domenica 15 marzo 2015

Intelligenze cosmiche. La sonda della Nasa raggiungerà Plutone

Fra 128 giorni, dopo un viaggio di oltre nove anni, la sonda robotica della NASA New Horizons raggiungerà Plutone, o meglio, il sistema doppio Plutone Caronte  che dista da noi 5 miliardi di chilometri e un segnale telemetrico (invio e feedback) impiega dieci ore per essere eseguito

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Sembra che il calore per mantenere liquidi il metano e l’azoto negli ipotetici oceani criogenici dei due pianetini venga dall’attrito delle maree, non certamente dal sole, così lontano che brilla meno della luna in una notte terrestre. Intanto la sonda Dawn ha raggiunto Cerere e, tempo un mese, comincerà a svelare i suoi segreti. In attesa dei risultati c’è chi immagina un sottomarino per esplorare i mari di metano liquido su Titano, la luna più grande di Saturno. Un video su Youtube mostra il progetto  che dovrebbe esplorare le coste e i fondali che potrebbero rivelare un ecosistema a 170 gradi sottozero. Il progetto è stato sviluppato per la NASA da Innovative Advanced Concepts (CANI) Programma, da COMPASS team della NASA Glenn, tecnologi e scienziati del laboratorio di fisica applicata e designer sottomarini.
Com’è possibile l’evoluzione di un ecosistema a meno 170°C lo spiegano tre ricercatori americani, James Stevenson, Jonathan Lunine e Paulette Clancy che hanno pubblicato il risultato della loro ricerca su Science Advances. Ecco la traduzione dell’abstract dell’articolo: “La membrana lipidica a due strati, che è il fondamento della vita sulla Terra, non è possibile al di fuori della biologia a base di acqua liquida. Questo fatto ha guidato astronomi che cercano le condizioni adatte per la vita in pianeti extrasolari all’interno della “zona abitabile”, la fascia stretta in cui può esistere acqua liquida. Possono però esistere membrane delle cellule e la loro risposta a questa domanda ipotizza un nuovo tipo di membrana, costituita da composti azotati organici, che sia in grado di formarsi e funzionare nel metano liquido a temperature criogeniche (meno 170°C). Con simulazioni molecolari, dimostriamo che queste membrane, in un solvente criogenico, hanno una elasticità pari a quella dei doppi lipidici in acqua a temperatura ambiente. Come prova di concetto, abbiamo anche dimostrato che membrane criogeniche stabili potrebbero derivare da composti osservati nell’atmosfera della luna di Saturno, Titano, nota per l’esistenza di mari di metano liquido sulla sua superficie.”
Addio liposomi. Benvenuti “azotosomi”. È così che gli ingegneri chimici hanno battezzato la loro forma di vita a base azotata: molecole di azoto (al posto dell’ossigeno), carbonio, idrogeno, presenti in abbondanza negli oceani criogenici di Titano, e tanto stabili e flessibili quanto i liposomi terrestri. E al posto dell’acqua liquida fra i cinque e i quaranta gradi centigradi, il metano liquido a meno centosettanta, o giù di lì.
Che fantastico scenario! Probabilmente quella vita, per noi così fredda e così aliena, si sarà evoluta, da qualche parte nell’Universo, verso l’intelligenza e con una tecnologia in grado di uscire dagli oceani di metano liquido per avventurarsi fra le stelle. Anche noi, che per quella crio-intelligenza siamo più roventi del fuoco, ci avventureremo fra le stelle e forse, un giorno, c‘incontreremo.
A volte mi chiedo se, vicino all’orlo dei buchi neri, nelle turbolenze a cavallo dell’orizzonte degli eventi, non si possano manifestare aggregazioni complesse ed estremamente organizzate di materia e energia, tanto da assomigliare alla vita biologica. E mi chiedo se la stessa cosa non possa avvenire nel cuore delle stelle, a milioni di gradi e a pressioni iperboliche, dove gli atomi diventano plasma. Però ho qualche dubbio perché i processi della vita e dell’intelligenza sono più minuti, raffinati. Ricordano le stringhe dello spazio-tempo con il loro sterminato contenuto d’informazione che disegna la struttura della materia.
Sono sicuro che la codifica binaria è il mattone fondamentale dell’informazione. A partire da quella codifica tutto si può descrivere, disegnare, progettare. Se potessimo scannerizzare l’intero universo (o multiverso) la sua descrizione analitica sarebbe fatta di zero e uno in sequenza. Sarebbe una descrizione così precisa che è naturale chiedersi se non sia, essa stessa, la sua copia identica. Che strana cosa la mente umana! E’ più facile pensare ad un file immenso che contenga in sequenza tutte le dimensioni dello spazio-tempo che non allo spazio-tempo. Ma dove potrebbe essere memorizzato questo file se non nello spazio-tempo che così sarebbe strutturato come il nostro multiverso? La componente autoreferenziale di questa domanda la dice lunga su come funziona la nostra mente!
Ma torniamo con i piedi per terra (si fa per dire) e concentriamoci sulla vita e sull’intelligenza. Il sottomarino in esplorazione nei mari di Titano sarebbe un robot. D’altra parte, anche se fosse possibile, che cosa ci farebbe un equipaggio umano in un oceano di metano liquido a meno 170°C? Se però la sotto si scoprisse la vita, a conferma delle teorie dei tre ricercatori americani, che salto nella cultura umana! Che cambio di prospettiva!
Sarebbe  naturale pensare che la nostra intelligenza potrebbe evolvere così: raggiunta la maturità, invece spegnersi con la morte del nostro cervello biologico, potrebbe migrare in una rete neuronale di silicio, di grafene (o altro). Il suo ambiente ideale sarebbe il vuoto cosmico. Li potrebbe convivere con alte intelligenze maturate in oceani criogenici di metano liquido, oppure vicino a buchi neri, o nel plasma del cuore delle stelle. Drammaticamente diverse nella loro struttura fisica di origine, queste intelligenze ospitate in un ambiente artificiale,  si orienterebbero verso le zone meno calde dell’universo. Verso luoghi dove la minima energia sufficiente per alimentarle non scatenerebbe turbolenze pericolose per la loro eternità.

Daniele Leoni

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