mercoledì 29 giugno 2011

Ecco il sarcofago in poliestere di Fukushima


La Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha iniziato a costruire il primo sarcofago provvisorio della centrale nucleare di Fukushima Daiichi: si tratta di una gigantesca "schermatura" in poliestere che verrà montata sull'edificio del reattore 1 per contenere la diffusione della radiazione.

Una delle più grandi gru del Giappone, con un braccio di 140 metri e che può sollevare fino a 750 tonnellate, è stata già portata sul sito per poter realizzare la costruzione del sarcofago. La gru sarà utilizzata per installare un rivestimento in poliestere intorno all'edificio del reattore, ma prima servirà a rimuovere i detriti dalla sommità dell'edificio, distrutto da una esplosione di idrogeno il giorno dopo il terremoto/tsunami dell'11 marzo.

Quando la protezione sarà installata, un sarcofago in poliestere e acciaio, alto 54 metri e con una base di 47 per 42 metri, ricoprirà l'intera struttura. Intanto nel porto di Onahama, ad Iwaki, a circa 50 chilometri dalla centrale nucleare, la Tepco sta eseguendo il premontaggio dei 62 componenti in acciaio che verranno uniti per creare una struttura di sostegno rigida. Un telaio che sosterrà pannelli di fibra di poliestere di uno spessore di un millimetro. I componenti inizieranno ad arrivare a Fukushima Daiichi a luglio e il lavoro di assemblaggio verrà eseguito con la mega-gru. Il sarcofago servirà anche a non far entrare la pioggia dal tetto esploso del reattore e a non aumentare così il livello dell'acqua altamente radioattiva.

Secondo un rapporto sul piano di costruzione presentato il 24 giugno dalla Tepco alla Nuclear and industrial safety agency (Nisa) del governo giapponese, i lavori sul posto sono già iniziati e l'azienda spera di finire tutto entro la fine di settembre, ma i piani di emergenza prevedono un prolungamento dei lavori fino a novembre.

Secondo l'utility «Il processo ridurrà al minimo il numero di lavoratori che dovranno trascorrere del tempo presso il sito e diminuirà la loro esposizione radioattiva». Il sarcofago dovrebbe essere in grado di sopportare un accumulo di neve di 30 centimetri, vento fino a 25 metri al secondo, e un carico orizzontale sismico di 0.2. Il muro di pannelli e avrà un rivestimento a prova di incendio e sarà montato un sistema di ventilazione e filtraggio in grado di gestire 10.000 metri cubi di aria all'ora attraverso 6 linee, tra cui due linee di backup, per impedire accumuli di idrogeno e nuove esplosioni. Il sarcofago sarà anche dotato di telecamere per il monitoraggio interno, rivelatori di radiazioni e di idrogeno, termometri e una tubazione per iniettare 'acqua. Se l'operazione avrà successo, sarcofagi simili saranno montati anche sui reattori 3 e 4.

Fonte: http://www.greenreport.it

Commento di Oliviero Mannucci: Quando si guarda al passato, vediamo che chi ci ha preceduto su questo pianeta, ci ha lasciato spesso testimonianze della loro civiltà, grazie soprattutto alle grandi ed irripetibili opere architettoniche del passato. Il Colosseo, il Panteheon, le piramidi Maya o quelle Egizie, la Sfinge e così via. Vi immaginate tra 2000 o 3000 anni cosa invece troveranno i nostri discendenti? Quali opere architettoniche rappresenteranno il secolo scorso o quello in corso? Tanti sarcofaghi, ma non di faraoni o principi, ma di centrali nucleari di 1,2,3, 4 generazione, esplose o dismesse, perchè sicuramente nel frattempo si sarà trovato di meglio per produrre energia. E a giudicare dal fatto che in 50 anni ci sono stati circa 140 incidenti nucleari, ne troveranno parecchi di questi sarcofaghi, ma non solo, lasceremo loro in eredità anche tanti siti contaminati da fusti pieni di scorie nucleari, che con il loro deteriorarsi, e quindi con la conseguente immissione di materiale radioattivo nelle falde acquifere o nell'aria, probabilmente andrà a modificare il DNA dei nostri discendenti che vivono nei pressi di codesti siti creando una umanità mista di umani e mutanti. Sempre se, una qualche guerra atomica, batteriologica o qualche asteroide non ci abbia cancellato per sempre dalla faccia della Terra!

Cieli sereni ( si fa per dire)

Olivero Mannucci

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