venerdì 4 luglio 2014

Vescovo di Niigata: Non dimentichiamo le sofferenze di Fukushima, basta con il nucleare

Il presule ha partecipato all'incontro dedicato alla ricostruzione e al sostegno ai sopravvissuti del Grande terremoto del 2011. La zona di Sendai "è devastata. Alla gente è stata tolta la vita ordinaria, e per molti di loro sarà impossibile riaverla indietro. La maggioranza della popolazione non si cura più delle difficoltà quotidiane della gente di Fukushima. Ma anche se non siamo responsabili diretti del disastro, abbiamo la responsabilità di prendere nuove scelte sull'argomento"



Niigata (AsiaNews) - Anche se molti, nella società e persino nella stessa Chiesa giapponese, hanno punti di vista diversi sull'uso dell'energia nucleare "il punto è chiaro. Venite e vedete voi stessi cosa è successo a Fukushima. Venite a vedere la realtà. Alla gente è stata tolta la vita ordinaria, e per molti di loro sarà impossibile riaverla indietro. La maggioranza della popolazione non si cura più delle difficoltà quotidiane della gente di Fukushima. Ma anche se non siamo responsabili diretti del disastro, abbiamo la responsabilità di prendere nuove scelte sull'argomento". Lo dice il vescovo di Niigata, mons. Tarcisio Isao Kikuchi, dopo la visita compiuta nelle zone colpite dal disastro nucleare insieme ai responsabili degli uffici diocesani che seguono la ricostruzione.
L'incontro si è svolto dal 24 al 26 giugno nella chiesa cattolica di Koriyama, nella Prefettura di Fukushima. Erano presenti più di 70 persone, incaricate a vario titolo del sostegno alla popolazione e della ricostruzione nelle aree della diocesi di Sendai colpite dal Grande terremoto del 2011, che provocò una falla nei reattori della centrale nucleare locale provocando un disastro senza precedenti. Il gruppo ha potuto visitare le aree dove sono accolti in maniera temporanea coloro che sono sfuggiti alle radiazioni e le zone colpite dal disastro. Anche se le autorità locali si preparano per riaprire le zone, non hanno alcuna certezza sul fatto che la gente tornerà a vivere lì.
La mattina del giovedì 26, dice mons. Kikuchi, "abbiamo incontrato nella chiesa Koriyama otto persone, che lavorano nella zona con gli evacuati. Sono tante storie diverse... anche se il programma di riabilitazione procede con lentezza, la gente di Iwate e Miyagi nutre almeno qualche speranza per il futuro. Ma quelli di Fukushima hanno enormi difficoltà a sperare. Questa non è però più una questione limitata solo a questa Prefettura. È una questione che riguarda tutto il Giappone: non dobbiamo dimenticare le sofferenze delle famiglie divise, degli amici separati... E tutto questo per che cosa?".

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