domenica 13 luglio 2014

Il governo italiano approva il mortale M.U.O.S.

Nel più assoluto criminale silenzio dei media di regime il Governo Renzi, il 19 giugno scorso, ha dato il sì definitivo al M.U.O.S. (Mobile User Objective System), avanzato sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza (banda Ka), in fase avanzata di realizzazione a Niscemi e facente parte di un sistema d'arma nel quale le sue tre gigantesche antenne si interfacciano con quattro satelliti in orbita e con altre tre postazioni di terra. Il programma, gestito dal Ministero della Difesa statunitense, integrerà forze navali, aeree e terrestri

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Il M.U.O.S. sfrutta la tecnologia R.F.M.P. e prevede la diffusione, su vari strati di atmosfera, di metalli pesanti quali bario, stronzio ed alluminio. Ciò al fine di creare strati di ionosfera artificiali utili ad interfacciare le postazioni di terra con i satelliti in orbita geostazionaria, evitando disturbi di sorta ed ottenendo così segnali puliti.
Il M.U.O.S., come per stessa ammissione del Governo, è un sistema strategico. Sulla carta fungerebbe da innocuo apparato difensivo, ma nei fatti è un riscaldatore ionosferico di terza generazione, indispensabile, tra l'altro, per il controllo e la modifica del clima a livello globale, attraverso la manipolazione delle correnti a getto.
A parere, però, del Ministro dell'Interno Angelino Alfano “il M.U.O.S. non costituisce un sistema d'arma” (Allora a che cosa serve?) e per l'Esecutivo il Mobile User Objective System, con le sue emissioni elettromagnetiche, non costituisce affatto un pericolo per la popolazione di Niscemi nonché degli insediamenti circostanti. Quale coraggio! Queste avventate dichiarazioni si basano sulle mendaci risultanze dell'Istituto superiore di Sanità, in netto contrasto con gli studi indipendenti sin qui condotti da scienziati italiani e stranieri. Nel contempo il Governo indica testualmente di “prevedere misure di compensazione in caso di danni accertati alla popolazione”.


Ci chiediamo: “Quando si muore per un glioblastoma cerebrale o per una leucemia, quale compensazione può essere utile? Un morto che cosa se ne può fare delle compensazioni di questo Governo di venduti? Se non esistono prove scientifiche, secondo il Gabinetto Renzi, che dimostrino la correlazione tra campi elettromagnetici e tumori, per quale motivo esistono approfondite ricerche che attestano esattamente il contrario? E per quale motivo l'Istituto superiore della Sanità li ha ignorati? Sanno leggere? Oppure sanno solo dire solo 'SI', BADRONE' agli Yankee?”. VERGOGNA!


Questo documento... uno dei tanti studi che è possibile reperire, risale addirittura al 1991 e stabilisce lo stretto nesso tra emissioni elettromagnetiche ad elevata frequenza e danni al sistema immunitario. Invitiamo a leggerlo e ad segnalarlo a quella massa di delinquenti al potere, lo ricordo, senza legittimazione popolare, nonché a quei pennivendoli senza palle che si autodefiniscono giornalisti. Costoro sono i principali responsabili dello schifo che ci circonda, in cielo ed in terra.
Di seguito uno stralcio della seduta pubblica nella quale si è deciso quanto ora descritto.
Giovedì 19 Giugno 2014 - 266ª Seduta pubblica
Al termine dell'esame di mozioni sul MUOS, sistema di comunicazione satellitare essenziale per le finalità strategiche USA, l'Assemblea ha accolto l'ordine del giorno G3, a forma dei sen. Granaiola (PD) e Di Biagio (PI), che recepisce il lavoro svolto dalle Commissioni, e l'ordine del giorno G4 di GAL con le modifiche chieste dal Governo. Ha invece respinto le mozioni di M5S e SEL e l'ordine del giorno G1 della Lega Nord.
L'ordine del giorno G3, dei sen. Manuela Granaiola (PD) e Di Biagio (PI), impegna il Governo a rispondere alle preoccupazioni espresse dai cittadini; ad accelerare l'adozione di un sistema di monitoraggio dei campi elettromagnetici; a far rispettare il protocollo d'intesa tra Ministero della difesa e Regione siciliana per la produzione di emissioni a radiofrequenza; a prevedere misure di compensazione in caso di danni accertati alla popolazione; a prevedere l'immediata sospensione del sistema ove dal monitoraggio emergessero risultati nocivi per la popolazione e a presentare al Parlamento una relazione annuale.
L'ordine del giorno G4 del sen. Compagnone (GAL) [...] impegna il Governo a rassicurare la popolazione prevedendo un monitoraggio costante dei limiti di emissioni elettromagnetiche.
[...]
Il Sottosegretario di Stato per la difesa Alfano ha fatto presente che l'accordo bilaterale sul sito di Niscemi rientra tra gli obblighi di assistenza difensiva previsti dalla NATO. L'impianto satellitare, che non è sistema d'arma, non risponde esclusivamente a interessi statunitensi, ma riveste interesse strategico anche per l'Italia. Il rappresentante del Governo ha ricordato che le infrastrutture militari non sono soggette a concessione edilizia e ha evidenziato che un documento dell'Istituto superiore di sanità nega l'esistenza di pericoli per la salute dei cittadini. Ha espresso quindi parere contrario sulle mozioni di SEL e M5S. Ha accolto l'ordine del giorno di PD e PI; ha chiesto la soppressione del secondo punto dell'ordine del giorno della Lega Nord, non potendosi utilizzare il sistema MUOS come radar per contrastare i flussi migratori. Ha chiesto modifiche all'ordine del giorno di GAL.
[...]
(La seduta è terminata alle ore 13:59)

Il Politecnico condanna il Muos, danni alla salute e al traffico aereo
Articolo postato il 17 marzo 2012.
S.O.S. per Niscemi, pericolo MUOS. Il nuovo sistema di comunicazioni satellitari dei militari usa, può fare ammalare, può causare interferenze nella strumentazione aerea e può, persino, fare scoppiare, se poco distanti, bombe e ordigni bellici. Un grido d’allarme che lanciano in tanti ormai. L’ultima denuncia, particolarmente circostanziata, viene dal Politecnico di Torino ed è stata raccolta da Antonio Mazzeo nel suo blog.
“La stazione di telecomunicazioni MUOS (Mobile User Objective System) prevista a Niscemi, comporta gravi rischi per la popolazione e per l’ambiente, tali da impedirne la realizzazione in aree densamente popolate, come quella adiacente la cittadina di Niscemi”. Firmatari dell’allarmante rapporto sono due studiosi con curricula di tutto rispetto: Massimo Zucchetti, professore ordinario di Impianti Nucleari del Politecnico di Torino e research affiliate del Massachusetts Institute of Technology (USA) e Massimo Coraddu, consulente esterno del dipartimento di Energetica del Politecnico ed ex ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). I due hanno, nei giorni scorsi, consegnato un report al sindaco di Niscemi Giovanni di Martino che, a sua volta, lo ha “girato” al governatore Lombardo, accompagnandolo con la richiesta di sospendere l’autorizzazione all’impianto.
La Regione siciliana aveva autorizzato i lavori il primo giugno scorso, basandosi su uno studio della facoltà di ingegneria dell’Università di Palermo. Secondo il Politecnico di Torino, i docenti siciliani e anche gli esperti nominati dalle forze armate statunitensi hanno sottovalutato o, addirittura, ignorato i rischi e i danni derivanti dall’istallazione”.
“Si tratta di effetti acuti, legati a esposizioni brevi, a campi di elevata intensità; e di effetti dovuti a esposizioni prolungate a campi di intensità inferiore”, spiegano Zucchetti e Coraddu. “I primi sono essenzialmente legati all’esposizione diretta al fascio principale emesso dalle parabole MUOS, che può avvenire in seguito a un malfunzionamento o a un errore di puntamento. Ciò può provocare danni gravi e permanenti alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km., e ciò significa che l’eventualità di una esposizione diretta al fascio riguarda l’intera popolazione di Niscemi e va considerata come il peggiore incidente possibile”.
Emissioni che si aggiungerebbero a quelle che già l’abitato di Niscemi deve sopportare, visto che è investito dalle emissioni prodotte dalla stazioneNaval Radio Transmitter Facility (NRTF), “in una misura superiore ai limiti di sicurezza previsti dalla legislazione italiana”. Le emissioni, inoltre, finora non sarebbero state correttamente monitorate dall’agenzia Arpa Sicilia, sfornita di macchinari sensibili e in possesso di dati parziali o inesistenti. E di conseguenza, le rilevazioni, non sarebbero conformi alle procedure di legge.
Ma ecco quali sono i pericoli reali per la salute. “L’entrata in funzione dei trasmettitori del MUOS -affermano Zucchetti e Coraddu- avrà come conseguenza un incremento del rischio di contrarre vari tipi di disturbi e malattie, tra cui alcuni tumori del sistema emolinfatico, come evidenziato in numerosi studi epidemiologici”. C’è poi, “l’ipertermia con conseguente necrosi dei tessuti e l’organo più esposto è l’occhio (cataratta indotta da esposizione a radiofrequenze o a microonde). Le persone irraggiate accidentalmente potrebbero subire danni gravi e irreversibili anche per brevi esposizioni”.
La stazione del sistema satellitare, progettata all’interno di un’area protetta, danneggerebbe, infine la fauna, gli uccelli, fino ad ucciderli; altri esseri viventi come le api non potrebbero più sciamare e costruire le arnie, con ripercussioni a catena sulla flora e sull’intera catena alimentare. Altro che istallare nuove sorgenti di campi elettromagnetici -dicono i due studiosi del Politecnico- a Niscemi bisogna ridurre drasticamente quelle già esistenti, come previsto dalle leggi italiane.
Ma i danni alla salute non sono gli unici ad essere prodotti dal Muos. Zucchetti e Coraddu ne sono certi: le microonde prodotte interdiranno l’uso dello spazio aereo siciliano. Le interferenze elettromagnetiche sarebbero incompatibili con il regolare traffico aereo in buona parte della Sicilia orientale, Comiso, Sigonella e Fontanarossa (questi ultimi due per giunta set privilegiati per le guerre spaziali dei velivoli senza pilota UAV “Global Hawk”, “Predator” e “Reaper). Vulnerabili anche dispositivi elettronici come gli apparecchi elettromedicali, pacemaker, defibrillatori, apparecchi acustici e, naturalmente, la strumentazione di bordo per il pilotaggio. Ma non basta. “Le interferenze generate dalle antenne del MUOS possono arrivare a innescare accidentalmente gli ordigni trasportati”, affermano. Gli stessi americani temendo che le fortissime emissioni elettromagnetiche del MUOS potessero avviare la detonazione degli ordigni di Sigonella, spostarono le loro attenzioni su Niscemi.

E poi, in volo, ci fanno spegnere i cellulari!

Articolo originale commentato dai lettori dove si può proporre un proprio commento.
Autore: Straker
Fonte: tankerenemymeteo.blogspot.com
Altri canali informativi:tankerenemy.com - Scie Chimiche (Chemtrails) - TANKER ENEMY TV

Flare solari, nuove scoperte dai satelliti della Nasa

Incrociando i dati di tre sonde della Nasa sono state fatte nuove interessanti scoperte riguardanti i flare solari

 

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Un’osservazione accurata delle differenti particelle emesse dal Sole durante i brillamenti, o flare solari, incrociando i dati di tre sonde Nasa, ha permesso di fare nuove interessanti scoperti sui meccanismi alla base di questi fenomeni. I risultati sono frutto di una ricerca coordinata da David Lawrence dell’Universita’ Johns Hopkins nel Maryland, ed effettuata utilizzando i dati delle sonde Messenger, Stereo A e Strereo B. La Messenger si trova in orbita intorno a Mercurio dal 2011, a 45 milioni di chilometri dal Sole mentre le altre due sonde, lanciate nel 2006, lavorano in coppia studiando il Sole in maniera tridimensionale.Gli scienziati hanno osservato raggi gamma, fotoni, protoni, neutroni ed elettroni, emessi dopo un flare solare, cercando di raccogliere il maggior numero di informazioni prima e durante l’incontro con i campi magnetici solare e terrestre. Gli scienziati hanno scoperto che i neutroni sono gli unici a non subire l’influenza dei campi magnetici e, a differenza delle altre particelle che si incanalano lungo le linee dei campi magnetici, i neutroni non subiscono alcun effetto, continuando a viaggiare in linea retta. In base alla velocità di espulsione dal Sole percorrono distanze differenti: dunque, secondo quanto emerso dallo studio, i neutroni piu’ lenti non sono registrati dai satelliti in orbita terrestre. I dati raccolti riguardano un flare particolarmente intenso avvenuto nel giugno 2011, e ciò che è emerso è un ncremento del numero di neutroni nell’orbita di Mercurio già alcune ore prima l’arrivo dell’onda di particelle contro la sonda. I neutroni sarebbero la conseguenza di urti tra le parte inferiore dell’atmosfera Solare e gli urti tra le particelle espulse. Si cercherà ora di far luce sulle modalità con le quali le particelle vengono accelerate nel corso dei brillamenti solari.

Fonte

Migranti, la Svizzera manda in volo i droni per controllare gli ingressi illegali alle sue frontiere

Con gli occhi digitali sempre aperti. Secondo Amnesty International, tra il 2007 e il 2013, l'Ue ha speso quasi 2 miliardi di euro per proteggere le sue frontiere esterne, a fronte di soli 700 milioni di euro per il miglioramento della situazione di richiedenti asilo e rifugiati all'interno dell'Ue nello stesso periodo

 Migranti, la Svizzera manda in volo i droni per controllare gli ingressi illegali alle sue frontiere 

MILANO - La Svizzera sta rinnovando la flotta di droni per passare a setaccio le frontiere ed evitare ingressi illegali. Particolarmente utili d'estate, quando le condizioni climatiche sono migliori e possono decollare dall'aeroporto di Payerne per sorvolare le montagne del Giura. "Abbiamo una collaborazione con Skyguide grazie all'esercito, a cui appartengono i droni", spiega Jacques Javet, responsabile stampa delle guardie frontaliere. "Utilizziamo semplicemente le loro immagini video e li guidiamo nel riconoscere il terreno; li prenotiamo per delle missioni specifiche, secondo una pianificazione concordata con l'esercito".

Gli occhi digitali. In realtà, già dal 2001 le Forze armate hanno in dotazione alcuni aerei senza pilota, gli ADS 95 Ranger, ma hanno subito delle critiche per il rumore dei motori, relativamente fastidioso durante la notte. Ad una velocità media tra i 90 e i 200 chilometri orari, questi droni volano a 1000 metri di altitudine, ma all'occorrenza possono salire fino a 5500. Con gli occhi digitali sempre aperti: "Sono dotati - spiega Javet - di videocamere termiche. Quando vediamo persone sospette, mandiamo una pattuglia sul posto per procedere ad un controllo. Sono telecomandati come in un videogioco, con un joystick, ma i contorni delle immagini che catturano restano sfuocati. A secondo della macchia di colore, però, capiamo se si tratta di una persona, un animale, o una macchina in movimento".

Testati in Israele. Per rinnovare la flotta, l'esercito svizzero ha scelto gli Hermes 900 HFE (droni di ricognizione non armati) dell'industria israeliana Elebit Systems, ad un costo di circa 250 milioni di franchi, secondo il Dipartimento federale della Difesa. Questi droni di nuova generazione, molto più silenziosi, possono volare indipendentemente dalle condizioni meteo e passano da un'autonomia in volo di 4 a 40 ore. Ma, soprattutto, in Israele hanno già dato prova di forte affidabilità nel bloccare gli ingressi illegali di migranti.

I costi della Fortezza Europa. I droni svizzeri sono parte degli investimenti per recinzioni, sistemi di sorveglianza e pattugliamento delle frontiere con cui tutti gli Stati europei provano, illusoriamente, ad arginare il flusso dei migranti irregolari. Secondo Amnesty International, tra il 2007 e il 2013, l'Ue ha speso quasi 2 miliardi di euro per proteggere le sue frontiere esterne, a fronte di soli 700 milioni di euro per il miglioramento della situazione di richiedenti asilo e rifugiati all'interno dell'Ue nello stesso periodo. Sul sito di Frontex, l'Agenzia per la gestione delle frontiere esterne dell'Ue rivendica le azioni di rimpatrio finanziate. Per l'Italia, nel 2014 ne vengono riportate tre, con i relativi costi, tutte verso la Nigeria: il 14 maggio (budget 341.474,98 €); il 19 marzo (budget 395.953,51 €), con un volo Roma-Lagos che trasportava 50 immigrati irregolari (29 dall'Italia, 21 da altri Paesi) e 153 membri dello staff; il 16 gennaio (budget Frontex  2.331,37 €).

Svuotare il mare con un cucchiaino. Eppure, nonostante le politiche "dure" della Fortezza Europa, il flusso di immigrati irregolari verso il Vecchio Continente non si è fermato e difficilmente si fermerà. L'Europa che spende 740mila euro per rimpatriare un centinaio di migranti è la stessa regione dove vivono oltre 3 milioni di persone senza permesso di soggiorno e dove, secondo le stime, entrano irregolarmente almeno 100 mila persone all'anno dal Mediterraneo e dalle frontiere terrestri orientali, mentre altre centinaia di migliaia arrivano nei nostri aeroporti con visti che poi lasceranno scadere.

La fabbrica della clandestinità. "Non sapevo come fare a venire regolarmente in Italia. L'unico modo era il deserto, la Libia e il Mediterraneo", spiega Idriss che è arrivato dal Ciad nel 2006 e ha ottenuto la regolarizzazione dopo sei anni. Idriss ha centrato il problema: le politiche restrittive alla lunga creano clandestinità. Spesso, infatti, per i migranti è quasi impossibile entrare "con le carte in regola" nel nostro continente. E così, l'immigrazione irregolare rimane l'unica strada.  


Fonte 

Commento di Oliviero Mannucci: Se i soldi che vengono spesi per Frontex & C. venissero utilizzati in maniera mirata per creare dei centri di raccolta dei richiedenti asilo o dei migranti nei paesi dai quali partono pagando scafisti senza scrupoli, si potrebbe identificare ogni migrante o richiedente asilo e respingere tutti coloro che non hanno i requisiti  per essere accolti in Europa. Mi riferisco a delinquenti vari naturalemente, ne abbiamo già abbastanza da noi, a partire dalla nostra classe politica, nelle banche, e in generale in tutti i posti di potere. Tutti gli altri migranti, persone oneste o in fuga da paesi in guerra, potrebbero essere identificati e distribuiti in maniera equa fra i vari paesi della comunità europea, dove i richiedenti asilo verranno accolti e aiutati, i migranti semplici, avviati all'integrazione sociale e lavorativa. In questo modo gli scafisti rimerrebbero disoccupati e morirebbe meno gente bisognosa. Un Europa, che dice di avere delle radici cristiane, non può ignorare questo problema semplicemente mettendo la testa sotto la sabbia. I veri cristiani non si comportano così.


Nave dei veleni ferma al largo dell'Isola ( Sardegna). Ark Futura: sul cambio di rotta è mistero


Doveva essere in navigazione verso le acque inglesi di Southampton, invece per sei giorni ha scarrocciato al largo delle coste sarde, tra Arbatax e Siniscola
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La nave Ark Futura con il suo carico di morte

Dopo aver scaricato le armi chimiche siriane nel porto di Gioia Tauro, la nave mercantile danese Tauro l'Ark Futura, anziché puntare la prua in direzione Inghilterra ha fatto rotta sull'Isola. Venerdì scorso, un giorno dopo aver lasciato il porto calabrese, è comparsa all'orizzonte nel mare ogliastrino. Poi spinta dallo scirocco è arrivata fino a Siniscola. Il Gruppo Grendi ha fatto sapere di non aver più nulla a che fare con il cargo danese, e allora cosa ci fa in Sardegna la nave che ha portato le armi chimiche siriane fino all'Italia?
Bo Nielsen, managing director della Ark, chiarisce via email dalla Danimarca: "L'Ark Futura ha dovuto aspettare un paio di giorni prima di potersi dirigere verso il porto successivo. Questa è la ragione per cui la nave è in attesa. La fermata nel Mediterraneo sarà anche così l'occasione per l'equipaggio per rilassarsi nella bella dell'estate italiana. La nave si trova in acque internazionali e lontano dalla costa italiana". In realtà, le tracce lasciate sul sito MarineTraffic.com raccontano che la nave si è trovata anche a 20 km dalla costa.

Fonte 

Commento di Oliviero Mannucci: notare come sull'argomento la quasi totalità dei TG delle principali reti televisive italiane, non faccia parola.



Gaza top secret, massacro made in Italy firmato Alenia

Chi vince, nella gara di ipocrisia? Obama che “non può fare nulla” per fermare Israele, che ha armato fino ai denti, o l’insignificante Italia, che pure ha fornito a Tel Aviv i velivoli-scuola per addestrare i piloti dei caccia che fanno piovere missili sulle case di Gaza?

 I cacciabombardieri che martellano Gaza sono F-16 e F-15 forniti dagli Usa a Israele (oltre 300, più altri aerei ed elicotteri da guerra), insieme a migliaia di missili e bombe a guida satellitare e laser, scrive Manlio Dinucci sul “Manifesto”. Come documenta lo stesso Congresso Usa l’11 aprile 2014, Washington si è impegnata a fornire a Israele, tra il 2009 e il 2018, un aiuto militare di 30 miliardi di dollari, cui l’amministrazione Obama ha aggiunto nel 2014 oltre mezzo miliardo per lo sviluppo di sistemi anti-razzi e anti-missili. Israele dispone a Washington di una sorta di “cassa continua” per l’acquisto di armi statunitensi, tra cui sono previsti 19 F-35 del costo di 2,7 miliardi. Può inoltre usare, in caso di necessità, le potenti armi stoccate nel “Deposito Usa di emergenza in Israele”.
«Al confronto, l’armamento palestinese equivale a quello di chi, inquadrato da un tiratore scelto nel mirino telescopico di un fucile di precisione, cerca di


 Il bombardiere italiano M-346
difendersi lanciandogli il razzo di un fuoco artificiale», aggiunge Dinucci, nel servizio ripreso da “Come Don Chisciotte”. Ma attenzione: un consistente aiuto militare a Israele viene anche dalle maggiori potenze europee. «La Germania gli ha fornito 5 sottomarini Dolphin (di cui due regalati) e tra poco ne consegnerà un sesto. I sottomarini sono stati modificati per lanciare missili da crociera nucleari a lungo raggio, i “Popeye Turbo” derivati da quelli Usa, che possono colpire un obiettivo a 1.500 km». E l’Italia, che consente ai top gun di Tel Aviv di condurre esercitazioni con armamenti letali in Sardegna, sta fornendo a Israele i primi dei 30 velivoli M-346 da addestramento avanzato, costruiti da Alenia Aermacchi (Finmeccanica). Aerei che possono essere usati anche come caccia per l’attacco al suolo in operazioni belliche reali.
La fornitura dei caccia M-346, continua Dinucci, costituisce solo una piccola parte della cooperazione militare italo-israeliana, istituzionalizzata dalla legge 94 promulgata nel 2005. Legge che «coinvolge le forze armate e l’industria militare del nostro paese in attività di cui nessuno (neppure in Parlamento) viene messo a conoscenza». La norma stabilisce infatti che tali attività sono «soggette all’accordo sulla sicurezza», e quindi segrete. «Poiché Israele possiede armi nucleari – conclude il giornalista del “Manifesto” – alte tecnologie italiane possono essere segretamente utilizzate per potenziare le capacità di attacco dei vettori nucleari israeliani», e inoltre «possono essere anche usate per rendere ancora più letali le armi “convenzionali” usate dalla forze armate israeliane contro i palestinesi», che come vediamo sono soprattutto civili, donne e bambini inclusi, sacrificati anche questa volta per la pulizia tecnica di stampo terroristico mirata a sfrattare la popolazione palestinese da quella che viene definita “la più grande prigione a cielo aperto esistente al mondo”.



 Manlio Dinucci
«La cooperazione militare italo-israeliana – aggiunge Dinucci – si è intensificata quando il 2 dicembre 2008, tre settimane prima dell’operazione israeliana “Piombo Fuso” a Gaza, la Nato ha ratificato il “Programma di cooperazione individuale”». Il programma comprende lo scambio di informazioni tra i servizi di intelligence, la connessione di Israele al sistema elettronico Nato, la cooperazione nel settore degli armamenti e l’aumento delle esercitazioni militari congiunte. In quel quadro rientra “Blue Flag”, la più grande esercitazione di guerra aerea mai svoltasi in Israele, cui hanno partecipato nel novembre 2013 Stati Uniti, Italia e Grecia. «La “Blue Flag” è servita a integrare nella Nato le forze aeree israeliane, che avevano prima effettuato esercitazioni congiunte solo con singoli paesi dell’Alleanza, come quelle a Decimomannu con l’aeronautica italiana». Le forze aeree israeliane, sottolinea il generale Amikam Norkin, stanno sperimentando nuove procedure per potenziare la propria capacità, «accrescendo di dieci volte il numero di obiettivi che vengono individuati e distrutti». Ciò che sta facendo in questo momento a Gaza, grazie anche al contributo italiano, di cui la stampa mainstream evita accuratamente di parlare.

Fonte

Un OVNI photographié à Saint-Polycarpe, au Québec

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Il s’agit d’une vidéo unique d’un OVNI qui a été enregistré à Saint-Polycarpe, au Québec il ya environ 1 mois.
Le témoin, qui se nomme Renald Levesque, ne parle que français et s’efforce d’expliquer d’où il l’a vu, quand il a vu l’objet et à quoi il ressemblait. Si vous voulez voir l’OVNI dans la vidéo puis sautez à la marque 3:25.
Selon Radio-OutreTombe, la vidéo ci-dessous montrerait un OVNI capté le 4 juin 2014 dans la région de St-Polycarpe dans le sud-ouest du Québec à quelques km de Salaberry-de-Valleyfield.
L’analyse de la preuve est bien faite et surtout en français ! Il n’y a pas de censure ou pas de transcription (sous-titrage). Le texte ci-dessous est le texte du propriétaire qu’il a mis sur Youtube pour expliquer la vidéo.

 Un OVNI photographié à Saint-Polycarpe, au Québec

Ok comme je l’expliquais les photos on été prise en très peut de temps et pratiquement aléatoire bon il fait mauvais on le voit par l apparence de nuages dans le ciel je me dit pour quoi ne pas prendre des photos au cas ou je sort mon cellulaire et je prend 3 photos de suite en l’espace de une a deux seconde et je décampe avec la voiture mon intérêt à prendre les photos étais que la veille à Dorval Montréal il avait eu apparence de tornade le 3 juin dans l’après-midi et clic clic clic ce n’est que 6 h plus tard en regardant sur mon cellulaire les photos que jais constater la présence de ces objets si tu regarde la vidéo la première en liste sur mon site j explique de quel manière j en viens a la conclusion que ce pourrait être un ovni je me considère extrêmement chanceux d avoir capter ces engins sur les 3 photos
Source: Before it news, http://radio-outretombe.com/

  Commentaire par Oliviero Mannucci: En regardant les photos fait attention me fait penser à un insecte en vol.



Especial Expediente OVNI




UFO strange shaped flying over the Cerro, July 11, 2014



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AREA ZONE 51 & UFOs: http://areazone51ufos.blogspot.com
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UFO Sightings White House Whistle Blower Shares INFO! Alien Abduction Conspiracy? 7/13/2014



UFO Sightings White House Whistle Blower Speaks! Alien Abduction Conspiracy? New Update 2014 Exclusive Update! The Explosive Interview In Regards To Dr. Steven Greer Comments... All Alien Abductions Are Government Related...What's your opinion comment below!~ Keep Your Eyes On The Skies! Stay Tuned For The Exclusive Interview With Dr. Greer!

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Ufo vienna




Objeto de energía en el cielo a plena luz del día / Object of energy in the sky in broad daylight



www.tercermilenio.tv
El 20 de Mayo del 2014 Antonio Urzi capta a un objeto de energía muy grande en el cielo a plena luz del día, parece un ovni de plasma las imágenes son extraordinarias, y las comparamos con un avistamiento similar el 5 de julio del 2012, donde se ve al atardecer un objeto de energía o plasma de forma extraordinaria, cerramos con un avistamiento 13 de abril del 2014, donde se observa también un ovni de plasma de color naranja muy llamativo...las imágenes son claras e impactantes.

Russians had contact with aliens in 1942?

There have been rumors floating around for many years that the first Russian contact with “grey aliens” allegedly took place in 1942



At the time, a series of diplomatic visits to discuss matters of mutual concern were planned, according to alleged Russian documents and a treaty was made, Voice of Russia writes.
In 1969 in the state of Sverdlovsky, a UFO was reported to had crashed and was recovered by the Russian military. There is an alleged video footage showing the recovery, with close-ups of the UFO itself. Allegedly, there was one dead alien found in the craft. The remains of the alien and the UFO debris were taken to a secure Russian site, where the saucer was analyzed, and an autopsy done on the alien. According to Russian newspaper “Pravda”, the KGB has allegedly had a special unit designed to gather and monitor all pieces of information regarding mystical and unexplained phenomena reported inside and outside the Soviet Union. Also according to Pravda, General A. G. Ponomarnko, head commander of the Urals military district, was to ensure that KGB agents be involved in the work pertaining to the UFO at all stages. The agents’ reports were promptly forwarded to Colonel A. I. Grigoriev, chief of the KGB scientific department. According Billy J Booth on About.com there are unsubstantiated reports that a UFO crashed or was shot down near the city of Prohlandnyi, in the USSR at on August 10, 1989. Soviet military radar tracked an unidentified flying object and the Russian attempted unsuccessfully to contact the craft. The UFO was classified as “hostile.” Soviet defenses were alerted, and MIG-25s flew to find and identify the UFO. There was obvious damage to the exterior of the craft. The retrieval team, wearing protective outer wear, moved to the site. There was a small amount of radiation, and some members of the team were effected. A helicopter on the scene was hooked up to the craft, and the UFO was transported to Mozdok Air Base. Russians entered the UFO and discovered three alien bodies-two dead, one barely alive. A team of doctors and other medical personnel made every effort to keep the alien alive, but failed. All three of the beings were about 3 1/2 to 4 feet tall, with gray outer wear. Underneath, their skin was a blue-green color with a reptilian texture. They had no hair, large black eyes covered with a protective lid, and web fingers ended their long, slender arms. The alien bodies were kept in glass containers and UFO taken to Kapustin Yar. This information was first reported by three Russian investigators-Anton Anfalov, Lenura Azizova and Alexander Mosolov. However, they had no documentation to support their story.



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sabato 12 luglio 2014

Astrofili di tutto il mondo, scegliete voi il nome di un pianeta extrasolare


http://img840.imageshack.us/img840/3156/worldsz.jpg

La ricerca di “esopianeti”, vale a dire corpi celesti posti al di fuori del nostro sistema solare, è uno degli obiettivi più interessanti della moderna scienza astronomica. Spesso, vengono scoperti soltanto quando passano di fronte alla stella attorno alla quale orbitano, oscurandone la luminosità. Appena ne viene individuato uno nuovo, gli scienziati cercano di scoprirne la massa, la distanza dal (loro) sole e tutte le altre caratteristiche necessarie per ospitare eventuali forme di vita. Sì, perché quando guardiamo lontano tra le stelle, è sempre un’altra Terra che speriamo di trovare.
Ora (finalmente!) qualcuno si è accorto che i nomi utilizzati per designare gli esopianeti lasciano abbastanza a desiderare. Gliese 581 G è un potenziale corpo celeste “abitabile” posto a venti anni luce da noi (e quindi, in termini siderali, vicinissimo); ma il nome scelto per designarlo sembra piuttosto una sigla senza senso. Come potranno, i nostri pronipoti, dire un giorno “andiamo a colonizzare Gliese 581 G” senza scoppiare a ridere?



Qualcuno, alla International Astronomical Union (l’organismo internazionale che decide queste denominazioni) ha quindi pensato di chiedere aiuto, con un appello pubblico su http://nameexoworlds.org/ . Non potrà partecipare chiunque, ma soltanto chi appartiene a organizzazioni di tipo astronomico (istituti di ricerca ma anche gruppi di astrofili, planetari e associazioni varie). I pianeti pronti per essere “battezzati” sono una trentina, su un totale di 305 scoperti prima del 2009. Di certo, qualcuno avrà la tentazione di chiamare il corpo celeste prescelto con il nome di Vulcano, caro agli amanti di Star Trek, o di Tatooine, luogo di provenienza di Luke Skywalker, mitico personaggio della saga di Star Wars. L’ultimo appello via web, l’anno scorso, era servito a designare i nomi delle lune di plutone. Vinsero “Cerbero” e “Stige”.

Fonte


Commento di Oliviero Mannucci: SIIIII, BELLLOOOO!!!! Voglio partecipare anche io. Appena viene scoperto un pianeta di MERDA, però.  Lo chiamerò MONTECITORIO!!!!!!

ESA’s experimental space plane gearing up for November debut

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The European Space Agency (ESA) Intermediate eXperimental Vehicle (IXV) is enjoying a stay in Holland ahead of being shipped to Kourou, French Guiana to meet up with her Vega launch vehicle. The IXV space plane is in the Netherlands for a “shaking”, simulating the vibrations and stresses she can expect to endure atop of Vega during the November launch.
IXV:
The IXV will demonstrate Europe’s advanced re-entry technologies and integrated system design capabilities, via a reference mission that calls for a lift off from Europe’s Spaceport in Kourou, French Guiana, aboard a Vega launch vehicle.
The mission will conclude via a fully automatically controlled re-entry, descent and landing in the Pacific Ocean.
2014-07-03 19_33_41-ESA - Intermediate eXperimental Vehicle (IXV) HR photos

The spacecraft is about the size of an average car and weighs almost two tons when fully fuelled.
ESA managers note that knowledge gained from IXV may lead to building an affordable reusable craft capable of operating modular payloads for multiple applications in various orbits, before it returns to Earth to touch down on a conventional runway.
Applying such a vehicle into missions for ESA could include the servicing of orbital infrastructures and future generations of satellites, within ESA’s tight budget.
She could also be used for microgravity experiments, Earth sciences, Earth observation and robotic exploration.
Preparations for the debut flight have been ongoing since 2007, when contracts were signed to bring the space plane to life. The spacecraft is now at the business end of her flow toward lauch, following IXV integration and qualification work in Turin, Italy.

2014-07-03 19_29_09-Space in Images - 2014 - 06 - IXV arrives for testing Jun2014Following a road trip, the space plane is now enjoying a stay in the Netherlands for IXV environmental testing that will continue until September.
The test requirement saw the space plane arrive via truck at ESA’s Technical Centre in Noordwijk – ahead of the first batch of testing that is scheduled for three weeks, starting on July 11.
The IXV will be bolted down on to a ‘shaker table’ to experience the heavy vibrations of launch. There will also be three days of ‘separation shock’ testing, mimicking the moment the craft separates from the Vega rocket.
2014-07-03 19_31_33-ESA - Intermediate eXperimental Vehicle (IXV) HR photos

At an altitude of 320 km, a pyrotechnic device will fire to open a clamp band for springs to push IXV away from the upper stage.
Mission planners must be sure that she can withstand the mechanical shock of the pyrotechnic detonation, ESA noted.
Launched into a suborbital trajectory from Kourou, the IXV will return to Earth as if from a low-orbit mission, allowing for the testing and qualification of new critical technologies for future reentry vehicle concepts.
During it mission, the vehicle will attain an altitude of around 450 km, allowing it to reach a velocity of 7.5 km/s.
She will then enter the atmosphere and collect a large amount of data during its hypersonic and supersonic flight, while she is being controlled by thruster firings and her aerodynamic flaps.
Eleven days of testing will be devoted to checking that all of the onboard subsystems work as planned after withstanding the simulated extremes of both space and atmosphere.
Following the conclusion of her first trip into space, IXV will descend by parachute and land in a remote region of the Pacific Ocean to await recovery and analysis.

2014-07-03 19_27_48-Space in Images - 2014 - 06 - IXV hoisted aboard

The Nos Aries and crew – tasked with recovering the IXV spacecraft – have already undertaken a practice run off the coast of Tuscany, Italy – where they retrieved a prototype from the water, the same model flown last year in a splashdown test off the east coast of Sardinia.
“A crew from the Italian company NERI were operating the recovery ship Nos Aries while the prototype was carefully hoisted aboard and into its container,” ESA noted.
“This model will now be taken to ESA’s Technical Centre in the Netherlands for display.”
2014-07-03 19_32_39-ESA - Intermediate eXperimental Vehicle (IXV) HR photosThis ship will have an important role to play throughout the mission, releasing weather balloons to check the wind conditions over the Pacific to provide information on IXV’s descent path.
The crew will also receive the flight data from IXV’s 300 sensors during descent and then pick up the beacon signals to pinpoint the location of the craft after splashdown.
Divers on speedboats will approach the floating craft and then stand back as robotic sniffers check for residual propellant fumes, prior to her recovery.

(Images via ESA and L2′s IXV Section, including large amounts of documentation and images. To join L2, click here:http://www.nasaspaceflight.com/l2/)



NASA Spacecraft Observes Further Evidence of Dry Ice Gullies on Mars

Changes Near Downhill End of a Martian Gully
This pair of images covers one of the hundreds of sites on Mars where researchers have repeatedly used the High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) camera on NASA's Mars Reconnaissance Orbiter to study changes in gullies on slopes. Image Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona
 
 
 Repeated high-resolution observations made by NASA's Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) indicate the gullies on Mars' surface are primarily formed by the seasonal freezing of carbon dioxide, not liquid water.
The first reports of formative gullies on Mars in 2000 generated excitement and headlines because they suggested the presence of liquid water on the Red Planet, the eroding action of which forms gullies here on Earth. Mars has water vapor and plenty of frozen water, but the presence of liquid water on the neighboring planet, a necessity for all known life, has not been confirmed. This latest report about gullies has been posted online by the journal Icarus.
"As recently as five years ago, I thought the gullies on Mars indicated activity of liquid water," said lead author Colin Dundas of the U.S. Geological Survey's Astrogeology Science Center in Flagstaff, Arizona. "We were able to get many more observations, and as we started to see more activity and pin down the timing of gully formation and change, we saw that the activity occurs in winter."
Dundas and collaborators used the High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) camera on MRO to examine gullies at 356 sites on Mars, beginning in 2006. Thirty-eight of the sites showed active gully formation, such as new channel segments and increased deposits at the downhill end of some gullies.
Using dated before-and-after images, researchers determined the timing of this activity coincided with seasonal carbon-dioxide frost and temperatures that would not have allowed for liquid water.
Frozen carbon dioxide, commonly called dry ice, does not exist naturally on Earth, but is plentiful on Mars. It has been linked to active processes on Mars such as carbon dioxide gas geysers and lines on sand dunes plowed by blocks of dry ice. One mechanism by which carbon-dioxide frost might drive gully flows is by gas that is sublimating from the frost providing lubrication for dry material to flow. Another may be slides due to the accumulating weight of seasonal frost buildup on steep slopes.
The findings in this latest report suggest all of the fresh-appearing gullies seen on Mars can be attributed to processes currently underway, whereas earlier hypotheses suggested they formed thousands to millions of years ago when climate conditions were possibly conducive to liquid water on Mars.
Dundas's co-authors on the new report are Serina Diniega of NASA's Jet Propulsion Laboratory in Pasadena, California, and Alfred McEwen of the University of Arizona, Tucson.
"Much of the information we have about gully formation, and other active processes, comes from the longevity of MRO and other orbiters," said Diniega. "This allows us to make repeated observations of sites to examine surface changes over time."
Although the findings about gullies point to processes that do not involve liquid water, possible action by liquid water on Mars has been reported in the past year in other findings from the HiRISE team. Those observations were of a smaller type of surface-flow feature.
An upcoming special issue of Icarus will include multiple reports about active processes on Mars, including smaller flows that are strong indications of the presence of liquid water on Mars today.
"I like that Mars can still surprise us," Dundas said. "Martian gullies are fascinating features that allow us to investigate a process we just don't see on Earth."
HiRISE is operated by the University of Arizona, Tucson. The instrument was built by Ball Aerospace & Technologies Corp. of Boulder, Colorado. The Mars Reconnaissance Orbiter Project is managed for NASA's Science Mission Directorate in Washington, by JPL, a division of the California Institute of Technology, Pasadena.

For more information about HiRISE, visit: http://hirise.lpl.arizona.edu
Additional information about MRO is online at: http://www.nasa.gov/mro
For recent findings suggesting the presence of liquid water on Mars, visit: http://go.nasa.gov/1q1VRLS
 

Ex-astronaut Aldrin ‘glimpsed UFO’ during Apollo 11 mission

Buzz Aldrin said the probability is almost certain that there is life somewhere in space

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LONDON, July 12:
The second man to set foot on the moon disclosed that he caught a glimpse of what he called an unidentified flying object during the 1969 Apollo 11 mission.
During a Reddit “ask me anything” question and answer session, Buzz Aldrin, 84, was wary about saying the sighting was an extraterrestrial craft, The Telegraph reported recently.
“I observed a light out the window that appeared to be moving alongside us,” the retired astronaut said.
“There were many explanations of what that could be, other than another spacecraft from another country or another world.
“It was either the rocket we had separated from, or the four panels that moved away when we extracted the lander from the rocket and we were nose to nose with the two spacecraft.
“So in the close vicinity, moving away, were four panels. And I feel absolutely convinced that we were looking at the sun reflected off of one of these panels.
“Which one? I don’t know. So technically, the definition could be ‘unidentified’.’’
According to The Telegraph, this revelation prompted UFO believers to accuse him of a cover-up.
But Aldrin, who said he believed there were other life forms in space  remained unapologetic about his caution.
“Extraordinary observations require extraordinary evidence,” he added.
“There may be aliens in our Milky Way galaxy, and there are billions of other galaxies. The probability is almost certain that there is life somewhere in space.
“It was not that remarkable, that special, that unusual, that life here on earth evolved gradually, slowly, to where we are today.”
With Mars One, a private sector company, pressing ahead with its plans to send people to the Red Planet, Aldrin said those who go should plan staying there for the rest of their lives.
“I have considered whether a landing on Mars could be done by the private sector,” he continued.
“It conflicts with my very strong idea, concept, conviction, that the first human beings to land on Mars should not come back to Earth.”


UFO Sightings Free Energy "Machine" Cover-Up! The World Is Waiting!



UFO Sightings Free Energy "Machine" Cover-Up! The World Is Waiting! Does John Searl Have the answer to the Global Energy Crisis? John Searl claims he does ...Furthermore, Searl says he's had it for over 60 years. Regarded by many as 'The Godfather' of free energy or zero point energy science, Professor John Searl believes his magnetic generator, the Searl Effect Generator (SEG), can save our planet from economic and environmental disaster. So, what if he's telling the truth? For more information Visit John Searl Website! http://www.johnsearlstory.com/ Also Special Thanks to Keepers of the Earth LLC & BKLFilms for Video Permission!

The 2014 Roswell UFO Festival - Spacing Out! Ep. 81



Maureen and Jason attended the 2014 Roswell UFO Festival in Roswell, New Mexico. They speak with some of the guest speakers who were present at the festival this year. That, and the latest space and UFO news on this episode of Spacing Out!

ISS - Possible Alien Craft. 9th July 2014



ISS Outside Camera - 9th July 2014. http://www.nasa.gov/multimedia/nasatv...

Streetcap1 is on Facebook - http://www.facebook.com/pages/Streetc...

Background music courtesy of Kevin MacLeod:
http://incompetech.com/music/royalty

Streetcap1 New Website - http://www.streetcap1.com

Encuentro espectacular entre un avión y 3 OVNIs / Dramatic encounter between an aircraft and 3 UFOs



www.tercermilenio.tv
Uno de los casos más destacados sucedió el 3 de mayo de 1975 a las 12:20 horas al capitán Carlos Antonio de los Santos Montiel quien tuvo un encuentro con tres platillos voladores sobre la zona de Tequesquitengo en el estado de Morelos cuando viajaba en la aerovía G3, Carlos piloteaba la avioneta Piper.

OVNI en Brasil Señales de Paz- UFO in Brazil emitting Peace Signs Edit 10/07/2014




https://www.facebook.com/OVNISACTUALES1
https://www.facebook.com/groups/VIGIL...
UFO in Brazil emitting Peace Signs Edit 10/07/2014
Peace For All the World

venerdì 11 luglio 2014

Datagate, spie Usa in Italia

Dal sequestro di Abu Omar a Gladio. Fino allo schianto di Longare, ai «centri di ascolto» e le telefonate intercettate dalla Nsa. Le interferenze dei servizi americani a casa nostra.

 http://www.2duerighe.com/wp-content/uploads/2013/10/yes-we-scan-300x234.jpg

L'indignazione, poi rientrata, di Angela Merkel per lo spionaggio americano in Germania è un gesto «teatrale» perché «non è vero che tra Paesi alleati non ci si spia». Esistono invece lo spionaggio e il controspionaggio. E anche l'Italia è a pieno titolo dentro il grande gioco. Parola di un esperto della materia, Edward Luttwak, che così si è espresso lo scorso anno, quando i giornali inglesi rivelarono che l'agenzia per la sicurezza Usa, la Nsa, intercettava le telefonate della cancelliera, del presidente francese François Hollande e di altri capi di Stato e di governo alleati.
COOPERAZIONE TRA INTELLIGENCE. Non stupisce se gli 007 della Cia, di altri servizi americani e stranieri scorrazzano liberamente nel nostro Paese, e spesso sono addirittura aiutati dai nostri agenti con i quali cooperano, come avvenuto nel 2003 quando l'imam egiziano Abu Omar venne rapito e torturato dai servizi statunitensi (con l'appoggio del Sismi), quindi portato via in volo dall'Italia attraverso la base di Aviano.
LA COMPLICITÀ ITALIANA. A conferma di questa presenza di barbe finte americane in Italia esiste il rapporto Combating Terrorism, redatto il 23 settembre 2013 dal Government Accountability Office, l'ufficio per la trasparenza dell'amministrazione Usa. Qui, come anticipato da Lettera43.it, si spiega tra l'altro che, nel solo 2012, per ben 11 volte il governo italiano ha fornito ampia collaborazione agli agenti segreti americani operanti nel nostro territorio per pedinamenti, indagini e intercettazioni ai danni di cittadini italiani incensurati e ignari di essere controllati dagli 007 della Casa Bianca.
Senza contare telefonate intercettate dalla Nsa (46 milioni solo da 10 dicembre 2012 all'8 gennaio 2013) di cui il governo Letta negò di essere a conoscenza.

Il rapimento di Abu Omar e la responsabilità dei servizi italiani

Il caso più clamoroso di blitz della Cia in Italia riguarda il rapimento di Abu Omar, imam della mosche milanese di viale Jenner. L'uomo, sospettato in Usa di terrorismo, venne prelevato dagli agenti Usa, picchiato, torturato e caricato su un aereo per gli Stati Uniti, con la complicità (riconosciuta in tribunale) dei vertici dei servizi italiani.
SEGRETO DI STATO. Un atto criminale, per la nostra legge, che però i vari governi italiani che si sono succeduti dal 2003 a oggi hanno sempre cercato di coprire apponendo il segreto di Stato alla vicenda: segno evidente di piena conoscenza dei fatti da parte di tutti i nostri premier.

Gli Usa e i sospetti sul sequestro di Aldo Moro e su Gladio

Nel suo libro I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia, Ferdinando Imposimato, all'epoca giudice istruttore per il sequestro di Ado Moro, racconta che, qualche anno dopo l'uccisione del presidente della Dc, durante un party all'ambasciata americana a Roma, venne avvicinato da un agente della Cia dal nome in codice Louis. Lo 007, ricorda Imposimato, «mi fu presentato da un funzionario italiano»: da quel momento, dice ancora l'ex magistrato,  nel corso delle indagini sul caso Moro «ogni tre o quattro giorni il misterioso yankee mi incontrava nella hall dell'hotel Cicerone» per avere notizie fresche sulle indagini e sul terrorismo in Italia.
«LA MORTE DEL LEADER DC? UN BENE». Finché, conclude, «un giorno Louis mi confidò: 'La morte di Moro è stata un bene per l'Italia e gli Stati Uniti'». Imposimato ricorda poi di aver stabilmente cooperato, anche per altre indagini, con un agente dell'Fbi infiltrato in Italia e chiamato Michael Jeweler.
Non va poi dimenticato che in quegli stessi anni, in Italia, operava l'organizzazione segreta Gladio, organizzata e supportata dalla Cia, creata per combattere il presunto rischio che l'Italia potesse cadere sotto il dominio dell'Unione Sovietica.

La centrale di spionaggio americana di Longare e gli altri centri di ascolto

Nel novembre 2008 un elicottero americano Black Hawk, partito da Aviano, si schiantò dopo un volo radente sulle rive del Piave, nel Trevigiano. Tra i militari Usa, si contarono sei morti e cinque feriti. Sul terreno, oltre ai corpi, si trovarono apparecchiature che, secondo alcuni investigatori italiani, non erano in dotazione a quel tipo di velivolo.
PRESSING SULLA MAGISTRATURA. Gli Usa, imbarazzati, chiesero che la magistratura italiana rinunciasse all'indagine sull'incidente. In quei giorni, tra inchieste dei pm e dei giornalisti, emerse che non lontano da quella zona, nella base Usa di Longare (Vicenza) chiamata Site Pluto c'era stata negli Anni 90 e 2000 (e forse c'è ancora) la centrale di ascolto e intercettazione dei servizi di informazione militare americano in Italia.
Ma Longare non è l'unica sede delle spie Usa: strutture «di ascolto» sono piazzate in diverse zone d'Italia, come in alcuni siti della Gallura, territorio del Nord della Sardegna.

Non solo statunitensi: in Italia anche i francesi e il Mossad

Ma ad agire sul nostro territorio non è stata solo l'intelligence a stelle e strisce.
Il 25 ottobre 2003 il sottomarino a propulsione nucleare classe Los Angeles battezzato Hartford (Ssn 768) all'uscita dalla sua base sarda nell'isola di Santo Stefano (arcipelago di La Maddalena) sbagliò le manovre, toccò duramente il fondale e strisciò sulle rocce riportando (si scoprì in seguito) danni gravissimi.
L'incidente venne tenuto a lungo nascosto dalle autorità americane e italiane. Fortunatamente dal reattore non vi furono alcuna fuoriuscita d'acqua contaminata e nessuna emissione di sostanze radioattive.
LA MINACCIA DELLE TESTE DI CUOIO. Tanto segreto venne poi spiegato da una fonte di intelligence italiana, la quale tempo dopo rivelò che l'Hartord era uscito con urgenza dalla sua tana perché i militari Usa avevano scoperto la presenza sull'isola di un commando formato da truppe speciali francesi, provenienti dalla vicina Corsica.
Non è chiaro quali fossero gli obiettivi delle teste di cuoio francesi, ma è certo che all'unico sottomarino Usa presente nella base era stato dato ordine di prendere il largo con urgenza, forse per dare un qualche tipo di segnale ai francesi, che sicuramente controllavano l'attività americana tramite i satelliti.
LA TRAGEDIA DI ARGO 16. Più grave e drammatica fu, nel 1973, la vicenda di Argo 16, un aereo da trasporto dell'Aeronautica militare italiana, precipitato nei pressi di Marghera. I quattro membri dell'equipaggio morirono nello schianto. Le indagini vennero bloccate ancora una volta dall'apposizione del segreto di Stato (che resta in vigore ancora adesso), in quanto emerse che l'apparecchio era stato utilizzato per le operazioni dell'organizzazione segreta Gladio, sostenuta dalla Cia.
ulle cause del disastro, sia l'allora comandante di Gladio, il generale Gerardo Serravalle, che la Commsione stragi del parlamento, sostennero che l'aereo sarebbe stato sabotato o direttamente fatto precipitare da agenti del Mossad, come avvertimento da parte del Governo israeliano nei confronti dell'Italia, ritenuta troppo morbida e quasi amica dei terroristi palestinesi.

Marco Mostallino

Aricebo Observatory Picks Up Mysterious Radio Burst From Beyond The Milky Way

John P. Millis, Ph.D. 



http://www.geeksofdoom.com/GoD/img/2012/06/2012-06-12-the_wow_signal-e1339490980830-533x338.jpg
Over the last few years the Parkes radio telescope in Australia has detected a handful of short radio bursts emanating from deep space. This was an amazing discovery, except for the fact that no other radio facilities had seen such pulses, leading some to suggest that the instrument was detecting terrestrial signals. But now, the Arecibo radio telescope has made a similar detection that has the astronomical community talking.
The largest and most sensitive single dish radio telescope in the world, the Arecibo telescope is built into 20 acres of Puerto Rican countryside.
“Our result is important because it eliminates any doubt that these radio bursts are truly of cosmic origin,” said Victoria Kaspi, an astrophysics professor at McGill University in Montreal and Principal Investigator on the pulsar-survey project that detected the event. “The radio waves show every sign of having come from far outside our galaxy – a really exciting prospect.”
However, questions remain as to the actual origin of these radio bursts. Some astrophysicists believe that the source could be mergers or eruptions from exotic objects, such as black holes or pulsars. “Another possibility is that they are bursts much brighter than the giant pulses seen from some pulsars,” notes James Cordes, a professor of astronomy at Cornell University and co-author of the new study.
Only a few of these events have ever been definitively detected, and only lasting a tiny fraction of a second; however, astronomers estimate that these bursts occur about 10,000 times per day. The reason that they have not been detected more frequently is that the telescope can only cover a small part of the sky at once, so there are limited chances that the telescope is pointing at just the right position at just the right time.
Also, the short bursts are difficult to isolate from the background, because of their short time interval. But the team of scientists was lucky in that they were searching specifically for high frequency events associated with pulsars and gravitational wave events.
“The brightness and duration of this event, and the inferred rate at which these bursts occur, are all consistent with the properties of the bursts previously detected by the Parkes telescope in Australia,” said Laura Spitler, now a postdoctoral researcher at the Max Planck Institute for Radio Astronomy in Bonn, Germany.
Astronomers are certain that the bursts originate beyond the Milky Way because of the radio dispersion measurements. When radio waves travel through space they interact with free electrons, causing them to slow inversely proportional to their frequency. The observed dispersion is three times the maximum that would be expected if the radio signal originated from our own galaxy.
Attention is now being turned to observing large portions of the sky at once to detect more of these events, with the hopes of determining their exact origin. New instruments currently being developed will also aid in this search by covering more of the sky, increasing the chances of detection.
Findings from this study were published in the July 10 issue of The Astrophysics Journal.
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Source

Sensazionale scoperta dallo Spazio: inviati segnali radio da pianeti lontani verso la Terra

La scoperta, effettuata da un team internazionale di astronomi e pubblicata il 10 luglio sul The Astrophysical Journal, evidenzia un segnale del genere per la prima volta con uno strumento diverso dal radiotelescopio di Parkes in Australia, da dove invece sono stati registrati diversi episodi simili

  Un breve impulso spaziale rilevato dal telescopio di Arecibo, a Puerto Rico, sembra provenire da ben oltre la nostra galassia: gli scienziati hanno potuto notare una raffica di onde radio di una frazione di secondo che fornisce nuove importanti prove sulla presenza di impulsi misteriosi che arrivano sulla Terra dallo spazio profondo.



 “Questo è un risultato importantissimo perché elimina ogni dubbio sull’esistenza di questi impulsi radio, che hanno veramente origine da chissà dove nello Spazio” ha detto Victoria Kaspi, docente di astrofisica presso la McGill University di Montreal e guida del progetto che ha rilevato questa veloce onda radio. “Le onde radio mostrano tutte le caratteristiche di provenire da lontano, fuori dalla nostra galassia. Una prospettiva davvero emozionante“.



 Ovviamente adesso è grande l’enigma per gli astrofisici, perché ci sono tanti dubbi sul fatto che queste onde radio provenienti dallo Spazio siano davvero inviati da qualche civiltà aliena oppure se sono semplicemente dei segnali naturali di alcuni eventi astronomici, come potrebbero essere l’evaporazione di buchi neri, le fusioni di stelle di neutroni o altro ancora con campi magnetici molto potenti.

 “Adesso dobbiamo capire che cosa provoca queste onde radio. Se davvero provengono da fuori la via Lattea, significa che è davvero una cosa estremamente emozionante” ha affermato Jason Hassels, astronomo dell’Università di Amsterdam. "



L’impulso rilevato presso l’Osservatorio di Arecibo, il più grande e sensibile radiotelescopio del mondo, è stato rilevato il 2 novembre 2012 ma analizzato soltanto nei giorni scorsi.
“La luminosità e la durata di questo evento, e tutti gli altri elementi specifici che lo caratterizzano, sono tutti coerenti con le proprietà degli impulsi precedentemente rilevati dal telescopio di Parkes in Australia” ha detto Laura Spitler, tra gli autori della ricerca.
La caratteristica più importante di queste onde radio, che lascia immaginare che provengano da oltre la via Lattea, è basata sulla misurazione di un effetto particolare noto come “dispersione di plasma”. Gli impulsi che viaggiano attraverso il cosmo, infatti, si distinguono da interferenze artificiali per l’effetto degli elettroni interstellari, che rallentano le onde radio a radiofrequenze inferiori. L’impulso rilevato dal telescopio di Arecibo ha tre volte la misura massima di dispersione che ci si aspetterebbe da una fonte all’interno della galassia, come spiegano gli scienziati.
Joeri van Leeuwen, astronomo dell’Università di Amsterdam, ha parlato di “scoperta fantastica” e adesso tutti gli sforzi del team di studio sono focalizzati alla ricerca di impulsi radiofonici che confermino ulteriormente la provenienza galattica, aspettandosi molte altre scoperte per una migliore comprensione di questo mistero cosmico.

Peppe Caridi

Fonte
“Questo è un risultato importantissimo perché elimina ogni dubbio sull’esistenza di questi impulsi radio, che hanno veramente origine da chissà dove nello Spazio” ha detto Victoria Kaspi, docente di astrofisica presso la McGill University di Montreal e guida del progetto che ha rilevato questa veloce onda radio. “Le onde radio mostrano tutte le caratteristiche di provenire da lontano, fuori dalla nostra galassia. Una prospettiva davvero emozionante“. - See more at: http://www.diregiovani.it/rubriche/scientificamente/32331-spazio-inviati-segnali-radio-ufo-mistero.dg#sthash.GxOR5qAq.dpuf

Now you really can go to Tatooine! International Astronomy Union to let the public name up to 30 exoplanets next year

  • Paris-based IAU will let the public vote on names for planets next year
  • This is the first time they will have allowed planets to be named this way
  • Previously nomenclature for exoplanets had followed strict guidelines
  • But now in September astronomy clubs will be invited to submit names
  • And in March next year the public will be allowed to vote on names for 20 to 30 selected planets outside the solar system

  • To date, nearly all planets found outside the solar system have followed a strict naming convention, which has led to rather complicated names such as OGLE235-MOA53 b.
    That’s all set to change later this year, though, as the International Astronomical Union (IAU) will allow the public to vote on the names of exoplanets for the first time.
    A list of 305 confirmed planets found before 31 December 2008 has been drawn up, and in October names can be submitted for consideration for some of the planets.
    Paris-based IAU will let the public vote on names for planets next year. This is the first time they will have allowed planets to be named this way. Previously nomenclature for exoplanets had followed strict guidelines. But now in September astronomy clubs will be invited to submit names
    Paris-based IAU will let the public vote on names for planets next year. This is the first time they will have allowed planets to be named this way. Previously nomenclature for exoplanets had followed strict guidelines. But now in September astronomy clubs will be invited to submit names

    The IAU, headquartered Paris, has not previously allowed many planets or stars to be named.

    WHAT'S IN A NAME?

    Exoplanets are currently named according to strict rules that denote their characteristics.

    Take the planet HD 177830 b for example.

    The first part denotes the star the planet is in orbit around, which is HD 177830.

    The lowercase letter then explains where the planet sits in its system; b is the innermost planet (which would be Mercury in our solar system), followed by c, d and so on.

    If the planet is in a multiple star system, the lowercase latter preceded by an uppercase one for the star.

    The ‘primary star’ is labelled with an ‘A’, with its companion stars labelled B, C and so on.
    So if our example planet was orbiting around the primary star in a binary system, its full name would be HD 177830 Ab
    This was partly because thousands of planets have been found, and the naming process would simply be too long and complicated.
    But the IAU, in association with Zooniverse, has decided to allow a select few planets to be named, owing to the large public interest in doing so, called the NameExoWorlds contest.
     
    In September, astronomy clubs and non-profit organisations will be allowed to sign up for the IAU Directory for World Astronomy website (directory.iau.org).
    Then in October, of the 305 planets 20 to 30 will be selected for naming.
    Only 305 initial planets were selected as more recent discoveries haven’t been confirmed, and the IAU didn’t want to select planets that might later be proven to not exist.
    In December the clubs and organisations will be invited to send proposals for names, subject to the IAU’s naming rules.
    These state that a proposed name cannot be more than 16 characters, it must be pronounceable, it cannot be offensive and the names of living people will not be allowed.
    This will rule out certain groups attempting to hijack the contest and submit rude, offensive or inappropriate names.
    In March 2015 the public will be allowed to vote on the proposed names and finally, in August 2015, the results will be announced at a ceremony in Honolulu.
    The names of planets will coexist alongside their existing scientific names, just like what is done for other celestial bodies now.
    For example the Orion Nebula is also scientifically known as Messier 42.
    More than 800 planets have been found outside the solar system to date, with thousands more waiting to be confirmed. The diversity of these planets has been tremendous, with some found orbiting binary stars (illustration shown) and others found in tight orbits - but few have been given 'proper' names
    More than 800 planets have been found outside the solar system to date, with thousands more waiting to be confirmed. The diversity of these planets has been tremendous, with some found orbiting binary stars (illustration shown) and others found in tight orbits - but few have been given 'proper' names

    Exoplanets are currently named according to strict rules that denote their characteristics. First the planet is given the name of its host star, here being the star Kepler-186. Then it is given a letter denoting its order, with b being the closest, then c, d and so on
    Exoplanets are currently named according to strict rules that denote their characteristics. First the planet is given the name of its host star, here being the star Kepler-186. Then it is given a letter denoting its order, with b being the closest, then c, d and so on

    ‘People have been naming celestial objects for millennia, long before any scientific system of names ever existed,’ explains the IAU.
    ‘Even today, almost every civilisation and culture uses common names to describe the stars and planets visible to the naked eye, as well as their apparent distribution on the sky.’
    The IAU, founded in 1919, is the world’s largest professional body for astronomers with more than 11,000 members across 90 countries.
    Among other roles, the IAU is tasked with deciding upon nomenclature for celestial objects.
    As all the planets in the solar system are named, this first involved naming comets, asteroids and dwarf planets.
    When planets started to be found, though, it was clear many names would be needed.
    While the current system is useful to sift through the large numbers of planets, many have petitioned the IAU for more flexibility on certain planets, and they now have their wish.
    Although the IAU doesn’t technically ‘own’ space, it still maintains the database of named objects in the night sky, making this an ‘official’ naming process for exoplanets.
    The new 'official' naming system will allow planets outside the solar system to be named by members of public for the first name. This could give rise to names based on things from popular culture such as Tatooine from Star Wars (pictured), a popular choice for space enthusiasts
    The new 'official' naming system will allow planets outside the solar system to be named by members of public for the first name. This could give rise to names based on things from popular culture such as Tatooine from Star Wars (pictured), a popular choice for space enthusiasts