giovedì 26 luglio 2018

Marte, con l’acqua possibili le coltivazioni

Coldiretti: sulla Stazione spaziale già si mangia insalata cresciuta in orbita

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Una scena del film "The martian"

La scoperta di acqua su Marte potrebbe rappresentare un piccolo passo verso la futura colonizzazione del Pianeta Rosso, che richiederà, fra le altre cose, la capacità di coltivare vegetali (a meno che non ci si rassegni a vivere di integratori chimici). Una rapporto-flash della Coldiretti coglie l’occasione per ricordare che le coltivazioni al di fuori della Terra già sono una realtà, anche se di nicchia, e gli astronauti della Stazione spaziale internazionale hanno già assaggiato dell’insalata cresciuta in assenza di gravità. E il fatto che la scoperta del grande lago di acqua sia avvenuta grazie al radar italiano Marsis della sonda Mars Express potrebbe essere di buon auspicio per il futuro Made in Italy alimentare nello spazio.

Adattare le coltivazioni a condizioni estreme extraterrestri richiede però una lunga serie di sperimentazioni e ricerche come quella realizzata nel deserto dell’Oman con un orto dove sono state coltivate quattro specie di micro-verdure, tra cui il cavolo rosso e il radicchio, appositamente selezionate perché completano il loro ciclo vitale in circa 15 giorni e garantirebbero un corretto apporto nutrizionale ai membri di un ipotetico equipaggio marziano, grazie a un sistema di coltivazione idroponica fuori suolo con riciclo dell’acqua. Mentre far crescere ulivi e altre piante legnose su Marte sarebbe possibile, secondo la Coldiretti, grazie all’ambiente di crescita creato dall’Enea, presso il Centro Ricerche di Portici (Napoli), che simula le condizioni di un campo in orbita e permette di coltivare ortaggi come patate, pomodori, lattuga e basilico, e per la prima volta in queste condizioni, persino alberi, come l’ulivo. Il tutto grazie all’uso di un sistema a due scompartimenti, divisi ma collegati fra loro, uno sotterraneo per le radici e l’altro esterno per il fusto e la chioma.

La ricerca agricola spaziale, rileva la Coldiretti, punta anche a studiare equipaggiamenti appositi da impiegare in future missioni su Marte, resistenti fino a -80° gradi centigradi e a venti oltre i 100 chilometri orari; si preparano serre gonfiabili dotate di una rete di sensori per monitorare tutti i parametri indispensabili alla vita umana e vegetale. Tra i moduli agricoli extraterrestri in fase di sperimentazione c’è anche la serra costruita tra i ghiacci dell’Antartide, nella base di ricerca tedesca Neumayer Station III, finanziata dall’Unione Europea, mentre sulla Stazione spaziale orbitante si stanno utilizzando moduli chiusi per coltivare in assenza di gravità varietà di frumento nano, ortaggi e spezie. Intanto, presso l’università olandese di Wageningen, sono stati già raccolti i primi pomodori “marziani” coltivati cioè in condizioni molto simili a quelle che i futuri coloni potrebbero incontrare sul Pianeta Rosso.

 Luigi Grassia

Fonte

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