lunedì 31 ottobre 2011

Dopo Fukushima, giapponesi alla carica sulle fonti verdi

Fumio Ohtsubo si presenta senza cravatta. Non è solo un nuovo codice d'abbigliamento per il capo di Panasonic, ma una dichiarazione di guerra contro il riscaldamento del pianeta. Meno aria condizionata uguale meno consumi di elettricità e quindi meno emissioni. Non per niente l'azienda che dirige punta a diventare la numero uno dell'innovazione verde nell'elettronica entro il 2018, quando festeggerà il suo centesimo anniversario. E non sono parole al vento. "Quest'anno, i nostri investimenti nel settore delle energie pulite saranno per la prima volta superiori a quelli negli apparecchi televisivi", spiega Ohtsubo. Già dall'anno scorso, quando l'acquisizione di Sanyo aveva proiettato Panasonic oltre Samsung, alla leadership mondiale nell'elettronica di consumo, Ohtsubo ha cominciato a integrare nel gruppo le competenze della controllata nel fotovoltaico e nelle batterie per l'auto elettrica.

In particolare per l'Italia, primo mercato mondiale del solare, Panasonic ha un occhio di riguardo. La fabbrica di moduli fotovoltaici Sanyo a Dorog, in Ungheria, quest'anno raddoppierà la produzione da 165 a 315 megawatt, avviando una linea dedicata a sfornare l'innovativo pannello Hit ad altissima efficienza e resistenza alla salsedine, proprio per rispondere alle esigenze del mercato italiano. Oggi il Giappone è il secondo produttore mondiale di pannelli, sopravanzato soltanto dalla Cina. Ma Ohtsubo non punta solo sul fotovoltaico. "Ci sarà molto spazio per crescere nelle batterie al litio per l'auto elettrica e in tutti i prodotti correlati all'efficienza energetica, dalle celle a combustibile all'illuminazione a Led", prevede. Sanyo sta già facendo un lavoro pionieristico anche sulle batterie per l'auto elettrica, in partnership con Volkswagen e Suzuki, entrando addirittura nel Guinnes dei primati con una batteria capace di far viaggiare un'auto per 555 chilometri, da Tokio a Osaka, con una singola carica. A partire da questi successi, Panasonic ha recentemente anunciato un accordo con Tesla, la regina delle auto elettriche di lusso, per sviluppare insieme le sue nuove batterie. E Ohtsubo sta stringendo una partnership in Cina per andare a costruirle là.

Dopo lo tsunami di marzo, che ha messo in dubbio lo sviluppo del nucleare in Giappone e in Europa, Ohtsubo ha rafforzato l'impegno di Panasonic nelle fonti rinnovabili, che la deriva verde del suo Paese e del resto del mondo proiettano verso una crescita esponenziale. "L'incidente di Fukushima è solo l'ultimo campanello d'allarme, che ci ricorda l'importanza dello sviluppo delle fonti alternative: per noi sarà una grande occasione di espansione", mette in chiaro Ohtsubo. Tra i suoi progetti per l'anno prossimo c'è la realizzazione di una fabbrica di celle e pannelli solari in Giappone, ad Amagasaki, vicino a Osaka e al quartier generale di Panasonic. Il riposizionamento di un gigante con un fatturato da 100 miliardi di dollari e 367mila dipendenti non sarà facile, ma Ohtsubo procede spedito verso la meta. "Chiunque abbia una forte competenza nei semiconduttori può passare dalle tecnologie digitali all'energia, con le conoscenze di oggi", precisa. Nel 2010 la divisione dedicata alla tv ha chiuso in perdita per il terzo anno consecutivo e risanarla sarà difficile con lo yen così alto contro il dollaro da rendere i prodotti giapponesi poco competitivi rispetto ai concorrenti coreani. Se si aggiunge il nuovo rallentamento dell'economia, che danneggia i consumi di questo tipo, risulta chiaro perché Ohtsubo sta cercando fortuna in un altro settore. Da qui al 2013, la compagnia taglierà il 5% dei dipendenti e il 10% dei 350 stabilimenti nei suoi business tradizionali, per puntare decisamente nella nuova direzione.

La prospettiva più promettente, per Ohtsubo, va ricercata nello sforzo collettivo di tagliare i consumi energetici residenziali. A questo fine, Panasonic ha inventato un generatore elettrico per unità residenziali, basato sulle celle a combustibile a idrogeno, già diffuso in Giappone e in via di sviluppo per le condizioni europee nel suo centro di ricerca di Langen, vicino a Francoforte. Sarà questo il prodotto di punta per l'efficienza energetica in Europa: il lancio è previsto a breve. "La metà delle emissioni a effetto serra viene dalle città e nel giro di 40 anni i tre quarti dell'umanità saranno urbanizzati", fa notare Ohtsubo. Per questa ragione, il manager crede molto nello sviluppo delle città verdi, dove tutti i processi energetici, dalla generazione allo stoccaggio, dalla distribuzione ai consumi, siano il più possibile efficienti. "In questo modo, potremmo ridurre moltissimo l'impronta ambientale della nostra vita quotidiana", sostiene. Panasonic è fortemente coinvolta nell'enorme sviluppo delle smart town in tutta l'Asia e sta collaborando con Singapore per dotare di tecnologie per l'efficienza energetica la nuova città di Punggol, nel Nord-Est dell'isola. "Singapore è il luogo ideale per questo tipo di progetti, visto che quasi tutta l'edilizia residenziale è pubblica", rileva Ohtsubo. Grazie al progetto di Punggol, Panasonic è entrata quest'anno nella top ten dei Best Global Green Brands stilata da Interbrand.


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La festa di Halloween si celebra anche nell'universo

di Leopoldo Benacchio


Halloween, una festa anglosassone che letteralmente vuol dire "la vigilia di Ognissanti", pare di origini irlandesi o scozzesi, ma che affonda le radici in riti e feste di migliaia di anni fa. E' il giorno in cui s'incontrano l'aldilà e la vita terrena, secondo l'antica cultura dei Celti e anglosassoni che facevano terminare l'anno proprio il 31 ottobre. Una festa da noi mai esistita ma che sta guadagnando posizioni anno dopo anno, con motivazioni molto più semplici dato che ragazzi e ragazze la sfruttano sostanzialmente per divertirsi e partecipare a feste a tema .

Ma c'è anche un aspetto insospettato, un Halloween che sembra proprio celebrato dall'universo! Ce lo annuncia un teschio che sembra urlare, in realtà una ammasso di galassie nella costellazione del Perseo visto ai raggi X da un satellite Nasa, Chandra . Una zucca cosmica di dimensioni notevole, qualche milione di anni luce. (immagine 1)

Molto, molto più vicino a noi, a solo 1200 anni luce nella direzione della costellazione del Cefeo, si aggira uno spettro in perenne agitazione, (immagine 2) , una nebulosa di polvere cosmica molto rarefatta dalla forma curiosa, il suo nome è poco terrificante: SH-136. Dallo spazio siderale sembrano comunque continuamente osservarci occhi inquietanti e iridescenti come quello della nebulosa NGC 6751, una enorme nuvola di gas eiettato in tutte le direzioni dalla stellina che sta al suo centro, giunta al fine della sua evoluzione. (immagine 3)

Non potevano certo mancare le streghe nel cosmo, magari viste di profilo quando chiacchierano (immagine 4). E se c'è qualche strega nei paraggi non può, come da tradizione, mancare un occhio di gatto attento e sornione sorvegliare il tutto, come quello dipinto quasi dalla nebulosa NGC 6543 (immagine 6) e soprattutto il classicissimo gatto nero che accenna ad una felina zampata (immagine 9) , ma che altro non è che una piccola nebulosa, solo 50 anni luce di diametro, poco lontana da noi, dove si formano nuove stelle.

Nella carrellata dell'Halloween cosmico non possono mancare le bocche dell'inferno, (immagine 5) e un fantasma di passaggio (immagine 7) , rispettivamente il centro della nebulosa NGC 2080 nella grande Nube di Magellano e quello di una regione di stelle nuove e polvere cosmica fotografata dal satellite europeo IRAS.

Chiudiamo la carrellata dell'Halloween cosmico con le due immagini più inquietanti: una sospettosa e misteriosa civetta (immagine 8) e l'occhio perfido di Sauron, lo spirito del male del Signore degli Anelli. (immagine 10) Niente paura , anche questi due sono uno "scherzetto" , un'inoffensiva nebulosa, chiamata appunto civetta, e l'unica immagine che abbiamo di un probabile sistema planetario in formazione attorno ad una stella.
Buona festa di Ognissanti qui sulla Terra.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com

L’8 Novembre un asteroide sfiorerà la Terra: tutto pronto per il monitoraggio

di

Passaggio ravvicinato dell'asteroide

Attraverso le antenne del Deep Space Network dell’agenzia di Goldstone, in California, gli scienziati della NASA sono pronti per monitorare il passaggio ravvicinato dell’asteroide 2005 YU55. Il corpo roccioso delle dimensioni di una portaerei di 400 metri transiterà alla minima distanza dalla Terra l’8 Novembre, precisamente a 324.600 chilometri o 0,85 volte la distanza Terra – Luna. La traiettoria dell’asteroide è ben compresa, e anche se transiterà all’interno dell’orbita Lunare, non vi sarà alcun rischio. La sua influenza gravitazionale non comporterà alcun effetto rilevabile sulla Terra, come le maree o le placche tettoniche. Il monitoraggio comincerà il 4 Novembre alle ore 9:30 (ora locale) con l’antenna da 70 metri del Deep Space Network per circa due ore. L’asteroide continuerà ad essere monitorato da Goldstone per almeno quattro ore al giorno dal 6 al 10 Novembre, mentre le osservazioni radar con il grande radiotelescopio di Arecibo, in Puerto Rico, cominceranno proprio l’8 Novembre, giorno di massimo avvicinamento. Anche se 2005 YU55 è in un’orbita che lo porta regolarmente a sfiorare la Terra (oltre a Venere e Marte), l’incontro di questo 2011 è certamente il più ravvicinato degli ultimi 200 anni. Durante il monitoraggio, gli scienziati useranno le antenne di Goldstone e Arecibo per far rimbalzare le onde radio sulla roccia spaziale. Gli echi radar restituiti da 2005 YU55 saranno raccolti e analizzati. Gli scienziati della NASA sperano di ottenere immagini dell’asteroide da Goldstone con una risoluzione di almeno 2 metri per pixel. Questo dovrebbe rivelare una ricchezza di dettagli sulle caratteristiche della superficie dell’asteroide, forma, dimensioni e altre proprietà fisiche. Le osservazioni precedenti fatte nel 2010 sempre dal radiotelescopio di Arecibo, hanno mostrato approssimativamente una forma sferica. La sua rotazione è abbastanza lenta, ed è indicata a circa 18 ore. Osservata nel visibile, la superficie dell’asteroide appare più scura del carbone. Gli appassionati che vorranno ossservare il transito del corpo, avranno bisogno di un telescopio di almeno 15 cm di diametro. L’ultima volta che un oggetto così grande è transitato a questa distanza dalla Terra è stato nel 1976, anche se gli astronomi non ne erano a conoscenza in quel momento. Il prossimo incontro ravvicinato con un oggetto di grandi dimensioni sarà invece nel lontano 2028. La NASA rileva tracce e classifica gli asteroidi e le comete che transitano nei pressi del nostro pianeta, utilizzando telescopi di terra e spaziali. Il programma Near-Earth Object, comunemente chiamato “Spaceguard”, scopre questi oggetti, li classifica e studia le loro orbite per determinare se possano essere potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. Insomma, anche questa volta la fortuna non ci ha voltato le spalle. Sperando che sia sempre così.

Fonte: http://www.meteoweb.eu

Scoperta l'origine delle polveri che avvolgono i buchi neri

L'origine nelle collisioni fra pianeti e asteroidi

'Eco luminosa' delle polveri che cricondano un buco nero (fonte: NASA/ESA) 'Eco luminosa' delle polveri che cricondano un buco nero (fonte: NASA/ESA)

Collisioni 'cosmiche' fra pianeti e asteroidi avrebbero prodotto le nubi di polveri che circondano e oscurano circa la meta' dei buchi neri di grandi dimensioni. E' quanto sostiene un gruppo di ricerca coordinato da Sergei Nayakshin, dell'universita' britannica di Leicester, pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

I buchi neri supermassicci, spiegano gli esperti, risiedono nelle zone centrali di molte galassie e le osservazioni indicano che circa il 50% di essi sono nascosti alla vista da nubi di polvere, la cui origine non e' completamente nota. La nuova teoria si ispira a quanto avviene nel Sistema Solare, dove e' presente la cosiddetta polvere zodiacale che proviene da collisioni tra corpi solidi, come asteroidi e comete.

Secondo i ricercatori le regioni centrali delle galassie contengono non solo buchi neri e stelle, ma anche pianeti e asteroidi. Le collisioni tra questi oggetti rocciosi si verificherebbe a velocita' estreme, di circa 1.000 chilometri al secondo e manderebbero di continuo in frantumi gli oggetti, riducendoli alla fine in polvere microscopica. Questo duro ambiente, fatto di collisioni e radiazioni frequenti, sottolinea il coordinatore dello studio, Sergei Nayakshin renderebbe i pianeti in orbita attorno buchi neri supermassicci sterili. ''Peccato per la vita su questi pianeti - ha osservato - ma d'altra parte la polvere creata in questo modo blocca gran parte delle radiazioni nocive impedendo loro di raggiungere il resto della galassia ospite. Questo, a sua volta puo' rendere piu' facile la vita in altri luoghi della galassia''.

Comprendere l'origine delle polveri nei pressi dei buchi neri, ha proseguito l'esperto, e' importante per sviluppare modelli su come questi mostri cosmici si evolvono e su come influenzano esattamente le galassie che li ospitano.

Fonte: ansa.it

La ‘polvere di stelle’ è ricca di composti organici

Simili a quelli presenti nei meteoriti

La nebulosa di Orione osservata nell’infrarosso e, in sovrimpressione, le zone in cui sono stati identificati I composti organici  (fonte: NASA, C.R.O’Dell e S:K:Wong, Rice University) La nebulosa di Orione osservata nell’infrarosso e, in sovrimpressione, le zone in cui sono stati identificati I composti organici (fonte: NASA, C.R.O’Dell e S:K:Wong, Rice University)

Nella 'polvere di stelle' si nascondono composti organici complessi simili a quelli presenti nei meteoriti. Lo ha scoperto uno studio cinese pubblicato su Nature che ha esaminato una componente individuata nella polvere generata dall’esplosione delle supernovae. Secondo gli autori dello studio, Sun Kwok e Yong Zhang dell'universita' di Hong Kong, la scoperta dimostra che i composti organici possono essere 'fabbricati' naturalmente anche dalle stelle.
Al centro dello studio vi è l'analisi della componente finora genericamente indicata come 'Emissione nell'infrarosso non identificata'', osservata grazie all'Infrared Space Observatory (Iso) dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e del telescopio spaziale Spitzer della Nasa. Finora si ipotizzava che questa polvere fosse composta da molecole organiche semplici, fatte di atomi di carbonio e idrogeno, chiamate idrocarburi policiclici aromatici. Ma le osservazioni hanno mostrato che le sostanze che generano questo tipo di emissioni a infrarossi hanno strutture chimiche che sono più complesse rispetto agli idrocarburi policiclici aromatici.
Questa polvere, abbastanza comune nell'universo e trovata anche nelle polveri generate dall'esplosione delle supernovae, contiene una miscela di componenti simili ad anelli (aromatiche) e simili a catene (alifatiche) simili ai complessi composti organici trovati nei meteoriti.
Poichè i meteoriti sono i resti ‘fossili’ del Sistema Solare, la ricerca avvalora l'ipotesi che le stelle abbiano arricchito il giovanissimo Sistema Solare con composti organici e che questi possano essere arrivati sulla Terra in seguito al massiccio bombardamento di asteroidi avvenuto sul nostro pianeta quando era giovanissimo. Se questi composti abbiano poi avuto un ruolo nello sviluppo della vita, resta ancora una questione aperta.

Fonte: ansa.it

Astronomia: prossimo lancio del Shenzhou n.8, rendez-vous e aggancio con il Tiangong n.1

Il 31 ottobre, il portavoce stampa per il progetto spaziale cinese con equipaggio umano ha annunciato che alle 5:58 del 1° novembre verrà effettuato il lancio della navicella spaziale Shenzhou N.8.

La Shenzhou n.8 è una navicella modificata con equipaggio umano e con funzioni automatiche e manuali di rendez-vous e di aggancio. Dopo il lancio, il veicolo spaziale effettuerà il rendez-vous e successivamente l'aggancio con il veicolo passivo "Tiangong n.1", realizzando per la prima volta una missione del genere con equipaggio cinese. Nel veicolo è stato installato un impianto con cui verranno eseguiti 17 esperimenti scientifici sulla vita nello spazio con la collaborazione di scienziati cinesi e tedeschi. Questa sarà la prima collaborazione internazionale dell'astronomia con equipaggio cinese nel campo dell'applicazione delle scienze spaziali.

Fonte: http://italian.cri.cn

Astronomia: il bagliore fantasma di Cefeo

di

Forme sinistre sembrano perseguitare questa distesa stellata, alla deriva per tutta la notte nella costellazione di Cefeo. Naturalmente, le forme sono nubi di polvere cosmica debolmente visibili grazie alla debolissima luce riflessa delle stelle. L’oggetto si trova a 1200 anni luce dalla Terra e si estende per oltre 2 anni luce. La nebulosa appare spettrale e vicino al centro del campo è possibile notare un isolato globulo di Bok, noto anche come vdb 141 o Sh2-136. Un globulo di Bok è una nube scura formata da gas e polveri molto dense, in cui sta avvenendo il processo della formazione stellare. Il nucleo della nube scura visibile a destra dello scatto sta crollando, ed è probabile che sia un sistema stellare binario nelle prime fasi di formazione. Se le forme spettrali potessero parlare, avrebbero sicuramente potuto augurarvi un felice Halloween.

Fonte: http://www.meteoweb.eu

Il programma spaziale segreto del Pentagono

di Cristoforo Barbato

Esistono indizi concreti dell’esistenza di un programma spaziale occulto parallelo a quello della NASA che impiegherebbe velivoli e tecnologie segretissime sviluppati attraverso programmi ombra e scaturiti da processi di retroingegneria aliena. E’ nelle mani del Pentagono - e non della NASA – il controllo dell’esplorazione spaziale del sistema solare.

Notevole scalpore tra i media hanno suscitato le dichiarazioni del presidente USA George W. Bush sulla volontà di vietare l’accesso allo spazio a chi è nemico degli Stati Uniti. Tali affermazioni, in effetti, sono in estrema sintesi il sunto di un documento “Politica nazionale dello spazio” postato in un oscuro sito web del governo americano lo scorso 6 ottobre (prima del weekend del Columbus Day), in modo da evitare che i mezzi d’informazione se ne occupassero; anche se in realtà è stato in seguito riportato in maniera sintetica dal quotidiano americano “Washington Post”. Con questo documento l’amministrazione Bush ha inteso rivedere la politica spaziale americana affinché possa essere consentito di “svolgere senza intralci operazioni nello spazio per difendere i propri interessi”. Gli USA “risponderanno alle interferenze e, se necessario, negheranno agli avversari l’uso di capacità spaziali ostili agli interessi nazionali degli USA”. Questo documento affida al Segretario della Difesa e al Direttore dell’Intelligence Nazionale l’incarico di “sostenere la trasformazione della difesa e dell’intelligence” e sviluppare “una struttura di forza operativa e capacità spaziali ottimizzate che sostengano la sicurezza nazionale e del territorio”. Tra l’altro le dieci pagine del documento conterrebbero un paragrafo soltanto che ammette l’esistenza della NASA, a cui si riconosce il ruolo di “realizzare un conveniente programma a lungo termine di esplorazione spaziale con esseri umani e robot”. Nonostante le rassicurazioni fornite da fonti della Casa Bianca nel non volere adoperarsi in una corsa alla militarizzazione dello spazio molti sono stati i pareri degli esperti che si sono dichiarati invece non convinti della natura pacifica di tale iniziativa.


MICHAEL-KREPON Descrizione della U.S. Air Force di uno
schieramento di postazioni laser spaziali.
Michael Krepon, dello Stimson Center ha giustamente asserito che un tale cambiamento di politica non farà altro che rafforzare i sospetti che gli USA vogliono sviluppare armamenti spaziali. Timori, che sottolinea Krepon, sarebbero alimentati proprio dal fatto che l’amministrazione Bush si rifiuta persino di discutere dell’argomento. Tuttavia alla luce di altre informazioni e documenti emersi negli ultimi anni sono certo (ipotesi tra l’altro formulata anche da svariati esperti) che tale iniziativa in realtà sia stata voluta al fine di contenere potenze “emergenti” in campo spaziale quali, è soprattutto, la Cina. Inoltre in merito al pericolo di una militarizzazione dello spazio occorre precisare che in effetti tale eventualità non è rilegata ad uno scenario futuro ma bensì a un’oscura realtà già esistente e figlia delle Guerra Fredda del secolo scorso. Militarizzazione che sarebbe progressivamente avvenuta è perfezionata nel corso degli ultimi 50 anni attraverso missioni spaziali segrete ed anche ufficiali. Grazie a testimonianze ed informazioni fornite da ex appartenenti alle forze armate ed all’intelligence USA ed anche della NASA emergono una serie di indizi concreti dell’esistenza di un vero è proprio programma spaziale segreto parallelo gestito esclusivamente dall’establishment militare a sua volta connesso al cosiddetto Governo Ombra. Un programma che impiegherebbe tecnologie e velivoli ben più avanzati rispetto a quelli ufficiali della NASA e di cui alcuni prototipi “convenzionali” solo negli ultimi anni sarebbero venuti alla luce ufficialmente quali futuri sostituiti dei datati Space Shuttle. Velivoli segreti e sistemi la cui tecnologia avanzata sarebbe scaturita, stando ad alcuni resoconti testimoniali, che saranno citati più avanti, tra cui quello del compianto Colonnello Philip Corso e non solo, da un programma occulto di retroingegneria aliena (1) iniziato negli anni ’50.


Progetti e velivoli spaziali militari

In effetti, la tecnologia per la costruzione di avanzati prototipi aerospaziali era ed è altamente classificata e rientra nella sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Secondo numerosi esperti tra cui lo scrittore aeronautico Bill Sweetman (direttore della rivista Jane’s International Defence Review ed autore del volume Aurora - The Pentagon's Secret Hypersonic Spyplane), il Pentagono non ha mai informato interamente il pubblico di tutti i suoi progetti, la stessa esistenza di interi black programs (2) ufficialmente non risulta, e nuovi sistemi nelle categorie degli stessi sono automaticamente top-secret. Diversi velivoli, con dispositivi che superano quelli elaborati dall’ingegneria di attuale generazione, solcano i cieli sopra le basi sotterranee del territorio statunitense. Esiste un intera famiglia di aerei concepiti con una propulsione mai vista e con schemi aerodinamici non ancora compresi al momento. L’interesse dell’Air Force per i velivoli spaziali di progettazione militare copre all’incirca un periodo di 40 anni. Gli studi in proposito si sono sviluppati sotto forma di scienza e tecnologia, design, studio delle missioni, e programmi di ingegneria.


The Pentagon's Secret
Hypersonic Spyplane
Dyna-Soar/X-20 X-30 NASP
Esempi di tale attività sono il primo programma di Aeroplano spaziale e il programma Dyna-Soar/X-20 - concepito alla fine degli anni ‘50 - sino a giungere al NASP - National Aerospace Plane - il primo aeroplano spaziale nazionale - nato nel 1984. Negli ultimi anni le industrie Skunk Works della Lockeeed (3) hanno vinto il contratto per la costruzione di uno space shuttle di nuova generazione, l’X-33. Un aeroplano spaziale con un solo stadio motore, un corpo che si solleva, comandato interamente da un computer. Rompe totalmente gli schemi con la tecnologia attuale ed è economico se comparato allo space shuttle. Un altro progetto di altissima concezione ingegneristica è l’SMV X-40, lo Space Maneuver Vehicle - Veicolo Spaziale ad alta Manovrabilità -, dei Laboratori di Ricerca dell’Air Force. Un velivolo avanzato che può essere affiancato da un’eventuale versione operativa, in grado di funzionare come secondo corpo stazionario in orbita e allo stesso tempo da satellite riutilizzabile. I sistemi operativi intercambiabili permettono all’SMV di affrontare missioni particolari, quali riempire i vuoti nella disposizione dei satelliti ed effettuare la sorveglianza di oggetti spaziali. Un SMV è concepito per combattere in orbita un anno intero. La sua piccola taglia e la capacità di mutare l’inclinazione orbitale e l’altitudine permettono il riposizionamento per un vantaggio tattico e la copertura dei sensori geografici. Inoltre può essere richiamato rapidamente dall’orbita. Il velivolo usa componenti di sottosistemi a basso rischio e tecnologie tipiche di un aeroplano in quanto ad operabilità e affidabilità.


La progettazione è stata diretta dalla Divisione Militare Tecnologica per gli Spazioplani ai laboratori di ricerca dell’Air Force della base Aerea di Kirtland, New Mexico. Un settore particolare della ricerca tecnologica si è orientata poi verso lo sviluppo di propulsioni con minimo utilizzo energetico e ad alto rendimento, quali i motori a IONI. Lo studio di tali sistemi risale per lo meno a 30 anni fa. I motori a IONI sono a basso impulso, cioè non hanno abbastanza “spinta”, ma possiedono, per contro, un incredibile velocità. L’ideale per l’esplorazione del Sistema Solare verso pianeti esterni. Perché aspettare 10 anni per un Voyager quando un motore a IONI con un’accelerazione costante potrebbe inviare una sonda attraverso il sistema solare a una velocità molte volte più alta di un razzo convenzionale? Durante gli anni ‘60 la NASA possedeva un motore a IONI attivo. Aveva funzionato per 40 ore su un banco di prova - 30 anni fa. Si supponeva fosse il motore di prossima generazione per una sonda spaziale. Ma non fu così. Tali progetti sono stati classificati e usciti fuori dall’area della NASA. Perché l’ente spaziale non ha mai fatto uso di un’idea così promettente? Gli scienziati andavano dicendo che questa era un’idea folle e poi, di colpo, l’idea scomparve dalla vista del pubblico. Alla NASA non è permesso di usarla? O forse è presidio dell’USAF? Esiste anche un altro studio su cui vale la pena soffermarsi e che nessuno ha mai menzionato. Secondo alcuni scienziati, l’idea per un motore di nuova generazione poteva tradursi in un motore nucleare per vettori. Sorge alla mente il sottomarino nucleare che nacque grazie ad un Capitano della Marina americana, il quale provò a montare un reattore nucleare in un sottomarino convenzionale. Oggi sarebbe facile produrre un motore nucleare per razzo con la tecnologia di cui disponiamo. Sicuramente numerosi studi sono stati condotti in tale area di ricerca senza che ne sapessimo nulla. Progetti come il NERVA (Nuclear Engine for Rocket Vehicle Application) e il DUMBO sviluppati negli anni ‘60 e il recente e classificato TIMBERWIND. Tutti studi a carattere termo-nucleare che prevedevano l’impiego di una forma propulsiva posteriore attraverso il lancio di idrogeno sopra un reattore caldo.





Progetto NERVA

Edgar Fouché e i “Progetti Speciali” USAF

La segretezza di tali operazioni ha generato forti sospetti tra gli ingegneri aeronautici civili americani. È ben noto che gli stabilimenti della Lockheed Advances Developmental Projects Division meglio noti come “Skunk Works” hanno sviluppato i più avanzati veicoli aerei di questo secolo: l’Sr-71 Blackbird, l’aereo spia U-2, l’Aurora e il bombardiere F-117 Stealth. Negli anni ‘90, grazie alle rivelazioni di Edgar Rothschild Fouché, un ex membro dell’Intelligence dell’Air Force americana che ha lavorato nell’Area 51, veniamo a conoscenza dell’esistenza di ulteriori ed incredibili prototipi già operativi. Fouché ha lavorato con diverse strutture aerospaziali militari e produttori di elettronica negli Stati Uniti. Ha partecipato alla progettazione, sviluppo, produzione e valutazioni di volo operativo nei programmi classificati di sviluppo aereo, l’attuale avionica, inclusi contromisure elettroniche, comunicazioni satellitari, equipaggiamento di cripto-logica e di sostegno. Durante la sua carriera militare, fu selezionato nei quadri e in molti programmi di sviluppo dei più recenti cacciabombardieri dell’Air Force. Altri programmi di ricerca e sviluppo per i quali lavorò dagli anni ’70 sono ancora classificati Top Secret. Fouché ha ricevuto una formazione tecnica per oltre 4.000 ore dall’Esercito e dal Governo, di cui circa la metà in addestramento classificato.


Skunk Works Edgar Rothschild Fouché Alien Rapture-The Chosen

Lavorò venti anni con l’aeronautica USA e con le Agenzie del Dipartimento della Difesa, seguiti da altri otto anni come Dirigente a contratto della Difesa. Ha scritto insieme all’ufologo Brad Steiger Alien Rapture-The Chosen fra il 1994 e il ’95. “Negli anni Cinquanta - afferma Fouché - il Governo iniziò a costruire le basi super segrete di Groom Lake per un aereo spia della CIA. L’installazione è localizzata al centro-nord di Nellis Range ed è denominata Area 51. Si continua a costruire all’interno della base, persino oggi. Vi si effettuarono collaudi di volo sullo SR-71, il TR-1, l’F-117 e sul B-2. Sono ora operativi il top secret SR-75, lo SR-74 e il TR-3B. Molti di questi velivoli sono stati erroneamente identificati come UFO.” (…..) “Sita nell’Area 51, la base aerea di Groom ha una pista d’atterraggio di sei miglia, la più lunga degli Stati Uniti. Gli aerei più inusuali del Dipartimento della Difesa e della CIA vengono testati e modificati proprio alla base di Groom Lake. Perché una pista di tale lunghezza? Si rende necessaria se la velocità minima o di stallo è molto sostenuta. Aerei senza ali, sagomati come corpi affusolati o quelli ad ali ritorte a 75 gradi, hanno un’elevatissima velocità di stallo, per cui decollano molto velocemente e atterrano ancor più velocemente. Parlando di Groom i curiosi fanno circolare voci sugli alieni e sulla tecnologia extraterrestere, utilizzata per accelerare i vari programmi dell’Area 51. Le mie fonti prevedono che fino al 35% del finanziamento dello "SDI" (il programma di "Guerre Stellari", ndr) fu deviato per fornire le prime spese del programma ombra più segreto dell’Air Force, iniziato nel 1982. Viene definito “Aurora Program”. Aurora è il nome in codice del progetto di costruzione in corso e delle prove di volo degli apparecchi. Già dal 1992 l’Air Force aveva compilato dei piani di contingenza per spostare in altre località tutti gli aerei sperimentali e prototipi segreti dalla base di Groom, dato che questa era assediata dai curiosi (cosa che ai militari non piaceva per nulla). Tutti i velivoli sperimentali, come l’SR-75, furono rimossi verso l’inizio del 1992, spediti ad altre basi in Utah, Colorado, Alaska, Groenlandia, Diego Garcia ed in un’altra remota isola del Pacifico. I velivoli ad atterraggio e decollo brevi, soprattutto il TR-3A Batwing e il triangolare TR-3B furono trasferiti a Papoose, nella parte meridionale della cosiddetta Area S-4”.

SR-75 “l’astronave madre” dell’Air Force

Sorprendenti rivelazioni quelle dell’ex membro dell’Intelligence dell’Air Force americana che non finiscono qui, in quanto grazie a lui veniamo a conoscenza dell’esistenza di ulteriori ed incredibili prototipi segreti che sarebbero già operativi da alcuni anni. Uno di questi sarebbe il ricognitore ipersonico strategico SR-75 Penetrator, chiamato in gergo “The Mothership” (l’astronave madre).
SR-74 Scramp SR-75 Penetrator

“L’SR-75, - rivela Fouché (4) - il primo aviomezzo dell’Aurora Program, divenne operativo nell’89, dopo due anni di prove di volo e di variazioni tecniche. L’SR-75 è un aereo spia SR, ossia un aereo strategico e ipersonico da ricognizione, denominato “Penetrator”. È anche chiamato “Astronave Madre”, cosa che spiegherò in breve. La sua velocità supersonica raggiunge approssimativamente Mach 5. L’SR-75 dell’Air Force sostituì l’aereo spia SR-71, che smise di volare nel 1990, con la seguente dichiarazione ufficiale: “non c’è stato alcun rimpiazzo di velivoli, ora utilizziamo unicamente i nostri satelliti spia per questi lavori”. Il nuovo SR-75 è in grado di posizionarsi dappertutto in meno di tre ore. Dispone di sensori multispettro, ottici, radar, infrarossi e laser. Raccoglie le immagini con un sistema elettronico, comunica i dati in tempo reale all’Intelligence e può anche illuminare i bersagli. L’SR-75 supera notevolmente la velocità dei consueti mezzi militari classificati e i record d’altitudine (fissati dal vecchio SR-71, che potrebbe ancora volare ad una velocità Mach 3.3 e raggiungere un tetto di 25.000 metri). L’SR-75 raggiunse l’altitudine di oltre 36.000 metri e velocità superiori a Mach 5, cinque volte la velocità del suono. Dal decollo all’atterraggio, il caccia stealth SR-75 può andare dal centro del Nevada al nord est della Russia (andata e ritorno) in meno di tre ore. È lungo 50 metri ed ha un’apertura alare di 30 metri. La parte ventrale dell’aereo è sollevata tre metri dal terreno; ha un effettivo minimo di tre persone (un pilota, un ufficiale di ricognizione ed un ufficiale di verifica di lancio) che può raddoppiare, inserendo anche un ufficiale di operazioni militari elettroniche. Al di sotto delle ali si trovano due motori a ciclo combinato di metano e ossigeno liquido, una derivazione dei turbo jet, i cui vani motore posti sotto le ali si protraggono fino al bordo di uscita dell’ala. I motori a Onda di Detonazione (ossia a impulsi esplosivi in sequenza, un sistema di guida simile a quello proposto da Rubbia per il suo razzo per Marte, ndr) spingono l’enorme SR-75 a velocità superiori a Mach 5, qualcuno dice superino Mach 7 con le ultime modifiche al motore. Sebbene questo aeromobile sia stato visto molte volte e sia stato rilevato da radar militari, e la sua scia di condensazione delle detonazioni a impulsi avvistata, l’Air Force nega recisamente che esista. I due grossi vani motore situati sotto ogni ala dell’enorme astronave madre SR-75 si trovano a due metri della parte inferiore dell’ala, e sono larghi tre metri e mezzo. Si potrebbe attraversare l’ugello di scarico con un maggiolone della Volkswagen! Lo SR-74 Scramp è l’astronave “figlia”, che viene trasportata dell’enorme SR-75 fino al momento del suo decollo. Il termine “Scramp” deriva da “Scram Jet” (autoreattore supersonico a combustione) e “Rocket Propulsion” (propulsione a razzo).

NSA XB-70


Il mio amico Jerald (fonte confidenziale dell’Autore, ndr) fu testimone di un volo del grosso aereo nero SR-75 dell’Air Force, che portava il piccolo SR-74 radiocomandato all’interno dell’Area 51. Era stato assicurato su una piattaforma in cima al SR-75 Penetrator. Sentii parlare del modello 74 già dalla fine anni Settanta, mentre ero di stanza a Groom, dove altri due miei amici lo hanno visto. Va ricordato che l’SR-74 non può decollare dal terreno: si può solo lanciare dall’astronave madre SR-75, ad un’altitudine superiore a 30.000 metri, per poi raggiungere altitudini orbitali di oltre 240.000 metri. L’Air Force usa lo “Scramp” per lanciare piccoli satelliti spia segreti per la National Security Agency. Può lanciare satelliti di 1000 pounds, della dimensione di due metri per uno e mezzo (v. “L’intervista al Gesuita” in merito alla sonda Siloe, ndr). Lo Scramp è l’equivalente in dimensione e peso di un caccia F-16. Può raggiungere facilmente velocità di Mach 15. Al suo confronto lo Shuttle spaziale della NASA è anticaglia. La beffa è a danno dei contribuenti: se pensate che queste voci siano assurde, considerate l’YB-49 e lo XB-70 fatti volare rispettivamente nel 1948 e 1964. Ora, si consideri l’SR-75, che è stato visto diverse volte. Si dice che il Governo non sa tenere un segreto, ma chi ci crede sbaglia.(…) Corrono voci che abbiamo piazzato due nuovi aerei in orbita permanente. Uno di questi è lo “Space Orbital Nuclear-Service Intercept Vehicle” (SON-SIV). Il suo nome in codice è “Locust”. Le navette SR-74 e il TR-3B possono scaricare unità di ricambio o SRU, carburante, liquidi ed agenti chimici al SON-SIV. Poi, i sistemi robotizzati del SON-SIV utilizzano queste consegne per rifornire, calibrare, riparare e rimpiazzare alcuni componenti sui più recenti satelliti della NSA, la CIA e il NRO (National Reconnaissance Office), costruiti per orbitare nello spazio”.

L’inchiesta di Aviation Week & Space Technology

Quanto appena descritto da Fouché potrebbe essere rilegato agli occhi della massa, non informata sull’effettiva capacità delle tecnologie militari, quale pura fantascienza. In realtà chi è stato addentro negli USA (e non solo) a delicati questioni e conoscenze in campo militare e d’intelligence a certi livelli sa che esiste un livello di tecnologia, coperta col massimo riserbo, scaturita grazie ai “Programmi Ombra” che risulta essere avanti di circa una ventina se non trentina di anni rispetto a quella comunemente impiegata. Fortunatamente grazie ad indiscrezioni e testimonianze di ex militari o civili (quali Corso, Fouché, Lazar ecc) che hanno operato in strutture ed ambienti connesse con tali programmi segreti si è riusciti a far emergere tale oscura realtà.




Aviation Week Blackstar
Un certo scetticismo fine a se stesso ha sempre bollato tali informazioni o rivelazioni quali semplici speculazioni di insider non comprovabili e magari sguinzagliati appositamente per “imbeccare” fuorviandoli i soliti ufologi ecc. Ebbene chi si è occupato effettivamente di svolgere inchieste sul campo o a livello di media un lavoro investigativo serio (a differenza di “giornalisti” ed “esperti” di turno che hanno solo a priori saputo limitarsi a sminuire o denigrare) sa che dietro tali “voci” o “rivelazioni” si cela qualcosa di concreto. Un esempio lampante (che confermerebbe certe rivelazioni di Fouché e non solo) è stata l’inchiesta svolta negli USA dall’autorevole rivista scientifica “Aviation Week & Space Technology”. Il noto magazine statunitense lo scorso marzo ha pubblicato un’inchiesta svolta da William B. Scott ed intitolata Two-Stage-to-Orbit 'Blackstar' System Shelved at Groom Lake? L’articolo in questione svelerebbe l’esistenza di un segreto ed avveniristico velivolo a due stadi denominato “Blackstar” operante dall’Area 51 ed altre basi negli Stati Uniti. Il quadro che Scott delinea nel suo pezzo (buona parte riportato in Italia sul N° 62 Aprile/Maggio di UFO Notiziario) risulterebbe coerente con quanto asserito da Fouché e con quanto sopra esposto. “Per 16 anni, - scrive Scott - “Aviation Week & Space Technology” ha investigato una miriade di testimonianze riferite ad un sistema orbitale a due stadi in grado di metter e in orbita un piccolo velivolo militare. Numerose testimonianze ed evidenze avvalorano l’esistenza di questo sistema altamente sofisticato, e tra i più segreti che il Pentagono possieda, sfuggendo ad ogni conferma degli stessi standard di AW&ST. Oggi la possibilità che questo innovativo sistema Blackstar possa esistere sembra essere più vicino. Le agenzie di intelligence statunitensi potrebbero aver probabilmente modificato un velivolo a due stadi altamente classificato inizialmente designato per missioni di ricognizione, posizionamento satellitare e rilascio di ordigni tattici nei primi anni Ottanta”.(….) “Questi due velivoli, uno da “trasporto” ed uno “orbitale” potrebbero non essere stati dichiarati operativi fino ai primi anni Novanta. Una grande “nave madre”, molto simile allo storico bombardiere supersonico XB-70, potrebbe portare in orbita componenti conformemente alla sua fusoliera, accelerando a velocità supersoniche e raggiungendo altitudini di poco inferiori a quelle dello spazio esterno. I propulsori condurrebbero la nave-madre nello spazio rendendola pienamente operativa come anche facendola stazionare in orbite basse o in traiettorie suborbitali” (…) “Non si conosce esattamente per quale tipo di missioni il Blackstar sia stato realizzato ma l’US Air Force Space Command (AFSPC) ha da diversi decenni giocato con tipologie simili di velivoli finalizzandole a velivoli multiruolo. Oltre ad operazioni di ricognizione tale apparecchio potrebbe agilmente inserire in orbita o inviare nello spazio satelliti di piccole dimensioni come anche rifornire o trovare altri velivoli spaziali presenti in orbita. Coerentemente con quanto sopra. Tale tipologia di veicolo potrebbe assolvere ruoli plurimi nell’inserimento orbitale o nel rilascio di ordigni che dallo spazio si inseriscano nell’orbita terrestre ed in ruoli antisatellite.


Q-Bay SR-3/XOV



Una volta assolta la propria missione il Blackstar potrebbe rientrare in orbita terrestre e atterrare orizzontalmente in qualsiasi località che abbia una pista sufficientemente lunga. Sono stati osservati negli ultimi anni velivoli di questo tipo atterrare in varie basi aeree USA: a Hurlburt (Florida), a Kadena (Okinawa) e a Holloman (new Mexico)”. (…) “La piccola stiva della navicella, o “Q-bay”, potrebbe essere anche essere configurata per rilasciare microsatelliti specifici in orbite terrestri basse o, forse, anche per l’utilizzo di armi avveniristiche ad ipervelocità..” (…) “Il National Reconnaissance Office (NRO) potrebbe, parimenti, aver giocato un ruolo importante nella realizzazione del programma pur se ufficiali anziani dell’agenzia hanno negato più volte l’esistenza di un progetto di questo tipo. Una fonte di “Aviation Week”, un ufficiale del Pentagono, ha suggerito che il progetto Blackstar potesse essere proprietà di un team composito di alcuni contrattori delle industrie aerospaziali, probabilmente all’interno di un “Black Project”, assicurando così la non conoscenza da parte delle sfere del programma”. (…) “I primi progetti al riguardo risalgono ai primi anni ’50 e ’60, mentre i documenti del programma XB-70 includono progetti per droni virtualmente utilizzabili nell’inserimento e lancio di orbiter nell’alta atmosfera. Due collaudatori della North American Aviation, successivamente trasformatasi nella Rockwell, affermarono alcuni anni fa che la loro compagnia possedeva tecnicamente un velivolo di tale tipologia già dagli anni ’50 (AW&ST Aug. 24, 1992, p.25). Si ritiene che la Boeing costituisca la principale compagnia coinvolta nel programma del Blackstar. Il 14 ottobre del 1986 questa compagnia depositò presso l’ufficio brevetti americano un progetto per la realizzazione di un sistema avanzato a due stadi per il trasporto spaziale..” (…) “Il velivolo sarebbe stato in grado di spingersi fino allo spazio attraverso il proprio motore per ritornare successivamente a terra come un normale aereo”. A tale proposito Aviation Week riferendosi ad alcune indiscrezioni ricevute da alcuni fonti dell’industria aerospaziale e dell’intelligence USA riporta che un sistema del genere sarebbe il fantomatico SR-3/XOV (experimental orbital vehicle).

Un programma spaziale di “secondo livello” militare

A questo punto è legittimo porsi il seguente interrogativo: Esiste quindi la remota possibilità che l’USAF o il DoD (Department of Defense) si siano spinti oltre i semplici piani spaziali ed aver già esplorato il sistema solare prima della NASA? A quanto sembra sì. E anche diverse volte.
In realtà, dietro le missioni ufficiali note al pubblico, si nasconderebbero prototipi ad altissima concezione tecnologica, come quelli sin ora esaminati, che rendono obsolete navicelle come lo Space Shuttle. Secondo l’ufologo americano Brad Steiger, già in passato eventi insoliti avvenuti nello spazio hanno lasciato supporre un simile scenario. Infatti la storia e le cronache ufficiali dell’esplorazione spaziale narrano che il primo satellite artificiale lanciato in orbita fu lo Sputnik-1 di concezione sovietica. Ma già nel 1949 sono stati osservati oggetti sconosciuti intorno alla Terra. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che tali apparecchi potessero provenire da basi segrete sulla Luna o su Marte. Un quadro del genere può apparire agli occhi del pubblico come una gratuita forzatura. Ma non tutte le numerose missioni spaziali statunitensi sono state condotte in maniera trasparente. Un esempio evidente viene fornito dalla sonda spaziale Clementine lanciata nel 1994. La sonda ha costituito il primo progetto del Dipartimento della Difesa per lasciare l’orbita della Terra con il compito “ufficiale” di mappare completamente ogni centimetro quadrato della Luna. Forse le prove portano davvero in un’unica direzione. Ricordiamo il Progetto Horizon di cui parlava il Colonnello Philip J. Corso - le cui rivelazioni sul cover-up governativo in materia di UFO e Spazio sono contenute nel libro memoriale “Il giorno dopo Roswell” della Futuro Edizioni - per l’installazione di una base lunare militare, ideato alla fine degli anni Cinquanta e destinato a realizzarsi tra il 1965 e il 1967. L’avamposto avrebbe fornito una difesa contro possibili attacchi UFO, in virtù della sua favorevole triangolazione Terra-Luna. Rivelazioni che se non fossero state fatte dall’ex ufficiale dell’intelligence militare americano, le cui credenziali sono state storicamente verificate comprese le sue attività in Italia durante e dopo l’ultimo conflitto mondiale, sarebbero state sicuramente prese in scarsa considerazione. Una testimonianza quella di Corso e del suo memoriale che oltre a fornire nuovi elementi sul crash di Roswell del ’47 (avendo avuto accesso ai dossiers sul caso negli archivi governativi e non solo) ha svelato alcuni retroscena legati alla nascita e svolgimento del programma spaziale della NASA. Fra questi l’effettivo sviluppo di un programma spaziale parallelo segreto fortemente voluto e gestito dall’establishment militare già a partire dagli anni ’50. “Allo stesso tempo, - scrive Corso - i leader del programma spaziale nazionale della NASA, ritennero che la reazione dell’Intelligence militare agli inseguimenti ed ai voli ravvicinati compiuti dai velivoli alieni, fosse fin troppo esagerata.


Il giorno dopo Roswell Ammiraglio
Roscoe H. Hillenkoetter
Generale di Corpo d’Armata
Arthur Trudeau


La NASA, che aveva tenuto il massimo grado di riserbo sull’attività extraterrestre vicino ai nostri mezzi spaziali, decise in ogni caso di assumere un atteggiamento ufficiale di “vigile attesa”, perché riteneva impossibile lanciare un programma spaziale difensivo spiccatamente militare e contemporaneamente ottenere apprezzabili risultati scientifici in campo civile. Così, la NASA accettò di diventare uno “schermo” e, nel 1961, elaborò, di concerto con gli strateghi militari, un programma spaziale di “secondo livello” militare, facendolo passare come missioni scientifiche civili. Acconsentì all’apertura di un canale di comunicazione riservato con l’Intelligence militare per distribuire le informazioni su qualsiasi attività ostile portata dalle EBE nei confronti delle nostre missioni spaziali, incluso l’oscuramento dei segnali o la sorveglianza. Venni a conoscenza di questi dati grazie ai miei contatti all’interno dell’Intelligence militare. Quello che, chiaramente, la NASA non avevo riferito al servizio informazioni militare era che aveva già a disposizione un canale secondario, molto più segreto, per comunicare con il gruppo di lavoro di Hillenkoetter (Ammiraglio Roscoe H. Hillenkoetter ex direttore CIA 1947-1950 nonché membro del gruppo segreto Majestic 12, ndr). Usando questo canale, la NASA lo teneva costantemente aggiornato su ogni avvistamento extraterrestre riferito dagli astronauti, in particolare durante la prima serie dei voli delle missioni Apollo, quando le EBE iniziarono ad avvicinarsi ai moduli lunari, soprattutto nella fase di allontanamento dall’orbita terrestre. Anche se l’Intelligence dell’Esercito era esclusa da tale canale privilegiato tra la NASA e il gruppo di lavoro, alcuni colleghi ed io eravamo ancora in contatto con l’Intelligence civile, che ci teneva aggiornati. L’Esercito e l’Aeronautica riuscirono a trovare 122 foto scattate dagli astronauti sulla superficie lunare a riprova dell’esistenza degli alieni. La scoperta fu sbalorditiva e fu una delle ragioni per cui la presidenza Reagan, nel 1981, fece forti pressioni per la creazione del programma denominato SDI, l’Iniziativa di Difesa Strategica (lo Scudo Spaziale ndr.). Nel 1960, con l’approvazione del gruppo di lavoro ed a seguito della richiesta inoltrata dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale, preoccupata della vulnerabilità dei suoi velivoli spia U2, la NASA diede il suo assenso affinché alcune sue missioni fungessero da copertura ed attività di sorveglianza satellitare militare”. Inoltre, sempre in merito a quanto appena asserito, Corso nel capitolo sulle Guerre Stellari, riporta che: “..il Generale Trudeau (Generale di Corpo d’Armata Arthur Trudeau), alcuni mesi prima del suo congedo, si presentò più volte al Congresso. Sostenne fermamente che l’Esercito poteva giocare un ruolo molto importante nello Spazio, essendo in possesso di un arsenale missilistico in grado difenderci prontamente, come dimostrato a Los Alamos ed il ed al comando dei missili Redstone a Huntsville, nell’Alabama. Subito dopo la fine delle ostilità in Europa, l’Esercito era stato in grado di sfruttare le conoscenze scientifiche degli esperti tedeschi. Non era solo questione di chi fosse riuscito ad ottenere la fetta più sostanziosa degli stanziamenti per la difesa, asseriva Trudeau. Infatti, in un briefing presso il Comitato per la Scienza e l’Astronautica del Congresso, dichiarò che se l’Esercito fosse stato estromesso da eventuali progetti spaziali, questi sarebbero dovuti passare in toto sotto l’autorità dell’Aeronautica, poiché dopotutto, era una forza armata con personale altamente qualificato e addestrato al combattimento.

Progetto Horizon


Nonostante ciò, durante i primi anni, il Congresso ed il Presidente decisero che la NASA avrebbe condotto i programmi spaziali. Poi, verso la fine degli anni Sessanta, cambiarono idea e si resero conto che vi era una componente esplicitamente militare nell’esplorazione dello Spazio. Trudeau aveva i suoi amici nelle industrie della difesa, non solo scienziati, ma anche membri dei consigli di amministrazione, che avevano avvertito il bisogno irrinunciabile dell’Esercito di sviluppare potenti armi spaziali. Infatti, qualcuno di loro aveva già intuito la necessità di un programma segreto, perché qualsiasi progetto da noi proposto, come l’Horizon e le “armi ad energia diretta”, sembrava essere stato ideato per combattere una guerra contro un nemico molto più potente ed elusivo dei Sovietici”. (….) ”La NASA aveva ricevuto il mandato presidenziale per la conduzione delle esplorazioni spaziali, ma le Forze Armate dovevano ancora difendere la Terra dagli UFO, anche se venivano puntualmente ostacolate. I progetti dell’Aeronautica “Saint” e “Blue Gemini”, avviati qualche anno dopo, furono l’estensione dell’USAF 7795, il numero in codice del primo programma antisatellite dell’Aeronautica statunitensi, una vigorosa operazione elaborata per localizzare, inseguire e distruggere ogni satellite di sorveglianza nemico e soprattutto ogni UFO che si trovasse nella nostra orbita. Con l’ausilio della tecnologia sviluppata dal nostro R&D, l’Aeronautica, seguita poi dall’Esercito, andava approntando le prime fasi di difesa missilistico statunitense contro gli attacchi sovietici dallo Spazio e contro le intrusioni degli alieni. Il Saint era destinato alla sorveglianza delle attività UFO, una versione del satellite Agenda B utilizzato dalla CIA, dotato di un sistema radar di inseguimento e di illuminazione e di una telecamera. Il Saint aveva il compito di intercettare ogni potenziale satellite nemico o UFO in orbita terrestre e di agganciarlo sia con il sistema video che con il radar. Una volta ottenuto l’aggancio, sarebbe entrato in azione il Blue Gemini, il satellite “killer”. La Hughes Aircraft, uno fra i principali fornitori di aeromobili militari e costruttori di satelliti, sviluppò il Blue Gemini, versione militare della capsula con equipaggio Gemini della NASA. La sua missione consisteva nel piombare da orbite più lontane sui satelliti nemici o sugli UFO per distruggerli o metterli fuori uso. Qualora possibile, il Blue Gemini avrebbe dovuto tentare di “catturare” un UFO in orbita, immobilizzandolo e aspettando l’arrivo di una squadra di astronauti militari che, con una “passeggiata spaziale”, avrebbero effettuato il recupero del materiale. Chiaramente, entrambe i sistemi, operativi e sotto copertura, furono in seguito impiegati e oggi costituiscono una delle linee di difesa e sorveglianza antimissile ed anti-UFO. Saint e Blue Gemini rappresentarono i nostri primi passi nella guerra contro gli UFO”.

Gli Astronauti del Pentagono

Come si evince da tale ricerca, il Pentagono e l’USAF hanno nutrito un grande interesse verso le esplorazioni del cosmo. Il motivo di tale condotta ammantata di segretezza va ricercato, stando alle rivelazioni di Corso e non solo, nel fatto che molti dei resoconti sugli UFO siano stati seriamente presi in considerazione da molto tempo. In base a varie rivelazioni ottenute nel corso degli anni da insider governativi vari quali appunto il Colonnello Corso e tanti altri ancora le Forze Armate americane siano entrate in possesso di svariati velivoli alieni, e, attraverso un processo di retroingegneria, ne avrebbero studiato il funzionamento (v. rivelazioni del fisico Bob Lazar). Quali scoperte nascondono i militari in merito al nostro sistema solare e non solo? Una diretta conferma alle affermazioni di Corso in merito ad un programma segreto per l’esplorazione dello spazio giunge da un rappresentante del settore, l’ex-astronauta Brian O’Leary. O’Leary, astronomo ed ex docente di astronomia alla Cornell University ha scritto svariati libri e più di un centinaio studi ed articoli scientifici in tutto il mondo. Inoltre è stato consulente speciale per il Sottocomitato per l’Energia e l’Ambiente della Camera dei Rappresentanti del Congresso, oggi fa parte dell’International Association of New Science di cui è coofondatore. O’Leary in passato ha dichiarato, che in base alla sua esperienza e ricerca, di essere in grado di affermare che da cinquant’anni le informazioni sulla questione degli UFO è probabilmente orchestrata da un gruppo d'élite di uomini CIA, NSA, DIA e similari. La NASA, come ente spaziale legato con un cordone ombelicale al sistema militare, agirebbe in base a precise direttive provenienti dall’alto. Inoltre ha asserito che l’Air Force possiede del personale addestrato alle missioni nel cosmo, composto da astronauti militari. A supporto di tale dichiarazione, un curioso articolo del Los Angeles Herald Examiner, datato 7 agosto 1989, mostra che il Dipartimento alla Difesa stava smantellando un complesso segreto, disseminato in tutti il territorio statunitense e dal costo di circa 5 bilioni di dollari, nato per operare in collaborazione con il progetto civile dello Space Shuttle. Ha inoltre abbandonato la costruzione di uno spazioporto in California e demolito un centro di controllo in Colorado, e infine sciolto una squadra di 32 astronauti stanziati a Los Angeles. Questo gruppo segreto comprendeva 134 ufficiali militari e specialisti. L’articolo conclude spiegando che il Dipartimento della Difesa possedeva una sua flotta di razzi senza equipaggio umano e stava progettando uno studio svincolato dai programmi usuali di esplorazione dello spazio della NASA. Tra l’altro a quanto detto da O’Leary andrebbero ad aggiungersi tutta una serie di notizie apparse nel decennio scorso in merito all’ambiguo perseguimento di un effettivo “Scudo stellare” americano in seno al progetto originario dell’SDI fortemente voluto dal presidente Ronald Reagan negli anni ’80.

Brian O’Leary SDI Organization L’esplorazione dello spazio
È ampiamente noto, oggi come allora, che essendo il programma SDI caratterizzato da sistemi di difesa spaziale, la NASA ha avuto un ruolo considerevole nella loro messa in orbita, inizialmente tramite i vettori della serie “Delta Star” e successivamente con gli Shuttle. In effetti nel 1991 è stata registrata un’intensa attività a sfondo militare nello spazio; non a caso in quel periodo la NASA ha effettuato diverse missioni Shuttle le cui finalità non sempre erano ufficializzate ma anzi condotte alquanto in sordina. Nonostante il velo di segretezza, però comunque trapelarono già in quegli anni alcune indiscrezioni sulla loro effettiva natura. Alcune destinate ufficialmente a soli scopi scientifici erano in realtà state concepite per conto della Difesa. La prima di tali missioni avvenne il 5 Aprile1991: lanciata per scopi scientifici, aveva un equipaggio formato in prevalenza da militari il che lasciava presupporre nel programma di bordo la presenza di operazioni finalizzate a scopo bellico. Ipotesi avallata da due articoli del quotidiano americano New York Times pubblicati due giorni prima del lancio di suddetta missione, dove veniva precisato che il Pentagono era in procinto di lanciare nello spazio una potente arma di difesa spaziale sviluppata per le “guerre stellari”. La seconda missione venne effettuata il 28 Aprile, appena 17 giorni dal rientro della precedente, anch’essa concepita nell’ambito del programma SDI. L’equipaggio era composto esclusivamente da personale militare; durante la missione furono collaudati alcuni sistemi di rilevamento contenuti in due carichi alloggiati nello Shuttle. Uno era stato progettato dalla SDI Organization mentre l’altro era frutto della collaborazione della stessa SDI Organization e della Divisione Sistemi Spaziali dell’Aeronautica militare americana, come confermato da un articolo del New York Post del 25 Aprile 1991. Il 2 Agosto parte la terza missione Shuttle con dichiarati scopi scientifici ma con un equipaggio esclusivamente militare; in questa occasione verrà avvistato e filmato un UFO nelle vicinanze della navetta. Il 12 Settembre venne lanciata la missione Discovery con equipaggio, anche in questo caso, solo militare e che, come prova un filmato, effettuerà una ripresa di un tentativo di abbattimento di un UFO da parte di un sistema d’arma satellitare.

Esempio: DSP Satellites: Supporting America's Early-Warning System

Il 24 Novembre parte un’ennesima missione in ambito SDI con equipaggio militare e finalizzata al lancio di un sofisticato satellite “Early Warning” ed a prove di ricognizione dello spazio mediante osservazione diretta. Tale concentrazione in un solo anno di tante missioni Shuttle a scopo e con equipaggi militari sicuramente rispondeva sicuramente ad un preciso programma di tipo bellico piuttosto che ad uno tradizionale di ricerca tecnico-scientifica. A conferma di quanto appena detto vorrei evidenziare quanto riportato nel testo pubblicato nell’Ottobre 1997 per i Tascabili Economici Newton intitolato “L’esplorazione dello spazio” scritto da Luigi Balis Crema (ordinario di Strutture Aeronautiche presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma “La Sapienza”) e da Antonio Castellani (docente di Impianti Aeronautici presso la stessa università). Il piccolo volume ripercorre la storia dell’esplorazione spaziale a partire dai primi Sputnik fino a gettare uno sguardo sulle future ricerche e missioni spaziali. Tra l’altro viene evidenziato come la ricerca militare, nella sua corsa verso l’arma vincente, ha segnato l’avvio dello sfruttamento dello spazio, dando inizio, a partire dagli anni Cinquanta, alla sfida fra le due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, per la conquista della Luna. Ebbene, nel capitolo intitolato “La ripresa dello Shuttle” a pag 71 si legge quanto segue: “Infine nell’ultimo volo della anno (1992) il Discovery, con un equipaggio interamente militare, compie l’ultima missione “segreta” per conto del ministero della difesa USA ponendo in orbita un satellite “spia” di grandi dimensioni che riceve anche dei segnali laser da terra”.

Sonde dell'NSA nello spazio profondo

Ulteriori conferme a quanto fino ad ora trattato vengono fornite da alcune informazioni rilasciate nel 1999 dall’ufologo americano Bill Hamilton. Una notizia del 7 febbraio, proveniente proprio dal gruppo dell’ufologo statunitense Skywatch International, riportava che le Forze Armate americane stavano selezionando degli astronauti, che volontariamente prendevano parte a un corso di addestramento spaziale. Purtroppo, secondo la news, le ragioni di tale richiesta erano ufficialmente ignote. Sempre nel ‘99, esattamente nel mese di Dicembre il bollettino ufologico americano Filer's Files (n.50 - 1999) pubblicò una notizia (National Security Agency deep space probes) in base alla quale la National Security Agency americana (NSA) svolgerebbe un’attività di monitoraggio di possibili segnali di origine extraterrestre. La notizia pubblicata anche dal sito di Jeff Rense Sigthing, con un aggiornamento, fu riportata dall’ufologo Bill Hamilton anche se in origine sembra sia stata diffusa da Robert M. Collins ex capitano dell’USAF nonché dell’AFOSI (Ufficio Investigazioni Speciali dell’Aereonautica USA) già noto nella comunicata ufologica quale rivelatore governativo dallo pseudonimo di Condor. Bill Hamilton quando servì nell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti negli anni ‘60 fu assegnato al Servizio di Sicurezza il quale riferiva direttamente all’NSA. “L’NSA - dichiara Hamilton - svolge principalmente operazioni di tipo SIGINT (Signal Intelligence ossia attività informativa svolta mediante la captazione di segnali per via radio-elettrica ed elettronica, ndr.). Ed impiega sofisticate attrezzature radio per sintonizzarsi sui segnali trasmessi dalle varie organizzazioni militari in tutto il mondo.


Bill Hamilton Clark McClelland

Queste comunicazioni militari spesso sono così codificate che solamente che è designato a riceverle può decifrarle. Abbiamo appreso dalle varie fonti che hanno lavorato all’interno di progetti compartimentalizzati dell’NSA di come l’agenzia sia interessata anche all’intercettazione di segnali di provenienza extraterrestre allo scopo di mantenere la sicurezza nazionale. Sappiamo da documenti rilasciati attraverso il FOIA che l’NSA ha mantenuto un interesse sugli UFO. La capacità d’intercettare qualche tipo di segnale da UFO che operano all’interno o all’esterno della nostra atmosfera, o da basi planetarie operative è concepibile. Ci sono diversi rapporti dell’intelligence secondo cui l’NSA avrebbe numerose Sonde nello spazio profondo e alcune arriverebbero oltre l’orbita di Nettuno. Il vero scopo di queste sonde spaziali non è stato specificato. L’NSA/OCR è l’ufficio incaricato responsabile della localizzazione di queste sonde. Perché l’NSA è nello spazio profondo quando la “minaccia” come noi sappiamo è concentrata qui nell’ambiente Terrestre? L’esplorazione dello spazio profondo come si suppone non dovrebbe essere all'interno della giurisdizione della Nasa? Forse queste Sonde Spaziali dell’NSA monitorizzano l’attività Aliena nel nostro Sistema solare?”. In seguito ulteriori dettagli furono forniti, in un update (12-14-99) della stessa notizia pubblicata a sua volta sul sito di Rense dall’ingegnere aerospaziale della NASA Clark McClelland (ex operatore dello Space Shuttle, per 34 anni ha lavorato a Cape Canaveral ed al Kennedy Space Center per i progetti Atlas, Titan e Minuteman).

Tabella McClelland

McClelland commenta sostanzialmente la news fornendo tra l’altro una tabella con un elenco di sonde dell’NSA che sono state lanciate dalla Terra e posizionate sia all’interno che all’esterno Sistema Solare a partire dal 1985. Secondo quanto asserisce lo scienziato NASA alcune di queste Sonde dell’NSA sarebbero state lanciate dal Kennedy Space Center (KSC) durante operazioni segrete denominate missioni “Classificate”. “Di notte – afferma McClelland - il carico utile veniva sistemato sullo Space Shuttle sotto stretta sicurezza impiegando pochi tecnici che avevano le specifiche autorizzazioni per parteciparvi. Inoltre l’equipaggio (di soli uomini) impiegato durante quelle missioni era composto interamente da astronauti militari con uno speciale addestramento”.

KSC Kennedy Space Center


Tra l’altro va aggiunto che McClelland (stando a quanto da lui dichiarato in una lettera aperta pubblicata in Italia dal bimestrale I Misteri di Hera nr.14 Agosto/Settembre 2006) a causa di certe sue scoperte fatte all’interno della NASA e che gli sono costate il licenziamento. “Nel 1992, a causa della mia scoperta di qualcosa di importanza monumentale, fui rimosso dai miei incarichi di controllo dello Space Shuttle Columbia e passato ad uffici amministrativi (OPF-3), il livello più basso della mia vita. Pochi giorni dopo, mi ritirarono i nulla osta Top Secret, le crdenziali di autorizzazione, l’armadietto privato ecc…venni scortato fuori passando per l’area di parcheggio, senza consentirmi di salutare quelli che erano stati i miei colleghi per anni…Mi ordinarono di guidare scortato fino all’ingresso principale di sicurezza del KSC (Kennedy Space Center), e di non provare a rientrare.(…) Da allora (1992) ho avuto difficoltà finanziare. Questo perché ho cercato di dire alla gente quello che avevo appreso…la VERITÁ COSMICA”. Da allora l’ex scienziato della NASA è impegnato in un’opera di divulgazione (attraverso conferenze ed il suo sito www.stargate-chronicles.com) in merito da quanto da lui accertato inerente retroscena legati alle missioni spaziali americane coinvolte in progetti segreti e alla progressivo programma di militarizzazione dello spazio.

Le dichiarazioni del “Padre dello Stealth”

A conclusione di quanto fino ad ora esposto ed in risposta ad un certo scetticismo di parte del tutto gratuito e di quei sedicenti “esperti” di turno che sembrano ignorare certe informazioni riporto alcune inequivocabili dichiarazioni rilasciate dal compianto Dr. Ben Rich colui che sviluppò il caccia F-117 Stealth. Rich, riconosciuto come uno dei migliori ingegneri aerospaziali mondiali, è stato presidente della Lockheed quale successore di Kelly Johnson il fondatore delle Skunk Works. Stando a quanto asserito da Bill Hamilton in un articolo pubblicato in Italia dalla rivista Area 51 (cfr. Area 51 N° 3 dicembre 2005) Rich avrebbe risposto, grazie all’interesse di un comune amico, ad alcuni interrogativi posti dall’ufologo americano. “Rich, scrive Hamilton, confermò quanto segue: 1. Vi sono due tipi di UFO – quelli che costruiamo noi, e quelli che costruiscono LORO. Ricavammo informazioni sia dai recuperi in seguito a schianto, sia da oggetti “consegnati”. Il Governo sapeva e fino al 1969 partecipò attivamente alla gestione delle informazioni. Dopo l’”epurazione” Nixon nel 196, l’Amministrazione fu gestita da un consiglio di direttori privati. 2. “Un” oggetto - per distinguerlo dall’“Oggetto” – venne recuperato vicino all’unica base atomica operativa al mondo (Roswell AFB) nel 1947. Progettazione di fusoliere, misurazioni aerodinamiche e informazioni sulla propulsione vennero trasmesse direttamente a Jack Northrop e Kelly Johnson, a cominciare dal 1950, con una rilevante quantità di dato trasmessi dal “The Working Group” alla Divisione Tecnologie Straniere della base aeronautica di Wright-Patterson, nel 1952. “L’oggetto” si riferisce alla denominazione top secret della variante originale dell’aereo spia di Kelly dell’U-2 (TR-1), in bilancio del Congresso e del Pentagono negli anni ’50. 3.


Dr. Ben Rich Kelly Johnson


Pressoché tutti i progetti aerospaziali “Biomorfici” erano ispirati all’astronave di Roswell, a partire dal Blackbird SR-71 di Kelly sino agli attuali droni, UCAVe velivoli spaziali”. Ma una dichiarazione davvero “sorprendente” Rich la fece nel Marzo del 1993 in occasione di una conferenza di ingegneria tenutasi a Los Angeles a cui parteciparono ingegneri aerospaziali ed informatici di svariate aziende aerospaziali e di software. Rich in quell’occasione rivelò all’ingegnere Jan Harzan, futuro Direttore di Sezione del MUFON (Mutual UFO Network) di Orange County, CA, che: “abbiamo ora la tecnologia per riportare a casa gli ET”. Tra l’altro tale circostanza è stata in seguito confermata al ricercatore Steven Greer del CSETI (Center for the Study of Extraterrestrial Intelligence) in quanto Harzan era un consulente membro dello stesso CSETI. “Uno dei membri del mio gruppo - afferma Greer riferendosi a Jan Harzan - era alla conferenza , e dopo a fine lavori, Rich aveva intorno a se una quindicina di persone circa. Ben Rich che è stato a capo alla Lockheed di questi ultra-segreti black project, si rivolse al gruppo e disse: “oggi abbiamo già i mezzi per viaggiare tra le stelle, ma queste tecnologie sono chiuse in progetti occulti e ci vorrebbe un miracolo divino per farle uscire fuori a beneficio di tutta l’umanità…” (v. “L’intervista al Gesuita” in merito all’SVS).


Blackbird SR-71


A conferma di quanto appena scritto inevitabile salta agli occhi il recente caso dell’hacker inglese Gary McKinnon che gli Stati Uniti accusano di aver causato 700 mila dollari di danni ai loro computer militari della Difesa (esercito, marina ed aeronautica), dei suoi sistemi governativi e di 16 computer della NASA per le sue reiterate intrusioni informatiche. McKinnon ha affermato di avere passato due anni a cercare prove dell’esistenza degli UFO e della tecnologia aliena, e di averle trovate; testimonianze che fanno riferimento all’anti-gravità, a una fonte di energia di origine extraterrestre.

Gary McKinnon Disclosure Project


“Ero in cerca di tecnologia soppressa, - ha dichiarato l’hacker in un’intervista al programma “Click” della BBC di quest’anno - definita con un’espressione ridicola “tecnologia degli UFO”. Credo che sia il segreto meglio conservato del mondo, una cosa molto importante: i pensionati non possono pagare le bollette del riscaldamento, si invadono Paesi per assegnare all'Occidente appalti per il petrolio, e nel frattempo parti segrete del governo tengono lì questa tecnologia soppressa che darebbe energia gratis”. Non solo alla domanda postagli su cosa mai avesse scoperto di così compromettente all’interno della NASA McKinnon parla di alcune fotografie: “Una di queste persone - l’hacker menziona una testimone del Disclosure Project di Steven Greer in cui si era inmbatutto durante le sue ricerche - era un’esperta fotografica della Nasa, la quale ha detto che nell’edificio numero 8 del Johnson Space Center cancellavano regolarmente le immagini degli UFO dalle immagini satellite ad alta risoluzione. Ha detto che c’erano cartelle denominate “filtrate” e “non filtrate”, “lavorate” e “crude”, qualcosa del genere”. (…) “Ho estratto una foto da una cartella, e tenendo a mente che era una connessione internet molto lenta, a 56k, all’epoca del dial-up, ho abbassato la risoluzione. Ciò che è comparso sul mio schermo era straordinario. Era il culmine di tutti i miei sforzi. Era l’immagine di qualcosa che non poteva essere prodotto da mani umane. Si trovava sopra l’emisfero terrestre. Assomigliava un po' a un satellite. Era a forma di sigaro e aveva cupole geodesiche sopra, sotto, e a entrambe le estremità, e malgrado fosse a bassa risoluzione, l’immagine era molto ravvicinata. Questa cosa era sospesa nello spazio, e non aveva giunture, nessuno dei segni della normale fabbricazione umana”.

Fonte: http://www.usac.it