Statistiche

Friday, March 8, 2013

Tra le radiazioni invisibili di Fukushima

Lavoratori discriminati e sottoposti a livelli radioattivi sopra la media consentita: a due anni dal disastro, lo smantellamento dei reattori procede con lentezza 

 Quasi due anni dallo tsunami in Giappone

 

 Una minaccia invisibile, ma presente. Sono passati due anni dal disastro di Fukushima, in Giappone, il secondo incidente nucleare più grave di tutti i tempi, dopo quello ucraino di Chernobyl. Eppure il livello delle radiazioni è rimasto elevato: troppo alto, come spiega il New York Times, per poter entrare all’interno dei tre reattori ed iniziare le operazioni di smantellamento. Intanto sono i lavoratori della Tepco (la Tokyo Electric Power Corporation) a pagare il prezzo più alto: oltre ai rischi per la loro salute, la discriminazione della popolazione locale, che li vede co-responsabili – come i vertici dell’azienda – di un evento che ha segnato le vite dei cittadini giapponesi. Ma i “Fukushima 50″ – i dipendenti che hanno impedito con il loro intervento che la fusione del nocciolo provocasse una nuova Chernobil, ndr – sono ormai eroi dimenticati. Cancellati dalla storia, come spiega anche il Guardian.

FUKUSHIMA E LA MINACCIA DELLE RADIAZIONI – Le ricerche degli scienziati sui livelli di radiazioni non hanno ancora permesso una conoscenza completa delle condizioni nelle quali sono costretti a lavorare i dipendenti della Tepco, in tre delle sei unità della centrale di Fukushima Daiichi. Ma la minaccia invisibile resta elevata per gli operai, che utilizzano veicoli telecomandati per entrare nel groviglio di fili, tubi e macerie rimasti intatti dopo lo tsunami che causò l’incidente nell’impianto nucleare. E, come spiega il Guardian, i livelli restano comunque troppo alti per permettere lo smantellamento dei reattori: la Tokyo Electric Power Co, che gestisce la centrare, insiste spiegando che molto sia stato fatto per riportare la situazione nei reattori sotto controllo. “I livelli di radiazioni sono in calo, sono in corso lavori per costruire una gru che sarà in grado di rimuovere le barre di combustibile esaurito dal reattore n ° 4 della centrale. E stiamo eliminando i detriti”, spiegano. Ma per il New York Times si tratta di valutazioni eccessivamente ottimistiche. Così i rischi per la salute restano elevati, dopo un disastro che ha provocato la morte di 16 mila giapponesi. Nonostante i tentativi della Tepco di minimizzare i pericoli.
AMMISSIONI – La società che gestisce l’impianto è stato però smentita da alcuni esperti nucleari, soprattutto in merito ad alcune aree rimaste molto danneggiate dal terremoto e dallo tsunami. Non pochi hanno avvertito che, se ci fosse un’altra grande scossa, ci potrebbero essere nuovi crolli, aggravando la catastrofe. Per rimuovere questa minaccia, l’azienda sta costruendo una grande torre a fianco dell’edificio, che dovrà ospitare una gru progettata per mettere in sicurezza l’area e permettere lo smantellamento. Ma, come ha ammesso, Takeshi Takahashi, uno dei dirigenti, serviranno circa 30 anni prima che tutta l’area sia messa sotto controllo.
LAVORATORI DISCRIMINATI – Così, sono i lavoratori dipendenti a soffrire i maggiori disagi, costretti a lavorare – come denunciano sul Guardian – in condizioni estreme,  soffocando tra le maschere di protezione, stressati e con retribuzioni relativamente basse. Il 70% di un campione di lavoratori intervistati alla fine dello scorso anno dal quotidiano britannico ha spiegato di guadagnare 800 yen all’ora (sei euro circa), molto meno rispetto ai 1.500 guadagnati in un’ora dai braccianti giapponesi.Con la minaccia delle radiazioni invisibili: ”Non hanno colore né odore, se si lavora in questo ambiente per un po’ ci si abitua e non hai più paura”, ha ammesso Hiroshige Kobayashi, un capo ufficio di 45 ann. “Per questo ricordiamo sempre che esiste una seria minaccia per la salute”. Secondo quanto ha spiegato il ministero della Sanità, almeno 63 lavoratori del Fukushima Daiichi hanno lavorato, nell’ultimo mese, sottoposti a livelli di radiazione sopra la media consentita. Così come 146 lavoratori della Tepco e 21 lavoratori a contratto, secondo i dati registrati fino a dicembre: anche loro avevano superato i livelli massimi d’esposizione consentita. Se si aggiunge la discriminazione della popolazione locale, che li giudica co-responsabili del disastro, è chiaro come la situazione sia intollerabile: “Meritano più rispetto, stanno facendo uno dei lavori più duri al mondo”, ha concluso Shigemura, un docente nel dipartimento di psichiatria della National Defense Medical College. Ma sono storie che rischiano di restare nel silenzio. 

Fonte

No comments:

Post a Comment

Note: Only a member of this blog may post a comment.