Statistiche

Tuesday, August 30, 2011

Astronomia: le remote galassie del gruppo Hickson

L’astronomo canadese Paul Hickson e i suoi colleghi dell’Università della Colombia Britannica, 25 anni fa condussero una ricerca sistematica di gruppi di galassie compatte sulle lastre sensibili al rosso della Palomar Observatory Sky Survey (POSS) e nel 1982 stilarono un catalogo, identificando circa 100 oggetti opportunamente chiamati “Gruppi compatti Hickson“. Le quattro galassie in rilievo nella foto in basso rappresentano oggetti di questi gruppi, a circa 100 milioni di anni luce nella costellazione del Leone. Le due galassie a spirale al centro dell’immagine sono rispettivamente NGC 3190, visibile con la sua banda di polveri che circonda sul piano equatoriale il suo disco, e NGC 3187, a forma di S. La galassia a spirale in alto a sinistra è NGC 3185, facente parte del gruppo 4. Così come altre galassie del gruppo Hickson, anche queste mostrano segni di distorsione e di maggiore formazione stellare, prova di una forza gravitazionale che finirà per determinare la fusione di più galassie. Il processo di fusione è una parte normale dell’evoluzione delle galassie, compresa la nostra Via Lattea.

Credit: Stephen Leshin

Fonte: http://www.meteoweb.eu



La Nasa atterra a Stoccolma con la mostra "Un'avventura umana"


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Il Museo della Tecnica di Stoccolma, Tekniska Museet, è il protagonista dell'anteprima mondiale della grande mostra internazionale "NASA - Un'avventura umana".

La mostra di oltre 2000 metri quadrati espone più di 400 oggetti autentici, originali e copie di capsule spaziali, motori, tute spaziali, telescopi spaziali e satelliti, la maggior parte in mostra per la prima volta.

"Un'avventura umana" è stata inaugurata il 28 gennaio 2011 e rimarrà aperta fino al 6 novembre 2011, per poi andare in tournée in Europa e negli Stati Uniti.

Il Museo della Tecnica sarà probabilmente l'unico posto in Scandinavia dove si potrà vedere la mostra.

Per tutte le info, cliccate qui!

Fonte: http://cultura.blogosfere.it

Scoperta rara supernova nell’Orsa Maggiore. Tra una settimana visibile con binocoli

Nuova supernova nell'Orsa Maggiore. Crediti Immagine: D. Andrew Howell & BJ Fulton (LCOGT) et al., Faulkes Telescope North, LCOGT

Nuova supernova nell'Orsa Maggiore. Crediti Immagine: D. Andrew Howell & BJ Fulton (LCOGT) et al., Faulkes Telescope North, LCOGT


Scoperta mercoledì scorso una supernova nella nota Galassia Girandola (nota anche come M 101 o NGC 5457), una galassia a spirale nella costellazione dell’Orsa Maggiore, che si trova a circa 21 milioni di anni luce dalla Terra. Si tratta di un fenomeno raro e fugace, infatti il picco di luminosità ci sarà tra una settimana durerà al massimo un mese.

La supernova di tipo Ia, già chiamata PTF11kly, sta diventando via via più luminosa e potrebbe essere diventare visibile con un buon binocolo nei prossimi 10 giorni.

Le supernove sono esplosioni di stelle, e le supernove di tipo Ia sono il risultato di un sistema binario di stelle, in cui la più piccola si alimenta sottraendo materiale alla sua compagna più grande fino a che non raggiunge un limite oltre il quale si innescano reazioni di fusione nucleare, che provocano l’aumento improvviso di luminosità. Un evento catastrofico di questo genere può mettere in ombra la luminosità dell’intera galassia in cui la stella si trova.

Gli scienziati hanno detto che questa è la supernova di tipo Ia più vicina negli ultimi 40 anni, ma la cosa più interessante è che il fenomeno è stato catturato solo poche ore dopo la sua esplosione – un colpo di fortuna raro per eventi di questo tipo.

Il colpaccio è stato fatto dagli scienziati dell’Università di Oxford insieme ai loro colleghi del Palomar Transient Factory, un sistema automatico di rilevamento del cielo, utilizzando un telescopio in California.

“La cosa più interessante è che questa è una supernova tipo Ia,dello stesso tipo che usiamo per misurare l’espansione dell’universo. Vedere un oggetto simile esplodere così vicino ci permette di studiare questi eventi con un dettaglio senza precedenti”, ha detto il leader del team di Oxford, Mark Sullivan.

“Il momento migliore per vedere questa stella che esplode sarà solo dopo il crepuscolo serale nell’emisfero settentrionale, magari fra una settimana o giù di lì. Avrete bisogno di un cielo scuro e di un buon binocolo, anche se un piccolo telescopio sarebbe ancora meglio”, ha detto Sullivan.

Gli scienziati hanno scoperto con il Palomar Transient Factory più di 1.000 supernove da quando ha iniziato a operare nel 2008, ma credono che questa potrebbe essere la scoperta più significativa. L’ultima volta che una supernova di questo tipo è esplosa così da vicino fu nel 1972. E infatti molti astrofili già la considerano come la supernova di una vita.

Scienziati di tutto il mondo stanno sincronizzandosi ora sull’Orsa Maggiore per osservare il fenomeno con tutti telescopi possibili, compreso il telescopio spaziale Hubble e il telescopio dell’Università di California – Santa Barbara.

“Abbiamo scoperto questa supernova molto presto. PTF11kly è sempre più luminosa di minuto in minuto. E’ già 20 volte più luminosa di quanto non fosse ieri”, ha detto Peter Nugent, senior scientist presso Berkeley Lab che per primo ha avvistato la supernova.

La squadra starà a guardare la sua evoluzione molto attentamente per le prossime settimane, e spera di poter usare il telescopio spaziale Hubble per studiare la chimica e la fisica della supernova.

Le supernove svolgono un ruolo importante nell’evoluzione delle galassie e dei sistemi planetari, in quanto sono la fonte della maggior parte degli elementi chimici più pesanti del ferro presenti nell’universo. Hanno anche inseminato lo spazio con elementi come carbonio, ossigeno e azoto, e possono aver “spinto” le nubi di gas al collasso per formare nuovi sistemi stellari.

Fonte: http://gaianews.it

ISS rischia l’evacuazione se i russi non risolvono i loro problemi con la Soyuz


ISS visto da una navetta
Lunedì l’agenzia spaziale russa ha annunciato che congelerà l’invio del prossimo equipaggio sulla Stazione Spaziale internazionale a causa dell’incidente avvenuto alla sua Soyuz la scorsa settimana, che ha provocato la perdita del modulo Progress sulle montagne della Siberia. Ora la NASA teme che si debba abbandonare la ISS senza equipaggio, nel caso in cui la sospensione dei voli con equipaggio del vettore russo debbano tardare oltre novembre.

L’incidente la scorsa settimana ha forzato l’agenzia spaziale russa a prendere la difficile decisione di cancellare il previsto lancio del prossimo 21 settembre della capsula russa Soyuz, che faceva parte del programma di rotazione dell’equipaggio, ha detto Michael Suffredini, capo del programma della stazione spaziale della NASA e presidente del consiglio di controllo della Stazione Spaziale, un’organizzazione internazionale che esegue il programma.

Suffredini ha detto che l’agenzia e i suoi partner vorrebbero evitare di lasciare la stazione non presidiata, se possibile, anche se la priorità ovviamente è la sicurezza. “Ci concentreremo su come mantenere l’equipaggio al sicuro”, ha detto.

D’altronde un incidente con perdita di vite umane ora getterebbe molte ombre sui futuri finanziamenti al programma spaziale americano, che sta cercando una difficile via attraverso la partecipazione dei privati nella realizzazione del prossimo “taxi” spaziale.

Quando la NASA ha mandato in pensione il sistema shuttle nel mese di giugno, ha lasciato alla Russia il compito esclusivo di trasportare gli astronauti su e giù dal laboratorio orbitante a bordo dei vettori Soyuz, vecchi di decenni.

A quel tempo, la NASA aveva espresso fiducia nella Soyuz, e disse candidamente che non aveva un piano di emergenza in atto nel caso in cui i russi si fossero trovati nei problemi.

Ed effettivamente sembra proprio vero. A meno che i russi non riescano a determinare rapidamente la causa del fallimento del razzo e a mettere in campo un rimedio, i sei membri dell’equipaggio a bordo dovranno restare lì per i prossimi tre mesi.

Due capsule Soyuz sono attualmente attraccate alla stazione, ognuna con lo spazio sufficiente per trasportare tre astronauti, quindi non c’è pericolo immediato per i sei membri dell’equipaggio.

La NASA può comandare la stazione da terra senza equipaggio, ma i rischi di tale operazione, non presidiata da umani a bordo, aumentano di dieci volte la probabilità di una perdita catastrofica della stazione spaziale. Il laboratorio orbitante è considerata la macchina più costosa mai costruita, con una spesa che fiora ammonda a 100 miliardi di dollari.

Tre degli astronauti erano in programma di tornare a settembre. Gli altri tre astronauti dovrebbero tornare a metà novembre.

La capsula Soyuz è certificata per funzionare per 200 giorni, e tale termine scadrà a metà novembre per gli ultimi tre membri dell’equipaggio.

Il fallimento del lancio si è verificato la scorsa settimana quando un razzo Progress, che trasportava 3 tonnellate di cibo, carburante e materiali di consumo, è incappato in un guasto al motore.

La Progress si è schiantata in una foresta scarsamente abitata in Siberia, e le squadre russe non hanno ancora localizzato il relitto.

Intanto negli Stati Uniti continua febbrilmente lo sviluppo di moduli da aprte dei privati. Space Exploration Technologies Corp., o SpaceX, sta progettando di inviare una capsula da Cape Canaveral, in Florida, il 30 novembre per farla attraccare alla stazione spaziale.

La missione senza equipaggio è un volo che dovrà dimostrare che l’azienda è in grado di portare a termine l’impresa.

Lo scorso dicembre, SpaceX stata la prima azienda privata a lanciare un veicolo spaziale in orbita terrestre e a farlo ritornare intatto in un volo di prova. La NASA aveva originariamente pianificato per SpaceX un altro volo dimostrativo prima di consentire alla società l’attracco alla stazione. Ma ora, l’agenzia spaziale ha provvisoriamente accettato di passare subito all’attracco alla ISS per accelerare il processo.

SpaceX ha già un contratto di 1.6 miliardi di dollari per trasportare merci in 12 voli verso la stazione spaziale per conto della NASA. Se la missione di aggancio sarà un successo, la società potrà ottenere il contratto entro l’anno prossimo. Dopo di che, la società spera di passare a traghettare astronauti. Sperando che l’anno prossimo ci sia ancora la ISS, sembrano pensare i più pessimisti.

Kirstin Grantham, una portavoce della SpaceX: “Abbiamo bisogno di alternative per trasportare astronauti e ne abbiamo bisogno il più presto possibile.” Forse bisognava pensarci prima.

Fonte: http://gaianews.it/

Con-scientia. Il computer, fedele compagno di ogni ricercatore

Fino a qualche anno fa utilizzato come una calcolatrice, oggi realizza anche previsioni meteorologiche

Al giorno d’oggi praticamente tutti usiamo il computer, in maniera ormai talmente automatica che spesso dimentichiamo il motivo alla base della sua invenzione. Computer in inglese significa calcolatore, ed infatti fino a qualche anno fa questo era il termine utilizzato in italiano, e negli anni a cavallo della metà del ‘900 essi non erano altro che immense calcolatrici, che tecnici iper-specializzati hanno sfruttato per effettuare gli studi che hanno poi portato l’uomo sulla Luna.

Nonostante oggigiorno il computer non sia più visto come una macchina quasi magica, la funzione del computer non è certamente diminuita, essendo diventato ormai indispensabile in ogni branca della scienza e dell’ingegneria.

I computer sono presenti nelle sonde spaziali, così da permettere la corretta comunicazione con la Terra. E sono usati dai ricercatori per analizzare in maniera corretta i dati provenienti da queste “sentinelle spaziali”. Ci sono computer specificamente ideati per ospitare complessi programmi di simulazione che permettono di risparmiare i tanti soldi necessari alla creazione degli esperimenti corrispondenti. Ed esistono computer destinati ai modelli meteorologici e climatologici che, a causa della complessità ormai raggiunta, permettono previsioni sempre migliori, necessitando, però, di una potenza di calcolo enorme.

Non c’è dubbio, poi, che internet abbia dato un grande impulso alla scienza: i contatti tra ricercatori da un capo all’altro della Terra avvengono ormai in tempo reale e, così facendo. la conoscenza scientifica ha iniziato a progredire in maniera sempre più veloce.

Un altro buon esempio di come possa essere usato un computer connesso alla rete viene dal progetto SETI, finanziato dalla NASA per la ricerca di segnali elettromagnetici provenienti dallo spazio, segno di civiltà aliene. La mole di dati scandagliata è talmente grande che neppure un ammasso di computer sarebbe capace di analizzarla e così è stato ideato il programma SETI@home che permette a chiunque nel mondo, scaricando un programmino online, di utilizzare il proprio PC per analizzare i dati durante i momenti di pausa.

Per il futuro già si parla di “computer quantistici” che, rivoluzionando completamente l’architettura dei PC attuali, promettono di riuscire a risolvere problemi al momento ritenuti non risolvibili analiticamente. Da quanto si legge ora questi computer saranno destinati solo ad una stretta elite di ricercatori, ma, ricordando gli immensi calcolatori degli anni ’40 e ’50, chi può dire che tra un paio di decenni non saremo circondanti da palmari quantistici.

Siamo giunti alla conclusione anche di questa puntata di Con-Scientia, e spero che questa, come le altre vi abbia interessato. Quando ho iniziato a scrivere questo articolo non avevo un obiettivo ben preciso, ma ora che l’ho finito credo che magari la sua lettura possa servire a qualcuno di voi a rispettare maggiormente il computer che ha tra le mani. Ultimamente la troppa diffusione del PC lo ha banalizzato, rendendolo quasi solo uno strumento di comunicazione, a volte banale. Chissà che da oggi ogni volta che accenderete il vostro computer, o il vostro tablet, non pensiate che può fare ben altro che portarvi a leggere Con-Scientia.

Adesso ci sono un paio di sorprese per voi. La prima è il ritorno della domanda, come era consuetudine nelle prime puntate. Quella di oggi è, a prima vista, semplice (ma diffidate delle apparenze): vi siete mai chiesti qual è considerato il primo computer della storia? Vediamo chi riesce a dare la risposta corretta.

Infine, nel ricordarvi l’indirizzo e-mail al quale rispondere (con-scientia@fastwebnet.it) approfitto per comunicarvi che da oggi iniziamo un servizio di mailing list e newsletter. Scrivendo a quell’indirizzo e-mail potrete richiedere di farne parte, così da ricevere nella vostra casella di posta le comunicazioni sulle uscite di Con-Scientia e poter partecipare anche ai dibattiti che di volta in volta potranno nascere.

Fonte: http://interno18.it

Io, Voyager

Dopo trentaquattro anni la sonda Voyager1 della NASA lascia ufficialmente il Sistema Solare per la Via Lattea. Con sé porta il celebre Disco d'oro, dove sono registrati i messaggi per eventuali civiltà aliene.

Voyager 1 ingrandisci

Nello spazio nessuno può sentirti urlare, così recitava uno spot di un famoso film di fantascienza: il primo Alien di Ridley Scott (1979). Il vuoto ora avvolge la sonda Voyager 1: l’eliosfera, il guscio che lo ha avvolto per tutta la sua esistenza, è alle sue spalle, e ora sta arrivando dove nessun uomo, era mai giunto nei tredici miliardi di anni dal Big Bang. Ci ha trasmesso informazioni che confermano che i soffi del "vento solare", degli elettroni e protoni emessi dal Sole, non lo raggiungono più.

Non sappiamo se rida o urli, ma possiamo provare a metterci nei suoi panni, nella sua scatola d’acciaio: nessun rumore, sensazione di freddo, ovunque velluto nero puntellato di stelle brillanti; alle spalle un sistema solare conosciuto che sta svanendo come neve al sole; di fronte l’universo ignoto. Velocità: tredici chilometri al secondo, quarantaseimila chilometri all'ora ("Io sono velocità", affermerebbe Saetta McQueen di Cars). La certezza che dopo pochi istanti anche la flebile voce dal pianeta Terra, il pianeta “madre”, scomparirà assorbito dalle distanze cosmiche. Solitudine, paura, il suo gemello, Voyager 2, lontano, mandato in un’altra missione con traiettorie che non si incroceranno mai. Tanta solitudine, ma una gran voglia di scoprire cose nuove e forse anche la possibilità di portare un messaggio a una civiltà aliena. La possibilità di diventare un UFO in terra straniera, un portavoce di un’antica civiltà (e speriamo non estinta nel momento del contatto in un futuro remoto). La nostra.

Settecento chili di peso, circa trentaquattro anni di età e una missione da eseguire. Come computer di bordo un “preistorico” processore con memoria da sessantottomila byte: ricordi di gioventù quando i personal computer erano il Commodore Pet, commercializzato proprio nel 1977 o, nello stesso anno, l'Apple II, l'antenato della dinastia degli Apple Macintosh. Eppure ci ha regalato delle immagini incredibili.


Una foto di Giove scattata dalla sonda Voyager1 ingrandisci

Viaggerà nel vuoto cosmico anche dopo che il suo cuore nucleare al plutonio avrà smesso di battere nel 2020 e ogni possibile, flebile, collegamento con la Terra cesserà per sempre.

Nel suo disco d’oro ci sono le prime battute dei Concerti brandeburghesi di Bach, centoquindici suoni della Terra, vento, mare, uccelli, balene, messaggi degli uomini politici del momento, i saluti di terrestri in cinquantacinque lingue diverse, grafici con i parametri che rappresentano il sistema solare, simboli di molecole, ecc. Insomma, una specie di capsula del tempo che porta a spasso i nostri anni ’70.

Forse non sapremo mai se riuscirà a eseguire la sua ultima missione, se verrà individuato e raccolto da qualcuno laggiù nel cosmo, oppure se ritornerà “più intelligente”, come nel primo film di Star Trek del 1979. Solo di una cosa possiamo essere sicuri: lui esiste ed è il nostro viaggiatore delle stelle. Il nostro robot vagabondo galattico.

Io, Voyager.

Autore: Adriano Muzzi - Data: 30 agosto 2011 - Fonte: http://voyager.jpl.nasa.gov/mission/index.html

Ufo avvistato sopra i cieli di Vimodrone

Estate italiana a tutto UFO, impazza la voglia di conoscenza sulla net foto eleonora, vietata riproduzione contattare redazione@mediterranews.org

Ancora avvistamenti di UFO in questa calda estate 2011, questa volta ecco che gli alieni scelgono la Lombardia. Sembra infatti che sia stata vista una sfera luminosa, intensa, persistente, per pochi e lunghissimi secondi sino a che, in modo rapido con una linea si è allontanato. Tutto ciò è avvenuto a Vimodrone e molti sono coloro che lo hanno visto tanto da aver avuto un pò di “paura” ed aver subito allertato i carabinieri. Accade, pare, giovedì scorso intorno alle 22.4, alcune persone cenano in una villa di via Quasimodo, una cena estiva all’aperto sotto il cielo stellato. Improvvisamente, appare la sfera luminosa è apparsa nel cielo, hanno spiegato ai militari. Una palla di colore giallo scuro con al centro un fulcro molto più luminoso. Un oggetto della dimensione poco più piccola della luna quando è piena. Che ha preso a muoversi nel cielo, lungo l’orizzonte, spostandosi lentamente ma a velocità costante, fino a sparire nel nulla. In altre case di Vimodrone ecco che altrettanti cittadini notano la cosa, ma non si spaventano mentre, i commensali in qualche secondo chiamano il 112, i carabinieri sabato mattina verbalizzano l’accaduto. Naturalmente nessuno ha voluto insinuare che si trattasse davvero di un oggetto proveniente dallo Spazio, tuttavia la suggestione è quella della presenza un oggetto non identificabile e non spiegabile, quindi si tende a ventilare che l’episodio possa costituire un «incontro ravvicinato» con un’entità aliena.

Fonte: http://mediterranews.org

Come si compila un rapporto di avvistamento UFO- Il caso di San Rocco di Bernezzo


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Dal momento che parliamo spesso di avvistamenti e di casi strani, l'amico Werner mi ha proposto di affrontare la questione di come si compila un rapporto Ufo. Proprio in questi giorni ha ultimato un lavoro su un episodio del 2010 e di questo ci racconta nel post che pubblico. Alla fine della sua relazione, trovate il file pdf relativo all'indagine.

Essendo socio del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici), mi sono reso disponibile per approfondire un caso di avvistamento ufologico avvenuto nella mia zona. Quindi ho avuto l'occasione per indagare, intervistare il testimone e redigere un rapporto formale da consegnare agli archivi. Per quanto non si tratti di un fatto epocale, il caso su cui ho investigato è certamente interessante, così come lo è stato il cimentarmi in questa esperienza, utile anche per mettere in pratica tanti anni di studio e per conseguire una certa dimestichezza nel rapportarmi nel modo più corretto nei confronti di un testimone di un oggetto volante non identificato. In effetti esiste un manuale destinato agli inquirenti, nelle cui pagine si affrontano nel dettaglio tutti gli accorgimenti indispensabili per effettuare l'indagine nel suo complesso: a parte tutti gli aspetti tecnici, ci sono ampi suggerimenti su come svolgere l'intervista al testimone, sull'atteggiamento da tenere nei suoi confronti, sulle domande e sulle tecniche essenziali per ottenere l'insieme dei dati importanti al fine di proporre un'idea, la più verosimile possibile, della realtà dei fatti avvenuti. Inoltre nel “Manuale di Metodologia di Indagine Ufologica” fornitomi dal CISU (curato nella sua ultima edizione da Edoardo Russo, attuale direttore del centro), ci sono tutte le istruzioni per compilare un rapporto d'indagine, strumento indispensabile per permettere a terzi di cogliere tutte le sfumature dei dettagli relativi all'avvistamento e al testimone, al fine di comprendere nel modo migliore l'evento nel suo complesso. Per questa ragione, ogni aspetto del rapporto deve essere curato con la massima precisione e con assoluta fedeltà, riportando ad esempio esattamente le parole dell'intervistato anche qualora risultino grammaticamente scorrette, senza ritoccare o aggiungere nulla di proprio, se non nelle considerazioni personali e nel riepilogo definitivo dei fatti. L'intervista, ovvero il cuore del lavoro, è certamente la parte più difficile: fare domande senza influenzare il testimone, ma ottenendo il massimo del realismo possibile, è un' arte; bisogna operare una maieutica tutta particolare, per la quale servono esperienza e un talento specifico. Da questo dipende gran parte della bontà del risultato di un'indagine. In sostanza, anche se il rapporto è un approfondimento necessario, utilissimo per valutare con una certa completezza la portata di un avvistamento ufologico, purtroppo non sempre viene effettuato: questo succede per diversi motivi, non non ultima la ritrosia di alcuni testimoni ad essere intervistati. Infatti il minimo indispensabile viene rappresentato dal questionario base, secondo uno standard disponibile su tutti i siti on line dei centri ufologici più importanti. Con questo documento, colui che segnala un'avvistamento può, grazie ad alcune domande fondamentali, ricreare uno scenario approssimativo di ciò che ha visto, senza dover sostenere l'"esame" di un inquirente. Ovviamente si tratta spesso di domade un po' forzate e prive della possibilità di approfondimento, quindi molto spesso risulta fondamentale procedere con un'intervista, affinchè il testimone possa esprimere con parole sue le specificità e le caratteristiche particolari della situazione vissuta. Infatti capita spesso che alcuni dettagli, come ad esempio i colori o la forma di un Ufo, siano piuttosto complicati da descrivere sommariamente, senza giri di paole che permettano una comunicazione più esaustiva, cosa che risulta sovente impossibile da espletare in un questionario prestampato. 9652824.jpgE' appunto per questo che si procede con un'intervista approfondita, la quale, tra l'altro, non di rado si è dimostrata decisiva per individuare eventuali truffe e mistificazioni, o più semplicemente per stabilire l'effettiva natura prosaica e identificabile di quello che all'inizio sembrava essere un oggetto anomalo e misterioso. Veniamo al caso in questione: l'avvistamento è avvenuto a San Rocco di Bernezzo, a pochi chilometri da Cuneo, in data 22/07/2010 alle ore 22,04 da parte del sig. xxxx. e parzialmente da sua moglie xxxx, mentre erano nel giardino dell'abitazione dei genitori di quest'ultima. Il testimone, avvertito dalla sua compagna, vede per qualche secondo un'intensa luce sferica incandescente muoversi nel cielo, 500-700 metri davanti a sé; è grande più di un elicottero e dopo alcune variazioni di intensità e di luminosa, nell'allontanarsi linearmente a velocità sostenuta si spegne di colpo e rivela le fattezze apparenti di un velivolo a forma di “V”, o a boomerang. Il testimone perde di vista l'oggetto quando questo, dopo un paio di minuti di volo lineare, mentre si allontana si confonde all'orizzonte in un blocco nuvoloso scuro. Il rapporto consta di una ventina di pagine, nelle quali potrete vedere i disegni, leggere tutto ciò che c'è da sapere su questo caso e rendervi conto di come si trascrive un'indagine: per gli appassionati questa è un'occasione di conoscere il lavoro standard di un ufologo. Ecco il rapporto dell'avvistamento, se volete leggerlo e commentarlo: ufotrscrizionecisu.pdf

Werner Bissoni

Fonte: http://misterobufo.corriere.it

Monday, August 29, 2011

La Nasa prepara le centrali nucleari da installare sulla Luna e su Marte


Fonte: http://blogeko.iljournal.it

Gli Stati Uniti vogliono colonizzare Marte o la Luna: e stano già attrezzandosi per costruirci sopra le centrali nucleari che forniranno energia elettrica alle attrezzature automatiche e-o agli astronauti.

Non è un futuro da fantascienza, ma 2012: data in cui Nasa e Dipartimento per l’Energia hanno in programma di realizzare un impianto dimostrativo. Qui sulla Terra, ovviamente.

La centrale spaziale sarà poco più grande di un baule, così da poter essere recapitata a destinazione da un satellite: gli scienziati hanno pensato proprio a tutto.

Non hanno tuttavia pensato – per quel che se ne sa finora – a cosa accadrebbe se il satellite con a bordo l’ambaradan nucleare avesse un incidente durante il decollo.

La costruzione della centrale nucleare spaziale è stata discussa ieri durante il convegno dell’American Chemical Society, presente James E. Werner, il capo del progetto.

Finora le missioni spaziali hanno utilizzato energia elettrica ricavata soprattutto dalla luce del sole o da celle combustibili: ma Werner dice che non basta, e che il nucleare è la sola fonte affidabile e continua.

Le centrali spaziali si baseranno sulla fissione nucleare, esattamente come qui sulla Terra, e il combustibile sarà l’uranio ma, a quanto ha anticipato Werner, la struttura degli impianti sarà molto diversa: dimensioni e potenza ridotte (ciascuno produrrà solo la quantità di energia elettrica che qui sulla Terra sarebbe consumata da otto abitazioni) e niente torri di raffreddamento.

Il lavoro guidato da Werner mira a definire la struttura e il comportamento del reattore e a fabbricare il combustibile e una piccola pompa elettrica per l’impianto di raffreddamento a base di metallo liquido.

Sull’American Chemical Society la prima centrale nucleare per la colonizzazione della Luna e di Marte

Via Physorg

Foto davedehetre


Il nucleare pulito made in Italy si chiama E-Cat. La Nasa conferma: "Funziona"

Il mondo ha una grandissima fame di energia ma, al contempo, è consapevole di esser costretto a dare maggiore attenzione alla natura delle tecnologie impiegate per far fronte a questo bisogno. L’energia del futuro dovrà esser ottenuta con processi non pericolosi per l’uomo e per l’ambiente e, cosa non secondaria, a basso costo. La soluzione è stata presentata qualche tempo fa dall’ingegnere Andrea Rossi che, avvalendosi della collaborazione scientifica del professor Sergio Focardi dell'Università di Bologna, ha annunciato di costruito un reattore in grado di produrre energia elettrica tramite reazioni di natura nucleare “fredda”. Stando a quanto riferito dall’ingegnere ci sono alcuni problemi ancora da risolvere, ma lui stesso si è detto fiducioso: entro ottobre tutte le difficoltà saranno superate.
Un primo prototipo del reattore dell’ingegnere Rossi è stato mostrato al pubblico a gennaio. Caricato con polvere di nickel, e in presenza di un catalizzatore segreto, necessita 450w di potenza in ingresso per iniziare la reazione: successivamente la reazione si auto sostiene, producendo calore costante a circa 100 gradi. “Questo nuovo reattore infrange un paio di regole della fisica classica - ha precisato Rossi - e questo comporterà qualche tipo di resistenza da parte delle Lobby accademiche, sarà accettata solo dopo che il processo verrà capito in modo approfondito, ma questo non significa che non può essere utilizzata nel frattempo”.
E in effetti qualche polemica è immediatamente scoppiata ma non tanto sul funzionamento quanto sulla terminologia utilizzata dall’ingegnere. Dennis Bushnell scienziato capo presso il “Nasa Langley Research Center” in Hampton (Virginia), ammette che l’invenzione di Andrea Rossi effettivamente funziona, ma corregge il termine fino ad ora utilizzato per designare il processo di funzionamento: non una fusione fredda, ma una reazione nucleare a bassa energia (Lern)”. Le reazioni Lern sono secondo lo scienziato americano molto promettenti e per questo sono in cima alla lista assieme a pannelli solari super-efficienti, sorgenti geo-termiche, turbine eoliche ad alta quota e supercondensatori. Per lo scienziato della Nasa la tecnologia Lern potrebbe risolvere potenzialmente tutti i problemi attuali legati alla produzione e distribuzione di energia, di smaltimento e di inquinamento. "Probabilmente se venisse utilizzato su scala mondiale, non ci sarebbero bisogno di altre fonti alternative, perché la nostra società potrebbe benissimo alimentarsi solamente tramite questo tipo di reattori”.
“Credo che siamo sul punto di capire cosa stia succedendo dentro il reattore - ha detto Bushnell citando specificatamente la scoperta dell’ingegnere Rossi - penso che le cose adesso accadranno molto rapidamente è una tecnologia che cambierà le carte in tavola, risolvendo i problemi geo-economici, geo-politici e di riscaldamento globale”. L’addio ai combustibili fossili e alle centrali nucleari a reazione “calda” potrebbe dunque esser dietro l’angolo, anche se gli interessi economici di pochi potrebbero per l’ennesima volta aver la meglio sugli interessi della collettività.
Ancora poco chiara la situazione relativa ai diritti per la produzione dell'E-Cat. Inizialmente l’ingegnere italiano aveva detto che il progetto era stato finanziato dalla Defkalion ma di recente Rossi ha annunciato ufficialmente di aver rotto ogni tipo di accordo con l’omonima società greca. "Tutti i rapporti commerciali con Praxen, la società basata a Cipro che detiene Defkalion Green Technologies SA, sono stati cancellati e né Praxen né Defkalion, né qualsiasi altra società greca detengono ora alcun diritto per la produzione dell'E-Cat o per qualsiasi altro sfruttamento della tecnologia di Andrea Rossi". Il brevetto, ci tiene tuttavia a precisare Rossi, è al sicuro. Attualmente in fase di approvazione, il brevetto è saldamente nelle sue mani: "Nessuna informazione, né segreto industriale, né alcuna tecnologia sono stati trasferiti, né comunicati, né a Praxen, né a Defkalion, né ad alcuna altra società greca di sorta e attualmente Andrea Rossi e EFA non hanno intenzione di trattare nessun altro progetto in Grecia".
A questo punto non resta altro da fare che aspettare i prossimi test e il successivo lancio sul mercato dei primi reattori per l’industria. In un secondo momento gli E-Cat potrebbero esser sviluppati in versione miniaturizzata e magari trovare spazio nelle nostre case. L’ingegner Rossi ha invitato i non addetti ai lavori ad esimersi dal provare a realizzare un reattore ”amatoriale”. “Tali sperimentazioni devono esser effettuate da professionisti dotati di tutti gli strumenti nel rispetto delle più svariate misure di sicurezza - ha detto Rossi - la sperimentazione può risultare molto pericolosa se venisse tentata senza tutti gli strumenti idonei, il pericolo di detonazione è molto alto, l’idrogeno è un gas molto infiammabile e ad alte pressioni è una vera e propria bomba”.

29 agosto 2011

Redazione Tiscali

Fireball UFO seen in Auckland

Fireball UFO over Auckland (credit: biggordy100 / Auckland Now)

An unusual light was seen in the sky above Auckland, New Zealand on Saturday evening.

Auckland Now describes, “The descending point of light, which revealed a U-shaped nimbus when zoomed in on, was filmed in the sky west of Auckland about 6pm on Saturday.” A witness recorded video of the strange light as it burned through the evening sky. In the video, the witness states that the object is “back,” indicating that the flaming object has previously appeared in the area.

But according to Auckland Now, astronomers say the light in the sky was “probably not a UFO, comet, or rogue planet about to smash into Earth,” but rather “the contrails of a plane heading out over the Tasman Sea.”

What do you think?

This is video's link: http://www.openminds.tv/fireball-ufo-seen-in-auckland-771/

Sunday, August 28, 2011

Astronomia: scoperta la “stele di Rosetta dei meteoriti”

Scoperta la stele di Rosetta dei meteoriti: grazie ad essa adesso sappiamo che i meteoriti piu’ comuni che si possono rinvenire sulla Terra, chiamati ‘condriti’, derivano da un particolare tipo di asteroidi pietrosi definiti di tipo S.
L’eccezionale scoperta, che ha conquistato la copertina di Science, e’ la prima prova tangibile dell’origine di questi corpi e si deve all’analisi dell’unico campione di polvere prelevato finora dalla superficie di un asteroide, riportato sulla Terra dalla sonda giapponese Hayabusa dopo una lunga e tormentata missione durata sette anni.
La sonda e’ stata lanciata nel 2003 dall’Agenzia spaziale giapponese Jaxa per campionare la superficie di ’25143 Itokawa’, un asteoride lungo 600 metri e largo 300 metri che dista 290 milioni di chilometri dalla Terra. Dopo diversi guasti e peripezie che avevano fatto pensare al fallimento della missione, Hayabusa e’ riuscita a riportare un campione di polvere che e’ stato analizzato con l’uso di tecniche chimiche e fisiche molto sofisticate.
Il nostro studio dimostra che le particelle rocciose recuperate dall’asteroide di tipo S sono identiche a quelle delle comuni condriti”, spiega il primo autore Tomoki Nakamura, esperto della Tohoku University di Sendai. Proprio perche’ le condriti risalgono agli albori del Sistema solare, anche gli asteroidi potrebbero quindi racchiudere al loro interno molti particolari di questa lunga storia. La scoperta e’ stata accolta con grande entusiasmo dai principali esperti di astronomia. ”La polvere dell’asteroide Itokawa diventera’ una specie di stele di Rosetta per gli astronomi”, commenta Michael Zolensky, del Johnson Space Center della Nasa a Houston.

Fonte: http://www.meteoweb.eu

La Fukushima degli scandali

di Alessandro Iacuelli

Sono passati mesi, e Fukushima come previsto ha anche iniziato ad uscire dalla memoria di noi europei. A riportarla alla ribalta sono state le notizie di due nuove forti scosse di terremoto, nei giorni scorsi. L'11 agosto, una scossa di sei gradi di magnitudo della scala Richter, con l'epicentro a pochi chilometri dalla centrale nucleare duramente danneggiata dal terremoto dello scorso marzo. Non è scattato l'allerta tsunami.

La seconda il 18 agosto, quando il nordest del Giappone è tornato a tremare: un terremoto di magnitudo 6.8 nelle acque del Pacifico di fronte alla prefettura di Fukushima, seguito dall’allerta tsunami, ha creato paura e apprensione. Ma cosa sta succedendo a Fukushima? Come è evoluta la situazione?

Come si apprende da fonti ufficiali, sono state rilevate tracce di elementi radioattivi nella ghiandola tiroidea del 45% dei bambini sottoposti a controlli delle municipalità limitrofe alla centrale nucleare di Fukushima. Un gruppo di esperti governativi ha effettuato delle analisi su 1.149 bambini sotto i 15 anni, due settimane dopo il sisma e lo tsunami dell'11 marzo, che hanno colpito la centrale nucleare di Fukushima provocando il black out dell'impianto di raffreddamento dei nuclei dei reattori e fughe radioattive di enorme entità.

Dei 1.080 test validi, il 44,6% presenta tracce di contaminazione della tiroide, la ghiandola dove si fissa lo iodio radioattivo, aumentando in questo modo il rischio di sviluppare un tumore. I risultati dei test sono stati comunicati alle famiglie solo la settimana scorsa. Questi sono i dati preoccupanti sul fronte della salute.

Anche sul fronte dell'analisi tecnica, le novità non sono affatto buone. Non fu lo tsunami, o almeno non solo lui, a causare il disastro. Già prima, vale a dire nel momento della violentissima scossa di terremoto, alcune delle strutture dell'impianto avevano ceduto in modo definitivo. La scomoda verità viene raccontata dal quotidiano britannico Independent, in un lungo articolo che raccoglie le testimonianze di numerosi tecnici e operai dell'impianto nucleare giapponese. "La posta in gioco è alta", si legge nell'articolo, "se è stato il terremoto a compromettere strutturalmente l'impianto e la sicurezza del combustibile nucleare, questo potrebbe significare che tutti i reattori di identica concezione presenti in Giappone dovrebbero essere chiusi, perché incapaci strutturalmente di resistere a scosse sismiche di una certa entità."

Nonostante mesi di disinformazione, durante i quali la Tepco, società che gestisce l'impianto, ha continuato ad affermare che quanto accaduto era "assolutamente imprevedibile" e dovuto allo tsunami, emerge in modo sempre più netto che fu il terremoto, ben prima che l'onda gigantesca travolgesse l'impianto, a bloccare il sistema di raffreddamento dei reattori. Lo tsunami, 40 minuti dopo, sommerse, spegnendoli, i generatori, provocando il definitivo spegnimento del sistema e dando il via alla catena di eventi che hanno portato poi alla fusione di tre reattori.

Situazione decisamente da scandalo, per un Paese come il Giappone. Ma di scandali ce ne sono altri dietro l'angolo. La Nuclear Safety Commission nipponica è stata accusata di aver cancellato dal suo sito i dati sui risultati delle visite mediche di controllo radiologico nella prefettura di Fukushima.

La Nuclear Safety Commission aveva caricato i risultati dei test effettuati dal governo a marzo. I risultati, incluse le informazioni che dimostravano che un bambino di 4 anni di Iwaki era stato esposto a 35 millisievert di radiazioni, un livello che non è considerato una minaccia per la salute, sono stati eliminati all'inizio di agosto, ufficialmente perché ci sarebbe la possibilità che i singoli bambini possano essere identificati, in quanto le informazioni sono dettagliate.

La cancellazione dei dati però sta insospettendo molti, visto che nessun altro dato simile per la salute dei bambini è disponibile. Come dice al network radiotelevisivo Nhk Hirotada Hirose, della Tokyo Woman's Christian University, "i bambini hanno maggiori rischi di sviluppare il cancro alla tiroide. Alla commissione non può sfuggire che la rimozione dei dati potrebbe provocare una reazione negativa riguardo all'esposizione dei bambini. La mossa va contro alla necessità di fornire informazioni accurate all'opinione pubblica".

Oltre questo, Bellona, Ong scientifico/ambientalista norvegese-russa accusa il governo giapponese di aver "nascosto informazioni e negato i fatti del disastro nucleare di Fukushima Daiichi nucleare, incluso l'aver ignorato le previsioni dal sistema di previsione delle radiazioni del loro stesso Paese, al fine di limitare le costose e distruttive evacuazioni e per evitare la discussione pubblica sul settore nucleare politicamente potente". L'accusa di Bellona si fonda sulle rivelazioni dall'Associated Press confermate da una fonte dell'ex-governo giapponese a Bellona, ​​così come da un rapporto del New York Times.

Nils Bohmer, un fisico nucleare che fa parte di Bellona, aveva già detto più volte che il Giappone stava nascondendo informazioni sui pericoli delle radiazioni e ora è convinto che "politici potenti hanno costretto il Giappone a creare un clima della bocca chiusa, di deferenza acritica al nucleare. Questo è un altro esempio del caos della comunità nucleare giapponese, compresi industria e governo. Tutto questo dimostra la necessità urgente di cambiamenti drastici nell'industria nucleare giapponese, se l'energia nucleare deve avere un futuro in tutto il Giappone".

All'opinione pubblica sarebbero state tenute molte informazioni che cominciano a trapelare solo negli ultimi giorni. Secondo i rapporti quando è iniziato l'incidente nucleare di Fukushimas Daiichi i tecnici nucleari sapevano benissimo che la scuola elementare di Karino sarebbe stata colpita dal fallout radioattivo ma, invece di sgombrarla, è stata trasformata in un rifugio per gli sfollati del terremoto/tsunami. Rapporti su questa clamorosa sottovalutazione stati inviati alle agenzie di sicurezza nucleare del Giappone, ma il flusso dei dati si è fermato lì.

I documenti e le testimonianze ottenuti da Ap, New York Times e Bellona dimostrano una completa impreparazione dei parlamentari giapponesi, una paralisi nella catena delle comunicazioni tra le istituzioni e anche una pessima conoscenza di base del sistema di previsione delle radiazioni.

"Non è chiaro quante persone potrebbero essere state esposte alle radiazioni rimanendo in zone lungo il percorso della nube radioattiva" dice Bohmer, "figuriamoci se si sa se qualcuno possa soffrire di problemi di salute per l'esposizione. Potrebbe essere difficile provare una connessione: i funzionari della sanità dicono di non avere intenzione di dare priorità ai test sulle radiazioni per di coloro che erano a scuola".

Le rivelazioni dei dati, o meglio le confessioni, avvengono tra fine maggio e inizio giugno, quando in Giappone ci sono gli ispettori dell'International atomic energy agency (Iaea), il governo e la Tepco a quel punto non potevano più tenere del tutto nascosta la portata del disastro nucleare.

Fonte: http://www.altrenotizie.org

Giappone: Fukushima. Kan, aree inabitabili per decenni

(ANSA) - TOKYO, 27 AGO - Le aree intorno alla centrale nucleare di Fukushima potrebbero restare inabitabili per decenni a causa delle forti radiazioni rilasciate dall'impianto colpito duramente dal sisma/tsunami dell'11 marzo. E' l'allarme lanciato oggi dal premier nipponico, Naoto Kan, in quella che potrebbe essere l'ultima visita nella prefettura di Fukushima alla guida del governo, in vista delle dimissioni che dovrebbe rassegnare non piu' tardi di martedi'.

Fonte: http://www.unita.it

Irene lascia New York, il peggio è passato. Quattro milioni senza luce

New York torna alla normalità dopo il passaggio di Irene
Irene, oramai declassata a tempesta tropicale, sta lasciando New York e si dirige verso nord, verso il New England. Al momento i danni registrati in città sembrerebbero inferiori alle aspettative e per molti si è trattato di un’esagerazione perché più che di un uragano si è trattato di un forte temporale estivo. La città ha ripreso a marciare a pieno regime e tutti si sono riversati in strada. La Polizia ha dovuto addirittura chiudere Central Park ai molti appassionati di jogging che vi si erano riversati. Ancora troppo forte il pericolo di caduta rami per poter aprire il parco. Il segretario alla sicurezza interna Janet Napolitano ha dichiarato che il peggio è passato per la maggior parte della costa orientale tra cui New York e New Jersey. Le misure preventive hanno ridotto gli incidenti, ha aggiunto avvertendo però che gli allagamenti continuano a rappresentare un pericolo.

Fonte: http://www.italiavela.it