Schiavizzati peggio dell’India: nessun rispetto per la vita e per
l’ambiente. Il Molise come tutte le regioni del Sud è soltanto una
discarica a cielo aperto. Non è tutto. A quanto pare c’è pure una produzione bellica segreta. Infatti, secondo uan rivelazione autorevole....
...le tre aziende chimiche Flexis, Sts e Witco del nucleo industriale di Termoli producono sostanze chimiche le cui reazioni potrebbero provocare esplosioni simili a quelle nucleari» ha dichiarato il presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. Correva il 7 marzo dell’anno 1998. La denuncia è dell’allora senatore Francesco Carella, di professione medico, esperto di igiene del lavoro ed esponente dei Verdi. La sua dichiarazione autorevole cade nel vuoto. Eppure, le aziende menzionate dall’esperto sono in grado di fabbricare armi chimiche. Ufficialmente la Flexis produce acceleranti di vulcanizzazione, la Sts additivi per farmaci e la Witco, vale a dire la Unione Carbide, composto per collanti.
...le tre aziende chimiche Flexis, Sts e Witco del nucleo industriale di Termoli producono sostanze chimiche le cui reazioni potrebbero provocare esplosioni simili a quelle nucleari» ha dichiarato il presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. Correva il 7 marzo dell’anno 1998. La denuncia è dell’allora senatore Francesco Carella, di professione medico, esperto di igiene del lavoro ed esponente dei Verdi. La sua dichiarazione autorevole cade nel vuoto. Eppure, le aziende menzionate dall’esperto sono in grado di fabbricare armi chimiche. Ufficialmente la Flexis produce acceleranti di vulcanizzazione, la Sts additivi per farmaci e la Witco, vale a dire la Unione Carbide, composto per collanti.
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| archivio Gianni Lannes |
Esatto, la Union Carbide del disastro provocato a Bhopal in India
nel 1984, le cui conseguenze sanitarie ed ambientali sono pagate dalla
popolazione indiana ancora oggi.
Dalla documentazione istituzionale acquisita emerge un quadro a
tinte da genocidio autorizzato dalle autorità italiane compiacenti.
La Union Carbide ha inquinato il
fiume Biferno, il mare Adriatico, l’aria e la terra. Non solo ha
“smaltito” – si fa per dire – rifiuti pericolosi addirittura nella
discarica adibita a rifiuti solidi urbani di Termoli. L’informazione si
evince da una nota del Comune di Termoli datata 7 luglio 1992. Infatti
c’è scritto:
«In riferimento alla richiesta di smaltimento di 18 mc di rifiuti
prodotta dalla società UNION CARBIDE di Termoli in data 06.07.92
considerato che le caratteristiche quali-quantitative dei rifiuti di che
trattasi sono smaltibili, per classe e volumetria della discarica
comunale, presso l’impianto di Greppe di pantano, considerato che è in
corso di perfezionamento una specifica convenzione che regola le
modalità di smaltimento dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani
prodotti dalla ditta medesima, considerato inoltre i motivi di igiene
pubblica e salute, si esprime, nei limiti delle competenze, nulla osta
per la concessione dell’autorizzazione del conferimento in discarica».
A seguito di alcuni gravi incidenti, un comitato cittadino
denominato Coordinamento Ambiente-Salute ha denunciato invano la grave
situazione.
Il sindaco dell’epoca adotta un’Ordinanza l’11 dicembre 1992
(numero 224/92) che, tuttavia, rivela il grado di approssimazione e la
connivenza dell’autorità sanitaria locale: «VISTA la relazione di
accertamenti disposti dal P.M.P.I.P. di Campobasso presso lo
stabilimento industriale della ditta Union Carbide Chemicals S.p.A. di
Termoli, da cui emerge che sull’area attrezzata per lo stoccaggio
temporaneo dei rifiuti speciali prodotti esclusivamente all’interno de
citato insediamento sono presenti ancora numerosi fusti metallici (circa
1900) contenenti rifiuti pesanti di CNT, allo stato solido per un
quantitativo di circa 380 tonnellate, provenienti dalla distillazione
del ciano-etil-tricolosilano; alcuni di questi fusti sono risultati in
stato di deterioramento, causato dall’elevata corrosività del prodotto
contenuto … il quantitativo di rifiuti di CNT stoccati è
significativamente diminuito, in quanto nel frattempo l’azienda sta
provvedendo al loro smaltimento mediante termodistruzione nel proprio
forno inceneritore…».
Soluzione ecomafie? Da una lettera del 31 dicembre 1992,
indirizzata dal dottor Luigi Antonio Mascia dell’Usl 7 di Termoli al
sindaco, apprende: «con l’obbligo da parte dell’azienda di provvedere
comunque ad allontanare i residui, anche individuando sistemi
alternativi di smaltimento».
IL 20 gennaio 1993 il sindaco termolese «ORDINA all’azienda Union
Carbide di Termoli di eliminare i residui allo stato solido di CNT entro
il 31/12/1994 con il sistema di smaltimento adottato ovvero ricorrendo a
sistemi alternativi».
Il 6 marzo di 20 anni fa interviene il prefetto Palmieri. Nella sua nota indirizzata al sindaco ha scritto:
«… si sottopone all’attenzione della S.V. l’eccessiva dilazione
concessa alla soc. Union Carbide (31/12/1994) che non sembra trovare
valida giustificazione…».
La Prefettura seguita a scrivere al sindaco, ma senza ottenere
risposta. Infatti in una missiva del 7 luglio 1993 si fa riferimento ad
«Accertamenti presso la Union Carbide Chemicals… Si prega di voler
cortesemente riscontrare la prefettizia di pari numero del 26 maggio
1993».
Il dirigente del Servizio di ifgiene Publica, Elio D0’Ascenzo il 3
gennaio 1994 invia un rapporto a varie autorità, tra cui la Procura
della Repubblica di Larino, a proposito dell’inquinamento provocato
dalle industrie chimiche “Union Carbide Chemicals, Vima ed Sts”:
«… dai controlli in questione sono emerse delle irregolarità formali e sostanziali nella gestione dei reflui aziendali…».
Da un rapporto datato 5 marzo 1996 del responsabile del Presidio
Multizonale Igiene e Prevenzione di Campobasso (Carlo Carlomagno) si
apprende che «nell’area del Nucleo industriale di Termoli operano tre
Aziende del campo della chimica c.d. fine, e cioè la S.T.S. Spa, la
Flexsys Spa e la OSI Specialties Italia Spa che opera dal 1982» tutte
soggette alle direttive Seveso.
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| archivio Gianni Lannes |
Lo stabilimento O.S.I. Specialties Italia S.p.A.
(già Union Carbide Chemicals) è sito in località Rivolta del re, a sud
ovest della città di Termoli. L’unità produttiva è in esercizio dal
settembre 1982 per produrre silani organo funzionali (derivati organici
del silicio). Il ciclo tecnologico prevede quale prodotto di partenza il
Triclorosilano. Le principali ,materie prime utilizzate oltre
all’acrilonitrile ed al triclorosilano, sono l’etanolo, il metanolo, il
toluolo, il viniltriclorosilano, l’allilmetacrilato ed il
metilcellosolve. Dal processo produttivo scaturiscono prodotti di scarto
che vengono distrutti mediante incenerimento che si disperde nell’aria
fuoriuscendo da un camino. I reflui chimici invece vengono scaricati nel
fiume Biferno che recapita nell’Adriatico: fino a tutto il 1993 la
multinazionale non aveva neanche l’autorizzazione allo scarico.
In altri termini: inquinamento a norma di legge e cancro assicurato per tutti, o quasi.
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/06/termoli-discarica-di-rifiuti-pericolosi.html
Post Scriptum:
Post Scriptum:
La nube formatasi in seguito al rilascio di isocianato di metile,
iniziato poco dopo la mezzanotte del 3 dicembre 1984, uccise in poco
tempo 2.259 persone e avvelenò decine di migliaia di altre. Il governo
del Madhya Pradesh ha confermato un totale di 3.787 morti direttamente
correlate all’evento, ma stime di agenzie governative arrivano a 15.000
vittime. Un affidavit governativo del 2006 asserisce che l’incidente ha
causato danni rilevabili a 558.125 persone, delle quali circa 3.900
risultano permanentemente invalidate a livello grave. Ancora nel 2006,
nelle zone interessate dalla fuoriuscita del gas il tasso di morbilità è
2,4 volte più elevato che nelle altre adiacenti.
La Union Carbide India Limited (UCIL) venne fondata nel 1934 dalla
Union Carbide Corporation USA (UCC), uno dei primi investitori americani
in India. Divenne una sussidiaria della UCC il 24 dicembre 1959 e
l’azienda nordamericana al momento dell’incidente ne deteneva il 50,9%
delle azioni.
L’impianto di Bhopal fu costruito a partire dal 1969 su terreno
preso in affitto dal governo locale. La sezione per la produzione di MIC
venne aggiunta nel 1979 ed entrò in funzione il 5 febbraio 1980. Il MIC
era un prodotto intermedio nella produzione del pesticida carbaryl
(nome commerciale Sevin) e Bhopal era l’unico impianto a produrlo fuori
dagli Stati Uniti.
Nel novembre 1987, indipendentemente dal giudizio civile, il
Central Bureau of Investigation indiano rinviò a giudizio la: Union
Carbide, la Union Carbide Eastern Inc., la Union Carbide India Limited,
Warren Anderson e otto manager indiani della Union Carbide India Limited
con l’accusa di omicidio colposo e lesioni gravi, per aver provocato
morti e danni permanenti attraverso l’esercizio irresponsabile di
attività e di tecnologie altamente pericolose.
Nel 1991 l’accordo di risarcimento venne riesaminato da un
tribunale indiano che decise per l’imputazione a carico della Union
Carbide e di Warren Anderson, né la multinazionale né il suo presidente
si presentarono al processo e vennero quindi dichiarati latitanti.
Il gruppo delle vittime sollevò la questione della
costituzionalità del Bhopal Act, con riferimento all’attribuzione
esclusiva al Governo indiano della legittimazione ad agire per il
risarcimento dei danni, ma la Corte suprema respinse l’istanza con la
motivazione che permettere ai singoli danneggiati di agire
parallelamente al Governo: «sarebbe risultato così macchinoso che la
procedura non sarebbe stata veloce, effettiva ed equa, non certo il
sistema migliore e più vantaggioso per assicurare soddisfazione alle
pretese nascenti dalla fuga di gas».
I giudici newyorkesi hanno rigettato l’azione delle vittime di Bhopal, in quanto non legittimate ad agire:
«Il potere di agire è riservato per legge indiana esclusivamente al
Governo indiano e continuare questo processo sarebbe un’inammissibile
ingerenza nella sovranità di un altro Stato; e comunque nessuna pretesa
può essere avanzata dopo che è stato sottoscritto un componimento
amichevole con la Union Carbide”.
“La corte ha rigettato anche questa azione sostenendo che la
pretesa non può essere considerata interesse comune di tutti gli attori
né di quelli da loro rappresentati e perciò non presenta gli estremi di
una class action:
«La Corte dichiara il caso chiuso e ordina che il cancelliere
rimuova il fascicolo dalle cause pendenti davanti alla Corte. Così è
deciso »
Adottando i consigli provenienti da Washington, il governo indiano
decise di alleggerire i capi d’accusa legati a Bhopal, trasformandoli
semplicemente in accusa di negligenza anziché omicidio.
Il numero degli anni di reclusione si riduce, da 10 a 2, o la
severità delle pene da infliggere ai singoli, piuttosto la legittima
aspettativa di vedere riconosciute le responsabilità, ancor di più, il
diritto a risarcimenti, riparazioni, ripristini, bonifiche.
Il 17 luglio 2002 la Corte di Giustizia di Bhopal ha espresso il
suo verdetto negativo, per lo stato del Madya Pradesh, infine il primo
luglio 2003, il Governo indiano trasmette al Governo americano i
documenti per l’estradizione di Warren Anderson.
Il 13 luglio 2004, il governo USA ha respinto la richiesta di estradizione per Anderson.
Nel giugno del 2010 un tribunale indiano giunge ad una condanna di
colpevolezza nei confronti di 8 individui (7 dipendenti indiani della
fabbrica e il presidente americano della Union Carbide Corporation ai
tempi dell’incidente a Bhopal, Warren Anderson di 90 anni, sempre latitante.







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