Ad oggi i tentativi maggiormente messi in atto per tentare di trovare
civiltà aliene si basano sulla scansione dei segnali radio eventualmente
trasmessi da varie aree del nostro vicinato cosmico. Tuttavia inviare
segnali radio è una tecnologia abbastanza semplice, che utilizziamo da
decenni e che eventuali civiltà aliene potrebbero non usare preferendo
altri metodi più efficienti (o anche più facili da usare a seconda del
loro punto di vista e del loro livello tecnologico).
E uno di questi potrebbe essere basato sulla comunicazione quantistica
per inviare messaggi crittografati utilizzando i fotoni, le particelle
della luce.
Comunicazione quantistica ottima per le lunghe distanze
È quanto spiega Inverse[1]
in relazione alle dichiarazioni rilasciate da Ravi Kopparapu, un
ricercatore del Goddard Spaceflight Center della NASA. Il ricercatore
lascia intendere che la comunicazione quantistica si sta rivelando,
oltre che sempre più sofisticata, anche molto efficiente e più tempo
passa, più otteniamo informazioni riguardo a nuove possibilità reali di
sfruttare questa nuova tecnologia.
La comunicazione di tipo quantistico si basa sulla fisica quantistica
per inoltrare i propri messaggi. Secondo Kopparapu si tratterebbe di un
metodo ottimo per comunicare a distanze come quelle che separano i
pianeti della nostra galassia, o almeno del nostro quartiere galattico.
Alienì probabilmente preferiscono comunicazione quantistica
Secondo
i ricercatori bisognerebbe creare una nuova area del SETI basata
proprio sulla ricerca di segnali propagati tramite tecniche
quantistiche. Questa tecnologia dovrebbe essere aggiunta, se non adesso
almeno nel prossimo futuro quando il suo utilizzo diverrà realmente
pratico e diffuso anche qui sulla Terra, alla lista di quelle che
vengono prese in considerazione per cercare le cosiddette “firme
tecnologiche”, ossia prove dell’esistenza di una civiltà aliena
intelligente.
In effetti, come spiega Michael Hippke, ricercatore dell’Osservatorio
Sonneberg e uno degli autori di una recente ricerca incentrata proprio
su questo argomento,[2]
la comunicazione quantistica dovrebbe essere preferita, da parte di una
civiltà intelligente, alla comunicazione classica via onde radio in
quanto è più sicura e più efficiente.
Come spiegano i ricercatori nell’abstract dello studio, la ricerca
mostra che “la coerenza quantistica è fattibile su distanze
interstellari”.
Messaggi codificati tramite fotoni
Nella
comunicazione quantistica, infatti, i dati possono essere trasmessi
tramite l’invio di fotoni che possono fare da veri e propri qubit, le
unità di base dell’informatica quantistica. I singoli fotoni vengono
codificati in uno stato di sovrapposizione quantistica, uno stato che
permette alle particelle di agire come se fossero delle onde. Gli stessi
fotoni codificati possono poi essere inviati a lunghe distanze.
Questi stessi messaggi potrebbero essere “riservati” tramite la
crittografia quantistica: ciò significa anche che la parte che manda il
messaggio potrebbe venire a sapere dell’avvenuta ricezione. Si tratta di
un particolare, quest’ultimo, che potrebbe in effetti esporre l’umanità
a qualche ipotetico pericolo.
Potremmo già rilevarli oggi
In
ogni caso è molto probabile che se una civiltà arriva ad un livello
tecnologico in cui può inviarci segnali basati sulla comunicazione
quantistica, è molto probabile che la questa stessa civiltà conosca già
la nostra esistenza. I loro telescopi spaziali, per esempio, potrebbero
essere molto più potenti dei nostri e potrebbero permettere di rilevare
la vita su mondi lontani.
Ma potremmo rilevare una trasmissione del genere già oggi? Secondo
Hippke forse è possibile: gli odierni telescopi potrebbero essere usati
per questo scopo. Inoltre potrebbe essere usato un dispositivo come un
contatore di fotoni a femtosecondi, ancora da inventare, per scoprire i
“timestamp ” dei messaggi.
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