domenica 25 maggio 2014

Nucleare? No, grazie! - Fukushima, il 90% lavoratori fuggì in fase acuta della crisi nucleare

Secondo i nuovi documenti diffusi dai media giapponesi vennero ignorati ordini del capo impianto Masao Yoshida, morto di cancro all'esofago nel luglio dello scorso anno

Fukushima, il 90% lavoratori fuggì in fase acuta della crisi nucleare 

 TOKYO - Nuovi inediti documenti riscrivono la storia di quei giorni di marzo 2011 quando l'emergenza alla centrale nucleare di Fukushima tocco il suo massimo. Quasi tutti i lavoratori Tepco, inclusi i dirigenti che avrebbero dovuto gestire gli incidenti, ignorarono gli ordini e fuggirono dalla centrale nel momento più acuto dell'emergenza nucleare. Sui timori che il contenitore principale di un reattore fosse stato distrutto, circa 650 lavoratori, il 90% dei 720 presenti, abbandonarono i loro posti, riferisce il quotodiano Asahi, malgrado l'ordine contrario del capo del sito, Masao Yoshida, 'l'eroe di Fukushima' morto di cancro all'esofago a luglio 2013.

Fu lo stesso Yoshida a dare conto della situazione nel corso delle audizioni tenute tra luglio e novembre 2011 dinanzi al Comitato investigativo voluto dal governo per ricostruire i passaggi della crisi scatenata dal sisma/tsunami dell'11 marzo dello stesso anno. La Tepco, il gestore dell'impianto, non aveva finora fatto riferimenti agli ordini impartiti da Yoshida il 15 marzo al momento dell'emergenza definendoli flessibili e aveva riferito che nessuna violazione delle regole aziendali erano stata accertata.

L'Asahi, in base alla copia ottenuta del documento di oltre 400 pagine, riferisce che c'erano anche i dirigenti tra le 650 persone spostatesi nell'impianto di Fukushima Dai-ni, distante poco più di 10 chilometri. Yoshida, sul punto, disse di non aver "mai detto ai lavoratori di andare lì. Pensai di aver dato l'ordine di evacuare temporaneamente in un luogo dove i livelli di radiazione fossero bassi nei pressi della centrale di Fukushima e attendere ulteriori istruzioni".

Dopo essere arrivati a Dai-ni, "li contattai e chiesi che i dirigenti del gruppo fossero i primi a tornare. Yoshida non sembrava dare colpe particolari ai lavoratori con responsabilità più basse, ma esprime sorpresa sulla condotta dei manager. A un certo punto, solo 69 lavoratori erano ancora all'impianto danneggiato: durante l'assenza dei più, un vapore bianco fuoriuscì dal reattore n.2 e un incendio interessò il n.4. I livelli delle radiazioni raggiunsero i livelli più alti vicino al cancello principale dell'impianto nucleare. La testimonianza di Yoshida solleva interrogativi sul fatto che i lavoratori della utility possano e debbano rimanere al loro posto in caso di emergenza.


Fonte 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.