giovedì 14 giugno 2018

Quindi c’è vita su Marte?

Non lo sappiamo, ma Curiosity ha trovato tracce consistenti di composti organici nel suolo marziano: ci aiuteranno a rispondere alla domanda delle domande

 

 

Nella più completa solitudine su un pianeta diverso dal nostro a 250 milioni di chilometri da noi, il robot automatico (rover) Curiosity ha fatto una scoperta che potrebbe aiutarci a capire se ci sia mai stata vita su Marte. Con i suoi strumenti, il rover della NASA ha rilevato nuove importanti tracce di molecole organiche, i composti base della vita per come la conosciamo qui sulla Terra. Curiosity ha inoltre rilevato aumenti e riduzioni nella quantità di metano nell’atmosfera, gas molto importante per avere prove indirette sulla presenza di esseri viventi. Le nuove scoperte sono state pubblicate sulla rivista scientifica Science e – anche se richiederanno ancora anni di studi e nuove analisi del suolo marziano – stanno attirando l’interesse e qualche comprensibile entusiasmo da parte dei ricercatori che da decenni setacciano Marte alla ricerca della vita.
Tracce nei sedimenti
Grande più o meno quanto un’utilitaria, Curiosity è al lavoro su Marte dal 2012 nell’area dell’Aeolis Mons, una grande montagna alta circa 5mila metri che sorge sulla base del cratere Gale, che ha un diametro di oltre 150 chilometri. In questi anni, il rover si è spostato di diversi chilometri viaggiando sul suolo formato dai sedimenti che si depositarono sul fondo di un grande lago che esisteva nella zona circa 3 miliardi di anni fa, quando si ipotizza che le condizioni climatiche su Marte fossero molto meno ostili e aride. Sulla Terra i sedimenti di questo tipo sono ideali per conservare tracce organiche, anche per miliardi di anni: gli strati rocciosi superficiali fanno da schermo alle radiazioni ultraviolette e agli altri elementi che potrebbero degradare i composti, creando una sorta di scatola del tempo naturale che mantiene intatti (o quasi) i composti.

L’area in cui è atterrato Curiosity nel 2012 (NASA/JPL-Caltech/ASU/UA)

Per analizzare i sedimenti, Curiosity deve quindi spingersi al di sotto della superficie marziana di qualche centimetro. Il rover è dotato di un piccolo trapano che trivella il suolo, ne raccoglie un campione e lo porta all’interno del corpo del robot, dove c’è un piccolo forno che lo arrostisce a temperature tra i 600 e gli 860 °C, eliminando eventuali contaminazioni che potrebbero falsare i dati. Nel processo si producono fumi che vengono analizzati da uno spettrometro di massa, uno strumento che riconosce le molecole a seconda del loro peso. I dati raccolti sono poi inviati sulla Terra, dove spetta ai ricercatori studiarli per fare ipotesi su cosa abbia effettivamente trovato Curiosity.

Fonte

Commento di Oliviero  Mannucci: cari lettori che seguite questo blog, sapete quante volte ho affermato che su Marte c'è vita! E' anche molto diffusa, ma si trova in profondità, nelle sacche e nei fiumi d'acqua calda sotterranea. Continuate a seguirmi e vedrete!

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