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giovedì 26 luglio 2018

Eclissi di Luna 27 luglio 2018: dove si vede in Italia

È un’eclissi di luna da record. Venerdì 27 luglio 2018, infatti sarà possibile assistere all’eclissi lunare più lunga del secolo: l’inizio è previsto intorno alle 20.24, quando l’oscuramento sarà solo parziale, mentre l’eclissi totale dovrebbe cominciare alle 21.30 circa, con il raggiungimento della massima oscurità dalle 22.20 alle 23.13 e la conclusione del fenomeno alle 00.19.

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 Questo affascinante spettacolo sarà visibile a occhio nudo quasi in tutto il mondo, esclusa l’America del Nord, gran parte della zona artica e dell’Oceano Pacifico.
Ma che cosa si verifica tecnicamente in cielo in queste ore? Come spiega Wired.itUn’eclissi totale di Luna si verifica quando l’ombra della Terra oscura del tutto la Luna, che è in fase di piena, e allo stesso tempo Sole, Terra e Luna si trovano allineati su una linea secondo questa disposizione. La Luna attraverserà completamente l’ombra della Terra. Quando la Luna viene oscurata assume un particolare colore rosso, dovuto alla particolare posizione dei corpi celesti e alla presenza dei raggi rifratti del Sole che entrano in atmosfera: per questo, il nostro satellite si chiamerà anche blood moon, luna di sangue.
Se vi trovate in Italia, dunque, preparatevi. L’importante è scegliere il luogo giusto per ammirare la Luna. Noi abbiamo selezionato 5 luoghi dove l’osservazione è resa ancora più magica dal contesto, tra giardini privati nel cuore di Milano, pic-nic in mezzo al Lario, terme rilassanti e viste eccezionali, come quella sulla città di Venezia, o sul mare cristallino di Taormina.

ELENA BARA

 Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Chi mi conosce personalmente sa che Venerdì sera terrò una serata astronomica dedicata a questa eclissi lunare. Ci vediamo dove sapete! 

Acqua su Marte, le cose da sapere sulla scoperta italiana

Un gruppo di ricerca italiano ha scoperto una enorme riserva di acqua liquida sotto la superficie di Marte. Si tratta di una scoperta eccezionale: ecco le cose da sapere.

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Un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto una enorme riserva di acqua liquida sotto la superficie del pianeta Marte, in corrispondenza del Polo Sud. Si tratta di una scoperta eccezionale, perché fino ad ora non era mai stata rilevata la presenza di acqua allo stato liquido su Marte. La riserva d'acqua si trova in profondità, circa un chilometro e mezzo sotto la superficie, in un lago sub-glaciale che si estende trasversalmente per oltre 20 chilometri in lunghezza, al di sotto della spessa calotta polare meridionale.
L’acqua è stata rilevata dall'analisi dei dati inviati dalla sonda Mars Express, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Per questo è stato utilizzato un radar particolare, battezzato MARSIS (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), di realizzazione italiana.

Un gruppo di ricerca italiano dietro la scoperta



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I risultati dello studio, andato avanti per anni, sono stati pubblicati su “Science” in un articolo firmato da Roberto Orosei, dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF), e colleghi appartenenti ad un ampio gruppo di ricerca italiano che coinvolge anche le università di Roma “Sapienza”, Roma Tre, “Gabriele d’Annunzio” di Pescara, Consiglio nazionale delle ricerche e l’Agenzia spaziale italiana.
Sono decenni che ci si interroga sull'eventuale presenza di acqua su Marte. Da tempo si sa che sulla superficie marziana sono presenti strati di ghiaccio, e che in corrispondenza dei poli si trovano ampie calotte glaciali simili a quelle terrestri. Finora però non era mai stata verificata la presenza di acqua allo stato liquido. La scoperta apre scenari davvero interessanti, ma sarà difficile verificare direttamente quanto scoperto con radar, vista la profondità a cui si trova il lago.

Acqua salmastra e forti pressioni

Secondo le ipotesi dei ricercatori l’acqua si troverebbe allo stato liquido nonostante le temperature bassissime, per via della pressione delle rocce soprastanti, che modificherebbe il punto di fusione ma anche per via dei sali di magnesio, calcio e sodio, che renderebbero l’acqua salmastra, cambiandone le caratteristiche.
Marte è il quarto pianeta del Sistema Solare, ed è noto per il colore rossastro. La scoperta apre nuovi scenari dopo decenni di studio e missioni internazionali che hanno già raccolto importanti informazioni.


Lorenzo Pasqualini 

Fonte 

Commento di Oliviero Mannucci:  COME GODO! DOVE SONO I MIEI DETRATTORI CHE QUANDO DICEVO CHE SU MARTE C'E' ACQUA LIQUIDA NEL SOTTOSUOLO RIDEVANO SOTTO I BAFFI? E QUESTO E' SOLO L'INIZIO! GODRO' ANCORA DI PIU' QUANDO ANNUNCERANNO ALTRI LAGHI, MARI, FIUMI E LE INUMEREVOLI FORME DI VITA ACQUATICA COMPLESSA DA SEMPRE PRESENTE SU MARTE. UN SALUTO SPECIALE AL PROF. BIANCIARDI DELL'UNIVERSITA' DI SIENA, AL QUALE QUANDO LO INFORMAI DELLA PRESENZA D'ACQUA SU MARTE ALCUNI ANNI FA, CITANDO LA MIA FONTE ( uno scienziato del JPL della NASA) SENZA TANTI COMPLIMENTI ESCLUSE A PRIORI OGNI POSSIBILITA'. QUANTO SONO IGNORANTI ALCUNI ACCADEMICI, PER NON PARLARE POI DELLA QUASI TOTALITA' DEGLI ASTROFILI ! CAPRE! CAPRE! CAPRE!

Marte, con l’acqua possibili le coltivazioni

Coldiretti: sulla Stazione spaziale già si mangia insalata cresciuta in orbita

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Una scena del film "The martian"

La scoperta di acqua su Marte potrebbe rappresentare un piccolo passo verso la futura colonizzazione del Pianeta Rosso, che richiederà, fra le altre cose, la capacità di coltivare vegetali (a meno che non ci si rassegni a vivere di integratori chimici). Una rapporto-flash della Coldiretti coglie l’occasione per ricordare che le coltivazioni al di fuori della Terra già sono una realtà, anche se di nicchia, e gli astronauti della Stazione spaziale internazionale hanno già assaggiato dell’insalata cresciuta in assenza di gravità. E il fatto che la scoperta del grande lago di acqua sia avvenuta grazie al radar italiano Marsis della sonda Mars Express potrebbe essere di buon auspicio per il futuro Made in Italy alimentare nello spazio.

Adattare le coltivazioni a condizioni estreme extraterrestri richiede però una lunga serie di sperimentazioni e ricerche come quella realizzata nel deserto dell’Oman con un orto dove sono state coltivate quattro specie di micro-verdure, tra cui il cavolo rosso e il radicchio, appositamente selezionate perché completano il loro ciclo vitale in circa 15 giorni e garantirebbero un corretto apporto nutrizionale ai membri di un ipotetico equipaggio marziano, grazie a un sistema di coltivazione idroponica fuori suolo con riciclo dell’acqua. Mentre far crescere ulivi e altre piante legnose su Marte sarebbe possibile, secondo la Coldiretti, grazie all’ambiente di crescita creato dall’Enea, presso il Centro Ricerche di Portici (Napoli), che simula le condizioni di un campo in orbita e permette di coltivare ortaggi come patate, pomodori, lattuga e basilico, e per la prima volta in queste condizioni, persino alberi, come l’ulivo. Il tutto grazie all’uso di un sistema a due scompartimenti, divisi ma collegati fra loro, uno sotterraneo per le radici e l’altro esterno per il fusto e la chioma.

La ricerca agricola spaziale, rileva la Coldiretti, punta anche a studiare equipaggiamenti appositi da impiegare in future missioni su Marte, resistenti fino a -80° gradi centigradi e a venti oltre i 100 chilometri orari; si preparano serre gonfiabili dotate di una rete di sensori per monitorare tutti i parametri indispensabili alla vita umana e vegetale. Tra i moduli agricoli extraterrestri in fase di sperimentazione c’è anche la serra costruita tra i ghiacci dell’Antartide, nella base di ricerca tedesca Neumayer Station III, finanziata dall’Unione Europea, mentre sulla Stazione spaziale orbitante si stanno utilizzando moduli chiusi per coltivare in assenza di gravità varietà di frumento nano, ortaggi e spezie. Intanto, presso l’università olandese di Wageningen, sono stati già raccolti i primi pomodori “marziani” coltivati cioè in condizioni molto simili a quelle che i futuri coloni potrebbero incontrare sul Pianeta Rosso.

 Luigi Grassia

Fonte

Ancient Aliens: Does The Government Have A Secret Agenda?





Is the U.S. government covering up the truth about alien contact and if so, why? HISTORY’s hit series “Ancient Aliens” returns with a two hour premiere Friday, April 27 at 9PM ET/PT in its continued global search for proof that extraterrestrial life exists and these unknown lifeforms visited Earth thousands of years ago. If aliens are among us, how have they impacted our world and how will people react to this discovery? From recent breaking news on the U.S. government's funding of UFO research to recently discovered hidden facts behind chambers in Egypt’s Great Pyramid, each new episode covers various alien-related topics with historic detail, first-hand accounts and interviews with the world’s top scientists, archaeologists and researchers. Lead expert Giorgio Tsoukalos joins Ancient Astronaut theorists, David Hatcher Childress, William Henry, Linda Moulton Howe, Erich von Daniken and many others being interviewed, as this season travels to over a dozen countries to explore firsthand signs of ancient alien visitation. On the island of Sardinia, Italy, ancient statues of giants with alien features are shown to the public for the first time; hidden messages are uncovered in the artwork of Leonardo da Vinci and strange alien-looking statues are explored on the Marquesa islands of the South Pacific.

The US AIR FORCE collaborates with aliens


WATCH: Former Pentagon official calls for big UFO reveal after secret investigation

“Show it to the National Academy of Sciences. Don’t hide it. Show it! We’ve been waiting for it! We’ve been waiting for it forever,” retired Air Force Col. David Shea said, raising his voice. “But so far, that hasn’t happened, and I don’t know why.”

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Shea holds  a comical sign to hang in his office. It was given to him by journalist and UFO skeptic Phill Klass.

Shea, 80, was the Air Force’s press spokesman on UFOs at the Pentagon from 1967 to 1971. He considers himself an “agnostic” when it comes to whether some unidentified flying objects are ships piloted by intelligent beings from faraway worlds.
“I would believe if I saw some evidence that showed we were visited by alien spacecraft, but there hasn’t been evidence to my mind of such,” he said in an interview at his Northern Virginia home.
In 1969, Shea wrote the news release that announced the end of Project Blue Book, an Air Force investigation of more than 12,000 UFO reports.
It concluded that there was no threat to national security, no sign of advanced technology and no evidence that UFOs are extraterrestrial.
And with that, it appeared to the public that the government had washed its hands of UFOs.
But in December, almost 50 years after Project Blue Book ended, came explosive news.
The New York Times reported that Bigelow Aerospace had been storing material recovered from “unidentified aerial phenomena” in its buildings in Las Vegas as part of a secret Pentagon UFO investigation project called the Advanced Aerospace Threat Identification Program (AATIP).
Shea was not surprised by news of the project’s existence, but he thinks if more people were aware of the government’s history with UFOs, they would better understand why, in his opinion, the government should not get involved again.
“The UFOs never seem to go away,” he said.

Government investigations and scientific studies

What is considered the modern UFO era began as Americans’ Cold War fears of the Soviet Union were heating up.
In 1947, a veteran pilot flying near Mt. Rainier in Washington reported seeing nine strange objects flying in formation at incredible speeds.
The sighting made national news, and the same year, the Air Force (still the Army Air Forces at the time) began investigating — with intelligence officers in charge — reports of UFOs.
“They really weren’t sure what was going on. But by the end of ’49 they quickly became convinced that there was no threat, and there was no visitation, there was no advanced technology, and that was a good time to get out of the business, but they didn’t,” Shea said.
The work went on under several code names including “Project Sign,” “Project Grudge” and “Project Blue Book.”

Scientists were asked to evaluate if the work should continue, first by the CIA in 1952 and then by the Air Force in 1966.
The latter study was led by physicist Edward Condon of the University of Colorado. “He concluded that the continuation of Project Blue Book is of dubious value,” said Shea.
In all, Project Blue Book examined 12,618 sightings reported between 1952 and 1969. Over 5 percent of those sightings — 701 — remain unidentified. “Does that mean they were spacecraft from another civilization? No, not necessarily. It just means there was not enough data to verify what they were. So that’s the problem,” Shea said.
Interestingly, “Project Blue Book” is the name of a new drama series that will begin airing this winter on the History Channel.
“It would appear that it will be more fiction than fact,” Shea said after reviewing promotional materials.
The History Channel describes the series as “based on the true, top-secret investigations into Unidentified Flying Objects (UFOs) and related phenomena conducted by the United States Air Force.” It also says a central figure in the series, Dr. J. Allen Hynek, “is recruited by the U.S. Air Force to spearhead a clandestine operation called Project Blue Book.”
Shea said that Project Blue Book investigations were never top secret, and that in real life, Hynek was hired by the Air Force as a special consultant on UFOs, not to “spearhead” Project Blue Book.

Missteps and misunderstandings

Shea is a public relations pro who spent 29 years with the Air Force and another 20-plus years working for Hughes Aircraft and, later, Raytheon. To complete his master’s degree in mass communication from the University of Denver in 1972, he wrote his thesis about how, from a PR perspective, the Air Force handled reports of unidentified flying objects.
“The story of the Air Force and UFOs is essentially a tale of a credibility gap wider than the Grand Canyon,” Shea wrote. “During its more-than-20-year history of investigating flying saucers, the Air Force has been accused of almost every conceivable sin, and had been guilty of most.”
In the 1940s and ’50s, UFO sightings that got press attention would prompt a quick explanation from the Air Force. “In those early days, any explanation of a sensational case seemed preferable to the Air Force than simply saying, ‘We don’t know at this point, the case is still under investigation,'” wrote Shea.
And because Air Force intelligence was kept in charge of the investigations, Shea said, there was unnecessary secrecy. “You know the intelligence people won’t tell their mother anything. They keep things close to the vest,” he said.
Of course, the Air Force’s actions led to questions and skepticism.
“What was initially an intelligence matter quickly evolved into a PR problem of the greatest magnitude,” Shea wrote. “The Air Force, ignoring public opinion on the subject, failed to communicate its conviction that UFOs were no cause for alarm and consequently was unable to convince the American public that what it was saying about UFOs was true. As a result the Air Force’s integrity and credibility as a fighting force was seriously questioned.”
Asked if, to his knowledge, the government covered up evidence of alien visitation in the past, Shea answered: “Absolutely not. It would be impossible to do so in our environment of leakers and whistleblowers.”
In its defense, Shea points out that the Air Force was placed in the impossible position of trying to prove that aliens are not whizzing around above Earth. “You can’t prove that something doesn’t exist. Why doesn’t the other guy prove that it does exist?” he said.
He also thinks the Air Force has been misunderstood. “The Air Force has never said that UFOs aren’t spacecraft from another civilization. What the Air Force has said is that there’s no convincing evidence that they present a threat, or they advance scientific knowledge, or that they are alien spacecraft. Convincing evidence is the key, and that’s what we don’t have,” said Shea.
What evidence would convince him that extraterrestrials have visited this planet?
“It would be great if an alien were to knock on the door of 1600 Pennsylvania Ave., but I don’t expect that to happen,” Shea said. “I would be convinced of extraterrestrial visitation should someone or some organization present to the National Academy of Sciences an ET piece of hardware that the NAS declares not of earthly origin.”

Should investigations continue?

Despite what he called “exhaustive” investigations and studies of UFOs, Shea said, the government has come up with nothing. “No eureka moment. No threat. No advanced technology. No alien spacecraft,” he said.
According to the Department of Defense, AATIP ended in 2012, but journalist Leslie Kean reports there’s evidence that the program is continuing without federal funding.
Shea doesn’t think that’s a good idea. “Why would the government want to do that again?” He asked. “We’ve been there, done that.”
Some argue that UFOs determined by Project Blue Book to be unexplained should be reinvestigated. “I submit it wouldn’t reveal anything new. There’s not enough data there to analyze and determine causes,” said Shea.
Regarding videos of UFOs apparently taken from military planes and reportedly studied as part of AATIP, Shea said: “What did they see? Who knows what they saw? Am I impugning their integrity? No. Not at all. They saw something, but we don’t know what it is, and we don’t have the evidence to suggest what it may be. So again, it comes back to the word ‘evidence.'”
Just because a military pilot spots or chases a UFO doesn’t mean the unidentified object should be considered a threat to national security, said Shea. “I would say we would be concerned if they were fired upon. We would be concerned if they started bombing our bases. None of that has happened, so whatever they’re seeing doesn’t seem to be hostile in nature. Not to worry, is what I would say.”
To The Stars Academy of Arts & Science — a public benefit corporation co-founded by musician Tom DeLonge and launched last year — is pursuing its own UFO research. It includes several former government higher-ups and is accepting money from investors.
“More power to them, I think they’re on a wild ghost chase. But I think we need to have some interest in that,” said Shea. “If they come up with something that the government hasn’t, great.”
Asked if he’s ever seen a UFO, Shea said no.
“You’d think with all my interest or experience in this, a friendly visitor would come visit me. Hasn’t happened,” Shea said, laughing.




Video produced by Ginger Whitaker 


 By Michelle Basch

Source News

UFOs Sighted Over Chongqing, China ( July 18, 2018 )


UFO / UAP Sighted Over Malaysia ( July 21, 2018 )


Black UFOs Size Of Car Shoot Past SpaceX Falcon Heavy Rocket Lau


MUFON Report #93505 UFOs At International Space Station Space W


UFO again on SkyWatch 7?


UFO Over Taipei 101 building, Taipei, Taiwan on July 20, 2018, UFO


Strange construction on the Moon. Extraña construcción en la Luna.


Emerald Dome On Moon! With Two other black domes! NASA link!


Spazio: la Luna potrebbe aver ospitato la vita

Importante scoperta in ambito astronomico: non solo Marte, ma anche la ben più vicina Luna potrebbe avere ospitato la vita 

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Importante scoperta in ambito astronomico: non solo Marte, ma anche la ben più vicina Luna potrebbe avere ospitato la vita in un lontano passato, quando circa 3,5 miliardi di anni fa aveva un’attività vulcanica che liberava in superficie gas e vapore acqueo.
Lo rivela lo studio pubblicato sulla rivista Astrobiology, condotto da un gruppo dell’Università dello Stato di Washington, coordinato dall’astrobiologo Dirk Schulze-Makuch, in collaborazione con l’Università di Londra.
Gli astrobiologi hanno analizzato numerose rocce lunari raccolte in passato dalle missioni Apollo e i dati di missioni più recenti, trovando sulla Luna tracce di attività vulcanica.
Secondo gli autori, queste emissioni potrebbero aver creato “pozze d’acqua liquida sulla superficie e un’atmosfera abbastanza densa da mantenerla allo stato liquido per milioni di anni, precondizione per la comparsa della vita”, hanno aggiunto.
Un altro fattore a favore della presenza di vita è la possibile esistenza sulla Luna in passato di un campo magnetico, in grado di schermare la superficie dal vento solare. Lo scenario più verosimile, però, conclude Schulze-Makuch, “è che la vita non sia nata sulla Luna, ma sia piovuta dal cielo a bordo di un meteorite“, trovando poi condizioni adatte al suo sostentamento.
A quasi 50 anni dal primo sbarco sulla Luna, gli Stati Uniti intanto sono già al lavoro per il ritorno sul nostro satellite, questa volta con missioni robotiche destinate a fare da apripista a future esplorazioni umane. Queste nuove missioni potrebbero, secondo gli autori, fornire importanti indizi sull’eventuale presenza di vita nel passato lunare.


Se attaccano gli alieni, mettiamo da parte la guerra fredda e ci alleiamo

Reagan e Gorbaciov erano d'accordo: se gli extraterrestri ci invadono, basta con la Guerra Fredda. Tutti contro gli alieni!

 

Nel 1985 Reagan e Gorbaciov si incontrarono per la prima volta a Ginevra, per parlare della corsa agli armamenti. Prima dell'inizio del meeting formale, fecero due chiacchiere passeggiando sul lungolago e decisero di essere alleati in caso di attacco alieno.

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Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov al vertice di Ginevra nel 1985.|Corbis


X-Files. In quel momento nessuno sentì i loro discorsi, eccetto i loro interpreti. La conversazione rimase quindi privata fino al 2009 quando, durante un'intervista (al minuto 16), l'ultimo presidente dell'Unione Sovietica ne ha svelato la breve deriva fantascientifica:
All'improvviso il presidente Reagan mi disse: "Cosa faresti se gli Stati Uniti venissero attaccati da qualcuno dallo spazio profondo? Ci aiutereste?".
Risposi: "Senza alcun dubbio".
E lui ribattè: "Anche noi".
 
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Una scena di "Ultimatum alla Terra" uno dei migliori film sugli alieni del XX secolo
 
 
Fantapolitica. Un incontro politico del terzo tipo, in cui entrambi i leader delle due superpotenze mondiali si dissero pronti a collaborare per respingere un invasore proveniente da un altro mondo. Un patto informale che, per quanto ne sappiamo, non è mai stato messo alla prova.

Guerre Spaziali. Una preoccupazione insolita per un presidente, ma Reagan era un grande appassionato di fantascienza. È infatti cresciuto leggendo le opere spaziali di Edgar Rice Burroughs (come Sotto le lune di Marte e John Carter) e, nel 1983, ha chiamato il suo programma di difesa nucleare Star Wars, come il film uscito 6 anni prima.


Nemico comune. Un potenziale invasore alieno dovrebbe usare una tecnologia in grado di compiere viaggi interstellari. Questo implica che avrebbe anche delle armi più avanzate delle nostre.

Eredi della cultura che aveva prodotto La guerra dei mondi (il film del 1953, da un romanzo di H.G. Wells del 1987), spettatori della serie cult Visitors del 1983, speravano forse in un grande nemico comune, capace di coalizzare l'umanità come loro - quelle due grandi visioni del mondo - sapevano di non saper fare. Ieri come oggi, verrebbe da dire, anche se il numero delle attuali visioni del mondo è più incerto.

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Leggete il libro " Il giorno dopo Roswell" del col.Corso e capirete perché Reagan e Gorbaciov erano così preoccupati di un eventuale invasione aliena.

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Ufo in Cina: misteriosi oggetti volanti nei cieli di Chongqing

 Ufo in Cina: misteriosi oggetti volanti nei cieli di Chongqing



Come riporta il Daily Mail, negli scatti realizzati da vari residenti di Chongqing si vedono strani punti luminosi allineati, che sarebbero apparsi lo scorso mercoledì notte.

 Ufo in Cina: misteriosi oggetti volanti nei cieli di Chongqing


Mentre le voci di attività extra-terrestri circolano tra gli utenti della rete cinese, un esperto di UFO ha escluso l’ipotesi velivolo alieno, alludendo a mezzi di altra natura, per esempio un eventuale razzo. Spiegazione confermata anche dall’esperto britannico di UFO, Nigal Watson, che ha detto: “Luci simili sono state riprese altrove in Cina, suggerendo che fosse qualcosa di questo tipo”.



Fonte

giovedì 19 luglio 2018

Queste tecnologie non sono più fantascienza! Lo sapevi?

8 tecnologie di Star Trek che ora esistono davvero

Tecnologie Star Trek : Raggio traente

Il raggio traente di Star Trek è un raggio gravitonico lineare attenuato che può essere utilizzato dalle stazioni spaziali o dalle astronavi per controllare il movimento di oggetti esterni – come il traino di navi spaziali.
I ricercatori dell’inglese Università di Bristol hanno sviluppato e dimostrato con successo la funzionalità di un raggio di traente acustico in grado di intrappolare piccoli oggetti a mezz’aria. Per il prossimo futuro, sperano che i raggi traenti possano divenire utili per spostare piccoli oggetti, ad esempio, nel rene umano, come calcoli renali. Non è proprio come intrappolare una nave stellare Klingon, ma è un buon inizio.




Tecnologie Star Trek: Traduttori universali

Siamo molto avanti su questo. Star Trek sosteneva che il traduttore universale, un dispositivo in grado di tradurre istantaneamente tra lingue diverse, si sarebbe manifestato solo nel tardo 22° secolo.
Qui nel 21 ° secolo, ci sono dispositivi come il traduttore tascabile universale di Baidu che è in grado di tradurre facilmente le frasi pronunciate dall’inglese in mandarino e viceversa. Google ha anche sviluppato degli auricolari in-ear per la traduzione tra numerose lingue e ci sono persino app in grado di tradurre le grida di un bambino in inglese.
Al momento, la grande differenza tra la tecnologia di Star Trek e la nostra è la quantità di tempo necessaria per addestrare questi dispositivi a comprendere nuove lingue.


Tecnologie Star Trek: Phaser

I proiettili a energia pulsata a fasi, i phaser di Star Trek sono disponibili in varie dimensioni, dalle piccole armi personali alle armi energetiche giganti in grado di essere montate su astronavi. Possono anche essere usati in vari modi, come affettare materiali, riscaldare oggetti, innescare esplosioni o semplicemente stordire un avversario.
Nel mondo attuale, siamo ancora bloccati ad usare l’antecedente del phaser, l’umile laser. Il lato positivo è che i proiettili laser stanno diventando sempre più comuni, compresi i cannoni laser portatili e l’arma laser modulare della Lockheed Martin, ATHENA, progettata per sparare ai droni in volto.



Tecnologie Star Trek: Computer con cui possiamo parlare

Permettere all’equipaggio di Star Trek di interagire con i computer parlando con loro risolve uno dei più grandi problemi di sceneggiatura: rendere le interazioni con il computer chiare al pubblico e interessanti.
Nel 2018 è ormai una comune. Quasi tutti i nostri smartphone hanno assistenti digitali come Siri di Apple, mentre una delle categorie di prodotti in più rapida crescita è costituita dagli altoparlanti intelligenti come Amazon Echo.




Tecnologie Star Trek: Hypospray

Conosciuto colloquialmente come una “hypo”, questo sistema di somministrazione di farmaci senza iniezione può iniettare liquidi nel corpo ad alta velocità senza dover forare la pelle.
Oggi, una spinoff del MIT chiamata Portal Instruments sta lavorando su un iniettore a getto senza ago di nuova generazione, in grado di iniettare un flusso ultra-sottile di liquido, più sottile di una ciocca di capelli, attraverso la pelle a Mach 0.7, la velocità di crociera di un aereo di linea.


Tecnologie Star Trek: Replicatore alimentare

A meno che tu non sia qualcuno che ama particolarmente l’arte del cucinare, l’idea di un replicatore in stile Star Trek, capace di materializzare cibo e bevande, sembra un sogno diventato realtà. Grazie alle meraviglie della scienza moderna, potrebbe non rimanere un sogno troppo a lungo.
La stampa 3D a base di cibo sta iniziando a fare passi da gigante, mentre l’Università Nazionale di Singapore ha sviluppato un bicchiere da cocktail programmabile, capace di ingannare i sensi nel far pensare di star bevendo davvero qualsiasi cosa si possa immaginare.



Propulsione a curvatura


La tecnologia EmDrive della NASA potrebbe portare a viaggi interplanetari ultraveloci. Non è un “motore a curvatura” di per sé, ma se dovesse un giorno funzionare, probabilmente cambierebbe la nostra comprensione della fisica come la conosciamo attualmente.


 l mondo di Star Trek è ambientato nel futuro, in un tempo avanti centinaia di anni rispetto a noi. Ciò nonostante, alcune delle innovazioni tecnologiche inimmaginabili o anche solo fantascientifiche mostrate durante la narrazioni a partire dagli Anni 70, ora sono parte integrante della nostra quotidianità. Ma non è tutto: molte altre lo stanno per diventare.

Le 6 tecnologie di Star Trek che abbiamo già adottato

Ecco alcuni esempi di tecnologie che nell’arco di cinquant’anni – gli anni che vanta Star Trek – abbiamo adottato giorno dopo giorno.
Telefoni cellulari. Il comunicatore era una tra le tecnologie più straordinarie della serie originale del 1966. L’equipaggio portava con sé questo telefono a conchiglia dorato e, a quei tempi – in cui le telecomunicazioni si avvalevano di apparecchi attaccati alle pareti di casa e dotati di una lunga corda a molla – l’idea futuristica di poter essere sempre connessi, attraverso un piccolo dispositivo senza fili, era a dir poco affascinante e agognata da chiunque. Noi viviamo in un’epoca in cui la voce telefono, nella lista degli oggetti imprescindibili da portare con noi prima di usciredi casa, viene dopo soltanto a chiavi oppure denaro.


Tablet. E’ ovvio che i tablet che abbiamo a disposizione siano molto più potenti ed evoluti rispetto a quelli della serie, che ricordano il nonno dei Kindle. Eppure, in Star Trek, l’uso della carta era sorpassato. Le informazioni venivano registrate digitalmente, un po’ come accade per noi oggi. La loro versione dei Tablet, dal nome PADD, era un dispositivo spartano per la lettura di report, libri, e una varietà di altre informazioni, incluse planimetrie e diagnostica della Enterprise.
star trek padd tablet

Smart Watch. Uno dei pochi highlight della vecchia pellicola cinematografica del 1979, è stata l’introduzione dei wearable, somiglianti all’Apple Watch. Gli amart watch, che apparivano al polso dei protagonisti come parte integrante delle uniformi erano parte della vita di chiunque.

Auricolare Bluetooth. Il tenente Nyota Uhura, ufficiale delle comunicazioni, sembrava essere costantemente connessa al proprio auricolare, attraverso il quale otteneva qualsiasi tipo di informazioni, a seconda delle frequenze di trasmissione e ricezione. La novità di questa tecnologia era l’essere completamente wireless, esattamente come quella di cui ci avvaliamo da qualche anno a questa parte anche noi.

Assistenti Virtuali. Quando uscì il primo episodio della serie, i computer erano ancora delle macchine mastodontiche, calcolatori dalle operazioni limitate, costantemente monitorati dall’uomo. Preistoria, rispetto a ciò che abbiamo a disposizione oggi noi. L’equipaggio poteva parlare ad alta voce, porre una domanda e ottenere rapidamente la risposta desiderata. Oggi accade con Siri di Apple o con Alexa di Amazon, ma nessuno dei due sa ancora eguagliare il livello del computer di Majel Barrett-Roddenberry, la First Lady di Star Trek, primo ufficiale dell’Enterprise.

Videochiamate. Una chiamata seguita dall’attivazione un video era piuttosto frequente in Star Trek, era possibile comunicare con avversari e alleati faccia a faccia, anche quando si trovavano a bordo di diverse astronavi o addirittura pianeti. Questo tipo di tecnologia- che era il sogno di molti – è ora attualissimo nelle nostre vite. E’ sufficiente pensare a Skype o Facetime: ricevere videomessaggi o fare videochiamate in real-time è una consuetudine a disposizione di chiunque possieda un computer o uno smartphone.



Astronomia, Nettuno ultra-nitido con nuova ottica adattiva del VLT


Astronomia, Nettuno ultra-nitido con nuova ottica adattiva del VLT

Con tomografia laser strumento Muse corregge immagini sfocate
 
Astronomia, Nettuno ultra-nitido con nuova ottica adattiva del VLT


Roma, 18 lug. (askanews) – Il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO ha visto la prima luce con una nuova modalità di ottica adattiva chiamata Tomografia Laser e con questa ha ottenuto delle immagini di prova straordinariamente nitide del pianeta Nettuno, di alcuni ammassi di stelle e di altri oggetti.
Lo strumento MUSE (Multi Unit Spectroscopic Explorer) installato sul VLT dell’ESO funziona con un modulo di ottica adattiva chiamato GALACSI, che sfrutta lo strumento 4LGSF (Laser Guide Stars Facility), un sottosistema dell’AOF (AdaptiveOptics Facility). AOF fornisce l’ottica adattiva agli strumenti montati sull’UT4, il quarto telescopio del VLT. MUSE è stato il primo strumento a usufruire di questa ottica e ora ha due diverse modalità di ottica adattiva: a campo largo (Wide Field Mode) o a campo stretto (Narrow Field Mode). La modalità di MUSE a Campo Largo accoppiata con GALACSI in modalità “strato-al-suolo” (ground-layer) – spiega l’Eso – corregge gli effetti introdotti dalla turbolenza atmosferica fino a un chilometro sopra il telescopio per un campo di vista relativamente ampio. La nuova modalità a Campo Stretto, che usa la tomografia laser, corregge quasi tutta la turbolenza atmosferica sopra il telescopio per creare immagini molto più nitide, ma su una zona più piccola di cielo. Sfruttando questa nuova tecnica, il telescopio da 8 metri UT4 raggiunge il limite teorico della risoluzione delle immagini e non è più limitato dalla sfocatura dell’atmosfera. È difficilissimo raggiungere questo limite nella banda della luce visibile: si ottengono così immagini di nitidezza paragonabile a quelle del telescopio spaziale Hubble di NASA/ESA. Ciò permetterà agli astronomi di studiare con un dettaglio mai raggiunto prima oggetti affascinanti come i buchi neri supermassicci al centro delle galassie, i getti delle giovani stelle, gli ammassi globulari, le supernove, i pianeti e i lori satelliti nel Sistema Solare e molto altro ancora.
L’ottica adattiva è una tecnica che serve per compensare l’effetto di sfocatura dovuto all’atmosfera terrestre, noto anche come “seeing” astronomico, un problema rilevante per tutti i telescopi da terra. La stessa turbolenza dell’atmosfera che fa scintillare le stelle quando le si guarda a occhio nudo produce immagini un po’ sfocate dell’Universo, soprattutto con i telescopi più grandi. La luce delle stelle e delle galassie viene distorta passando attraverso gli strati della nostra atmosfera, che ci protegge, e gli astronomi devono usare delle tecniche ingegnose per migliorare artificialmente la qualità dell’immagine.
Per raggiungere questo scopo, sono stati installati quattro laser molto luminosi sull’UT4: proiettano nel cielo colonne di luce intensa di colore arancione, di circa 30 centimetri di diametro, per stimolare gli atomi di sodio che si trovano in uno strato nell’alta atmosfera in modo da creare stelle guida artificiali (Laser Guide Star, in inglese). I sistemi di ottica adattiva usano la luce di queste “stelle” per determinare la turbolenza dell’atmosfera e calcolare le correzioni necessarie circa mille volte al secondo, e di conseguenza inviano istruzioni allo specchio secondario di UT4, sottile e deformabile, per modificarne costantemente la forma in modo da correggere le distorsioni nella luce che arriva.
La nuova modalità è un passo avanti significativo per l’ELT (Extremely Large Telescope) dell’ESO, su cui sarà necessaria la Tomografia Laser per raggiungere gli scopi scientifici previsti. Questi risultati con AOF su UT4 aiuteranno tecnici e scienziati dell’ELT a installare una simile tecnologia per l’ottica adattiva sul gigantesco telescopio da 39 metri.

Fonte



 

What Happened To Snowden? 2018


Area 51 MIB Don't Want You To Watch This! 2018-2019


UFO Hunting Historic Keyesville Cemetery in California - UFO Seekers


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UFO Over Mountains of Sierra Cabrera, Spain June 28, 2018, UFO Sighting News.


UFO Sighting June 24th 2018, Bay Area, California saw two triangular obje


MUFON CASE : 93311 La Porte, Indiana ( July 13, 2018 )



Element 115 approaching confirmation nearly ten years after its discovery

Scientists are one step closer to confirming the super-heavy Element 115.
Element 115, temporarily titled Ununpentium. (Credit: Greg Robson)
Element 115, temporarily titled Ununpentium. (Credit: Greg Robson)

A Swedish team of scientists recent conducted experiments on Element 115 at the GSI Helmholtz Centre for Heavy Ion Research in Germany. An element’s atomic number, 115 in this case, represents the number of protons an element contains. For this study, LiveScience explains that the research team “shot a super-fast beam of calcium (which has 20 protons) at a thin film of americium, the element with 95 protons. When these atomic nuclei collided, some fused together to create short-lived atoms with 115 protons.”
This new research was led by Dirk Rudolph, a professor at the division of atomic physics at Lund University. He explains that, although scientists from the Glenn T. Seaborg Institute and the Chemical Biology and Nuclear Science Division at the Lawrence Livermore National Laboratory announced the discovery of Element 115 in 2004, it has yet to be officially acknowledged because independent confirmation is required to measure the exact proton number. Rudolph and his team’s recent experiments did that.

An illustration of the atom collision creating Element 115. (Credit: Thomas Tegge, Lawrence Livermore National Laboratory)
An illustration of the atom collision creating Element 115. (Credit: Thomas Tegge, Lawrence Livermore National Laboratory)


The next step, as the BBC explains, is for the potential new element to be “reviewed by a committee which consists of members of the international unions of pure and applied physics and chemistry. They will decide whether to recommend further experiments before the discovery of the new element is acknowledged.” Element 115 received attention in 1989 when Area 51 whistleblower Bob Lazar asserted that extraterrestrial spacecraft at Area 51’s S4 facility were powered by the element. KLAS-TV investigative reporter George Knapp published a story following the discovery of Element 115 in 2004. In the article, Knapp spoke with Lazar about the 2004 discovery, something to which Knapp referred as “a profound development.”

Bob Lazar
Bob Lazar


But he pointed out that “the material decayed almost instantly.” Then Knapp reported, “Lazar says the first batch was only a starting point and that he will be proven right in the long run.” Lazar explained, “I’d like to see them continue to work and produce different isotopes of 115 because they’re gonna come up with a handful of different varieties and they’re gonna come up with a stable isotope, and that’s what we’re interested.” But based on the new experiments, that hasn’t happened yet. The element still only lasts for less than a second. Nuclear chemist Glenn T. Seaborg proposed the possibility of an “island of stability” in the late 1960s. Explaining this concept, Popular Science describes:
Nuclear physicists hypothesize that a magic number of protons and neutrons could produce enough binding energy to counteract the forces that tear apart the heavy nuclei, and render the new elements as stable as the common elements that exist outside of atom smashers. The physicists called these magic numbers the “island of stability” because the elements with the numbers cluster together on the periodic table, flanked on all sides by ephemeral elements that dissipate in nanoseconds.
Unfortunately, due to its rapid decay, Element 115, like its neighboring Element 114, doesn’t seem to occupy the “island of stability.”




LiveScience explains that Element 115 has yet to be officially named, “but it is temporarily called ununpentium, roughly based on the Latin and Greek words for the digits in its atomic number, 115.”
The new research will be published in The Physical Review Letters.

 

In diretta a caccia di extraterresti. Nuovo format



In diretta a caccia di extraterrestri. Nuovo format 
Cercare, scoprire e spiegare fatti insoliti e avvenimenti misteriosi. È questa l’avventura di “Contact Expeditions”: un gruppo di ricercatori e studiosi, accompagnati da una troupe di professionisti muniti di speciali apparecchiature, intraprende un viaggio di sei settimane in giro per l’Europa alla ricerca di risposte tra verità nascoste e leggende. Un tour in luoghi, più o meno sconosciuti, nei quali sono accaduti eventi non sempre chiariti dalla scienza: fenomeni Ufo, grotte dove sono stati ritrovati disegni rupestri che illustrano la presenza di civiltà ancestrali, mappe inedite di ipotetiche basi sotterranee, abitate da esseri provenienti da altri pianeti.
Contact Expeditions (C.EX) è il primo live che documenta e condivide in tempo reale con il pubblico di internet tutto ciò che accade nelle varie tappe dell’itinerario. All’interno del programma, a supporto degli argomenti trattati, sono anche intervistati scienziati ed esperti del settore.
La prima esplorazione inizia in Spagna sui Pirenei, nel Parco nazionale di Ordesa e sul Monte Perdido (patrimonio dell’Unesco) e le successive sono nelle Canarie a Tenerife e poi in Francia, Italia, Scozia, Inghilterra e Romania.

«Si tratta di un docu-reality investigativo, un nuovo format che unisce tre aspetti in un unico programma: il documentario, l’indagine investigativa e il live», spiega Claudio Masin, regista e autore del programma, un volto conosciuto nel panorama televisivo e cinematografico per aver partecipato come attore a importanti serie tv (La Piovra, R.I.S., Intelligence, Squadra Antimafia) e a film internazionali di noti registi.
L’avventura di C.Ex. inizia lunedì 24 settembre 2018, mentre la diretta live verrà trasmessa dalla sera successiva sul sito . Il pubblico avrà la possibilità di interagire tramite un blog con i membri della spedizione e seguire gli accadimenti più significativi del viaggio attraverso un riassunto giornaliero suddiviso in 5 episodi da 10 minuti l’uno disponibili sul sito e su Facebook (Facebook:ContactExpeditions/Instagram: contact_expeditions).
A guidare gli spettatori lungo il percorso ci sarà la giornalista Silvia Autuori in compagnia di una conduttrice. La troupe è composta da un direttore della fotografia, tre cameramen, un fonico, un assistente, due tecnici addetti alla messa in onda tramite il satellite “Ka-sat”, uno speleologo, una guida e un medico. Il materiale tecnico sarà trasportato da due muli nel pieno rispetto dell’ambiente.
«L’operazione Contact Expeditions ha lo scopo di cercare risposte alle domande tra le più antiche dell’umanità, che sorgono da documenti e testimonianze - osserva il produttore del programma, Lorenzo Leoni Skibinski -. Esistono o sono esistite altre forme intelligenti di vita nell’universo? È possibile che altri esseri viventi, a noi sconosciuti, siano già stati sulla Terra e che si trovino ancora fra noi? L’esito sarà in ogni caso il più trasparente possibile, perché si cerca anche di smentire ciò che non è stato dimostrato e divulgare cultura e storia di popoli e luoghi molto interessanti in Europa”. Sofisticate sono le attrezzature a disposizione del gruppo di esploratori: droni, telecamere termiche e a infrarossi che permettono di vedere ciò che non si riesce a scorgere a occhio nudo; lampade di “Wood” o luce nera, con le quali è possibile individuare tracce organiche, simboli e lettere altrimenti illeggibili e occhiali spia dotati di microcamera in modo da poter riprendere anche situazioni borderline. “Cerchiamo prove, porte da aprire, scritte, immagini, tracce – aggiunge Masin che è anche un appassionato e studioso della materia - e tutto quello che può guidarci nella nostra ricerca per svelare l’ignoto e il misterioso”. Cercare, scoprire e spiegare fatti insoliti e avvenimenti misteriosi. È questa l’avventura di “Contact Expeditions”: un gruppo di ricercatori e studiosi, accompagnati da una troupe di professionisti muniti di speciali apparecchiature, intraprende un viaggio di sei settimane in giro per l’Europa alla ricerca di risposte tra verità nascoste e leggende. Un tour in luoghi, più o meno sconosciuti, nei quali sono accaduti eventi non sempre chiariti dalla scienza: fenomeni Ufo, grotte dove sono stati ritrovati disegni rupestri che illustrano la presenza di civiltà ancestrali, mappe inedite di ipotetiche basi sotterranee, abitate da esseri provenienti da altri pianeti. “Contact Expeditions” (C.EX) è il primo live che documenta e condivide in tempo reale con il pubblico di internet tutto ciò che accade nelle varie tappe dell’itinerario. All’interno del programma, a supporto degli argomenti trattati, sono anche intervistati scienziati ed esperti del settore. La prima esplorazione inizia in Spagna sui Pirenei, nel Parco nazionale di Ordesa e sul Monte Perdido (patrimonio dell’Unesco) e le successive sono nelle Canarie a Tenerife e poi in Francia, Italia, Scozia, Inghilterra e Romania. “Si tratta di un docu-reality investigativo, un nuovo format che unisce tre aspetti in un unico programma: il documentario, l’indagine investigativa e il live”, spiega Claudio Masin, regista e autore del programma, un volto conosciuto nel panorama televisivo e cinematografico per aver partecipato come attore a importanti serie tv (La Piovra, R.I.S., Intelligence, Squadra Antimafia) e a film internazionali di noti registi. L’avventura di C.Ex. inizia lunedì 24 settembre 2018, mentre la diretta live verrà trasmessa dalla sera successiva sul sito . Il pubblico avrà la possibilità di interagire tramite un blog con i membri della spedizione e seguire gli accadimenti più significativi del viaggio attraverso un riassunto giornaliero suddiviso in 5 episodi da 10 minuti l’uno disponibili sul sito e su Facebook (Facebook:ContactExpeditions/Instagram: contact_expeditions). A guidare gli spettatori lungo il percorso ci sarà la giornalista Silvia Autuori in compagnia di una conduttrice. La troupe è composta da un direttore della fotografia, tre cameramen, un fonico, un assistente, due tecnici addetti alla messa in onda tramite il satellite “Ka-sat”, uno speleologo, una guida e un medico. Il materiale tecnico sarà trasportato da due muli nel pieno rispetto dell’ambiente. “L’operazione Contact Expeditions ha lo scopo di cercare risposte alle domande tra le più antiche dell’umanità, che sorgono da documenti e testimonianze - osserva il produttore del programma, Lorenzo Leoni Skibinski -. Esistono o sono esistite altre forme intelligenti di vita nell’universo? È possibile che altri esseri viventi, a noi sconosciuti, siano già stati sulla Terra e che si trovino ancora fra noi? L’esito sarà in ogni caso il più trasparente possibile, perché si cerca anche di smentire ciò che non è stato dimostrato e divulgare cultura e storia di popoli e luoghi molto interessanti in Europa”. Sofisticate sono le attrezzature a disposizione del gruppo di esploratori: droni, telecamere termiche e a infrarossi che permettono di vedere ciò che non si riesce a scorgere a occhio nudo; lampade di “Wood” o luce nera, con le quali è possibile individuare tracce organiche, simboli e lettere altrimenti illeggibili e occhiali spia dotati di microcamera in modo da poter riprendere anche situazioni borderline. “Cerchiamo prove, porte da aprire, scritte, immagini, tracce – aggiunge Masin che è anche un appassionato e studioso della materia - e tutto quello che può guidarci nella nostra ricerca per svelare l’ignoto e il misterioso”. 

FONTE 

SE TRACCI LE LINEE DI NAZCA ECCO IL RISULTATO


Le linee di Nazca sono geoglifi, linee tracciate sul terreno, del deserto di Nazca, un altopiano arido che si estende per una ottantina di chilometri tra le città di Nazca e di Palpa, nel Perù meridionale.

Ufo, avvistamenti nella notte tra Savona e Genova

Tre gli oggetti segnalati. La foto.

 Ufo, avvistamenti nella notte tra Savona e GenovaOggetti volanti non identificati durante la notte sono stati osservati da diversi testimoni in Liguria precisamente tra Savona e Genova , le segnalazioni giunte ad A.R.I.A. associazione ricerca italiana aliena  fondata dall'ufologo Ligure Maggioni Angelo di cui ne è anche presidente, riguardano a diversi oggetti volanti non identificati che sfrecciavano in cielo nel tratto Ligure che và da Savona a Genova , la prima segnalazione giunge circa alle 22:10 quando viene anche annotata sul gruppo Facebook di A.R.I.A. dove si avvisava di un avvistamento di uno strano oggetto  vicino a Savona poi piano piano sono giunte altre segnalazioni  da Genova qui gli oggetti sarebbero stati tre. Da Savona giunge  alla mail dell'associazione anche un video che mostra una sfera luminosa sfrecciare , il testimone racconta : stavo sul terrazzo a piano terra ma con ottima visuale e osservavo il cielo , ero attratto da una stella molto luminosa e mentre la osservavo ad un certo punto ho visto come accendersi una seconda stella poco più in là, inizialmente sembrava ferma poi ha iniziato a muoversi lentamente per poi accelerare sempre di più  , era luminosissima grande come una palla da tennis , prontamente ho preso la mia macchina fotografica Canon e ho iniziato a riprendere , nel filmato potete vedere  ancora per qualche secondo il momento in cui stava ferma e ha preso a muoversi, ho pensato subito che non era normale così ho deciso di contattarvi , spero sia utile il filmato ...            

Maggioni dunque ha raccolto la testimonianza e ha aperto un'indagine  sui fatti avvenuti stanotte e sulle diverse segnalazioni  giunte all'associazione, l'evento spiega, è straordinario in quanto diverse persone avrebbero osservato strani movimenti e in luoghi diversi e distanti fra loro da Savona a Genova ci sono circa una cinquantina di chilometri , a Genova una testimone afferma di aver osservato almeno tre oggetti in cielo  distanti fra loro , il fatto che le segnalazioni giunte accennano allo stesso orario compreso tra le 22 e le 22.30  fà presumere che possano essere correlati fra loro non è ancora chiaro se l'oggetto sferico di Savona abbia raggiunto gli oggetti  facendo parte dei tre osservati a Genova  oppure se ne diventa il quarto osservato , le indagini proseguono fà sapere l'ufologo Maggioni e invita chiunque abbia osservato , fotografato o ripreso durante la sera del 17 luglio 2018 tra le 22 e le 22:30  nel tratto Savona Genova di contattare l'associazione tramite la mail inforicercaaliena@gmail.com.

 Fonte 

giovedì 12 luglio 2018

Le sonde della NASA potrebbero aver distrutto tracce di vita su Marte

Le sonde della serie "Viking" non hanno trovato tracce di materia organica su Marte perché i loro analizzatori del suolo "facevano esplodere" tutte queste sostanze quando cercavano di analizzarle. Questo ha rinviato la scoperta di potenziali tracce di vita extraterrestre di 40 anni, affermano gli scienziati in un articolo sulla rivista JGR Planets.
Risultati immagini per viking 1

"L'assenza di tracce organiche nei campioni raccolti da Viking-1 e Viking-2, contraddiceva tutte le nostre idee su come si comportano i pianeti e gli asteroidi, e abbiamo scoperto a che cosa era collegato. Abbiamo trovato tracce di "bruciatura" dei perclorati" ha detto Christopher McKay della NASA Ames Research Center (USA), le cui parole sono state citate dalla rivista New Scientist.
Negli ultimi anni geologi, astrobiologi e altri specialisti stanno discutendo attivamente se ci sono riserve di materia organica o di microbi negli strati superficiali del terreno di Marte, dove c'è acqua liquida, dove i raggi cosmici penetrano a fatica e dove è relativamente caldo.
Il punto in questa disputa è stato fissato nel giugno di quest'anno, quando il team scientifico dei rover Curiosity ha annunciato la scoperta di un complesso e allo stesso tempo "antiche" sostanze organiche in uno dei ciottoli sul pendio del Monte Sharp nel Gale Crater dove ora il rover sta operando. Questo ha messo gli scienziati davanti a un enigma serio e inesplicabile: perché i "pionieri" di Marte, i moduli di atterraggio Viking-1 e Viking-2, non hanno trovato le sostanze organiche?
Entrambi questi velivoli atterrarono con successo sulla superficie del pianeta rosso nel 1976 e 1978 e trasmisero alla Terra le prime immagini della superficie di Marte e i dati sulla sua composizione chimica. I Viking erano equipaggiati con sensori organici e un set speciale di strumenti e reagenti progettato per cercare tracce di microbi viventi nel terreno di Marte.
Con la grande sorpresa degli astronomi non riuscirono a trovare niente. Fu una scoperta inaspettata per gli astronomi che invece pensavano che sulla superficie di Marte sarebbe dovuta sussistere una basilare vita organica portata da asteroidi e comete.
Per i successivi 40 anni gli scienziati hanno discusso a lungo dove erano finiti questi "mattoni della vita" e come potessero essere stati distrutti. Come oggi ritengono gli astronomi, le molecole si distrussero pe due motivi: i raggi cosmici e i raggi ultravioletti del sole, nonché la forte concentrazione di perclorati, molecole super aggressive, nel terreno di Marte.
Le scoperte di Curiosity, come fa notare McKay, hanno di nuovo fatto riflettere gli scienziati su ciò che i "pionieri" realmente vedevano e sul perché, a differenza del quarto rover della NASA, non riuscivano a trovare tracce inequivocabili dell'esistenza di materia organica.
Il suo team ha trovato la risposta a questo enigma, studiando i dati trasmessi dagli spettrografi e dai cromatografi Viking-2 sulla Terra durante l'analisi dei campioni di terreno marziano.
Gli scienziati hanno attirato l'attenzione sul fatto che Gilbert Levin, il principale ideatore di questi esperimenti, e altri sviluppatori delle sonde Viking non sapevano che nel terreno di Marte c'è un gran numero di perclorati. Le loro prime tracce furono trovate dal modulo di atterraggio Phoenix solo nel 2008, 30 anni dopo il lancio dei suoi "bisnonni".
I perclorati, a sua volta, sono caratterizzati da un altissimo livello di attività chimiche e calore all'interno dei laboratori Viking, e come gli scienziati hanno ipotizzato avrebbero potuto distruggere tutte le tracce di materia organica e causare una serie di altri cambiamenti, che Levin e colleghi e non potevano sospettare.
McKay e il suo team hanno verificato se fosse davvero accaduto questo riscaldando una miscela di perclorati e semplici molecole organiche, ed esaminando la composizione dei prodotti di queste reazioni. Come si è scoperto, tali interazioni hanno portato ad una vera e propria "esplosione" e alla formazione di un gran numero di molecole di clorobenzene.
Le sue tracce, come nota McKay, sono state trovate su tutti i campioni di suolo marziano, che sono stati riscaldati e analizzati dalel sonde Viking. Ciò significa che le sonde NASA hanno accidentalmente distrutte le tracce di materia organica marziana trovate nella zona di atterraggio, ritardando la loro scoperta di quasi mezzo secolo. Come è emerso, non è ancora chiaro, ma aumenta significativamente le nostre possibilità di scoprire ambienti abitabili su Marte, concludono gli scienziati.

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Ma và? Cercate a ritroso nel mio blog e troverete che ho già parlato di questo alcuni anni fa. Adesso mi aspetto che la NASA annunci l'esistenza della vita su Marte. Soprattutto che parli delle innumerevoli forme di vita acquatiche complesse che si trovano nel sottosuolo.

Astronomia: la sonda Cassini registra un “dialogo” tra Saturno e la luna Encelado

"Abbiamo scoperto che Saturno ed Encelado si scambiano segnali attraverso le linee del campo magnetico"

Risultati immagini per encelado saturno segnali elettromagnetici

Ora – riporta Global Science – un nuovo studio coordinato dall’Università dell’Iowa negli Stati Uniti ha scoperto, analizzando gli ultimi dati di Cassini, una particolare ‘danza’ delle onde di plasma attorno al gigante ad anelli. Le osservazioni mostrano per la prima volta che queste onde si muovono armoniosamente lungo le linee del campo magnetico, passando da Saturno ai suoi anelli fino a raggiungere il satellite Encelado. I risultati, pubblicati su Geophysical Research Letters, paragonano queste linee di campo a una sorta di circuito elettrico che lega i due corpi celesti, creando un campo di energia che si muove avanti e indietro. Un flusso che Cassini è riuscito a catturare, e che noi oggi possiamo ascoltare: gli scienziati hanno infatti convertito la registrazione delle onde di plasma in un fruscio – esattamente secondo lo stesso principio che permette a una radio di trasformare onde elettromagnetiche in musica. In altre parole, Cassini ha rilevato le onde elettromagnetiche prodotte tra Saturno ed Encelado, un segnale che noi possiamo comprimere e amplificare: in questo caso, la registrazione è stata compressa da 16 minuti a 28,5 secondi.
Encelado è come un piccolo generatore che viaggia attorno a Saturno – commenta AliSulaiman, prima firma dello studio – e sappiamo che è una continua fonte di energia. Ora abbiamo scoperto però che anche Saturno risponde, lanciando segnali sotto forma di onde di plasma che riconnettono il pianeta alla sua luna.” Un meccanismo affascinante, tanto più se si pensa che questa interazione tradotta in audio dà vita al suono dell’energia elettromagnetica nel cosmo.

Filomena Fotia
 

 

Derrel Sims (05-20-14) Alien Implants




Something Plunged Into The Ocean!


On March 7, 2018 a bright flash followed by a sonic boom occurred along the Washington coast. A local resident told the Seattle Times that he thought it was a spaceship but from analysis of radar signals, they concluded it was a meteorite about the size of a golf cart that broke apart and plunged into the ocean about 16 miles off the coast. Source:http://ufosightingshotspot.blogspot.com Read here:https://helenastales.weebly.com/blogu... Follow us on facebook: https://www.facebook.com/ufo.maniaII/

Something Strange Is Happening Above Us! 2018




What Police Witnessed Can't Be Explained! (2018-2019)


What Police Witnessed Can't Be Explained! (2018-2019) James Bunch Kentucky Former Police Officer Explains! Subscribe Thirdphaseofmoon https://goo.gl/Qk3g4X UFO Youtube Channel Thirdphaseofmoon Shares Your Incredible UFO Videos To the World! Upload your UFO Video To Youtube, Then Copy Paste The Link To My Email! cousinsbrothersproductions@gmail.com Keep Your Eyes on the Skies! We are not Alone!

You Won't Believe What We Discoverd Deep Underground! 2018




We found out what these underground tunnels lead too. It's an old pumping system from the 1940s to pump water up from aqua-furs from deep below the surface to provide water for the old sugar plantation Homes in the area! Subscribe Thirdphaseofmoon https://goo.gl/Qk3g4X UFO Youtube Channel Thirdphaseofmoon Shares Your Incredible UFO Videos To the World! Upload your UFO Video To Youtube, Then Copy Paste The Link To My Email! cousinsbrothersproductions@gmail.com Keep Your Eyes on the Skies! We are not Alone!

Cosa è questo?

@!;€^ from r/aliens






UFO over Lunar Module of Apollo Mission, from NASA archives, Found



Scott  Waring

I was messing around last night and found this old video and noticed the UFO over the NASA module, I took some screenshots and put the video into slow motion and you can also see some other smaller UFOs nearby. Taken about 1968-1970, maybe Apollo 10 (uncertain).

Domenica 8 Luglio 2018 - Ufo, oggetti non identificati nella notte ad Albisola Superiore

L'Associazione Ricerca Italiana Aliena, fondata dall'ufologo Savonese Angelo Maggioni, ha raccolto alcune segnalazioni di oggetti volanti non identificati relative alla notte scorsa

 

 

Nella notte tra il 7/8 Luglio 2018 A.R.I.A. (Associazione Ricerca Italiana Aliena, fondata dall'ufologo Savonese Angelo Maggioni) ha raccolto alcune segnalazioni di oggetti volanti non identificati sulla Liguria, precisamente ad Albisola Superiore.
"Il testimone che vuole rimanere anonimo - spiega Maggioni - ha notato strane 'sfere' in cielo che si muovevano in diverse direzioni a pochi minuti di differenza l'una dall'altra".
La Liguria e in particolare la zona savonese sono considerate zone calde, già teatro di passati avvistamenti: da flottillas (2017), ad un sigariforme (2014), allo strano oggetto fotografato a Varazze. L'ufologo, che studia il fenomeno in Liguria da ormai più di 10 anni, crede possa esistere una relazione comune tra gli avvistamenti nella zona e il presunto 'corridoio preferenziale', citato anche da un articolo di dicembre di un noto quotidiano cartaceo, e la presunta installazione aliena alle spalle della cittadina savonese.
Anche la recente indagine svolta dal team di A.R.I.A. con Gabriele Beati, Giuseppe P. e lo stesso Maggioni all'interno di Calice Ligure - luogo dove Giorgio Dibitonto (nato il 21 marzo a Brescia) vide negli anni 80 un oggetto luminoso sospeso in aria a qualche decina di metri di altezza, come George Adamski (1891-1965) che affermò di essere stato accolto a bordo dei dischi volanti - lo confermerebbe. Ne nasce Angeli in Astronave zona, tra l'altro, già attenzionata per le apparizioni Mariane che l'ufologo considera semplicemente manifestazioni extraterrestri.
Lo studio e le segnalazioni sommate creano un preciso triangolo che, collegato con i fatti di Torriglia (famoso caso del metronotte rapito dagli alieni), crea il famoso "corridoio preferenziale". Senza dimenticare anche i fatti del 1974 dove un pensionato abitante fronte all'isola di Bergeggi segnalò un presunto UFO crash (episodio conosciuto come la Roswell Italiana): quel giorno si attivarono capitaneria di porto, finanza e forze dell'ordine, ma senza trovare il presunto oggetto.
"La Liguria  - conclude Maggioni - ha indubbiamente un ruolo importante per i nostri visitatori dello spazio e questo probabilmente è legato anche dal passato e dei nostri antenati che ne occuparono il territorio. Le segnalazioni di stanotte sono sotto controllo da parte degli esperti del team di A.R.I.A. che dovranno capire la natura degli stessi e se sono oggetti convenzionali o meno".
Al momento ogni ipotesi è aperta e proprio Maggioni fa sapere che chiunque questa notte abbia semplicemente visto oppure osservato filmando e fotografando dei movimenti di strane presenze in cielo nel tratto tra Savona e Arenzano, può comunicarlo alla mail inforicercaaliena@gmail.com

Fonte

giovedì 5 luglio 2018

Nasa, Dawn vola basso e rivela nuovi dettagli di Cerere


Analizzata la zona più brillante del pianeta nano
Nasa, Dawn vola basso e rivela nuovi dettagli di Cerere

Roma, 3 lug. (askanews) – Nel raggiungere la sua orbita finale attorno al pianeta nano Cerere, la sonda della Nasa Dawn ha scattato migliaia di splendide immagini e raccolto altri preziosi dati. Dawn si è fermata è 35 chilometri di distanza dalla superficie segnando un record personale: è l’orbita più bassa dell’intera missione. I ricercatori hanno di nuovo posto l’attenzione sulla zona più brillante del pianeta nano Cerere, situata all’interno del cratere Occator, che presenta la più elevata concentrazione di carbonati mai registrata in ambienti al di fuori di quello terrestre. La natura di questi carbonati era stata scoperta dai dati raccolti con lo strumento VIR (Visual and Infrared Spectrometer), fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e realizzato da Leonardo sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).
“Le zone brillanti all’interno di questo cratere sono ricche di carbonati e sali. Questi materiali si formano tipicamente in presenza di acqua liquida, in ambienti che, sulla terra, vengono definiti idrotermali. Le nuove osservazioni permetteranno di valutare in dettaglio la composizione ed il meccanismo di formazione di tali materiali”, spiega Maria Cristina De Sanctis, principal investigator dello strumento VIR.
Le ultime manovre orbitali hanno rivelato dettagli senza precedenti sui materiali presenti nella regione di Vinalia Faculae. Lo spettrometro a bordo di Dawn aveva precedentemente trovato depositi principalmente composti da carbonato di sodio, un materiale che si trova comunemente nei depositi di evaporite sulla Terra. La scorsa settimana Dawn ha avviato il suo motore a ioni, forse per l’ultima volta durante questa missione, per volare vicino a Cerealia Facula, l’ampio deposito di carbonato di sodio proprio al centro del cratere Occator. Si tratta di un cratere giovane dal punto di vista geologico, che si è formato circa 80 milioni di anni fa. Con una larghezza di 92 chilometri e una depressione centrale di circa 10 chilometri di diametro, il cratere mostra nella zona centrale un largo picco ricoperto di materiale altamente riflettente, ricco di carbonati, che presenta fratture concentriche e radiali sopra e attorno ad essa.
“L’analisi dei dati che lo spettrometro italiano VIR sta acquisendo in questi giorni – commenta Eleonora Ammannito project scientist dell’ASI per la missione Dawn – ci permetteranno di capire meglio i meccanismi evolutivi che hanno portato alla composizione della superficie misurata dagli strumenti a bordo della sonda Dawn. Particolare attenzione è stata dedicata alle Faculae presenti nel cratere Occator poiché i minerali identificati dallo spettrometro sembrano indicare la presenza di acqua liquida almeno in una fase iniziale”.
Le informazioni contenute in queste immagini aiuteranno quindi i ricercatori a rispondere a domande chiave sull’origine delle faculae, i depositi di carbonati più abbondanti mai osservati al di fuori della Terra. In particolare, gli scienziati si sono interrogati su come questo materiale sia stato esposto. Le opzioni sono due: una riserva superficiale di acqua ricca di minerali, o una fonte più profonda di acqua liquida arricchita di sali che risale verso l’alto attraverso le fratture. Inoltre, le osservazioni a bassa quota che verranno ottenute con gli altri strumenti di Dawn, tra cui rivelatore di raggi gamma e neutroni (il Gamma Ray and Neutron Detector – GRaND), riveleranno la composizione di Cerere su scala più piccola e precisa, gettando nuova luce sull’origine dei materiali trovati sulla superficie di questo pianeta nano.

Fonte


Geoingegneria, a lungo denunciata come teoria del complotto, ora apertamente sostenuta dagli scienziati di Harvard per alterare il clima


 

 



Traduzione a cura di Vivereinmodonaturale.com

Sembra che i complici sostenitori della geoingegneria si stiano rendendo conto che non possono nascondere per sempre i loro piani sinistri dietro la maschera delle "teorie della cospirazione", e ora stiano scegliendo di persuadere le masse che le scie chimiche raccontando che tutto faccia parte del loro piano per proteggere la terra. 

Come tutti sappiamo, quelli di noi che sono stati a conoscenza delle scie chimiche e degli sforzi di geoingegneria per un certo periodo di tempo sono stati costantemente denigrati e messi a tacere. 
Ora, invece di continuare a negare l'esistenza di queste azioni, gli scienziati hanno fatto ricorso ai media per dichiarare che stanno  appena iniziando a sperimentare spruzzi di aerosol nell'atmosfera, presumibilmente per combattere il "cambiamento climatico".

Stranamente, lo stesso sito di notizie che ha condiviso questa storia di rottura a metà aprile 2017, il  Daily Mail , ha anche pubblicato un articolo in cui si dichiarava che le scie chimiche erano false  non molto tempo fa. 
Apparentemente, hanno cambiato idea. 
Le scie chimiche ora sono improvvisamente uno "strumento" per salvare il pianeta, ci è stato detto!
Come ammette il  Daily Mail , gli scienziati di Harvard hanno annunciato che useranno spray aerosol nel cielo, presumibilmente nel tentativo di ottenere il controllo del clima e della Terra. 
Alcuni scienziati, tuttavia, credono che gli effetti di tutto questo, potrebbero essere catastrofici. 
Sorpresa sorpresa.

I ricercatori di Harvard affermano che il cosiddetto esperimento "primo del suo genere" inizierà probabilmente l'anno prossimo. 

Naturalmente, questa non è la prima volta che gli scienziati spruzzano aerosol nell'atmosfera; è solo la prima volta che lo ammettono. 

L'informatore EPA Michael Davis, che ha lavorato con l'agenzia per 16 anni e ha lavorato per i programmi NPDES (National Pollution Discharge Elimination Systems) della Divisione Acqua nella Regione 5, con sede a Chicago, Illinois, si è fatto avanti all'inizio dell'anno per esporre gli sforzi della geoingegneria all'agenzia. 
Secondo quanto riferito, David fu licenziato per aver osato parlare delle sue preoccupazioni"Sono stato licenziato come funzionario pubblico che svolgeva un servizio pubblico per sollevare la questione della deposizione antropogenica dell'alluminio a causa della geoingegneria atmosferica", ha affermato.

Davis non è l'unico scienziato a preoccuparsi delle conseguenze del tentato controllo del clima . 
La controversa tecnica di utilizzare spray aerosol per bloccare i raggi del sole potrebbe produrre conseguenze catastrofiche. 
Il biossido di carbonio non solo continuerà ad accumularsi, ma alcuni ricercatori dicono che dovremmo smettere di spruzzare gli aerosol - forse a causa dei danni causati all'ambiente mentre i composti cadono a terra - potrebbe inevitabilmente portare a un cambiamento globale accelerato in temperatura.

Come spiega il Daily Mail , in passato i ricercatori erano almeno concentrati sull'uso di composti non reattivi. 
Stranamente, fare riferimento alla ricerca passata mostra chiaramente che la geoingegneria non è  nuova. 
L'uso di composti non reattivi è stato studiato per la prima volta come un modo per ridurre al minimo il danneggiamento dello strato di ozono, ma i ricercatori stanno ora mettendo in guardia il vento.

"Invece di cercare di minimizzare la reattività dell'aerosol, volevamo un materiale altamente reattivo ma in grado di evitare la distruzione dell'ozono", ha detto il coautore Frank Keutsch. 
Secondo quanto riferito, i ricercatori ora si concentrano sulla calcite, che è un composto abbastanza reattivo trovato nel calcare. 
Questa è una scelta strana perché quando la calcite si rompe, produce anidride carbonica - che è ciò che generalmente gli appassionati del cambiamento climatico incolpano per il cambiamento climatico .
La calcite è nota per fare ciò in presenza di acido cloridrico acido (cloridrico) specifico (HCl) . 
E come documentato dalla ricerca, questo acido è presente nell'atmosfera terrestre - e nel 2014 è stato documentato che la quantità di HCl nella stratosfera terrestre era aumentata.
Potete vedere dove sta andando: 
Se questi due composti dovessero incontrarsi, potrebbero potenzialmente portare alla produzione di più CO2, specialmente dato che sarebbero necessarie particelle di calcite di dimensioni ridotte o più piccole per creare un aerosol.

Come spiega la National Oceanic and Atmospheric Administration, "Il biossido di carbonio appartiene a una categoria di gas noti come" gas a effetto serra. "
I gas serra sono considerati uno dei fattori che contribuiscono al "riscaldamento globale" che questi sforzi di geoingegneria sono stati progettati per combattere.
Forse questo è il motivo per cui i ricercatori dicono che se i raggi del sole non fossero più bloccati, i loro sforzi causerebbero effettivamente un aumento ancora più rapido della temperatura terrestre.

fonti:
tratto da chemtrailsnews.com