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giovedì 8 novembre 2018

A caccia di raggi laser su Andromeda per trovare gli "alieni"

Da oltre mezzo secolo, abbiamo esplorato il cielo nella banda radio alla ricerca di segnali artificiali provenienti da sistemi stellari appartenenti alla nostra galassia che potrebbero essere l’evidenza indiretta di civiltà aliene.

 Risultati immagini per vignette alieni


Oggi, un gruppo di fisici dell’università della California, a Santa Barbara, sta proponendo una strategia diversa: rivelare sorgenti luminose molto brillanti osservando intere galassie. Si tratta di un metodo promettente che potrebbe aiutare gli scienziati a individuare la presenza di intelligenze extraterrestri in altri luoghi al di fuori della Via Lattea. L’idea di utilizzare raggi luminosi per comunicare su scale astronomiche non è del tutto nuova. Già nel 1874, il matematico finlandese Edvard Engelbert Novius suggerì che la luce generata da oltre ventimila lampade potesse essere deviata verso Marte mediante un sistema di specchi curvi. Sfortunatamente, Novius non ricevette fondi per finanziare il suo progetto.
Il metodo proposto dai ricercatori americani è opposto a quello del matematico finlandese e si basa sulla rivelazione passiva di segnali luminosi di origine extraterrestre. O meglio, l’ambizione dei fisici di Santa Barbara è quella di intercettare segnali prodotti da sorgenti di luce incredibilmente brillanti che casualmente vengono trasmessi verso Terra. Questo approccio deriva da uno studio sviluppato sempre nella stessa università californiana. Diversi anni fa, il fisico Phil Lubin suggerì di sincronizzare una serie di laser ad alta potenza per produrre una sorgente di luce estremamente abbagliante. La sua idea era quella di utilizzare una sorta di “super-laser” per lanciare nello spazio una serie di sonde in miniatura verso stelle vicine con una velocità pari a circa il 20 percento della velocità della luce.
Qualcosa di complicato, ma non impossibile, e ora il progetto di Lubin sta ricevendo fondi non solo dalla NASA ma anche da Breakthrough Starshot, un’iniziativa privata fondata dall’imprenditore russo Yuri Milner. Lubin è convinto che possano esistere civiltà intelligenti così avanzate che si sono dotate di potenti laser ad uso dei propri viaggi interstellari. Uno dei vantaggi di questo progetto è dato dal fatto che tali sorgenti luminose sarebbero facilmente visibili su scale astronomiche. Infatti, secondo alcuni calcoli, un raggio laser estremamente luminoso sarebbe visibile da enormi distanze e potrebbe persino superare la luminosità di stelle, quasar e supernovae. Quasi certamente ce ne accorgeremmo. Il gruppo di Santa Barbara utilizzerà piccoli telescopi per riprendere periodicamente una serie di immagini della galassia di Andromeda, che dista 2,5 milioni di anni-luce. Poi, i ricercatori le confronteranno con alcune vecchie foto per vedere se appare una nuova “stella”, ossia una sorgente artificiale. Questo processo sarà automatizzato e l’esplorazione della galassia potrà andare avanti senza interruzione.
Ma perché proprio Andromeda? La ragione è semplice: scegliere una galassia vicina significa scandagliare in tempi brevi una vasta area di cielo. Inoltre, Andromeda, come la Via Lattea, contiene circa un trilione (ossia mille miliardi) di pianeti, da qui il nome del progetto: Trillion Planet Survey.
Ora, dato che i metodi di ricerca convenzionali si basano sul monitoraggio di sistemi stellari vicini selezionati uno per volta, allo stesso modo si spera che l’esplorazione di un’intera galassia possa incrementare la probabilità di successo nel rivelare un segnale artificiale di origine aliena. Tuttavia, tra gli esperti esistono alcune perplessità.
Assumendo che Andromeda ospiti una civiltà avanzata i cui laser super brillanti scandagliano periodicamente il cielo, la rotazione del loro pianeta potrebbe ad esempio causare la mancata rivelazione del segnale da parte degli strumenti a Terra. C’è da dire, poi, che Andromeda è stata studiata da molto tempo e nessuno ha mai visto finora misteriosi segnali luminosi. In più, gli astronomi che studiano le supernovae hanno già esplorato migliaia di altre galassie con sistemi automatizzati. Sono state rivelate numerose esplosioni stellari e mai segnali luminosi riconducibili a sorgenti di tipo artificiale.
Naturalmente, il fatto di non avere mai rivelato sorgenti luminose particolarmente brillanti non implica definitivamente la loro esclusione. Del resto, gli attuali criteri di ricerca si basano sul presupposto che eventuali civiltà aliene tecnologicamente avanzate stiano trasmettendo segnali artificiali nello spazio oppure abbiano già costruito delle megastrutture visibili da enormi distanze con i telescopi.
Ad ogni modo, oggi esistono pochi programmi di ricerca che intendono analizzare un insieme così grande di pianeti come la Trillion Planet Survey. E chi lo sa, forse un giorno potremmo trovarci di fronte a un caso inequivocabile dove una società tecnologicamente avanzata sta davvero cercando di comunicare su scale intergalattiche utilizzando sorgenti di luce artificiale estremamente luminose.

Corrado Ruscica 

Commento di Oliviero Mannucci: Non c'è bisogno di cercare eventuali segnali luminosi nella galassia di Andromeda per trovare gli alieni. Basta studiare la casistica ufologica mondiale per capire che gli ET sono già tra noi. Sveglia!

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