giovedì 5 aprile 2018

"2001: Odissea nello spazio", il capolavoro di Kubrick compie 50 anni

Festeggia mezzo secolo di vita la pellicola di Kubrick, leggendaria pietra miliare del genere fantascientifico. Ma oltre ad essere un film cult, ha anche anticipato molte delle tecnologie che sono oggi all’ordine del giorno. 


Il primo cinema al mondo a proiettare 2001: Odissea nella Spazio fu l’Uptown Theatre di Washington D.C. Era esattamente il 2 aprile 1968, l’anno dei movimenti di massa che presero piede e rivoluzionarono il mondo intero. Ma vista a 50 anni di distanza, anche la pellicola di Kubrick non può che essere considerata altrettanto rivoluzionaria.

Ai tempi in molti la criticarono in quanto incomprensibile. La scelta delle tre linee narrative tra di loro separate fu vista come un rebus di difficile risoluzione. Inoltre la parte iniziale e quella finale erano senza dialoghi, andando così a rendere il contesto decisamente più nebuloso ed intricato.



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Ma Kubrick era così. Se questa era la risposta del pubblico, allora poteva ritenersi davvero soddisfatto: il suo intento era stato raggiunto. Intervistato da Playboy, a chi gli pose la domanda sul significato di questo film, non ebbe difficoltà a rispondere. “Quanto ci piacerebbe La Gioconda se Leonardo ci avesse scritto sotto: “Questa signora sorride poco perché ha un dente marcio” o “perché sta nascondendo un segreto al suo amante”. In un secondo momento il regista concluse che l’obiettivo era proprio quello di raggiungere il “subconscio dello spettatore”.

Nonostante le consuete critiche di taglio particolarmente molto aspro, il film riuscì ad aggiudicarsi l‘Oscar per i migliori effetti speciali visivi. Lanciato in un momento storico alimentato dalla corsa allo spazio e dalla rivalità tra superpotenze, la pellicola divenne con gli anni un cult movie del genere fantascientifico.



Ma a distanza di mezzo secolo, l’analisi del film deve tener conto anche dell’aspetto tecnologico. Il film anticipa molte delle innovazioni oggi di uso comune. Un esempio su tutti risponde al nome di HAL 9000, il supercomputer della spedizione spaziale che ricorda molto il nostro Siri, l’assistente digitale made in Apple. Ma nel film sono presenti anche altri strumenti a noi familiari. È questo il caso dei dispositivi utilizzati dagli astronauti per leggere i notiziari, molto simili ai nostri tablet. Senza poi dimenticare un’altra profezia di Kubrick, ovvero l’ibernazione. Oggi rimane ancora una tecnica poco gestibile, ma un giorno quando avremo imparato a domarla, potremo dire di averla vista per la prima volta in un film di Kubrick. 

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