martedì 14 luglio 2015

Brasile, gli ‘extraterrestri’ di Quixada: molti sanno, ma non hanno voglia di parlarne



Venerdì sera scorso Globo Reporter (Brasile) ha passato un dettagliato servizio sulla vicenda di Quixada, paese del Cearà (Stato del nord-est del paese), i cui abitanti affermano di avere ripetutamente contatti con extraterrestri. Le testimonianze, dettagliate, anche di artigiani, professori, ingegneri e avvocati, sono impressionanti. Qui il link.

Il Brasile non è certo nuovo a questo genere di cose. In passato ci furono persino interventi dell’esercito in aree isolate del Mato Grosso, del Minas Gerais e dell’Amazzonia.

Tempo fa scelsi il Maranhao, Stato del nord del Brasile, il quale confina col Cearà, come meta preferenziale per alcuni miei viaggi, per via delle sue caratteristiche selvagge e di forte tradizione culturale. Si tratta di un’area in gran parte disabitata dove, nelle zone rurali, è ancora molto facile imbattersi in carri trainati da buoi. La natura è incontaminata e mozza il fiato. Le coste sono molto frastagliate, ricche di foci di fiumi e lagune. Le maree molto grandi. Si tratta di luoghi davvero incredibili.
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La barriera corallina si estende molto al largo e, sebbene potrebbe essere una meta prelibata per i subacquei, vive del tutto indisturbata a causa di forti correnti che impediscono la navigazione sicura in quelle acque. L’area è resa ancora più interessante dai numerosi relitti lasciati da chi ha osato incrociare in quelle acque. Gli unici che si avventurano al largo sono esperti navigatori locali e pescatori. E sono proprio questi ultimi ad avermi informato di avvistamenti molto strani che avvengono in quelle acque ormai da anni. Alcuni di questi avvistamenti sono molto ravvicinati.

Mauricy – @MauroVillone
Tra di essi un pescatore molto esperto, Mauricy, appassionato del mare e del suo lavoro. La sua è una professione complessa che richiede notevoli conoscenze. Non si tratta solo di andare in mare con una barca e gettare una rete. Bisogna conoscere l’oceano, le maree, le onde, i venti, le imbarcazioni, le vele, i motori, le tempeste, le stagioni, i pesci, i compagni di lavoro, la luce, i giorni, le notti, il buio e, soprattutto, se stessi e la solitudine. “Spesso – mi racconta Mauricy – quando mi trovo in mare aperto sono preso da un’euforia mistica che non mi so spiegare. E spesso non ho nessuna voglia di tornare sulla terraferma. Come se volessi perdermi per sempre nel buio e nell’oceano”.
Le maree qui possono essere enormi. Durante la bassa marea ci si può avventurare per chilometri e chilometri su pianure e dune di sabbia di solito nascoste dall’oceano, occorre solo calcolare bene i tempi per il ritorno in modo da non farsi sorprendere dal repentino ritorno dell’acqua, quando la marea risale molto velocemente. Il tutto in un silenzio così totale da permettere di sentire il fruscio di coppie o gruppi di uccelli che passano velocissimi. Sono spesso uccelli straordinari dai piumaggi improbabili, dal bianco puro al rosso vermiglio.
bassa-marea-brasile
Bassa marea nel Maranhao – @MauroVillone
In questo paradiso i pescatori professionisti, come Mauricy, possono ancora permettersi di vivere del loro lavoro e farlo volentieri, con molto amore. Passano in mare aperto diversi giorni e diverse notti di seguito.
“In queste notti – ci racconta Mauricy – è ormai una consuetudine da anni, per noi pescatori, vedere spessissimo all’orizzonte delle piccole luci che si spostano. Non sappiamo cosa siano e non possono essere altre barche poiché si vedono sopra l’orizzonte. Non sono stelle poiché sono in movimento e non possono essere aerei poiché si spostano avanti e indietro e a destra e a sinistra. Nemmeno elicotteri poiché non si sente alcun rumore e d’altra parte non avrebbe alcun senso una flotta di elicotteri al largo di un posto ai confini del mondo e in mare aperto di notte.”
Una sera lo convincemmo a raccontarci di più su questa storia. E lui continuò: “Di queste cose non ne parlo troppo volentieri con nessuno perché mi fanno paura e perché temo di essere preso per pazzo o per un mitomane. Più di una volta, anche di recente, è successo che quelle luci si siano avvicinate. Sebbene in genere in mare non abbiamo paura di niente, nemmeno del buio – come vi dicevo addirittura a volte siamo come rapiti dal desiderio di non tornare – quando accadono certe cose ci spaventiamo parecchio, perché non sappiamo cosa siano. Due o tre volte ci è successo di trovarci impietriti dal terrore quando le luci ci hanno raggiunti, nel silenzio totale. Una luce grande, accecante, come proveniente dal di sotto di un qualcosa di volante, ha stazionato per un certo tempo nel silenzio assoluto, non saprei dirti quanto, forse qualche minuto, sopra la nostra barca. Eravamo in cinque o sei uomini abituatissimi a stare per interi giorni e notti in mare. Terrorizzati. Io sono rimasto paralizzato, non riuscivo più a muovermi. Ricordo solo che uno o due di noi si sono buttati in acqua in preda al panico. Forse qualcun altro si è rifugiato sottocoperta o sul ponte della barca coprendosi la testa. Orribile. Nessuno sa di cosa si tratti. Non ne possiamo parlare con nessuno perché ci prenderebbero per pazzi, lo dico a voi perché mi fido e vi interessano queste cose. Ma a parlarne con la polizia non ci penso nemmeno.”
“Di cosa pensi potrebbe trattarsi Mauricy?” – gli chiedo.
“Non ne ho la minima idea, ma posso dirti un’altra cosa. Nelle foreste qui intorno, specie in passato era abbastanza consueto per i contadini trovare carcasse di animali, specialmente cani, abbandonate, con la scatola cranica integra, ma completamente svuotata attraverso un piccolo foro. Nessuno sapeva cosa pensare anche perché chi vive qui è gente umile e non certo intellettuali o ricercatori. Puoi chiedere in giro e te lo confermeranno, anche se nessuno ne parla troppo volentieri.”
È così. Molti sanno di questi ritrovamenti, ma non hanno troppa voglia di parlarne.
Nella zona, a una certa distanza sul piano dei trasporti terrestri, ma vicinissimo sul piano aereo, si trova la base aerospaziale brasiliana di Alcântara, pochi chilometri a ovest della capitale del Maranhao, Sao Luis (Centro de Lançamento de Alcântara, CLA). Si tratta di una base creata nel 1989 proprio in questa zona molto poco battuta e popolata, per poter realizzare i lanci di satelliti senza dare disturbo a zone urbane vicine. Probabilmente non c’entra nulla.
Rimangono i misteri e le testimonianze assurde che probabilmente molti si affretteranno a liquidare come isteria collettiva, mentre altri le considereranno segni di un imminente contatto.

Mauro Villone 

Fonte 


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