Il Centro di aiuto della diocesi di Sendai
è attivo in ben cinque grandi città delle prefettura. Oltre 100
volontari impegnati nella ricostruzione e nell'aiuto psicologico e
spirituale alle vittime. Resta critica la situazione nelle prefetture di
Myagi e Iwate. Migliaia di persone ancora senza tetto a causa dei
ritardi nei lavori di ricostruzione.
Sendai (AsiaNews)
- - A due anni dal terremoto e dallo tsunami che l'11 marzo del 2011
hanno devastato il Giappone, continua senza sosta il lavoro del centro
di aiuto della Diocesi di Sendai (Sendai Diocese Support Center, Sdsc),
coordinato dalla Caritas giapponese e sostenuto da tutte le diocesi del
Paese. Nato cinque giorni dopo la tragedia costata la vita a oltre
19mila persone, il centro è attivo al momento in cinque città: Kamaisgi,
Yonekawa, Minami, Sanriku, Ishinomaki, Miyako, Osuchi, Ofunato,
Haramachi e Iwaki. In queste zone la Chiesa è
presente con oltre 100 volontari attivi e nella ricostruzione delle
abitazioni e nel sostegno psicologico e spirituale alle vittime.
Tuttavia la situazione nelle aree colpite è ancora critica. Nella
prefetture di Iwate e Myagi dopo le continue richieste della popolazione
sono giunti pochi mesi fa squadre di muratori per poter ricostruire le
abitazioni distrutte, ma la gente fa ancora fatica a sopravvivere e
dipende dagli aiuti umanitari. Nelle città di Minami-Sanriku (Myagi) e
Ostuchi (Iwate) entrambe spazzate via dall'onda di tsunami, i resti dei
palazzi e degli edifici rimasti in piedi non sono ancora stati
ricostruiti e giacciono come antiche rovine coperte di vegetazione in
primavera e di neve durante l'inverno.
Il programma di ricostruzione è troppo lento e ciò ha già costretto
migliaia di persone ad abbandonare le loro città di origine. Nel
dicembre 2012 circa 150mila abitanti delle province di Myagi e Iwate
sono migrate altrove. Il futuro di questi luoghi è ancora incerto e più
scorre il tempo, più è drammatico per gli abitanti continuare a vivere
senza lavoro e in condizioni di povertà e disagio, soprattutto
psicologico.
Entro il 2013 la popolazione spera che il governo inizi a costruire dei
centri ricreativi per spingere le famiglie, ma soprattutto le persone
rimaste sole a uscire dal loro isolamento forzato nelle piccole baracche
costruite sulle macerie delle loro case distrutte.
Ancora più drammatica è la condizione della prefettura di Fukushima
colpita dalle radiazioni dell'omonima centrale nucleare danneggiata in
modo irreparabile dal sisma e dall'onda anomala. Dopo l'incidente al
reattore numero 1, 89mila persone residente nell'anello di sicurezza
(circa 30 km dalla centrale) sono state costrette ad abbandonare le loro
abitazioni e non è chiaro se potranno mai fare ritorno nelle loro case.
I livelli di radiazioni anche in citta come Koryama e Fukishima,
distanti circa 60 km dalla centrale sono altissimi. I rapporti parlano
di 20 millisievert all'anno, quantità che mette in pericolo la vita
dell'uomo. Il livello di tolleranza è di circa 1 millisievert all'anno.
Tale situazione ha generato una vera e propria fuga dalle città e dai
villaggi situati nei pressi della centrale nucleare. L'insalubrità
dell'aria ha spinto migliaia di persone a cercare a proprie spese e
senza alcun rimborso da parte del governo un altro luogo in cui vivere.
La situazione è drammatica soprattutto per le giovani coppie con figli,
che faticano a mantenere le loro famiglie.
di David Uribe
Fonte

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