Da un lato la raccolta differenziata, dall’altro il Sistri (il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, al momento rimandato al 30 giugno 2013),
la gestione della spazzatura trova nell’Rfid la soluzione più
funzionale ed efficiente. Quando si parla di smart city, infatti, non si
può ignorare questo aspetto della progettazione. Incredibile a dirsi,
ma la spazzatura può diventare intelligente.

Perché fare la raccolta differenziata con l’Rfid?
Semplice: perché funziona molto bene.
L’identificazione a radiofrequenza tramite tag e lettori permette di
razionalizzare i servizi, facendo pagare tassazioni eque a chi è più
virtuoso, penalizzando chi non lo è. E, come per tutti i processi di
cambiamento, il miglior meccanismo di ingaggio per stimolare la raccolta
differenziata nei cittadini e nelle aziende ha nell’incentivo economico
una motivazione più forte di quella ecologica. Detto questo, immaginare
la quantità di rifiuti urbani raccolti dai vari Comuni italiani o
prodotti da un tessuto di oltre 600mila imprese ed enti rende quasi
inimmaginabili i volumi da trasportare, recuperare o smaltire. Rendendo
ancora più evidente come la raccolta differenziata sia prioritaria per
qualsiasi pubblica amministrazione.
Come funziona il sistema?
Etichetta Rfid
da una parte e lettori Rfid dall’altra. Il tutto gestito da un sistema
informatico. In sintesi, il processo è questo: un piccolo chip apposto
al sacchetto, al mastello o al bidone e/o contenitore di raccolta
comune, consente di marcare e identificare in modo univoco e automatico
l’utente a cui il tag è associato, permettendo all’amministrazione
comunale di legare al sistema di raccolta differenziata anche un servizio capace di calcolare la tariffa da pagare
per lo smaltimento dei rifiuti, in base a una contabilizzazione
puntuale basata sui quantitativi effettivamente prodotti. In pratica
sacchetti e cassonetti, tracciati, diventano intelligenti, raccontando
chi fa meglio (e chi no). Ci sono molte città italiane in cui la
sperimentazione è partita con successo e in molte la raccolta
differenziata con l’Rfid è consolidata da anni. Addirittura arrivando a
un’ulteriore definizione di ulteriori meccanismi di servizio legate al
territorio, come nel caso di Venaria Reale che commuta la raccolta
differenziata in punti spendibili nei supermercati di zona convenzionati
(continuate a leggere sotto per i dettagli).Perché l’Rfid non è una scelta che dipende dalle dimensioni, dalle caratteristiche o dai budget di una città: è uno sforzo di progettazione dell’amministrazione pubblica che investe nella tecnologia per cercare un cambiamento virtuoso, ecologico ed economico. Ecco diversi esempi di intelligenza Rfid nelle nostre regioni.
1) Esempi in Piemonte
Il Consorzio Chierese per i Servizi, una struttura che associa 19 comuni della provincia torinese, da tempo usa la tecnologia dei tag Rfid per incrementare l’efficienza della raccolta differenziata. I motivi? Gestione appalti e raccolta rifiuti, gestione discariche di Riva e Cambiano, servizi di igiene ambientale, bollettazione rifiuti, educazione ambientale e gestione del territorio. Come funziona? I tag sono letti da un’antenna montata sul mezzo di raccolta durante la fase di svuotamento. In questo caso il codice contenuto nel tag viene registrato, unitamente alla data e all’ora di conferimento, in un pc installato nell’abitacolo. I dati sono poi trasmessi via Gsm alla banca dati del Consorzio.Venaria Reale oltre a usare l’Rfid per la raccolta differenziata ha messo a punto Ecobank, sistema che incentiva i cittadini alla raccolta differenziata e qualificata di contenitori di bevande. L’obiettivo di Ecobank è ridurre l’impatto ambientale attraverso una raccolta che permette la riqualificazione totale dei rifiuti conferiti, separati e compattati (Pet trasparente, colorato e alluminio) trasformandoli direttamente in materie prime di valore. Questo valore viene parzialmente ridistribuito al cittadino, riconoscendogli 1 centesimo per ogni bottiglia di Pet e 2 centesimi per ogni lattina di alluminio, caricati nel borsellino elettronico di ASMCard (la tessera Rfid sistribuita a ogni abitante) e spendibili presso il supermercato Auchan e le farmacie comunali di Venaria Reale.
2) Esempi in Lombardia
Nel
2008 l’Amsa (Azienda Milanese Servizi Ambientali), società che
gestisce la raccolta rifiuti e la pulizia stradale nelle città di Milano
e nei comuni limitrofi, ha adottato la tecnologia Rfid
per velocizzare il riconoscimento di un parco che conta oltre mille
automezzi. Tra gli obiettivi del progetto, l’identificazione della
tipologia di rifiuti trasportati durante la fase di pesatura. In seguito
all’adozione di tag attivi, il riconoscimento dell’automezzo e del suo
contenuto oggi avvengono in maniera del tutto automatica. Combinando
l’Rfid con le nuove pese dinamiche, il calcolo della quantità di rifiuti
raccolti avviene senza il bisogno da parte dell’automezzo, di fermarsi
sulla pesa e dichiarare il tipo di rifiuto raccolto.Anche la società multiservizi legnanese Amga ha deciso di promuovere un servizio di raccolta differenziata intelligente. Il progetto partito nel novembre scorso coinvolge 500 utenze di una zona del quartiere San Paolo. Il tag è integrato nei sacchetti dei rifiuti per la raccolta differenziata. I camion di raccolta, dotati di un’antenna che invia un segnale a un computer a bordo, registrano i sacchi che gli operatori immettono nel camion. Ogni sacco corrisponde a un codice abbinato a una famiglia o, in caso di condomini con cassonetti, un intero stabile. Il meccanismo è virtuoso perché a chi differenzia meglio e consuma meno viene stornata la Tares (la tariffa sull’igiene urbana inserita nel decreto “Salva Italia” e che sostituirà la Tia).
Una discarica green, grazie all’Rfid. È questo il caso di Farina Ezio, che a Desio gestisce l’intera filiera del dato per automatizzare la maggior parte delle procedure operative. La parte coperta dalla tecnologia Rfid riguarda il controllo degli accessi degli automezzi all’impianto di pesatura: ogni mezzo è infatti dotato di tag Rfid apposto sul parabrezza in formato cartaceo, rilevato in automatico dalle apposite antenne poste nel piazzale dell’impianto e permettendo quindi l’accesso per l’acquisizione prima del peso lordo e poi della tara. La scelta di utilizzare dei tag passivi in carta ha permesso un’installazione semplice e senza alcuna modifica permanente alle cabine di guida degli automezzi. Per assicurare la piena legalità delle operazioni di scarico eliminando eventuali abusi, il tag cartaceo non è riutilizzabile spostandolo da un mezzo a un altro: qualsiasi tentativo di rimozione del tag installato ne compromette la funzionalità.
3) Esempi in Veneto
I cittadini di Treviso già nel 2000
utilizzano un piano di gestione che prevede l’inserimento dei tag Rfid
nei cassonetti per la raccolta differenziata. Il sistema utilizzato è
una raccolta porta a porta. Famiglie, aziende ed enti pubblici
inseriscono nei vari contenitori colorati (secco non riciclabile, umido e
vegetale, carta e cartone, vetro, imballaggi in plastica e lattine) la
spazzatura prelevata a domicilio. L’utente paga una quota fissa e una
quota variabile, diversa a seconda del numero di svuotamenti del
contenitore del secco non riciclabile effettuati e rilevati tramite un
transponder al momento della raccolta.Anche nel padovano la gestione intelligente dei rifiuti è regolamentata dall’Rfid. La tecnologia di riferimento è il Sirv (Sistema Integrato per la Rivelazione degli Svuotamenti), soluzione che attraverso le tecnologia a radiofrequenza consente di identificare in maniera univoca non solo ogni singola utenza ma anche la tipologia di rifiuto in modo da poter instradare il processo di smaltimento e/o di recupero secondo un approccio che consente nuove economie di scala. Ogni utenza ha a disposizione tre diversi tag Rfid per la raccolta differenziata del rifiuto secco, umido e verde. I Comuni che hanno messo in pratica questa diversa gestione di raccolta dei rifiuti sono Agna, Arre, Arzergrande, Bagnoli di Sopra, Battaglia Terme, Brugine, Candiana, Carceri, Casale di Scodosia, Codevigo, Conselve, Correzzola, Granze, Megliadino S.Vitale, Montagnana, Piove di Sacco, Polverara, Ponso, S.Angelo di Piove di Sacco, Solesino, Stanghella e Terrassa Padovana. In totale quindi sono 115.778 gli abitanti coinvolti di cui 43.506 le utenze domestiche e 5.617 le utenze non domestiche.
4) Esempi in Toscana
A Pisa
l’esigenza dell’Rfid è iniziata da un problema operativo: tracciare il
posizionamento dei differenti cassonetti o campane per la raccolta
differenziata dei rifiuti all’interno delle aree urbane o metropolitane.
La criticità è che spesso i cassonetti vengono spostati, rubati o
danneggiati. Per i responsabili del servizio è molto importante poter
avere un sistema di supervisione che permetta di verificare la corretta
localizzazione dei cassonetti nonché una corretta gestione delle
attività di manutenzione e di svuotamento. Grazie all’applicazione di
tag Rfid Uhf direttamente sui cassonetti è possibile creare una
tracciabilità che porta tantissimi vantaggi operativi e funzionali.Tia Puntuale da gennaio 2013 anche a Capannori, primo Comune ad adottare questo sistema in provincia di Lucca e tra i primi in Toscana. La rivoluzione interessa 18.610 utenze domestiche e 2.650 utenze non domestiche, permettendo ai cittadini che producono meno rifiuti non differenziabili di avere una bolletta più leggera. I sacchi grigi sono dotati di un’etichetta adesiva contenente un Tag (per un totale di 700mila tag Uhf per l’anno 2013) con all’interno un chip al quale è associato il codice utente che sarà letto con apposito dispositivo installato sul mezzo utilizzato per la raccolta. Il lettore registrerà il codice del microchip, la data e l’ora del ritiro, il veicolo e l’operatore in servizio.
5) Esempi in Emilia-Romagna
A San Vito di Spilamberto, in provincia di Modena, si usa una card Rfid per aprire i cassonetti della raccolta differenziata. Il progetto, partito su un totale di mille utenze e cinquecento cassonetti alla fine del 2011è poi stato esteso nel corso del 2012. Quando si va a buttare la spazzatura, è necessario passare la tessera sul lettore del cassonetto. In questo modo il coperchio si apre e si possono gettare plastica, lattine, carta, rifiuti organici e immondizia varia. Ogni cassonetto della raccolta differenziata viene in seguito svuotato da camion dotati di sensori che pesano il carico di immondizia. Sponsor dell’iniziativa, la multiutility emiliana Hera che in questo modo può applicare tariffe proporzionate all’effettiva produzione di rifiuti. La società ha sviluppato anche un’ app gratuita per smartphone e tablet (si chiama Rifiutologo!) che aiuta il cittadino nel capire cosa va buttato dove, indicando, nel caso, a trovare la stazione ecologica più vicina.6) Esempi in Marche
Il
Comune di Petriolo, in provincia di Macerata, ha avviato un progetto
virtuoso per una gestione della raccolta differenziata di tipo work in
progress. La prima fase del piano è iniziata nel luglio del 2010 quando
l’amministrazione comunale aveva aderito al sistema di raccolta
differenziata domiciliare “Porta a Porta” del Cosmari (Consorzio
Obbligatorio Smaltimento Rifiuti). I risultati erano stati molto
positivi. Dopo i primi mesi di prova, infatti, i cittadini di Petriolo
avevano confermato la qualità della soluzione, con una percentuale di
raccolta differenziata era salita fino al 76%, con picchi del 79%. In
questo caso i tag non sono sui cassonetti, ma i sacchetti.
L’associazione tra utenza e sacchetti avviene mediante un apposito
dispositivo portatile in grado di leggere sia il codice dell’utente
(rilevato dalla tessera sanitaria) sia tutte le etichette presenti nel
rotolo del sacchetto.Un altro servizio Rfid per la raccolta differenziata porta a porta è quello attivato a Sant’Elpidio a Mare, che ha portato la percentuale di raccolta differenziata dal 23% fino al 70%. A ciascuna famiglia è stato consegna un kit composto da diversi contenitori taggati per il secco, l’organico, il vetro, il metallo, la carta e la plastica. La soluzione tecnica adottata si compone di un controller Rfid installato sui veicoli che effettuano la raccolta, che rileva tutti i conferimenti, elabora e processa i dati, trasmettendoli in tempo reale via Gprs a un server dedicato a cui il personale dell’Ecoelpidiense può accedere via web per verificare l’andamento della raccolta.
7) Esempi in Abruzzo
All’inizio dell’anno Rieco, Società di Servizi Integrati per l’Ambiente, ha iniziato a gestire la raccolta differenziata dei rifiuti con un servizio porta a porta nel Comune di Senigallia e nei circa 15 Comuni del Consorzio Cir 33. I tag Rfid sono inseriti sui contenitori dedicati alla raccolta, che permetterà tracciabilità e contabilizzazione dei flussi di rifiuti finalizzata a un’applicazione della tariffa puntuale. Altrettanto innovativo è il sistema di tracciabilità dei percorsi che i mezzi dovranno affrontare quotidianamente: attraverso dei semplici Gps, e grazie al controllo satellitare, sarà possibile in ogni momento sapere su quale strada di quale Comune stanno transitando i mezzi, così da correggere immediatamente, con una semplice segnalazione, eventuali mancanze.8) Esempi in Puglia
Ancora più a sud è Mola di Bari ad aver scelto l’Rfid per la gestione dei rifiuti, integrata sui mastelli.“Noi avevamo già progettato il servizio di raccolta domiciliare spinta, con l’ottica di passare poi anche alla tariffazione puntuale – spiega Attilio Tornavacca, direttore di Esper -. Perciò in sede di gara è già stato stabilito che tutti i contenitori, sia quelli dell’indifferenziato che quelli della Rd dovessero essere dotati obbligatoriamente di transponder. In fase poi di stesura del contratto e quindi di acquisto delle attrezzature si è convenuto con la ditta che ha vinto la gara di optare perla tecnologia che nel frattempo è diventata quella d’elezione, cioè quella di Rfid Uhf, che sta per Ultra High Frequency. Tra le altre realtà pugliesi Triggiano ad esempio, che ha in questo momento una gara in corso e ha le stesse caratteristiche previste nella gara, lo stesso sarà per Cassano. Abbiamo preparato la gara per Altamura e per una serie di altri comuni che stanno partendo con la gara, Turi, Gravina, Mesagne, ci sono tutta una serie di comuni in cui noi abbiamo preparato documenti di gara o progetti in cui si prevede proprio questo elemento. Il sistema dei transponder e del Gps sarà utilizzato anche per Lecce Barletta e Trani”.Tutti i progetti Rfid citati, oltre a garantire una tracciabilità delle procedure estremamente efficiente, permettono di ottenere la riduzione dei volumi e dei relativi costi di prelievo e trasporti, con l’ottimizzazione dell’utilizzo degli operatori. Il tutto spingendo noi tutti verso una produzione minore dei rifiuti, incentivando consumi domestici ecosostenibili. Come ogni smart city che si definisce tale dovrebbe fare.
Fonte
Ladri di biciclette un microchip li incastra
Sono 10.000 le biciclette che, ogni anno, vengono rubate a Milano. La Provincia ha deciso di bloccare la situazione con il progetto MiBiciSicura
«Ruba una bici e andiamo e chi lo sa, si parte sul serio dai, fuggiamo alla grande, fuggiamo da star», sono queste le strofe iniziali della canzone Sotto questo sole (1990) dei Ladri di Biciclette, di cui i leader erano Francesco Baccini e Paolo Belli. E chissà quanti come Alex Drastico per il motorino avranno maledetto proprio quei ladri, in questo caso, di biciclette.
È a Milano una delle percentuali più alte di furti con 10.000 bici rubate all’anno. La situazione è talmente insostenibile che si è sentita l’esigenza di cambiare. Almeno così vuole la Provincia che ha promosso il servizio MiBiciSicura, un sistema per cui nel telaio delle due ruote viene inserito un chip che permette di associare il veicolo al suo legittimo proprietario. Così come per cani e gatti, anche le biciclette vengono poi iscritte nel Registro Provinciale e in questo modo l’identificazione è ancora più rapida e sicura.
I risultati non si sono fatti attendere e nei pochi mesi in cui il servizio è stato attivo delle 1.153 biciclette dotate del sistema elettronico, solo 23 sono state rubate (2%).
Per aderire al progetto basta recarsi nelle ciclostazioni autorizzate, il cui elenco si trova sul sito www.provincia.mi.it/pianificazione_territoriale/MiBici, e chiedere l’inserimento del chip per un costo di 5 euro. La numerazione è univoca e non duplicabile e per allontanare ancora di più i malintenzionati sul veicolo viene apposto l’adesivo: «Questa bici è identificata elettronicamente».
Il piano rientra nell’ambito delle politiche di incentivazione della mobilità sostenibile che a Milano sta vedendo la proliferazione delle piste ciclabili che saranno ancora potenziate portandole a oltre un 50% in più rispetto a quelle del 2006, per una lunghezza complessiva che arriverà a coprire oltre 131 km.
A questo si unisce ancora il continuo impegno sul versante del bike sharing, il progetto BikeMi, che continua a dare risultati positivi.
No comments:
Post a Comment
Note: Only a member of this blog may post a comment.