Salumi, ma anche pancetta, salsiccia e salame: mangiare carne
rossa e lavorata aumenta in maniera notevole il rischio di morire per
morte prematura, specie se legata a cancro o malattie
cardiovascolari.
Questa la conclusione presente in una ricerca dell'Università di Zurigo (Svizzera), diretta dalla dottoressa Sabine
Rohrmann e pubblicata su "BMC Medicine".
Gli studiosi hanno messo sotto esame 448.568 persone: (uomini e
donne) senza precedenti di infarto, cancro o ictus, residenti in diversi
Paesi europei, tutti tra i 35 ed i 70 anni.
Tramite centri minori satelliti, sono stati indagati la loro
salute e la loro dieta, con focus sulla carne rossa, bianca e lavorata.
In base ai criteri, la carne rossa includeva quella di
bovino, suino, equino e ovino; la carne bianca il pollame in
genere, ma anche anatra e coniglio. Infine, la carne lavorata includeva
prosciutti, salami, salsicce, pancetta e tutti i salumi e
insaccati in genere.
La ricerca è durata 13 anni, durante i quali una persona su 17 è
morta. Sono stati così registrati 5.556 decessi per malattie cardiache e
vascolari, 9.861 mori per cancro e
1.068 a causa di malattie respiratorie.
Dopodiché, gli esperti hanno controllato in dettaglio la
situazione (alimentare) dei deceduti, notando come il consumo di carne
rossa aumentava il rischio di malattie cardiovascolari
(+72%) e cancro (+11%). Riguardo poi al rischio di morte, i
volontari che mangiavano 160 grammi al giorno vedevano crescere il
pericolo (+44%) rispetto a chi consumava solo 20 grammi al
giorno.
Secondo, il fenomeno è spiegabile con un effetto concatenato. Più
chiaramente, l'eccesso di carne rossa è dannoso di per sé ed è anche
legato ad un cattivo
stile di vita, come poco moto, fumo, eccesso di alcolici.
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