sabato 11 ottobre 2014

Rosatom alle Curili per indagare sulle conseguenze di Fukushima

A fine settembre gli specialisti di Rosatom, corporation statale per l’energia nucleare, sono partiti verso le Curili per esplorare le conseguenze della catastrofe avvenuta nel 2011 alla centrale nucleare di Fukushima. Per 28 giorni i partecipanti alla spedizione cercheranno nella zona le eventuali tracce delle emissioni rimaste dopo l’avaria alla centrale giapponese



È già la terza spedizione per il monitoraggio della situazione radioattiva nella regione dell’Estremo Oriente e delle isole Curili. La compongono una decina di specialisti russi nella sfera della radioattività, rappresentanti di Rosatom, Rosghidromet, Ministero della Difesa e dell’Università marittima dell’Estremo Oriente. Dopo una castrastrofe di tali dimensioni ricerche simili vanno svolte non una volta ma regolarmente, ha detto a “La Voce della Russia” prima della partenza della spedizione Stanislav Šabalev, capo del Laboratorio della sicurezza radioecologica. Secondo le sue parole, quest’anno “le rierche saranno più vaste che in precedenza”.

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Sarà monitorizzato il contenuto di radionuclidi tecnogeni negli aeresol, saranno prelevati campioni per determinare il contenuto di cesio, stronzio e tritio ed anche in parte il contenuto di plutonio nell’acqua. Sarano prelevati campioni di terra, di erbe e di idrobionti, ad esempio molluschi. Durante la spedizione tutto ciò sarà esplorato per stabilire il contenuto di radionuclidi.


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Secondo le parole dello specialista, le precedenti spedizioni, quelle del 2011 e del 2012, hanno mostrato che il contenuto nell’acqua marina e nella terra di cesio-137, di stronzio-90 e di altre sostanze pericolose non permette di parlare di un serio impatto provocato dall’avaria di Fukushima. Le sue conseguenze sul territorio della Russia non rappresentano una minaccia. La spedizione è chiamata innanzituto a confermare questo fatto, fa notare Šabalev. 


Un altro compito non meno importante è l’esplorazione dei processi di comportamento della radiazione nel mare e nella fascia rivierasca:
Potevano intervenire cambiamenti verso il meglio e, molto probabilmente, ciò è avvenuto. Qualcosa è andato e si è dissolto nell’oceano, i radionuclidi a vita breve si sono disgregati. Ma potevano avviarsi anche processi negativi. Ciò deve essere verificato per convincersi che nella zona delle nostre acque territoriali, delle nostre isole e nelle zone di pesca il livello di radiazione corrisponda a quello naturale.

 Rosatom alle Curili per indagare sulle conseguenze di Fukushima
I dati del monitoraggio sono necessari per garantire la sicurezza dello svilupo del settore del nucleare, ossia la sicurezza del personale e del funzionamento delle centrali nucleari esistenti e di quelle che vengono costruite. “Cerchiamo di valutare come le misure realizzate dalla parte giapponese dopo l’avaria di Fukushima abbiano permesso di minimizzare il danno, di arrestare la fuoriuscita dei radionuclidi nell’ambiente circostante”, ha detto lo studioso, il quale ritiene che tale valutazione sia importante per l’adozione delle decisioni corrette nella sfera della sicurezza e dello sviluppo del nucleare in Russia.
È utile ricordare che l’avaria alla centrale Fukushima 1, seconda per dimensioni dopo la catastrofe di Chernobyl, ha avuto luogo dopo il fortissimo terremoto avvenuto l’11 marzo 2011 nel nord-est del Giappone. Dopo il sisma è arrivato sulla costa uno tsunami alto 14 metri che ha coperto d’acqua quattro dei sei gruppi generatori di Fukushima ed ha danneggiato il sistema di raffreddamento della centrale.


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