Più che soffermarmi sulle testimonianze di avvistamenti UFO che annualmente ci vengono segnalate da parte della popolazione e che accuratamente vagliamo, desidero soffermarmi brevemente su una visione d‘insieme del tessuto sociale sul quale lavoriamo e che si mostra culturalmente ed etnicamente molto diversificato. Come ben sappiamo, abbiamo in Svizzera la presenza di quattro regioni, per cultura base e lingua molto diverse tra di loro: la Svizzera tedesca, francese, italiana e i Grigioni – che non sono precisamente la patria dei grigi di statura particolarmente grande.
Possiamo sostenere, in seguito alle nostre esperienze, che le regioni maggiormente aperte alla misteriosa realtà degli oggetti volanti non identificati sono quelle con una maggiore influenza di cultura latina, come la Svizzera Italiana e quella francese.
Il sottobosco culturale d‘Oltralpe, permeato da antiche tradizioni celtico-alemanne e franco-germaniche, offre all‘individuale interpretazione sugli UFO una ricca gamma di filosofie e credenze di carattere naturalistico-alchimistico.
Queste spaziano da saggezze derivanti da uno stretto contatto con la natura, all‘ipotesi, sostenuta nell‘alchimia nordica (di cui lo svizzero Paracelsus è uno dei massimi esponenti) dell‘esistenza di creature appartenenti a realtà interdimensionali, che interagiscono con noi da un piano parallelo al nostro – tra queste gnomi, silfi, salamandre e ondine – e che rappresentano una visione fantasiosa e pittoresca di aspetti del Creato.
Nel nord della Confederazione non ci si spinge però molto oltre a quanto esposto e sostenere quindi una realtà prettamente ufologica – anche con il supporto di studiosi e dati tecnici e scientifici – è cosa assai difficile, che desta nella gente spesso timore di fronte a ciò che è sconosciuto e razionalmente inafferrabile. Una vera e propria collaborazione ne viene di conseguenza ostacolata.
Decisamente più fluida si mostra la collaborazione del CUSI con le organizzazioni italiane.
Penso che uno dei problemi basilari nel tentar di portare le nostre informazioni a conoscenza del pubblico, sia sostanzialmente una condizione socio-culturale pervasa da pregiudizi, schemi di potere limitanti e mancanza di aperture cognitive, che nel loro insieme persistono da secoli.
Uno dei grandi enigmi rimane l‘uomo stesso, con le sue capacità percettive che vanno oltre ai suoi sensi e di cui non ci si fida, soprattutto a livello scientifico, poiché in quanto canali di ricezione sensibili a realtà e dimensioni razionalmente non afferrabili destano incertezze e paure.
Dunque una parte della natura stessa dell‘homo sapiens se ne va, sparisce nell‘ombra sociale, repressa ed emarginata, non di rado ritenuta ancora follìa e in passato spesso demonizzata.
Per poterci avvicinare alla comprensione del fenomeno ufologico, dobbiamo soffermarci sulla nostra molteplice caratteristica umana, oltre che verificare l‘attendibilità delle prove e dei fatti che concernono tale fenomeno.
Guardarci significa prendere coscienza di noi, di quello che siamo o potremmo essere, in tutta la nostra integrità.
In questo modo ci avvicineremmo all‘universo, di cui ne siamo il microcosmo, con i nostri lati materiali ed immateriali, ampliando la nostra mente.
Penso sia il presupposto per poter collaborare efficacemente con altri ricercatori ufologici o gruppi privati. Mi riferisco in questo caso a persone serie e volonterose, prive di fanatismo e capaci di dare obiettività e valore scientifico al nostro campo di studio.
Francamente non credo in una statalizzazione efficace della ricerca ufologica, anche se l’ufficializzazione sarebbe auspicabile.
Non penso vi siano i finanziamenti per uno sviluppo libero ed apartitico, non credo nell‘onestà di coloro che spendono gran parte del tempo tra gli incarti burocratici degli uffici di governo, dove spesso serpeggiano, soprattutto in questi tempi, il cinismo e l’ingiustizia, espressi in decisioni di Stato che non considerano l‘uomo con tutti i suoi aspetti ed interessi, ma dove vengono considerati gli interessi di pochi a discapito dell‘intera umanità e della vita stessa.
La presa di coscienza è una delle basi per poter affrontare la vera ricerca ufologica, che non conosce né confini geografici, né nemici da uccidere, bensì ha le proprie origini nella coraggiosa quanto pacifica lotta per il progresso dell‘umanità e per la salvaguardia dei valori basilari della vita.
Candida Mammoliti
Presidente CUSI – Centro ufologico della Svizzera italiana
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| Candida Mammoliti ( Presidente CUSI) e il sottoscritto durante un convegno in una foto di Michele Bugliaro |
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