curiosity è alimentata da batterie nucleari e la sua missione dovrebbe durare due anni ma, l’ottimo servizio svolto, potrebbe avere un seguito.
Sono in molti ad ipotizzare un lontano passato in cui su questo pianeta vi era abbondante acqua allo stato liquido e condizioni ideali per lo sviluppo di forme di vita anche evolute.
Curiosity ,con il suo laboratorio che consente di analizzare rocce, anche scavando sotto la superficie, ha rilevato, oltre alla presenza di tutti gli elementi fondamentali per lo sviluppo della vita (carbonio , idrogeno, ossigeno, fosforo e zolfo), diversi indicatori della presenza e dell’azione dell’acqua dolce corrente. Un fatto eloquente nel riscontro di minerali a base di argilla e nella scarse tracce di sali.
Da tempo impazzano nei programmi sui dischi volanti , sempre molto seguiti, documenti e filmati che evidenzierebbero come entità aliene avrebbero seguito missioni spaziali e tutto il nostro percorso di moderna evoluzione tecnologica. A tale proposito hanno molto colpito le dichiarazioni di Charles Conrad, astronauta della missione Apollo 12. Si parla di tracce non terrestri lasciate vicino alle impronte degli astronauti che hanno passeggiato sulla Luna e di altre misteriose scie. L’astronauta ha riferito in alcune conferenze che queste immagini sarebbero poi state nascoste. Diversi globi luminosi sono stati visti avvicinarsi e volteggiare intorno a navicelle, come nel 1995 è avvenuto per lo Shuttle. (documentato n un video della Fox Tv). A volta dagli ambienti Nasa trapela qualcosa ma alla fine quasi sempre viene messo tutto sotto silenzio. Insomma gli incontri con oggetti volanti non identificati e strane luci non sarebbero infrequenti per gli astronauti. Certo c è chi prima che si verifichi la vera natura di questi oggetti è pronto a scrivere libri e ripetere i soliti mantra complottisti su quello “ che la scienza ufficiale e la politica ci tiene nascosto”.
E’ da segnalare che da anni negli Usa è attivo il progetto SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) per la ricerca radioastronomica di messaggi intelligenti dallo spazio In particolare dalla nostra galassia. Una realtà immensa grande 100.000 anni luce, nota come Via Lattea che potrebbe contenere più di trecento miliardi di stelle e un numero ben più alto di pianeti.In questa ricerca un elemento fondamentale, come “mattone della vita” è il carbonio. Anche l’acqua è fondamentale per la formazione di molecole più complesse, basate sul carbonio.
La realtà è che la nostra visione degli alieni è sempre antropomorfa e condizionata dai tempi e dalle nostre paure. Dagli omini verdi ai mostri cattivissimi (ripresi dalla fantascienza), dai “grigi “ ai nordici alti, efebici e biondi. Qualcuno li ha anche visti con occhi gialli. Insomma proiezioni molto simili a molte deità in cui l’umanità continua a identificarsi. Dopo tutto vi sono degli indigeni che vedendo i primi aerei attraversare il cielo avevano inventato un culto del cargo. E di carri volanti è piena tutta mitologia antica.
Le entità che arrivano da altri mondi, e forse a cavallo di varie dimensioni, potrebbero avere espressioni totalmente sorprendenti e poco “materiche”. Per viaggiare per anni luce, nonostante possibili tunnel spazio temporali, il corpo materico e la gravità sono lussi poco consigliabli. E’ interessante e indicativo notare come tutto il nostro sviluppo si basi sulla miniaturizzazione d tutti gli strumenti che utilizziamo.
Intanto di Ufo si continuerà sicuramente a parlare ma più che gli ufologi (che argomentano di razze aliene come se fossero cataloghi di etnie umane) è interessante ascoltare cosa dicono i futurologi e veri ricercatori su solide basi scientifiche. Una cosa è certa. Di forme di vita nel cosmo ve ne sono sicuramente, come si evince anche dalla continua scoperta di esopianeti, alcuni dei quali (quanto mai rari) con caratteristiche e condizioni molto simili alla Terra. Peccato che le distanze siano al momento proibitive per avere una risposta aliena ai nostri messaggi in tempi “umani”.
Sono molti gli astronauti ad affermare di credere nell’esistenza di forme di vita extraterrestre. Secondo molti la Nasa nasconderebbe diversi documenti che attesterebbero presenze aliene che avrebbero accompagnato diverse missioni. Alcuni hanno continuato a parlare alcuni con il tempo sono diventati “silenziosi.
Una riflessione infine curiosa potrebbe venire dal presunto attacco ufo a un satellite del scudo spaziale stellari voluti da Ronald Reagan. Che l’ex presidente americano ed i suoi progetti interventisti militari fossero invisi anche ai marziani?
In conclusione torniamo ai sigari marziani. Una testimonianza sovietica, sfuggita ai controlli, parla di documenti in cui sarebbero stati ripresi dei sigari luminosi, in orbita introno a Marte, e di oggetti luminosi che avrebbero accompagnato le missioni sovietiche. Il dibattito continua come il desiderio atavico di incontrare un fratello spaziale.
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Un sigaro volante di colore bianco è stato ripreso dal robot laboratorio Curiosity. Il rover che dall’agosto 2012 sta esplorando il suolo marziano. Il misterioso oggetto si è dileguato negli spazi siderali. Un oggetto del tutto simile era emerso anche nelle immagini riprese il 28 aprile dalla stessa telecamera NavCam
In quella circostanza il possibile Ufo si è poi diretto verso la superficie. La cosa ha acceso l’attenzione e le “interpretazioni” di ufologi e curiosi, per i quali si tratta di una forma alquanto nota e ricorrente in diversi avvistamenti registrati sul nostro pianeta.
Di fronte alla generale sorpresa la Nasa questa volta ha risposto riferendo a possibili anomalie in alcuni pixel della macchina fotografica spaziale.. Una risposta che non ha certo convinto gli appassionati che sono pronti a scorgere ufo e anomalie di ogni genere nelle immagini e nei filmanti marziani.
L’obiettivo del rover Curiosity, oltre a studiare nei dettagli il suolo marziano, è quello di trovare segnali di possibili forme di vita extraterrestri che potrebbero aver abitato Marte nel passato. I Curiosity ha trasmesso immagini raccolte dal MRO, (Mars Reconnaissance Orbiter), in orbita intorno al pianeta rosso. Una sonda che controlla i vari robot in azione sul Marte..La missione Curiosity è alimentata da batterie nucleari e la sua missione dovrebbe durare due anni ma, l’ottimo servizio svolto, potrebbe avere un seguito.
Sono in molti ad ipotizzare un lontano passato in cui su questo pianeta vi era abbondante acqua allo stato liquido e condizioni ideali per lo sviluppo di forme di vita anche evolute.
Curiosity ,con il suo laboratorio che consente di analizzare rocce, anche scavando sotto la superficie, ha rilevato, oltre alla presenza di tutti gli elementi fondamentali per lo sviluppo della vita (carbonio , idrogeno, ossigeno, fosforo e zolfo), diversi indicatori della presenza e dell’azione dell’acqua dolce corrente. Un fatto eloquente nel riscontro di minerali a base di argilla e nella scarse tracce di sali.
Da tempo impazzano nei programmi sui dischi volanti , sempre molto seguiti, documenti e filmati che evidenzierebbero come entità aliene avrebbero seguito missioni spaziali e tutto il nostro percorso di moderna evoluzione tecnologica. A tale proposito hanno molto colpito le dichiarazioni di Charles Conrad, astronauta della missione Apollo 12. Si parla di tracce non terrestri lasciate vicino alle impronte degli astronauti che hanno passeggiato sulla Luna e di altre misteriose scie. L’astronauta ha riferito in alcune conferenze che queste immagini sarebbero poi state nascoste. Diversi globi luminosi sono stati visti avvicinarsi e volteggiare intorno a navicelle, come nel 1995 è avvenuto per lo Shuttle. (documentato n un video della Fox Tv). A volta dagli ambienti Nasa trapela qualcosa ma alla fine quasi sempre viene messo tutto sotto silenzio. Insomma gli incontri con oggetti volanti non identificati e strane luci non sarebbero infrequenti per gli astronauti. Certo c è chi prima che si verifichi la vera natura di questi oggetti è pronto a scrivere libri e ripetere i soliti mantra complottisti su quello “ che la scienza ufficiale e la politica ci tiene nascosto”.
E’ da segnalare che da anni negli Usa è attivo il progetto SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) per la ricerca radioastronomica di messaggi intelligenti dallo spazio In particolare dalla nostra galassia. Una realtà immensa grande 100.000 anni luce, nota come Via Lattea che potrebbe contenere più di trecento miliardi di stelle e un numero ben più alto di pianeti.In questa ricerca un elemento fondamentale, come “mattone della vita” è il carbonio. Anche l’acqua è fondamentale per la formazione di molecole più complesse, basate sul carbonio.
La realtà è che la nostra visione degli alieni è sempre antropomorfa e condizionata dai tempi e dalle nostre paure. Dagli omini verdi ai mostri cattivissimi (ripresi dalla fantascienza), dai “grigi “ ai nordici alti, efebici e biondi. Qualcuno li ha anche visti con occhi gialli. Insomma proiezioni molto simili a molte deità in cui l’umanità continua a identificarsi. Dopo tutto vi sono degli indigeni che vedendo i primi aerei attraversare il cielo avevano inventato un culto del cargo. E di carri volanti è piena tutta mitologia antica.
Le entità che arrivano da altri mondi, e forse a cavallo di varie dimensioni, potrebbero avere espressioni totalmente sorprendenti e poco “materiche”. Per viaggiare per anni luce, nonostante possibili tunnel spazio temporali, il corpo materico e la gravità sono lussi poco consigliabli. E’ interessante e indicativo notare come tutto il nostro sviluppo si basi sulla miniaturizzazione d tutti gli strumenti che utilizziamo.
Intanto di Ufo si continuerà sicuramente a parlare ma più che gli ufologi (che argomentano di razze aliene come se fossero cataloghi di etnie umane) è interessante ascoltare cosa dicono i futurologi e veri ricercatori su solide basi scientifiche. Una cosa è certa. Di forme di vita nel cosmo ve ne sono sicuramente, come si evince anche dalla continua scoperta di esopianeti, alcuni dei quali (quanto mai rari) con caratteristiche e condizioni molto simili alla Terra. Peccato che le distanze siano al momento proibitive per avere una risposta aliena ai nostri messaggi in tempi “umani”.
Sono molti gli astronauti ad affermare di credere nell’esistenza di forme di vita extraterrestre. Secondo molti la Nasa nasconderebbe diversi documenti che attesterebbero presenze aliene che avrebbero accompagnato diverse missioni. Alcuni hanno continuato a parlare alcuni con il tempo sono diventati “silenziosi.
Una riflessione infine curiosa potrebbe venire dal presunto attacco ufo a un satellite del scudo spaziale stellari voluti da Ronald Reagan. Che l’ex presidente americano ed i suoi progetti interventisti militari fossero invisi anche ai marziani?
In conclusione torniamo ai sigari marziani. Una testimonianza sovietica, sfuggita ai controlli, parla di documenti in cui sarebbero stati ripresi dei sigari luminosi, in orbita introno a Marte, e di oggetti luminosi che avrebbero accompagnato le missioni sovietiche. Il dibattito continua come il desiderio atavico di incontrare un fratello spaziale.
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Telepresenza? Con l’olografia diventa ‘realtà’
Per la prima volta sul mercato un sistema che consente a due persone geograficamente distanti di incontrarsi e interagire in modo naturale come se fossero l’una davanti all’altra. Il progetto, sviluppato grazie alla collaborazione fra i ricercatori dell’Istituto nazionale di ottica del Cnr e la società Quintetto, è stato realizzato grazie al contributo della Regione Val D’Aosta
È possibile incontrare una persona che si trova dall’altra parte del mondo e vederla come se fosse esattamente di fronte a noi? Da oggi sì. Ce lo confermano i risultati del progetto ‘Telepresenza olografica’, realizzato dall’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ino-Cnr) e dalla ditta Quintetto di Pont Saint Martin nell’ambito di un progetto co-finanziato dalla Regione Val d’Aosta.
Per la prima volta è stato realizzato un sistema a costi sostenibili che consente l’interazione tra due operatori, situati anche a grandi distanze, dando loro una reciproca definizione analoga a quella che avrebbero se fossero realmente presenti nello stesso ambiente, seduti allo stesso tavolo.
“L’elemento focale è rappresentato da un’immagine bidimensionale inserita in un contesto tridimensionale studiato ad hoc che genera una sensazione di tridimensionalità. La persona ha quindi la percezione di essere realmente seduta di fronte ad un interlocutore reale e non ad una sua rappresentazione” afferma Luca Mercatelli ricercatore Ino-Cnr. Una parte importante del progetto, infatti, ha riguardato oltre al sistema audio, proprio lo studio delle caratteristiche cromatiche e fotometriche dell’ambiente avvalendosi delle competenze nell’ambito dell’illuminotecnica e scienza della visione.
“Gli scenari aperti da questa nuova tecnologia toccano diversi campi nei quali è utile o necessario avere un’esperienza il più possibile ‘reale’”, prosegue Paolo De Natale, direttore dell’Istituto. “Pensiamo per esempio, nei servizi ai cittadini, alla difficoltà degli anziani a interagire con schermi impersonali, modalità touch e indicazioni ‘meccaniche’. Ma anche alle imprese, alle applicazioni dal settore bancario a quello commerciale o turistico, medico o della pubblica amministrazione”.
“I sistemi olografici hanno già fatto la loro comparsa nel mondo degli eventi teatrali” sostiene Giovanni Iamonte di Quintetto Srl, direttore scientifico del progetto, “tuttavia la loro diffusione è ancora molto limitata a causa dei costi elevati. Per la prima volta, con il nostro sistema di Telepresenza Olografica è possibile portare sul mercato – a costi sostenibili – una interazione fra due soggetti a distanza molto realistica; il tutto in modalità ‘live’, in un ambiente naturale, con elevati livelli di interazione e sfruttando la normale capacità di trasmissione Internet offerta dagli operatori di mercato”.
I video con i risultati della telepresenza olografica e l’intervista al Direttore Ino-Cnr sono disponibili ai seguenti link
https://filesender.garr.it/?vid=4bddfadf-a161-d9e9-4315-000000301c0c
https://filesender.garr.it/?vid=28ecc1c2-b18f-c9a8-43d4-000051d7b313
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Scie chimiche, un documento tedesco eccezionale sulle nuvole sintetiche
Miglior documentario tedesco sulle scie chimiche ! Questo film molto ben informato e reso ricco da Mileon K. ( Kandascha ) è anche molto velocemente censurato su YouTube ( invisibile) . Più di due anni di lavoro , osservazioni molto accurate e spiegazioni registrate in questo film , che illumina molti nuovi aspetti finora sconosciuti. Molti gli argomenti degli scettici e negazionisti
delle scie chimiche vengono affrontate e confutate . In questo studio a lungo termine e l'analisi di aerosol a spruzzo Kandascha ha legato le proprie registrazioni con il materiale di ricerca e animazioni vivaci. La differenza con il normale scia di condensazione è mostrata esattamente . Ombre e riflessi nella atmosfera avvelenata da aerosol sono spiegate , la logistica delle operazioni di irrorazione utilizzano droni ed è indicata nei filmati storici della US Air Force che vengono analizzati . Il film è un'opera rivelatrice per gli ignoranti e increduli uno dei più grandi crimini del nostro tempo : il cambiamento climatico attivo indotto da progetti aerosol segreti che sono molto probabilmente pianificati e svolti dalla NATO e dal complesso militare-industriale . In questo film che tutti stavamo aspettando ! Ringraziamo K. Mileon (Kandascha) calorosamente per il suo ottimo lavoro e speriamo che il video non scompaia su YouTube . Il backup del film , l'ampia diffusione e il ricaricamento , se il film è censurato , quindi è molto importante . E per favore , firmate la petizione del SKYGUARDS al Parlamento UE per indagare sugli spray segreti in Europa . La petizione è stata approvata il 28 marzo 2014.http://sadefenza.blogspot.it/
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Ovni: La farsa del gobierno de USA
Enigmas y misterios: “No se ha ocultado ningún
informe de objetos voladores no identificados. Como director del NICAP,
el mayor Donald Keyhoe ha recibido toda la información que está en manos
de la Fuerza Aérea”. Carta del brigadier general Joe Kelly, de la
Fuerza Aérea de los Estados Unidos, al diputado Peter Freylinghuysen, 12
de setiembre de 1957
“No se ha ocultado ningún informe de objetos voladores no identificados. Como director del NICAP, el mayor Donald Keyhoe ha recibido toda la información que está en manos de la Fuerza Aérea”.
Carta del brigadier general Joe Kelly, de la Fuerza Aérea de los Estados Unidos, al diputado Peter Freylinghuysen, 12 de setiembre de 1957.
“Les aseguro que la Fuerza Aérea nunca intentó entregar a esa organización los archivos “únicamente para uso oficial.”
Carta del brigadier general Joe Kelly, al señor Richard May, ayudante del director del NICAP, 15 de noviembre de 1957.

Vale comenzar con una advertencia al lector: si bien esta nota trata de investigaciones militares sobre OVNI, no espere encontrar aquí sorprendentes e inéditas revelaciones, documentos expoliados de archivos oficiales apenas días atrás o alucinantes videos o fotografías de alienígenas sentados tête a tête con Reagan, Clinton, Yeltsin o Putin. Por el contrario, en ella vuelvo a hablar de encuestas oficiales archicomentadas en miles de artículos sobre el tema, todas de hace muchísimos años atrás. Pero con la novedad de obligarme a plantear reflexiones profundas y críticas que quizás (sólo quizás) a otros se les han pasado por alto. No otro es el mérito de este trabajo.
En los últimos años, tanto a través de conferencias públicas, programas de radio y televisión, libros, revistas e información en Internet, venimos asistiendo a una proliferación de denuncias sobre extraños, ultrasecretísimos y a veces desconfiables “programas de investigación” que distintos gobiernos, pero especialmente el norteamericano, han venido desarrollando alrededor del tema de los OVNI. “Majestic-12”, “Montauk”, “Cometa”, “Matrix” son sólo algunos de ellos, hasta puestos de moda en el argot popular a través de seriales televisivos y cómics.
Ante semejante masa de información “liberada” o “filtrada”, y la pertinaz negativa que a su credibilidad oponen los estamentos oficiales consultados, uno, lícitamente, tiene derecho de hacerse algunos planteos: por ejemplo, suponer que nuestros gobiernos y fuerzas armadas “siempre” nos mienten, así que no es necesario reunir más pruebas de la existencia de esos proyectos porque seguramente tiene entidad precisamente por ser tan pertinazmente negados. Pero como posibilidad no es certeza, que “pudieran” haberlo hecho no significa lógicamente que así haya ocurrido, con lo cual todo queda en el discutible –y pantanoso– terreno de las creencias personales.
Pero por otro lado, también podemos preguntarnos por qué debemos creer estas historias a pie juntillas. Tal vez sus cultores sean un poco “conspiranóicos”, o crédulamente alimenten solo el buen negocio de unos pocos que ganan sus dinerillos a costa de montar verdaderas superestructuras de la mentira. Porque aquí también, de los defensores de la existencia de estos “proyectos secretos” sólo podemos esperar argumentos y evidencias circunstanciales, no pruebas. Bob Lazar, Robert Dean, John Lear o Paul Bennewitz, para nombrar sólo unos pocos de los nombres en boga dentro de estas tesis de “ultrasecretos develados” son tan creíbles o poco creíbles en la justa proporción de nuestras expectativas previas sobre el tema.
De ninguna manera estas reflexiones tratan de respaldar la tesis escéptica de que “aquí nada pasó”. Simplemente, enfocar el asunto desde otra perspectiva. Hace unos cuantos años, allá por 1975, cuando con mis incipientes 17 años estaba escribiendo el que sería mi primer libro (publicado en el ’76 por la filial argentina de la editorial española “Dronte”, bajo el título de “Naves Extraterrestres Tripuladas”) me pregunté si no sería interesante, a la luz de las investigaciones militares de las que en aquél entonces se hablaba, analizar los resultados de las mismas para buscar sus puntos débiles. Hoy, 25 años después (nada menos) vuelvo a desempolvar ese trabajo, planteándome que si no podemos estar seguros de lo que ocurrió en el contexto de investigaciones ulteriores (reales o supuestas) que los mismos militares niegan haber realizado, por lo menos tenemos los resultados de aquellas que los mismos sí admiten públicamente haber encarado (como las que recibieron los nombres clave de “Sign”, “Grudge” y “BlueBook”).
Creo que es interesante comenzar por los Estados Unidos, más precisamente con la Fuerza Aérea de ese país. Por dos razones: (a) porque cronológicamente preceden cualquier otra investigación oficial realizada en el mundo, y (b) porque de las investigaciones encaradas, al menos en una de ellas dio a conocer periódicamente el resultado de sus investigaciones.
Fue cuando en 1947, Kenneth Arnold avistó nueve platillos sobre el Monte Rainier (lo que dio comienzo a la “época contemporánea” de los OVNI) el ATIC (Aerial Technical Intelligence Center, Servicio de Inteligencia Técnica Aérea) con asiento en la base aérea de Wrigth Patterson, Ohio, creó el Proyect Sign (“Proyecto Signo”) con el fin de estudiar las principales observaciones realizadas en el territorio de los EEUU. Esta comisión, integrada por militares y algunos científicos elevó, en 1948, un informe al Pentágono del que se sabe que en dicho informe se admitía la realidad física de los OVNI y, más aún, se admitía como “muy probable” la posibilidad de que dichos objetos fuesen aparatos extraterrestres. Por lo visto, esto no le gustó al Pentágono, que cursó la orden al ATIC de disolver el Project Sign, y crear el Project Grudge (esto no puede ser casual: “grudge” significa “rencor” en inglés) cuya única misión (y esto surge invariablemente del análisis exhaustivo de sus comunicados e investigaciones supuestamente realizadas) era la de desvirtuar todo lo afirmado por el “Proyecto Signo”. La USAF (Fuerza Aérea de los Estados Unidos) era consciente de que a pesar de sus esfuerzos, parte de esa información había trascendido al público. Por lo tanto, el proyecto Rencor, encabezado por Donald H. Menzel, conocido astrofísico y desvirtuador del fenómeno OVNI se encargó de eliminar la información existente. En esta comisión intervenía, entre otros, el astrónomo Joseph Allen Hynek, quien (y es importante destacarlo) se retiró cuando advirtió el matiz negativo que tomaban las investigaciones. Posteriormente, Hynek fue uno de los principales investigadores de Estados Unidos. Fue entonces cuando al mayor de infantería (Re) Donald Keyhoe se le encargó una investigación para la revista “True”. En la misma, atacó públicamente a la USAF, de poseer información confidencial. Por ser Keyhoe una autoridad mundial en la materia, inmediatamente obtuvo el apoyo de cientos de investigadores y científicos del mundo entero, por lo que el Proyecto Rencor tuvo que emitir su primer informe. La orden del día, implícita pero implacable era... ¡No crean!. Lo único que importaba era recoger los informes y reducirlos a cualquier tipo de ilusión, callar los hechos que no podían explicarse y preparar una conferencia de prensa que convenciera a todo el mundo de la inexistencia de los platillos y lo absurdo de su idea. Sin embargo, y a pesar de todos los esfuerzos, los informes seguían afluyendo. Daba lo mismo; la Comisión no comprobaba nada, se limitaba a recoger los informes y los metía en cajones. El informe Grudge llegó con toda facilidad a las conclusiones que las altas esferas esperaban. Este informe admitía siempre un 23% de casos no identificados, pero la sección correspondiente a la parte psicológica se encargaba de eliminarlos.
Los partidarios de la política del avestruz estaban tan convencidos de la eficacia de su sistema que pensaron enterrar los OVNI enterrando los informes y publicando, el 27 de diciembre de 1951, un comunicado oficial que certificaba la inexistencia de los platillos volantes y anunciaba la disolución del Project Grudge, totalmente inútil ya.
Tres días más tarde, y bajo el título de apéndice, aparecía un nuevo comunicado que desmentía totalmente al primero: “Será siempre imposible afirmar en forma absoluta que el objeto divisado no era un aparato interplanetario, un proyectil enemigo o cualquier otro objeto”.
Evidentemente, los que escribían el artículo se inclinaban favorablemente hacia la hipótesis extraterrestre. Aunque se anunciara que la comisión estaba disuelta e inoperante, no por ello dejó de existir. Se limitaba a ordenar los archivos y a amontonar en cajones los informes que seguían llegando.
Debido a una importante observación ocurrida el 1 de diciembre de 1952, en una base aérea donde se encontraban importantes personalidades, el general Cabell, Director del Servicio de Informaciones, tuvo que convocar a una conferencia de prensa. Interrogado en el punto en que se encontraban las investigaciones de la comisión, Cunnings “quemó sus naves” y reveló la forma en que se enterraban los informes.
Hubo diferentes reacciones.
El General, inmediatamente, dio orden de reanudar el trabajo, y Ruppelt reemplazó a Cunnings. En realidad, los sentimientos de Ruppelt eran contradictorios. Sospechaba que querían utilizarlo para una nueva campaña de camuflaje, pero la voluntad de renovación parecía sincera. Con verdadera pasión por su trabajo, Ruppelt estudió los nuevos informes y revisó los antiguos. Así nació el Project Blue Book (Proyecto Libro Azul).
Había conseguido la ayuda de sabios eminentes. Además, una (para entonces) avanzada computadora a tarjetas perforadas le permitió formar un fichero ideal de informes que podía consultarse con la velocidad del rayo.
La labor del Proyecto Libro Azul consistió fundamentalmente en la compilación de testimonios escritos, fotográficos y cinematográficos referidos a objetos no identificados, y en su explicación subsiguiente. Este último proceso comprendía: análisis y apreciación de los informes e inclusión de los objetos que se describen en cada informe dentro de categorías de identificación bien definidas.
La tarea de evaluación era realizada por un equipo privado de técnicos y científicos, encabezados por Edward Condon y Robert Low, supervisados por la Fuerza Aérea. En cuanto a las categorías de identificación, el Libro Azul reconocía las siguientes: Balones – Fenómenos atmosféricos – Aviones – Mistificaciones – Alucinaciones – Otros (pájaros, papeles) – Bólidos – Aparatos experimentales – Datos Insuficientes – No identificados o desconocidos.
Según dejáramos expresado, la USAF ha hecho conocer regularmente mediante sucesivos comunicados de prensa, el resultado de sus investigaciones. En 1966, la farsa alcanza su punto álgido con la evaluación emitida por Condon, hecha en base de un presupuesto del orden de los quinientos mil dólares. Este informe se refería a los 354 casos norteamericanos de ese año. Para regocijo de quienes admitían la realidad del fenómeno OVNI, así se presentaban los resultados: Balones: 35 – Datos insuficientes: 123 – Aviones: 22 – No identificados: 3 – Mistificaciones: 55 – Alucinaciones: 18 – Otros: 50 – Bólidos: 15 – Aparatos experimentales 33.
De esta tabla increíble publicada a los pocos días de que el equipo de Condon dictaminara que los OVNI no existen y que no vale la pena seguir su investigación, se desprende que de la humilde cifra de 354 casos (en la Argentina ese año hubo más de mil) los únicamente explicables fueron 228 casos contra 126 que por distintas causas no tuvieron una explicación coherente ni convincente. Después de todo, la categoría de “Otros” es más que discutible, porque si la identificación debe ser válida lo es en primer lugar por contar con una categoría con cualidades propias. Sin embargo, el comunicado se ufana luego de que el porcentaje de no identificados (se refiere lógicamente a tres) era el más bajo de los últimos veinte años, y agrega finalmente que hasta principios de 1966, en los Estados Unidos se habían registrado 12.097 casos de OVNI, 697 de los cuales resistieron los distintos análisis y fueron catalogados como “desconocidos”. En cuanto a los tres de 1966, reproduciendo textualmente el comunicado: “... hay que explicarlos a toda costa, porque nosotros no creemos en platillos volantes...”. Los comentarios sobran.
Aporta una reflexión interesante recordar lo ocurrido en enero de 1967, cuando una comisión de sabios se reunió durante dos días, presidida por HP Robertson, físico teórico del Instituto de Tecnología de Massachussets, para examinar una selección de informes facilitados por el Libro Azul. El número de estos informes fue reducidísimo (no pasó de una docena) pero sirvió para que los científicos dictaminaran:
a) que no había pruebas de ninguna acción hostil en el fenómeno OVNI.
b) que no existían pruebas de la presencia de aparatos de una potencia extranjera en ninguno de los informes que les fueron sometidos.
c) recomendaban un programa educativo para informar al público de la naturaleza de los distintos fenómenos vistos en los cielos (meteoros, estelas de vapor, halos, globos, etc.) con el objetivo de eliminar el “aura de misterio” que “por desgracia” los OVNI habían adquirido.
El objetivo de este descrédito, según figura en el “Informe Robertson”, consultado y difundido por el desaparecido físico y ufólogo James Mc Donald, consistía en reducir el interés público por los platillos. ¿Por qué?
Me he detenido en este episodio porque creo que el mismo invalida cierta corriente “racionalista” que en los últimos tiempos parece haber afectado a algunos colegas investigadores, en el sentido de suponer que el fenómeno OVNI (o buena parte del mismo) estuvo en realidad alentado y exagerado por los servicios de inteligencia norteamericanos o las fuerzas armadas de ese país, tanto con el propósito de crear una psicosis de temor cósmico en los contribuyentes que alentara mayores gastos presupuestarios en armamento, como una “tapadera” de experimentos de todo tipo, que permitiera derivar a supuestos alienígenas –y al descrédito que en la opinión pública de entonces eso conllevaba– toda indagación periodística que, caso contrario, pusiera a la luz tales investigaciones o desarrollos secretos. Porque si así hubiera sido, entonces a la CIA le hubiera convenido estimular el interés público por los OVNI, no recomendar lo contrario. Es interesante destacar que en esta misma época, la USAF decreta la regla AR-200/2, que multaba por diez mil dólares y de tres a diez años de prisión a todo oficial de alta graduación que diera a conocer públicamente información sobre casos “no identificados” por la Air Force, a menos que se comunicaran casos satisfactoriamente explicados. La pena a imponer a quien violara esta norma no se conocía públicamente hasta que un piloto militar, de quien por razones obvias no se suministró el nombre, la dio a conocer a un periodista del Star Leiger, de Nueva York.

La política del avestruz no es la más conveniente. Si así fuera, seguiríamos condenados a ver y padecer la acción de objetos voladores no identificados controlados inteligentemente. El espacio aéreo será violado una y mil veces, los radares aéreos seguirán captando extraños blips y los auto se detendrán en los caminos por causas desconocidas. En los campos aparecerán nuevos anillos de pasto quemado, las torres de control de los aeropuertos tratarán de contactar con aviones misteriosos, los pilotos comerciales efectuarán insólitas maniobras para eludir la presunta imagen del planeta Venus, y algunos “científicos” intentarán demostrar desde el pizarrón o la charla televisiva que los OVNI “no pueden existir”. Es posible, también, que a principios o mediados del año próximo nuevas oleadas de OVNI nos sobrevuelen, y las evidencias aumenten siguiendo, tal vez, algún plan predeterminado para tornarse familiares con una frecuencia hábilmente dosificada. Entonces, como en el 62, 65, 68, 73 las fuerzas armadas no prestarán apoyo a los grupos privados y, ante el estupor general, algún radioastrónomo dirá que los OVNI son psicosis colectiva, y algún periodista recalcitrante afirmará que los pastos quemados se deben a que a la gente le gusta entretenerse en los picnics haciendo asados.
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“No se ha ocultado ningún informe de objetos voladores no identificados. Como director del NICAP, el mayor Donald Keyhoe ha recibido toda la información que está en manos de la Fuerza Aérea”.
Carta del brigadier general Joe Kelly, de la Fuerza Aérea de los Estados Unidos, al diputado Peter Freylinghuysen, 12 de setiembre de 1957.
“Les aseguro que la Fuerza Aérea nunca intentó entregar a esa organización los archivos “únicamente para uso oficial.”
Carta del brigadier general Joe Kelly, al señor Richard May, ayudante del director del NICAP, 15 de noviembre de 1957.
Vale comenzar con una advertencia al lector: si bien esta nota trata de investigaciones militares sobre OVNI, no espere encontrar aquí sorprendentes e inéditas revelaciones, documentos expoliados de archivos oficiales apenas días atrás o alucinantes videos o fotografías de alienígenas sentados tête a tête con Reagan, Clinton, Yeltsin o Putin. Por el contrario, en ella vuelvo a hablar de encuestas oficiales archicomentadas en miles de artículos sobre el tema, todas de hace muchísimos años atrás. Pero con la novedad de obligarme a plantear reflexiones profundas y críticas que quizás (sólo quizás) a otros se les han pasado por alto. No otro es el mérito de este trabajo.
En los últimos años, tanto a través de conferencias públicas, programas de radio y televisión, libros, revistas e información en Internet, venimos asistiendo a una proliferación de denuncias sobre extraños, ultrasecretísimos y a veces desconfiables “programas de investigación” que distintos gobiernos, pero especialmente el norteamericano, han venido desarrollando alrededor del tema de los OVNI. “Majestic-12”, “Montauk”, “Cometa”, “Matrix” son sólo algunos de ellos, hasta puestos de moda en el argot popular a través de seriales televisivos y cómics.
Ante semejante masa de información “liberada” o “filtrada”, y la pertinaz negativa que a su credibilidad oponen los estamentos oficiales consultados, uno, lícitamente, tiene derecho de hacerse algunos planteos: por ejemplo, suponer que nuestros gobiernos y fuerzas armadas “siempre” nos mienten, así que no es necesario reunir más pruebas de la existencia de esos proyectos porque seguramente tiene entidad precisamente por ser tan pertinazmente negados. Pero como posibilidad no es certeza, que “pudieran” haberlo hecho no significa lógicamente que así haya ocurrido, con lo cual todo queda en el discutible –y pantanoso– terreno de las creencias personales.
Pero por otro lado, también podemos preguntarnos por qué debemos creer estas historias a pie juntillas. Tal vez sus cultores sean un poco “conspiranóicos”, o crédulamente alimenten solo el buen negocio de unos pocos que ganan sus dinerillos a costa de montar verdaderas superestructuras de la mentira. Porque aquí también, de los defensores de la existencia de estos “proyectos secretos” sólo podemos esperar argumentos y evidencias circunstanciales, no pruebas. Bob Lazar, Robert Dean, John Lear o Paul Bennewitz, para nombrar sólo unos pocos de los nombres en boga dentro de estas tesis de “ultrasecretos develados” son tan creíbles o poco creíbles en la justa proporción de nuestras expectativas previas sobre el tema.
De ninguna manera estas reflexiones tratan de respaldar la tesis escéptica de que “aquí nada pasó”. Simplemente, enfocar el asunto desde otra perspectiva. Hace unos cuantos años, allá por 1975, cuando con mis incipientes 17 años estaba escribiendo el que sería mi primer libro (publicado en el ’76 por la filial argentina de la editorial española “Dronte”, bajo el título de “Naves Extraterrestres Tripuladas”) me pregunté si no sería interesante, a la luz de las investigaciones militares de las que en aquél entonces se hablaba, analizar los resultados de las mismas para buscar sus puntos débiles. Hoy, 25 años después (nada menos) vuelvo a desempolvar ese trabajo, planteándome que si no podemos estar seguros de lo que ocurrió en el contexto de investigaciones ulteriores (reales o supuestas) que los mismos militares niegan haber realizado, por lo menos tenemos los resultados de aquellas que los mismos sí admiten públicamente haber encarado (como las que recibieron los nombres clave de “Sign”, “Grudge” y “BlueBook”).
Creo que es interesante comenzar por los Estados Unidos, más precisamente con la Fuerza Aérea de ese país. Por dos razones: (a) porque cronológicamente preceden cualquier otra investigación oficial realizada en el mundo, y (b) porque de las investigaciones encaradas, al menos en una de ellas dio a conocer periódicamente el resultado de sus investigaciones.
Fue cuando en 1947, Kenneth Arnold avistó nueve platillos sobre el Monte Rainier (lo que dio comienzo a la “época contemporánea” de los OVNI) el ATIC (Aerial Technical Intelligence Center, Servicio de Inteligencia Técnica Aérea) con asiento en la base aérea de Wrigth Patterson, Ohio, creó el Proyect Sign (“Proyecto Signo”) con el fin de estudiar las principales observaciones realizadas en el territorio de los EEUU. Esta comisión, integrada por militares y algunos científicos elevó, en 1948, un informe al Pentágono del que se sabe que en dicho informe se admitía la realidad física de los OVNI y, más aún, se admitía como “muy probable” la posibilidad de que dichos objetos fuesen aparatos extraterrestres. Por lo visto, esto no le gustó al Pentágono, que cursó la orden al ATIC de disolver el Project Sign, y crear el Project Grudge (esto no puede ser casual: “grudge” significa “rencor” en inglés) cuya única misión (y esto surge invariablemente del análisis exhaustivo de sus comunicados e investigaciones supuestamente realizadas) era la de desvirtuar todo lo afirmado por el “Proyecto Signo”. La USAF (Fuerza Aérea de los Estados Unidos) era consciente de que a pesar de sus esfuerzos, parte de esa información había trascendido al público. Por lo tanto, el proyecto Rencor, encabezado por Donald H. Menzel, conocido astrofísico y desvirtuador del fenómeno OVNI se encargó de eliminar la información existente. En esta comisión intervenía, entre otros, el astrónomo Joseph Allen Hynek, quien (y es importante destacarlo) se retiró cuando advirtió el matiz negativo que tomaban las investigaciones. Posteriormente, Hynek fue uno de los principales investigadores de Estados Unidos. Fue entonces cuando al mayor de infantería (Re) Donald Keyhoe se le encargó una investigación para la revista “True”. En la misma, atacó públicamente a la USAF, de poseer información confidencial. Por ser Keyhoe una autoridad mundial en la materia, inmediatamente obtuvo el apoyo de cientos de investigadores y científicos del mundo entero, por lo que el Proyecto Rencor tuvo que emitir su primer informe. La orden del día, implícita pero implacable era... ¡No crean!. Lo único que importaba era recoger los informes y reducirlos a cualquier tipo de ilusión, callar los hechos que no podían explicarse y preparar una conferencia de prensa que convenciera a todo el mundo de la inexistencia de los platillos y lo absurdo de su idea. Sin embargo, y a pesar de todos los esfuerzos, los informes seguían afluyendo. Daba lo mismo; la Comisión no comprobaba nada, se limitaba a recoger los informes y los metía en cajones. El informe Grudge llegó con toda facilidad a las conclusiones que las altas esferas esperaban. Este informe admitía siempre un 23% de casos no identificados, pero la sección correspondiente a la parte psicológica se encargaba de eliminarlos.
Los partidarios de la política del avestruz estaban tan convencidos de la eficacia de su sistema que pensaron enterrar los OVNI enterrando los informes y publicando, el 27 de diciembre de 1951, un comunicado oficial que certificaba la inexistencia de los platillos volantes y anunciaba la disolución del Project Grudge, totalmente inútil ya.
Tres días más tarde, y bajo el título de apéndice, aparecía un nuevo comunicado que desmentía totalmente al primero: “Será siempre imposible afirmar en forma absoluta que el objeto divisado no era un aparato interplanetario, un proyectil enemigo o cualquier otro objeto”.
Evidentemente, los que escribían el artículo se inclinaban favorablemente hacia la hipótesis extraterrestre. Aunque se anunciara que la comisión estaba disuelta e inoperante, no por ello dejó de existir. Se limitaba a ordenar los archivos y a amontonar en cajones los informes que seguían llegando.
Debido a una importante observación ocurrida el 1 de diciembre de 1952, en una base aérea donde se encontraban importantes personalidades, el general Cabell, Director del Servicio de Informaciones, tuvo que convocar a una conferencia de prensa. Interrogado en el punto en que se encontraban las investigaciones de la comisión, Cunnings “quemó sus naves” y reveló la forma en que se enterraban los informes.
Hubo diferentes reacciones.
El General, inmediatamente, dio orden de reanudar el trabajo, y Ruppelt reemplazó a Cunnings. En realidad, los sentimientos de Ruppelt eran contradictorios. Sospechaba que querían utilizarlo para una nueva campaña de camuflaje, pero la voluntad de renovación parecía sincera. Con verdadera pasión por su trabajo, Ruppelt estudió los nuevos informes y revisó los antiguos. Así nació el Project Blue Book (Proyecto Libro Azul).
Había conseguido la ayuda de sabios eminentes. Además, una (para entonces) avanzada computadora a tarjetas perforadas le permitió formar un fichero ideal de informes que podía consultarse con la velocidad del rayo.
La labor del Proyecto Libro Azul consistió fundamentalmente en la compilación de testimonios escritos, fotográficos y cinematográficos referidos a objetos no identificados, y en su explicación subsiguiente. Este último proceso comprendía: análisis y apreciación de los informes e inclusión de los objetos que se describen en cada informe dentro de categorías de identificación bien definidas.
La tarea de evaluación era realizada por un equipo privado de técnicos y científicos, encabezados por Edward Condon y Robert Low, supervisados por la Fuerza Aérea. En cuanto a las categorías de identificación, el Libro Azul reconocía las siguientes: Balones – Fenómenos atmosféricos – Aviones – Mistificaciones – Alucinaciones – Otros (pájaros, papeles) – Bólidos – Aparatos experimentales – Datos Insuficientes – No identificados o desconocidos.
Según dejáramos expresado, la USAF ha hecho conocer regularmente mediante sucesivos comunicados de prensa, el resultado de sus investigaciones. En 1966, la farsa alcanza su punto álgido con la evaluación emitida por Condon, hecha en base de un presupuesto del orden de los quinientos mil dólares. Este informe se refería a los 354 casos norteamericanos de ese año. Para regocijo de quienes admitían la realidad del fenómeno OVNI, así se presentaban los resultados: Balones: 35 – Datos insuficientes: 123 – Aviones: 22 – No identificados: 3 – Mistificaciones: 55 – Alucinaciones: 18 – Otros: 50 – Bólidos: 15 – Aparatos experimentales 33.
De esta tabla increíble publicada a los pocos días de que el equipo de Condon dictaminara que los OVNI no existen y que no vale la pena seguir su investigación, se desprende que de la humilde cifra de 354 casos (en la Argentina ese año hubo más de mil) los únicamente explicables fueron 228 casos contra 126 que por distintas causas no tuvieron una explicación coherente ni convincente. Después de todo, la categoría de “Otros” es más que discutible, porque si la identificación debe ser válida lo es en primer lugar por contar con una categoría con cualidades propias. Sin embargo, el comunicado se ufana luego de que el porcentaje de no identificados (se refiere lógicamente a tres) era el más bajo de los últimos veinte años, y agrega finalmente que hasta principios de 1966, en los Estados Unidos se habían registrado 12.097 casos de OVNI, 697 de los cuales resistieron los distintos análisis y fueron catalogados como “desconocidos”. En cuanto a los tres de 1966, reproduciendo textualmente el comunicado: “... hay que explicarlos a toda costa, porque nosotros no creemos en platillos volantes...”. Los comentarios sobran.
Aporta una reflexión interesante recordar lo ocurrido en enero de 1967, cuando una comisión de sabios se reunió durante dos días, presidida por HP Robertson, físico teórico del Instituto de Tecnología de Massachussets, para examinar una selección de informes facilitados por el Libro Azul. El número de estos informes fue reducidísimo (no pasó de una docena) pero sirvió para que los científicos dictaminaran:
a) que no había pruebas de ninguna acción hostil en el fenómeno OVNI.
b) que no existían pruebas de la presencia de aparatos de una potencia extranjera en ninguno de los informes que les fueron sometidos.
c) recomendaban un programa educativo para informar al público de la naturaleza de los distintos fenómenos vistos en los cielos (meteoros, estelas de vapor, halos, globos, etc.) con el objetivo de eliminar el “aura de misterio” que “por desgracia” los OVNI habían adquirido.
El objetivo de este descrédito, según figura en el “Informe Robertson”, consultado y difundido por el desaparecido físico y ufólogo James Mc Donald, consistía en reducir el interés público por los platillos. ¿Por qué?
Me he detenido en este episodio porque creo que el mismo invalida cierta corriente “racionalista” que en los últimos tiempos parece haber afectado a algunos colegas investigadores, en el sentido de suponer que el fenómeno OVNI (o buena parte del mismo) estuvo en realidad alentado y exagerado por los servicios de inteligencia norteamericanos o las fuerzas armadas de ese país, tanto con el propósito de crear una psicosis de temor cósmico en los contribuyentes que alentara mayores gastos presupuestarios en armamento, como una “tapadera” de experimentos de todo tipo, que permitiera derivar a supuestos alienígenas –y al descrédito que en la opinión pública de entonces eso conllevaba– toda indagación periodística que, caso contrario, pusiera a la luz tales investigaciones o desarrollos secretos. Porque si así hubiera sido, entonces a la CIA le hubiera convenido estimular el interés público por los OVNI, no recomendar lo contrario. Es interesante destacar que en esta misma época, la USAF decreta la regla AR-200/2, que multaba por diez mil dólares y de tres a diez años de prisión a todo oficial de alta graduación que diera a conocer públicamente información sobre casos “no identificados” por la Air Force, a menos que se comunicaran casos satisfactoriamente explicados. La pena a imponer a quien violara esta norma no se conocía públicamente hasta que un piloto militar, de quien por razones obvias no se suministró el nombre, la dio a conocer a un periodista del Star Leiger, de Nueva York.
La política del avestruz no es la más conveniente. Si así fuera, seguiríamos condenados a ver y padecer la acción de objetos voladores no identificados controlados inteligentemente. El espacio aéreo será violado una y mil veces, los radares aéreos seguirán captando extraños blips y los auto se detendrán en los caminos por causas desconocidas. En los campos aparecerán nuevos anillos de pasto quemado, las torres de control de los aeropuertos tratarán de contactar con aviones misteriosos, los pilotos comerciales efectuarán insólitas maniobras para eludir la presunta imagen del planeta Venus, y algunos “científicos” intentarán demostrar desde el pizarrón o la charla televisiva que los OVNI “no pueden existir”. Es posible, también, que a principios o mediados del año próximo nuevas oleadas de OVNI nos sobrevuelen, y las evidencias aumenten siguiendo, tal vez, algún plan predeterminado para tornarse familiares con una frecuencia hábilmente dosificada. Entonces, como en el 62, 65, 68, 73 las fuerzas armadas no prestarán apoyo a los grupos privados y, ante el estupor general, algún radioastrónomo dirá que los OVNI son psicosis colectiva, y algún periodista recalcitrante afirmará que los pastos quemados se deben a que a la gente le gusta entretenerse en los picnics haciendo asados.
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