domenica 13 luglio 2014

Flare solari, nuove scoperte dai satelliti della Nasa

Incrociando i dati di tre sonde della Nasa sono state fatte nuove interessanti scoperte riguardanti i flare solari

 

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Un’osservazione accurata delle differenti particelle emesse dal Sole durante i brillamenti, o flare solari, incrociando i dati di tre sonde Nasa, ha permesso di fare nuove interessanti scoperti sui meccanismi alla base di questi fenomeni. I risultati sono frutto di una ricerca coordinata da David Lawrence dell’Universita’ Johns Hopkins nel Maryland, ed effettuata utilizzando i dati delle sonde Messenger, Stereo A e Strereo B. La Messenger si trova in orbita intorno a Mercurio dal 2011, a 45 milioni di chilometri dal Sole mentre le altre due sonde, lanciate nel 2006, lavorano in coppia studiando il Sole in maniera tridimensionale.Gli scienziati hanno osservato raggi gamma, fotoni, protoni, neutroni ed elettroni, emessi dopo un flare solare, cercando di raccogliere il maggior numero di informazioni prima e durante l’incontro con i campi magnetici solare e terrestre. Gli scienziati hanno scoperto che i neutroni sono gli unici a non subire l’influenza dei campi magnetici e, a differenza delle altre particelle che si incanalano lungo le linee dei campi magnetici, i neutroni non subiscono alcun effetto, continuando a viaggiare in linea retta. In base alla velocità di espulsione dal Sole percorrono distanze differenti: dunque, secondo quanto emerso dallo studio, i neutroni piu’ lenti non sono registrati dai satelliti in orbita terrestre. I dati raccolti riguardano un flare particolarmente intenso avvenuto nel giugno 2011, e ciò che è emerso è un ncremento del numero di neutroni nell’orbita di Mercurio già alcune ore prima l’arrivo dell’onda di particelle contro la sonda. I neutroni sarebbero la conseguenza di urti tra le parte inferiore dell’atmosfera Solare e gli urti tra le particelle espulse. Si cercherà ora di far luce sulle modalità con le quali le particelle vengono accelerate nel corso dei brillamenti solari.

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