domenica 18 gennaio 2015

La sesta estinzione di massa è iniziata: fermiamola

di Chiara Serafini

Entro il 2200 molte specie animali sulla Terra potrebbero scomparire: di queste solo il 25% sopravviverà. Non è una profezia Maya ma è ciò che emerge da uno studio pubblicato sulle riviste Nature e Science dalla Duke University (Stati Uniti). In vetta alla classifica vi sono gli anfibi con il 41% delle specie in pericolo, poi mammiferi con il 26% ed i volatili con il 13% . Secondo lo studio il nostro pianeta sarebbe interessato da eventi catastrofici simili a quelli che portarono all'estinzione dei dinosauri: è la sesta estinzione di massa che si verifica nella Storia della Terra.
Con una piccola differenza rispetto alle estinzioni precedenti: la causa dell'imminente sconvolgimento è da imputare solamente all'uomo e non ad eventi catastrofici naturali come è accaduto per il passato. Rodolfo Dirzo, professore di biologia alla Stanford University, cita tra i comportamenti umani più distruttivi l'uso eccessivo delle risorse, la degradazione degli habitat, l'introduzione di specie invasive e le mutazioni climatiche.
È proprio il climate change, secondo gli scienziati, che definirà il destino della Terra nei prossimi anni: se i cambiamenti intensi del clima verranno confermati, le estinzioni di massa saranno inevitabili. Se il fenomeno rallenterà le specie a rischio potrebbero resistere qualche altro migliaio di anni.
Come rivelano i ricercatori, a partire dal 1500, ben 322 specie di vertebrati terrestri si sono estinte. Delle rimanenti specie di vertebrati terrestri, si è registrato un calo medio di circa il 25%. La situazione pare molto più drammatica per gli invertebrati, con un calo del 45% delle specie monitorate.

«Si pensa alle estinzioni di massa come la perdita di una specie dalla faccia della Terra», spiega Dirzo dall'Università di Stanford, «questo è molto importante, ma c’è una anche perdita di funzionamento dell’ecosistema, nel quale gli animali ed i vegetali svolgono un ruolo centrale».
Infatti con la scomparsa anche di una sola specie si rischia di compromettere l’equilibrio biologico del pianeta costruito in milioni di anni, con conseguenti pericoli anche per la vita umana. Si crea una reazione a catena che difficilmente si arresta; si avvia un circolo vizioso in cui il recupero funzionale dell'ecosistema diventa impossibile. Tuttavia, sebbene gli esseri umani possono aver dato inizio al sesto evento estintivo di massa, secondo Scientific American c’è ancora una minima possibilità per cambiare rotta, almeno entro i prossimi due secoli: prima di raggiungere il punto di non ritorno, con conseguenze inimmaginabili per l’ecosistema del pianeta e la vita umana.
«Dove la densità abitativa umana è più alta, si registrano alti tassi di declino animale, elevata presenza di roditori, e quindi alti livelli di agenti patogeni, che aumentano i rischi di trasmissione di malattie».
L’analisi dei tassi di estinzione, passati e recenti, ha rivelato che la vita animale e vegetale, con l’arrivo delle popolazioni umane, si sta estinguendo mille volte più rapidamente del passato. Alcuni tra gli animali che non godono di ottima salute sono: l'elefante di Sumatra, il leopardo dell'Amur, e il Gorilla di montagna; ma sono anche a rischio estinzione animali che fino a poco fa ritenevamo al sicuro: i Bonobo, il Tonno pinna blu e le Tartarughe Caretta caretta, ad esempio.
Dopo 22 anni dalla Convenzione sulla diversità biologica di Rio de Janeiro, accettata da più di 170 paesi, vi è ancora molto da fare. Secondo le stime dell'Unione Internazionale per la conservazione della natura (IUCN) sarebbero più di 7 mila le specie animali e circa 60 mila quelle vegetali oggi a rischio di estinzione. Nella lista rossa (RED LIST), le specie animali sono aumentate dalle oltre 5 mila del 1996 alle quasi 7.300 del 2004. E tra queste sono compresi il 25 per cento dei mammiferi conosciuti e l'11 per cento degli uccelli.
Sono 60 mila specie vegetali - tra le 350 mila conosciute - quelle che rischiano di estinguersi. In Italia, secondo una pubblicazione del comitato italiano IUCN del 2013, delle 672 specie di vertebrati studiati (terrestri e marini), 6 si sono estinte ed il 28% di quelle analizzate sono minacciate di estinzione.
Nel 2200, se si prosegue così, avremo finito il metano, il carbone ed il petrolio, avremo il massimo di inquinamento, le calotte polari saranno scongelate e gli oceani si saranno alzati sommergendo parte della superficie della Terra. Come recita un detto di un capo tribù Dakota:
«Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso».

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Io sono vegetariano da 30 anni, e voi?

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