giovedì 19 luglio 2018

Queste tecnologie non sono più fantascienza! Lo sapevi?

8 tecnologie di Star Trek che ora esistono davvero

Tecnologie Star Trek : Raggio traente

Il raggio traente di Star Trek è un raggio gravitonico lineare attenuato che può essere utilizzato dalle stazioni spaziali o dalle astronavi per controllare il movimento di oggetti esterni – come il traino di navi spaziali.
I ricercatori dell’inglese Università di Bristol hanno sviluppato e dimostrato con successo la funzionalità di un raggio di traente acustico in grado di intrappolare piccoli oggetti a mezz’aria. Per il prossimo futuro, sperano che i raggi traenti possano divenire utili per spostare piccoli oggetti, ad esempio, nel rene umano, come calcoli renali. Non è proprio come intrappolare una nave stellare Klingon, ma è un buon inizio.




Tecnologie Star Trek: Traduttori universali

Siamo molto avanti su questo. Star Trek sosteneva che il traduttore universale, un dispositivo in grado di tradurre istantaneamente tra lingue diverse, si sarebbe manifestato solo nel tardo 22° secolo.
Qui nel 21 ° secolo, ci sono dispositivi come il traduttore tascabile universale di Baidu che è in grado di tradurre facilmente le frasi pronunciate dall’inglese in mandarino e viceversa. Google ha anche sviluppato degli auricolari in-ear per la traduzione tra numerose lingue e ci sono persino app in grado di tradurre le grida di un bambino in inglese.
Al momento, la grande differenza tra la tecnologia di Star Trek e la nostra è la quantità di tempo necessaria per addestrare questi dispositivi a comprendere nuove lingue.


Tecnologie Star Trek: Phaser

I proiettili a energia pulsata a fasi, i phaser di Star Trek sono disponibili in varie dimensioni, dalle piccole armi personali alle armi energetiche giganti in grado di essere montate su astronavi. Possono anche essere usati in vari modi, come affettare materiali, riscaldare oggetti, innescare esplosioni o semplicemente stordire un avversario.
Nel mondo attuale, siamo ancora bloccati ad usare l’antecedente del phaser, l’umile laser. Il lato positivo è che i proiettili laser stanno diventando sempre più comuni, compresi i cannoni laser portatili e l’arma laser modulare della Lockheed Martin, ATHENA, progettata per sparare ai droni in volto.



Tecnologie Star Trek: Computer con cui possiamo parlare

Permettere all’equipaggio di Star Trek di interagire con i computer parlando con loro risolve uno dei più grandi problemi di sceneggiatura: rendere le interazioni con il computer chiare al pubblico e interessanti.
Nel 2018 è ormai una comune. Quasi tutti i nostri smartphone hanno assistenti digitali come Siri di Apple, mentre una delle categorie di prodotti in più rapida crescita è costituita dagli altoparlanti intelligenti come Amazon Echo.




Tecnologie Star Trek: Hypospray

Conosciuto colloquialmente come una “hypo”, questo sistema di somministrazione di farmaci senza iniezione può iniettare liquidi nel corpo ad alta velocità senza dover forare la pelle.
Oggi, una spinoff del MIT chiamata Portal Instruments sta lavorando su un iniettore a getto senza ago di nuova generazione, in grado di iniettare un flusso ultra-sottile di liquido, più sottile di una ciocca di capelli, attraverso la pelle a Mach 0.7, la velocità di crociera di un aereo di linea.


Tecnologie Star Trek: Replicatore alimentare

A meno che tu non sia qualcuno che ama particolarmente l’arte del cucinare, l’idea di un replicatore in stile Star Trek, capace di materializzare cibo e bevande, sembra un sogno diventato realtà. Grazie alle meraviglie della scienza moderna, potrebbe non rimanere un sogno troppo a lungo.
La stampa 3D a base di cibo sta iniziando a fare passi da gigante, mentre l’Università Nazionale di Singapore ha sviluppato un bicchiere da cocktail programmabile, capace di ingannare i sensi nel far pensare di star bevendo davvero qualsiasi cosa si possa immaginare.



Propulsione a curvatura


La tecnologia EmDrive della NASA potrebbe portare a viaggi interplanetari ultraveloci. Non è un “motore a curvatura” di per sé, ma se dovesse un giorno funzionare, probabilmente cambierebbe la nostra comprensione della fisica come la conosciamo attualmente.


 l mondo di Star Trek è ambientato nel futuro, in un tempo avanti centinaia di anni rispetto a noi. Ciò nonostante, alcune delle innovazioni tecnologiche inimmaginabili o anche solo fantascientifiche mostrate durante la narrazioni a partire dagli Anni 70, ora sono parte integrante della nostra quotidianità. Ma non è tutto: molte altre lo stanno per diventare.

Le 6 tecnologie di Star Trek che abbiamo già adottato

Ecco alcuni esempi di tecnologie che nell’arco di cinquant’anni – gli anni che vanta Star Trek – abbiamo adottato giorno dopo giorno.
Telefoni cellulari. Il comunicatore era una tra le tecnologie più straordinarie della serie originale del 1966. L’equipaggio portava con sé questo telefono a conchiglia dorato e, a quei tempi – in cui le telecomunicazioni si avvalevano di apparecchi attaccati alle pareti di casa e dotati di una lunga corda a molla – l’idea futuristica di poter essere sempre connessi, attraverso un piccolo dispositivo senza fili, era a dir poco affascinante e agognata da chiunque. Noi viviamo in un’epoca in cui la voce telefono, nella lista degli oggetti imprescindibili da portare con noi prima di usciredi casa, viene dopo soltanto a chiavi oppure denaro.


Tablet. E’ ovvio che i tablet che abbiamo a disposizione siano molto più potenti ed evoluti rispetto a quelli della serie, che ricordano il nonno dei Kindle. Eppure, in Star Trek, l’uso della carta era sorpassato. Le informazioni venivano registrate digitalmente, un po’ come accade per noi oggi. La loro versione dei Tablet, dal nome PADD, era un dispositivo spartano per la lettura di report, libri, e una varietà di altre informazioni, incluse planimetrie e diagnostica della Enterprise.
star trek padd tablet

Smart Watch. Uno dei pochi highlight della vecchia pellicola cinematografica del 1979, è stata l’introduzione dei wearable, somiglianti all’Apple Watch. Gli amart watch, che apparivano al polso dei protagonisti come parte integrante delle uniformi erano parte della vita di chiunque.

Auricolare Bluetooth. Il tenente Nyota Uhura, ufficiale delle comunicazioni, sembrava essere costantemente connessa al proprio auricolare, attraverso il quale otteneva qualsiasi tipo di informazioni, a seconda delle frequenze di trasmissione e ricezione. La novità di questa tecnologia era l’essere completamente wireless, esattamente come quella di cui ci avvaliamo da qualche anno a questa parte anche noi.

Assistenti Virtuali. Quando uscì il primo episodio della serie, i computer erano ancora delle macchine mastodontiche, calcolatori dalle operazioni limitate, costantemente monitorati dall’uomo. Preistoria, rispetto a ciò che abbiamo a disposizione oggi noi. L’equipaggio poteva parlare ad alta voce, porre una domanda e ottenere rapidamente la risposta desiderata. Oggi accade con Siri di Apple o con Alexa di Amazon, ma nessuno dei due sa ancora eguagliare il livello del computer di Majel Barrett-Roddenberry, la First Lady di Star Trek, primo ufficiale dell’Enterprise.

Videochiamate. Una chiamata seguita dall’attivazione un video era piuttosto frequente in Star Trek, era possibile comunicare con avversari e alleati faccia a faccia, anche quando si trovavano a bordo di diverse astronavi o addirittura pianeti. Questo tipo di tecnologia- che era il sogno di molti – è ora attualissimo nelle nostre vite. E’ sufficiente pensare a Skype o Facetime: ricevere videomessaggi o fare videochiamate in real-time è una consuetudine a disposizione di chiunque possieda un computer o uno smartphone.



Astronomia, Nettuno ultra-nitido con nuova ottica adattiva del VLT


Astronomia, Nettuno ultra-nitido con nuova ottica adattiva del VLT

Con tomografia laser strumento Muse corregge immagini sfocate
 
Astronomia, Nettuno ultra-nitido con nuova ottica adattiva del VLT


Roma, 18 lug. (askanews) – Il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO ha visto la prima luce con una nuova modalità di ottica adattiva chiamata Tomografia Laser e con questa ha ottenuto delle immagini di prova straordinariamente nitide del pianeta Nettuno, di alcuni ammassi di stelle e di altri oggetti.
Lo strumento MUSE (Multi Unit Spectroscopic Explorer) installato sul VLT dell’ESO funziona con un modulo di ottica adattiva chiamato GALACSI, che sfrutta lo strumento 4LGSF (Laser Guide Stars Facility), un sottosistema dell’AOF (AdaptiveOptics Facility). AOF fornisce l’ottica adattiva agli strumenti montati sull’UT4, il quarto telescopio del VLT. MUSE è stato il primo strumento a usufruire di questa ottica e ora ha due diverse modalità di ottica adattiva: a campo largo (Wide Field Mode) o a campo stretto (Narrow Field Mode). La modalità di MUSE a Campo Largo accoppiata con GALACSI in modalità “strato-al-suolo” (ground-layer) – spiega l’Eso – corregge gli effetti introdotti dalla turbolenza atmosferica fino a un chilometro sopra il telescopio per un campo di vista relativamente ampio. La nuova modalità a Campo Stretto, che usa la tomografia laser, corregge quasi tutta la turbolenza atmosferica sopra il telescopio per creare immagini molto più nitide, ma su una zona più piccola di cielo. Sfruttando questa nuova tecnica, il telescopio da 8 metri UT4 raggiunge il limite teorico della risoluzione delle immagini e non è più limitato dalla sfocatura dell’atmosfera. È difficilissimo raggiungere questo limite nella banda della luce visibile: si ottengono così immagini di nitidezza paragonabile a quelle del telescopio spaziale Hubble di NASA/ESA. Ciò permetterà agli astronomi di studiare con un dettaglio mai raggiunto prima oggetti affascinanti come i buchi neri supermassicci al centro delle galassie, i getti delle giovani stelle, gli ammassi globulari, le supernove, i pianeti e i lori satelliti nel Sistema Solare e molto altro ancora.
L’ottica adattiva è una tecnica che serve per compensare l’effetto di sfocatura dovuto all’atmosfera terrestre, noto anche come “seeing” astronomico, un problema rilevante per tutti i telescopi da terra. La stessa turbolenza dell’atmosfera che fa scintillare le stelle quando le si guarda a occhio nudo produce immagini un po’ sfocate dell’Universo, soprattutto con i telescopi più grandi. La luce delle stelle e delle galassie viene distorta passando attraverso gli strati della nostra atmosfera, che ci protegge, e gli astronomi devono usare delle tecniche ingegnose per migliorare artificialmente la qualità dell’immagine.
Per raggiungere questo scopo, sono stati installati quattro laser molto luminosi sull’UT4: proiettano nel cielo colonne di luce intensa di colore arancione, di circa 30 centimetri di diametro, per stimolare gli atomi di sodio che si trovano in uno strato nell’alta atmosfera in modo da creare stelle guida artificiali (Laser Guide Star, in inglese). I sistemi di ottica adattiva usano la luce di queste “stelle” per determinare la turbolenza dell’atmosfera e calcolare le correzioni necessarie circa mille volte al secondo, e di conseguenza inviano istruzioni allo specchio secondario di UT4, sottile e deformabile, per modificarne costantemente la forma in modo da correggere le distorsioni nella luce che arriva.
La nuova modalità è un passo avanti significativo per l’ELT (Extremely Large Telescope) dell’ESO, su cui sarà necessaria la Tomografia Laser per raggiungere gli scopi scientifici previsti. Questi risultati con AOF su UT4 aiuteranno tecnici e scienziati dell’ELT a installare una simile tecnologia per l’ottica adattiva sul gigantesco telescopio da 39 metri.

Fonte



 

What Happened To Snowden? 2018


Area 51 MIB Don't Want You To Watch This! 2018-2019


UFO Hunting Historic Keyesville Cemetery in California - UFO Seekers


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UFO Over Mountains of Sierra Cabrera, Spain June 28, 2018, UFO Sighting News.


UFO Sighting June 24th 2018, Bay Area, California saw two triangular obje


MUFON CASE : 93311 La Porte, Indiana ( July 13, 2018 )



Element 115 approaching confirmation nearly ten years after its discovery

Scientists are one step closer to confirming the super-heavy Element 115.
Element 115, temporarily titled Ununpentium. (Credit: Greg Robson)
Element 115, temporarily titled Ununpentium. (Credit: Greg Robson)

A Swedish team of scientists recent conducted experiments on Element 115 at the GSI Helmholtz Centre for Heavy Ion Research in Germany. An element’s atomic number, 115 in this case, represents the number of protons an element contains. For this study, LiveScience explains that the research team “shot a super-fast beam of calcium (which has 20 protons) at a thin film of americium, the element with 95 protons. When these atomic nuclei collided, some fused together to create short-lived atoms with 115 protons.”
This new research was led by Dirk Rudolph, a professor at the division of atomic physics at Lund University. He explains that, although scientists from the Glenn T. Seaborg Institute and the Chemical Biology and Nuclear Science Division at the Lawrence Livermore National Laboratory announced the discovery of Element 115 in 2004, it has yet to be officially acknowledged because independent confirmation is required to measure the exact proton number. Rudolph and his team’s recent experiments did that.

An illustration of the atom collision creating Element 115. (Credit: Thomas Tegge, Lawrence Livermore National Laboratory)
An illustration of the atom collision creating Element 115. (Credit: Thomas Tegge, Lawrence Livermore National Laboratory)


The next step, as the BBC explains, is for the potential new element to be “reviewed by a committee which consists of members of the international unions of pure and applied physics and chemistry. They will decide whether to recommend further experiments before the discovery of the new element is acknowledged.” Element 115 received attention in 1989 when Area 51 whistleblower Bob Lazar asserted that extraterrestrial spacecraft at Area 51’s S4 facility were powered by the element. KLAS-TV investigative reporter George Knapp published a story following the discovery of Element 115 in 2004. In the article, Knapp spoke with Lazar about the 2004 discovery, something to which Knapp referred as “a profound development.”

Bob Lazar
Bob Lazar


But he pointed out that “the material decayed almost instantly.” Then Knapp reported, “Lazar says the first batch was only a starting point and that he will be proven right in the long run.” Lazar explained, “I’d like to see them continue to work and produce different isotopes of 115 because they’re gonna come up with a handful of different varieties and they’re gonna come up with a stable isotope, and that’s what we’re interested.” But based on the new experiments, that hasn’t happened yet. The element still only lasts for less than a second. Nuclear chemist Glenn T. Seaborg proposed the possibility of an “island of stability” in the late 1960s. Explaining this concept, Popular Science describes:
Nuclear physicists hypothesize that a magic number of protons and neutrons could produce enough binding energy to counteract the forces that tear apart the heavy nuclei, and render the new elements as stable as the common elements that exist outside of atom smashers. The physicists called these magic numbers the “island of stability” because the elements with the numbers cluster together on the periodic table, flanked on all sides by ephemeral elements that dissipate in nanoseconds.
Unfortunately, due to its rapid decay, Element 115, like its neighboring Element 114, doesn’t seem to occupy the “island of stability.”




LiveScience explains that Element 115 has yet to be officially named, “but it is temporarily called ununpentium, roughly based on the Latin and Greek words for the digits in its atomic number, 115.”
The new research will be published in The Physical Review Letters.

 

In diretta a caccia di extraterresti. Nuovo format



In diretta a caccia di extraterrestri. Nuovo format 
Cercare, scoprire e spiegare fatti insoliti e avvenimenti misteriosi. È questa l’avventura di “Contact Expeditions”: un gruppo di ricercatori e studiosi, accompagnati da una troupe di professionisti muniti di speciali apparecchiature, intraprende un viaggio di sei settimane in giro per l’Europa alla ricerca di risposte tra verità nascoste e leggende. Un tour in luoghi, più o meno sconosciuti, nei quali sono accaduti eventi non sempre chiariti dalla scienza: fenomeni Ufo, grotte dove sono stati ritrovati disegni rupestri che illustrano la presenza di civiltà ancestrali, mappe inedite di ipotetiche basi sotterranee, abitate da esseri provenienti da altri pianeti.
Contact Expeditions (C.EX) è il primo live che documenta e condivide in tempo reale con il pubblico di internet tutto ciò che accade nelle varie tappe dell’itinerario. All’interno del programma, a supporto degli argomenti trattati, sono anche intervistati scienziati ed esperti del settore.
La prima esplorazione inizia in Spagna sui Pirenei, nel Parco nazionale di Ordesa e sul Monte Perdido (patrimonio dell’Unesco) e le successive sono nelle Canarie a Tenerife e poi in Francia, Italia, Scozia, Inghilterra e Romania.

«Si tratta di un docu-reality investigativo, un nuovo format che unisce tre aspetti in un unico programma: il documentario, l’indagine investigativa e il live», spiega Claudio Masin, regista e autore del programma, un volto conosciuto nel panorama televisivo e cinematografico per aver partecipato come attore a importanti serie tv (La Piovra, R.I.S., Intelligence, Squadra Antimafia) e a film internazionali di noti registi.
L’avventura di C.Ex. inizia lunedì 24 settembre 2018, mentre la diretta live verrà trasmessa dalla sera successiva sul sito . Il pubblico avrà la possibilità di interagire tramite un blog con i membri della spedizione e seguire gli accadimenti più significativi del viaggio attraverso un riassunto giornaliero suddiviso in 5 episodi da 10 minuti l’uno disponibili sul sito e su Facebook (Facebook:ContactExpeditions/Instagram: contact_expeditions).
A guidare gli spettatori lungo il percorso ci sarà la giornalista Silvia Autuori in compagnia di una conduttrice. La troupe è composta da un direttore della fotografia, tre cameramen, un fonico, un assistente, due tecnici addetti alla messa in onda tramite il satellite “Ka-sat”, uno speleologo, una guida e un medico. Il materiale tecnico sarà trasportato da due muli nel pieno rispetto dell’ambiente.
«L’operazione Contact Expeditions ha lo scopo di cercare risposte alle domande tra le più antiche dell’umanità, che sorgono da documenti e testimonianze - osserva il produttore del programma, Lorenzo Leoni Skibinski -. Esistono o sono esistite altre forme intelligenti di vita nell’universo? È possibile che altri esseri viventi, a noi sconosciuti, siano già stati sulla Terra e che si trovino ancora fra noi? L’esito sarà in ogni caso il più trasparente possibile, perché si cerca anche di smentire ciò che non è stato dimostrato e divulgare cultura e storia di popoli e luoghi molto interessanti in Europa”. Sofisticate sono le attrezzature a disposizione del gruppo di esploratori: droni, telecamere termiche e a infrarossi che permettono di vedere ciò che non si riesce a scorgere a occhio nudo; lampade di “Wood” o luce nera, con le quali è possibile individuare tracce organiche, simboli e lettere altrimenti illeggibili e occhiali spia dotati di microcamera in modo da poter riprendere anche situazioni borderline. “Cerchiamo prove, porte da aprire, scritte, immagini, tracce – aggiunge Masin che è anche un appassionato e studioso della materia - e tutto quello che può guidarci nella nostra ricerca per svelare l’ignoto e il misterioso”. Cercare, scoprire e spiegare fatti insoliti e avvenimenti misteriosi. È questa l’avventura di “Contact Expeditions”: un gruppo di ricercatori e studiosi, accompagnati da una troupe di professionisti muniti di speciali apparecchiature, intraprende un viaggio di sei settimane in giro per l’Europa alla ricerca di risposte tra verità nascoste e leggende. Un tour in luoghi, più o meno sconosciuti, nei quali sono accaduti eventi non sempre chiariti dalla scienza: fenomeni Ufo, grotte dove sono stati ritrovati disegni rupestri che illustrano la presenza di civiltà ancestrali, mappe inedite di ipotetiche basi sotterranee, abitate da esseri provenienti da altri pianeti. “Contact Expeditions” (C.EX) è il primo live che documenta e condivide in tempo reale con il pubblico di internet tutto ciò che accade nelle varie tappe dell’itinerario. All’interno del programma, a supporto degli argomenti trattati, sono anche intervistati scienziati ed esperti del settore. La prima esplorazione inizia in Spagna sui Pirenei, nel Parco nazionale di Ordesa e sul Monte Perdido (patrimonio dell’Unesco) e le successive sono nelle Canarie a Tenerife e poi in Francia, Italia, Scozia, Inghilterra e Romania. “Si tratta di un docu-reality investigativo, un nuovo format che unisce tre aspetti in un unico programma: il documentario, l’indagine investigativa e il live”, spiega Claudio Masin, regista e autore del programma, un volto conosciuto nel panorama televisivo e cinematografico per aver partecipato come attore a importanti serie tv (La Piovra, R.I.S., Intelligence, Squadra Antimafia) e a film internazionali di noti registi. L’avventura di C.Ex. inizia lunedì 24 settembre 2018, mentre la diretta live verrà trasmessa dalla sera successiva sul sito . Il pubblico avrà la possibilità di interagire tramite un blog con i membri della spedizione e seguire gli accadimenti più significativi del viaggio attraverso un riassunto giornaliero suddiviso in 5 episodi da 10 minuti l’uno disponibili sul sito e su Facebook (Facebook:ContactExpeditions/Instagram: contact_expeditions). A guidare gli spettatori lungo il percorso ci sarà la giornalista Silvia Autuori in compagnia di una conduttrice. La troupe è composta da un direttore della fotografia, tre cameramen, un fonico, un assistente, due tecnici addetti alla messa in onda tramite il satellite “Ka-sat”, uno speleologo, una guida e un medico. Il materiale tecnico sarà trasportato da due muli nel pieno rispetto dell’ambiente. “L’operazione Contact Expeditions ha lo scopo di cercare risposte alle domande tra le più antiche dell’umanità, che sorgono da documenti e testimonianze - osserva il produttore del programma, Lorenzo Leoni Skibinski -. Esistono o sono esistite altre forme intelligenti di vita nell’universo? È possibile che altri esseri viventi, a noi sconosciuti, siano già stati sulla Terra e che si trovino ancora fra noi? L’esito sarà in ogni caso il più trasparente possibile, perché si cerca anche di smentire ciò che non è stato dimostrato e divulgare cultura e storia di popoli e luoghi molto interessanti in Europa”. Sofisticate sono le attrezzature a disposizione del gruppo di esploratori: droni, telecamere termiche e a infrarossi che permettono di vedere ciò che non si riesce a scorgere a occhio nudo; lampade di “Wood” o luce nera, con le quali è possibile individuare tracce organiche, simboli e lettere altrimenti illeggibili e occhiali spia dotati di microcamera in modo da poter riprendere anche situazioni borderline. “Cerchiamo prove, porte da aprire, scritte, immagini, tracce – aggiunge Masin che è anche un appassionato e studioso della materia - e tutto quello che può guidarci nella nostra ricerca per svelare l’ignoto e il misterioso”. 

FONTE 

SE TRACCI LE LINEE DI NAZCA ECCO IL RISULTATO


Le linee di Nazca sono geoglifi, linee tracciate sul terreno, del deserto di Nazca, un altopiano arido che si estende per una ottantina di chilometri tra le città di Nazca e di Palpa, nel Perù meridionale.

Ufo, avvistamenti nella notte tra Savona e Genova

Tre gli oggetti segnalati. La foto.

 Ufo, avvistamenti nella notte tra Savona e GenovaOggetti volanti non identificati durante la notte sono stati osservati da diversi testimoni in Liguria precisamente tra Savona e Genova , le segnalazioni giunte ad A.R.I.A. associazione ricerca italiana aliena  fondata dall'ufologo Ligure Maggioni Angelo di cui ne è anche presidente, riguardano a diversi oggetti volanti non identificati che sfrecciavano in cielo nel tratto Ligure che và da Savona a Genova , la prima segnalazione giunge circa alle 22:10 quando viene anche annotata sul gruppo Facebook di A.R.I.A. dove si avvisava di un avvistamento di uno strano oggetto  vicino a Savona poi piano piano sono giunte altre segnalazioni  da Genova qui gli oggetti sarebbero stati tre. Da Savona giunge  alla mail dell'associazione anche un video che mostra una sfera luminosa sfrecciare , il testimone racconta : stavo sul terrazzo a piano terra ma con ottima visuale e osservavo il cielo , ero attratto da una stella molto luminosa e mentre la osservavo ad un certo punto ho visto come accendersi una seconda stella poco più in là, inizialmente sembrava ferma poi ha iniziato a muoversi lentamente per poi accelerare sempre di più  , era luminosissima grande come una palla da tennis , prontamente ho preso la mia macchina fotografica Canon e ho iniziato a riprendere , nel filmato potete vedere  ancora per qualche secondo il momento in cui stava ferma e ha preso a muoversi, ho pensato subito che non era normale così ho deciso di contattarvi , spero sia utile il filmato ...            

Maggioni dunque ha raccolto la testimonianza e ha aperto un'indagine  sui fatti avvenuti stanotte e sulle diverse segnalazioni  giunte all'associazione, l'evento spiega, è straordinario in quanto diverse persone avrebbero osservato strani movimenti e in luoghi diversi e distanti fra loro da Savona a Genova ci sono circa una cinquantina di chilometri , a Genova una testimone afferma di aver osservato almeno tre oggetti in cielo  distanti fra loro , il fatto che le segnalazioni giunte accennano allo stesso orario compreso tra le 22 e le 22.30  fà presumere che possano essere correlati fra loro non è ancora chiaro se l'oggetto sferico di Savona abbia raggiunto gli oggetti  facendo parte dei tre osservati a Genova  oppure se ne diventa il quarto osservato , le indagini proseguono fà sapere l'ufologo Maggioni e invita chiunque abbia osservato , fotografato o ripreso durante la sera del 17 luglio 2018 tra le 22 e le 22:30  nel tratto Savona Genova di contattare l'associazione tramite la mail inforicercaaliena@gmail.com.

 Fonte 

giovedì 12 luglio 2018

Le sonde della NASA potrebbero aver distrutto tracce di vita su Marte

Le sonde della serie "Viking" non hanno trovato tracce di materia organica su Marte perché i loro analizzatori del suolo "facevano esplodere" tutte queste sostanze quando cercavano di analizzarle. Questo ha rinviato la scoperta di potenziali tracce di vita extraterrestre di 40 anni, affermano gli scienziati in un articolo sulla rivista JGR Planets.
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"L'assenza di tracce organiche nei campioni raccolti da Viking-1 e Viking-2, contraddiceva tutte le nostre idee su come si comportano i pianeti e gli asteroidi, e abbiamo scoperto a che cosa era collegato. Abbiamo trovato tracce di "bruciatura" dei perclorati" ha detto Christopher McKay della NASA Ames Research Center (USA), le cui parole sono state citate dalla rivista New Scientist.
Negli ultimi anni geologi, astrobiologi e altri specialisti stanno discutendo attivamente se ci sono riserve di materia organica o di microbi negli strati superficiali del terreno di Marte, dove c'è acqua liquida, dove i raggi cosmici penetrano a fatica e dove è relativamente caldo.
Il punto in questa disputa è stato fissato nel giugno di quest'anno, quando il team scientifico dei rover Curiosity ha annunciato la scoperta di un complesso e allo stesso tempo "antiche" sostanze organiche in uno dei ciottoli sul pendio del Monte Sharp nel Gale Crater dove ora il rover sta operando. Questo ha messo gli scienziati davanti a un enigma serio e inesplicabile: perché i "pionieri" di Marte, i moduli di atterraggio Viking-1 e Viking-2, non hanno trovato le sostanze organiche?
Entrambi questi velivoli atterrarono con successo sulla superficie del pianeta rosso nel 1976 e 1978 e trasmisero alla Terra le prime immagini della superficie di Marte e i dati sulla sua composizione chimica. I Viking erano equipaggiati con sensori organici e un set speciale di strumenti e reagenti progettato per cercare tracce di microbi viventi nel terreno di Marte.
Con la grande sorpresa degli astronomi non riuscirono a trovare niente. Fu una scoperta inaspettata per gli astronomi che invece pensavano che sulla superficie di Marte sarebbe dovuta sussistere una basilare vita organica portata da asteroidi e comete.
Per i successivi 40 anni gli scienziati hanno discusso a lungo dove erano finiti questi "mattoni della vita" e come potessero essere stati distrutti. Come oggi ritengono gli astronomi, le molecole si distrussero pe due motivi: i raggi cosmici e i raggi ultravioletti del sole, nonché la forte concentrazione di perclorati, molecole super aggressive, nel terreno di Marte.
Le scoperte di Curiosity, come fa notare McKay, hanno di nuovo fatto riflettere gli scienziati su ciò che i "pionieri" realmente vedevano e sul perché, a differenza del quarto rover della NASA, non riuscivano a trovare tracce inequivocabili dell'esistenza di materia organica.
Il suo team ha trovato la risposta a questo enigma, studiando i dati trasmessi dagli spettrografi e dai cromatografi Viking-2 sulla Terra durante l'analisi dei campioni di terreno marziano.
Gli scienziati hanno attirato l'attenzione sul fatto che Gilbert Levin, il principale ideatore di questi esperimenti, e altri sviluppatori delle sonde Viking non sapevano che nel terreno di Marte c'è un gran numero di perclorati. Le loro prime tracce furono trovate dal modulo di atterraggio Phoenix solo nel 2008, 30 anni dopo il lancio dei suoi "bisnonni".
I perclorati, a sua volta, sono caratterizzati da un altissimo livello di attività chimiche e calore all'interno dei laboratori Viking, e come gli scienziati hanno ipotizzato avrebbero potuto distruggere tutte le tracce di materia organica e causare una serie di altri cambiamenti, che Levin e colleghi e non potevano sospettare.
McKay e il suo team hanno verificato se fosse davvero accaduto questo riscaldando una miscela di perclorati e semplici molecole organiche, ed esaminando la composizione dei prodotti di queste reazioni. Come si è scoperto, tali interazioni hanno portato ad una vera e propria "esplosione" e alla formazione di un gran numero di molecole di clorobenzene.
Le sue tracce, come nota McKay, sono state trovate su tutti i campioni di suolo marziano, che sono stati riscaldati e analizzati dalel sonde Viking. Ciò significa che le sonde NASA hanno accidentalmente distrutte le tracce di materia organica marziana trovate nella zona di atterraggio, ritardando la loro scoperta di quasi mezzo secolo. Come è emerso, non è ancora chiaro, ma aumenta significativamente le nostre possibilità di scoprire ambienti abitabili su Marte, concludono gli scienziati.

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Ma và? Cercate a ritroso nel mio blog e troverete che ho già parlato di questo alcuni anni fa. Adesso mi aspetto che la NASA annunci l'esistenza della vita su Marte. Soprattutto che parli delle innumerevoli forme di vita acquatiche complesse che si trovano nel sottosuolo.

Astronomia: la sonda Cassini registra un “dialogo” tra Saturno e la luna Encelado

"Abbiamo scoperto che Saturno ed Encelado si scambiano segnali attraverso le linee del campo magnetico"

Risultati immagini per encelado saturno segnali elettromagnetici

Ora – riporta Global Science – un nuovo studio coordinato dall’Università dell’Iowa negli Stati Uniti ha scoperto, analizzando gli ultimi dati di Cassini, una particolare ‘danza’ delle onde di plasma attorno al gigante ad anelli. Le osservazioni mostrano per la prima volta che queste onde si muovono armoniosamente lungo le linee del campo magnetico, passando da Saturno ai suoi anelli fino a raggiungere il satellite Encelado. I risultati, pubblicati su Geophysical Research Letters, paragonano queste linee di campo a una sorta di circuito elettrico che lega i due corpi celesti, creando un campo di energia che si muove avanti e indietro. Un flusso che Cassini è riuscito a catturare, e che noi oggi possiamo ascoltare: gli scienziati hanno infatti convertito la registrazione delle onde di plasma in un fruscio – esattamente secondo lo stesso principio che permette a una radio di trasformare onde elettromagnetiche in musica. In altre parole, Cassini ha rilevato le onde elettromagnetiche prodotte tra Saturno ed Encelado, un segnale che noi possiamo comprimere e amplificare: in questo caso, la registrazione è stata compressa da 16 minuti a 28,5 secondi.
Encelado è come un piccolo generatore che viaggia attorno a Saturno – commenta AliSulaiman, prima firma dello studio – e sappiamo che è una continua fonte di energia. Ora abbiamo scoperto però che anche Saturno risponde, lanciando segnali sotto forma di onde di plasma che riconnettono il pianeta alla sua luna.” Un meccanismo affascinante, tanto più se si pensa che questa interazione tradotta in audio dà vita al suono dell’energia elettromagnetica nel cosmo.

Filomena Fotia
 

 

Derrel Sims (05-20-14) Alien Implants