giovedì 19 aprile 2018

Siria: la Sicilia è già in guerra ( e quindi l'Italia).

La Sicilia si trova al centro di una possibile escalation del conflitto siriano dai risvolti ancora imprevedibili, l’isola, soprattutto in queste ore di alta tensione, si trasforma in una vera piattaforma militare galleggiante a stelle e strisce. Siria, la Sicilia è già in guerra.


Di fatto la base di Sigonella nella Sicilia Orientale, da dove partono aerei da ricognizione verso la Siria, è territorio americano. Le missioni in atto sono ovviamente segrete, ma l'importanza strategica per gli americani dell'aeroporto di Sigonella e del Muos di Niscemi nel contesto siriano è indubbia.

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 Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha inviato la lettera al contrammiraglio Arturo Faraone, comandante della Capitaneria di Porto di Napoli, per protestare contro fatti avvenuti nelle scorse settimane, quando un sottomarino nucleare della Marina statunitense è spuntato nel Golfo partenopeo.

Ciro Lomonte, segretario del Movimento Siciliani liberi
© Foto : fornita da Ciro Lomonte
Ciro Lomonte, segretario del Movimento "Siciliani liberi"

Dopo aver preso inizialmente le distanze dall'intervento militare in Siria, il premier uscente Gentiloni ha riferito alle Camere in merito alla crisi siriana che l'Italia non è neutrale, ma è un coerente alleato degli Stati Uniti. Mentre i pareri dei partiti italiani si dividono sulla posizione dell'Italia nel conflitto siriano, un dato è certo: in una possibile escalation internazionale la Sicilia per la sua posizione strategica e per le sue basi americane si troverebbe al centro dello scacchiere. E i siciliani che cosa ne pensano? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Ciro Lomonte, segretario del Movimento "Siciliani liberi".
— La base di Sigonella e il Muos sono coinvolti nella guerra contro la Siria. Ciro Lomonte, qual è il suo punto di vista sulla vicenda e che cosa ne pensano i cittadini siciliani?
— Da un punto di vista geopolitico i siciliani sono un po'divisi, di fatto perché non sono liberi, le decisioni di Roma spesso vanno contro la Sicilia stessa. In questo momento ci troviamo in uno scenario internazionale che è profondamente evoluto, prima c'erano i due blocchi. La situazione è cambiata, ma gli Stati Uniti continuano ad usare il mondo a proprio piacimento e nel caso specifico della Sicilia si comportano come se fossero i poliziotti mondiali che hanno il compito di risolvere i conflitti locali. Ai siciliani non va bene, non ha più senso nel 2018. 
In Sicilia invece si percepisce la Russia come un baluardo della sovranità di tante nazioni che altrimenti verrebbero schiacciate da una visione di globalizzazione che massacra le identità locali. Inoltre alcune basi americane, come il MUOS ad esempio, rappresentano un pericolo per la salute dei siciliani.
— La Sicilia viene usata per scopi militari americani, di fatto è stata trascinata nella guerra siriana, una guerra che non c'entra niente con i siciliani, giusto?

Donald Trump
© AP Photo / Pablo Martinez Monsivais
— Esattamente. Oggi ho firmato un appello di vari italiani per uscire da questo sistema per cui l'Italia ospita basi militari con addirittura delle armi nucleari, che possono essere usate a piacimento dalla NATO e dagli Stati Uniti. Tutto ciò può travolgerci senza motivo in un conflitto nucleare. Il presidente della regione per le vicende che viviamo in questi giorni dovrebbe sedere nel Consiglio dei Ministri italiano e dovrebbe battere i pugni per esprimere il dissenso dei siciliani. Siamo coinvolti senza volerlo in un conflitto internazionale che potrebbe avere conseguenze tragiche. — Gentiloni ha riferito alle Camere che l'Italia non è neutrale nella vicenda siriana, ma è un alleato coerente degli Stati Uniti. A suo avviso non andrebbe rivalutata quest'alleanza spesso in contrasto con gli interessi nazionali?
— È una situazione tragicomica. Gentiloni è l'ennesimo presidente non è eletto dal popolo da quando l'Unione Europea si è imposta di far cadere Berlusconi.  L'Unione Europea ci impone di avere dei governi che ci spingano verso un asservimento alla globalizzazione e in particolare ad alcuni interessi americani.
Proprio nei confronti della Russia è stata imposta una serie di sanzioni che hanno penalizzato l'Italia. Noi non stiamo parlando di presidenti del Consiglio liberi, stiamo parlando di uomini politici che rappresentano delle volontà estranee all'Italia.

— Secondo lei i politici dedicheranno più attenzione al problema delle basi americane in Sicilia, non solo nel contesto siriano, ma anche dal punto di vista della salute dei siciliani? Qual è il suo auspicio?

— Il mio auspicio è che le basi vengano smantellate. Non è più tollerabile che in Sicilia, ma anche in altre regioni italiane, si corrano questi pericoli. Ho partecipato qualche giorno fa ad un convegno in cui si è parlato di una mappa disegnata 750 anni fa, trovata in un monastero tedesco, la mappa di Ebstorf, che rappresentava il mondo allora conosciuto. All'epoca c'era Federico II, in quella mappa la Sicilia era rappresentata come il cuore del mondo, aveva un ruolo di protagonista dentro l'Europa, l'Africa e l'Asia.

 La mappa della Sicilia

In questo momento la Sicilia( e quindi  l'Italia) è diventata lo zerbino delle potenze internazionali. Il mio auspicio non è solo che vengano smantellate le basi, ma che i siciliani, popolo con una grande identità, possano ritornare ad essere protagonisti della propria storia con la loro ospitalità e la loro capacità di dialogare con i popoli di tutto il mondo. Abbiamo bisogno di recuperare la sovranità, non vogliamo essere asserviti agli interessi di multinazionali e agli interessi internazionali.

Tatiana Santi 

Fonte 



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