giovedì 11 giugno 2015

La “fusione del nocciolo” di Areva finisce il mito del nucleare francese




TRAVOLTO DALLA CRISI MONDIALE DEL SETTORE INNESCATA DALL’INCIDENTE DI FUKUSHIMA, IL GRUPPO CEDERÀ ALL’EDF LA PARTE “NOBILE”, LA COSTRUZIONE DI REATTORI. LA TENTAZIONE DI UN SOCCORSO A SPESE DELLO STATO SI SCONTRA CON L’OPPOSIZIONE DELL’UE
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Parigi I l gigante del nucleare aveva i piedi d'argilla. Il gruppo Areva, nato quindici anni fa dalla f
usione (non a freddo) di diverse attività, in un sogno di grandezza che aveva avuto un sostegno politico bipartisan, è tecnicamente fallito. Il bilancio 2014 è stato chiuso con un buco di 4,8 miliardi di euro, e il management ha già annunciato che dovrà mandare via non meno di seimila dipendenti. Per il governo di Parigi potrebbe essere una delle peggiori catastrofi industriali da decenni. Era stato il premier socialista Lionel Jospin, in coabitazione con il presidente neogollista Jacques Chirac, a dare il via libera alla creazione di Areva, all’inizio degli anni Duemila, dopo che lo Stato francese si era ripreso la Framatome da Cogema e ne aveva promosso il matrimonio con Cea-Industrie. Il modello proposto dall’allora presidente di Areva, Anne Lauvergeon, chiamata anche “Atomic Anne”, era quello della filiera integrata: dalla costruzione dei reattori alla fornitura del combustibile, dall’estrazione dell’uranio allo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Ma l'avventura di Areva, nata ufficialmente nel settembre 2001 e di cui Stato e partecipate sono azionisti all'87%, ha subito diversi incidenti di percorso. Il simbolo della débâcle sono i reattori di terza generazione, i cosiddetti Epr, che sono ancora in fase di costruzione a Flamanville in Normandia (dove c’era inizialmente anche una partecipazione dell’Enel) e a Olkiluoto, in Finlandia. La scoperta di gravi
anomalie nei nuovi reattori e i ritardi accumulati (non c’è ancora una data certa per la consegna) sono stati un grave danno per l’immagine e l’attività di Areva. Ma non è tutto qui. L'acquisto nel 2007 di UraMin, un’azienda canadese specializzata nell'estrazione di uranio, ha provocato un altro clamoroso buco finanziario: ben 1,8 miliardi di euro pagati per delle miniere che si sono rivelate poi senza giacimenti. Un’operazione su cui ora la magistratura francese sta indagando. Il disastro di Fukushima ha dato il colpo fatale. Negli ultimi quattro anni il gruppo francese ha perso numerosi clienti internazionali. A complicare le cose c'è stata la guerra, neppure troppo velata, tra Areva e Edf, il gruppo elettrico che gestisce le 58 centrali francesi: la collaborazione non ha mai funzionato e le ostilità tra Lauvergeon e i dirigenti di Edf, l’ultimo è Henri Proglio, è stata in alcuni momenti violentissima. “Atomic Anne”, ex sherpa di François Mitterrand, ora indagata nell’inchiesta su UraMin, è stata mandata via pochi mesi dopo l’incidente di Fukushima, nell’aprile 2011, dopo un decennio di regno su Areva. Alla fine dovrebbe essere il gruppo elettrico il vincitore di questa lunga partita. Edf, di cui lo Stato detiene l’85%, appare come il promesso sposo di Areva. L'interesse per la divisione reattori, Areva Np, è stato ufficializzato ed è ora sul tavolo del governo. Edf ha proposto 2 miliardi di euro per il controllo totale di Areva Np, che era stata valutata quasi 800 milioni di più dalla casa madre l’anno scorso. «E' un'attività che conosciamo molto bene visto che i reattori li abbiamo costruiti con Areva», ha spiegato il presidente e direttore generale di Edf, Jean-Bernard Lévy, in un’intervista al Figaro. La transazione, ha sottolineato Lévy, non può che essere effettuata al prezzo di mercato per via delle perdite accumulate e del calo di fatturato di Areva. La proposta del gruppo elettrico dovrebbe preservare le competenze tecniche dell'attività reattori di Areva, aprendo la strada ad alleanze con partner industriali francesi o esteri. «Areva era un progetto forte – ha concluso Levy – ma dobbiamo riconoscere che non ha funzionato». Il governo francese ha dato la sua benedizione all'operazione mercoledì scorso durante un incontro all'Eliseo con i vertici di Edf e Areva. L’accordo definitivo dovrebbe essere ufficializzato tra un mese. Restano molti punti da chiarire. Edf ha chiesto il controllo totale, ma il governo pretende invece che rimanga una partecipazione di Areva anche se minoritaria. Il management di Edf resta prudente. Oltre al forte indebitamento, il gruppo elettrico deve anche affrontare i lavori per modernizzare le più vecchie centrali nucleari e l’eventuale smantellamento della “decana” a Fessenheim, in Alsazia. Gli investimenti necessari per la messa in sicurezza sono stimati fino a 70 miliardi di euro nei prossimi anni. Quello con Areva è insomma un matrimonio di interesse ma non privo di rischi. Con la vendita di Areva Np, il gruppo presieduto da pochi mesi da Philippe Varin, ex amministratore delegato di Psa Peugeot Citroën, perderà quasi metà del suo fatturato non riuscirà a risolvere del tutto la sua mancanza di fondi stimata a 7 miliardi entro il 2017. Varin potrebbe essere costretto a cedere le altre attività ad altri partner come Engie (ex-Gdf Suez) o ancora i giganti cinesi Cgn o Cnnc. Ma sull'eventuale ingresso di investitori stranieri in un'industria strategica come il nucleare il governo rimane prudente. Ultimo nodo da sciogliere: la ricapitalizzazione dello Stato. Il governo ha promesso di iniettare nuovi fondi nelle casse di Areva, senza però pronunciarsi su eventuali cifre. Qualsiasi decisione dovrà poi essere sottoposta a Bruxelles che potrà fare obiezioni in base alle regole sugli aiuti di Stato. E' un tramonto improvviso e brutale, quello di Areva. Il leader europeo dell’atomo, fiore all’occhiello del sistema industriale francese, è stato costretto ad annunciare a marzo la perdita record e un pesante piano di ristrutturazione. Il gruppo ha attualmente 44mila dipendenti nel mondo, di cui 29mila in Francia. I primi licenziamenti sono già stata decisi negli Stati Uniti e nella miniera del Niger, la cui attività è stata bloccata da agosto scorso. “In Francia non ci saranno licenziamenti” ha assicurato il ministro dell'Economia, Emmanuel Macron. I sindacati di Areva hanno indetto il primo giorno di sciopero martedì scorso. «Lo Stato vuole sabotare la filiera nucleare solo per soddisfare una logica finanziaria e dimenticando la priorità industriale», ha detto un responsabile della Cgt, la principale confederazione francese. Il 75% del consumo elettrico del paese viene dal nucleare. Nonostante la legge appena approvata sulla transizione energetica, che prevede di diminuire la parte dell'atomo nella produzione di energia dal 75 al 50% entro il 2025, il presidente François Hollande ha ribadito qualche settimana fa che l'industria nucleare è «essenziale per la sovranità e l'indipendenza energetica nazionale». La centrale nucleare di Flamanville che l’Areva sta costruendo in Normandia; nella foto più piccola un impianto operativo nel sud della stessa Francia

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