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Friday, June 14, 2013

“C’è acqua su Giove”. L’Esa dà ragione a Montebugnoli

Il satellite dell’Agenzia spaziale conferma quanto l’assessore rilevò nel 1994 con lo spettrometro di sua costruzione in uso a Medicina

 

“C’è acqua su Giove”. L’Esa dà ragione a Montebugnoli
L'assessore Montebugnoli e il Radiotelescopio di Medicina

 CASTEL SAN PIETRO - Ci sono voluti 19 anni, ma anche questa soddisfazione “interplanetaria” è arrivata. Attraverso le rilevazione del satellite Herschel, l’Esa (agenzia spaziale europea) ha confermato quanto l’assessore castellano all’Ambiente Stelio Montebugnoli sostiene dal 1994: “nella stratosfera di Giove c’è acqua e proviene dall’impatto avvenuto nel 1994 della cometa Shoemaker-Levy con il pianeta”. L’Esa ha confermato le rilevazioni che Montebugnoli riuscì ad ottenere già pochi minuti dopo l’impatto, senza ovviamente aver bisogno di un satellite “sul posto”. Come disse alla Voce di Romagna nel febbraio scorso, il merito era “di uno spettrometro da me costruito, basato su un algoritmo già conosciuto ma mai adoperato”. Così, mentre tutti gli osservatori del mondo fissavano Giove in quel giorno di luglio del 1994, l’assessore castellano metteva a segno un’importante scoperta scientifica che gli garantì la qualifica di dirigente tecnologo, titolo ai massimi livelli degli enti di ricerca e non certo facile da raggiungere.

L’altra sponda di questa eccezionale scoperta, destinataria in questi giorni del conforto dell’Esa, è il Radiotelescopio di Medicina. Imponente struttura che proprio con l’European Space Agency collabora con un servizio di controllo sui detriti in orbita nello spazio. “Tutto ebbe inizio nel 1993 - racconta Stelio Montebugnoli - quando mi trovavo alla Nasa per un congresso di Bioastronomia dove appresi che nell’anno successivo la cometa Shoemaker-Levy, che si stava spezzando, avrebbe impattato come un grande treno cosmico con l’atmosfera di Giove. Si trattava del primo cataclisma cosmico che l’uomo moderno avrebbe potuto osservare quasi in diretta (quasi, perché la cometa avrebbe colpito la parte non visibile di Giove, ma poiché ruota molto velocemente il punto dell’impatto sarebbe stato visibile dopo pochi minuti). 

L’evento si verificò a luglio del 1994 e in quel momento tutto il mondo aveva gli occhi puntati su Giove con tutti gli strumenti possibili radiotelescopi, telescopi ottici, satelliti a infrarosso, ecc., compreso il radiotelescopio di Medicina. E, grazie a una particolare strumentazione che avevo costruito con il mio staff che ci consentiva di elaborare i dati in tempo reale (cosa che in tutto il mondo nessuno faceva), noi fummo gli unici a rivelare che, in quell’impatto con i frammenti della cometa, l’acqua si diffuse su Giove. Il ghiaccio presente nella cometa era infatti vaporizzato per l’enorme quantità di energia che si era sviluppata nell’impatto (effetto Maser). Solo noi fummo in grado di ricevere il debolissimo segnale che emetteva il vapore finché fu caldo. Oggi, dopo 19 anni, il satellite Herschel dell’Esa ha misurato i resti di quell’acqua che si è diluita nell’atmosfera di Giove”.

Per 35 anni direttore tecnologo del Radiotelescopio di Medicina, da inizio 2013 l’assessore è in pensione ma continua a collaborare con il centro medicinese. “A novembre dovrebbe transitare una cometa di grandi dimensioni - anticipa - e al perielio sarà visibile solo con i radiotelescopi perché dovrebbe passare vicino al sole. Chissà che anche questo evento non abbia in serbo una sorpresa”. 

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