domenica 1 marzo 2015

SU MARTE CI ANDRA’ UN MEDICO ITALIANO

Pietro Aliprandi è un ossimoro: un sognatore con i piedi per terra. È l’unico italiano in corsa, dopo la terza selezione, per il progetto Mars One; ovvero la colonizzazione del Pianeta Rosso, solo tentata dal manipolo guidato dal gerarca Gaetano Maria Barbagli con i suoi Fascisti su Marte. Quella era, però, finzione – sebbene geniale – ideata dal comico Corrado Guzzanti. Questa è fantascientifica realtà

Pietro Aliprandi
Il progetto Mars One è nato nel 2010 dall’idea del ricercatore olandese Bas Lansdorp di creare una prima colonia umana su Marte, per portare l’asticella dell’esplorazione spaziale un po’ più in su, fin dove neanche la Nasa aveva mai osato: «Credo per una questione prettamente logistica – afferma PietroAliprandi, 25 anni e laureando in medicina con tesi in neurologia psichiatrica – la Nasa non può permettersi di lasciar partire i propri astronauti per colonizzare Marte». A sentire l’agenzia spaziale statunitense, invece, pare che il problema principale sia soprattutto economico: inviare un gruppo di cosmonauti (per dirla à la russa) sul Pianeta Rosso sarebbe eccessivamente dispendioso economicamente. Alle perplessità di Cape Keneddy si sono aggiunte quelle dell’M.I.T., per cui i calcoli effettuati da Mars One sarebbero infettati da errori di previsione: «Non ho ancora studiato i dati dell’M.I.T., lo farò appena dopo questa intervista. Da quanto ho capito – continua Aliprandi – suppongono che la produzione di ossigeno dalle piante sia insufficiente per il mantenimento della vita della colonia. Non hanno valutato l’estrazione dell’acqua dal sottosuolo».

C’è quindi acqua su Marte?

Non sopra. Nel sottosuolo, ad appena tre metri. Non si sa esattamente quanta acqua ci sia in totale, per questo motivo prima della spedizione umana verrà inviato un rover con lo scopo di calcolarlo e di individuare quale possa essere il posto migliore per l’atterraggio. Ovviamente quello con il maggior quantitativo di acqua nel sottosuolo.

C’è vita su Marte?

È una delle cose che proveremo a scoprire, è quello che affascina un po’ tutti. Inviare una spedizione in loco può aiutare nella esplorazione e nella scoperta dello spazio: dal punto di vista astronomico può permetterci di studiare la geologia del territorio e capirne di più su come sia nato il nostro sistema solare e, quindi, anche la Terra. Su Marte ci sono degli elementi comuni che, però, sul nostro Pianeta non siamo riusciti ancora a studiare. In più fondare una colonia autosufficiente dal punto di vista alimentare ed energetico può permetterci di ricreare condizioni simili in altre zone con grandi necessità, come l’Africa, per esempio.

Ricapitoliamo: quattro anni fa un ricercatore olandese organizza una chiamata per “esploratori spaziali” civili, per un viaggio senza ritorno su Marte.

Sì. Ho già incontrato sia lui (Bas Lansdorp) che Norbert Kraft, psicoterapeuta della Nasa che si sta occupando delle selezioni. Inoltre ho già conosciuto altri membri del gruppo di ricerca, tutti provenienti dalla Nasa e dall’Esa. Mi sembrano molto organizzati e convinti. Non sono certo gente che cerca notorietà o vuole vendere un prodotto.

Ci sono state 200 mila richieste, con vari turni di selezione. Questo che hai appena passato è il terzo con il quale sono stati scremati 100 nomi.

Sì. E più si va avanti e più mi sento coinvolto. All’inizio avevo partecipato quasi per gioco, poi con il passare del tempo mi sono reso conto che la cosa si stava facendo seria.

Verso la fine dell’anno ci sarà la quarta e ultima selezione dove verranno nominati i 60 esploratori che parteciperanno alla missione.

Sì, poi partirà l’addestramento.

Sa già di cosa si tratta?

Non nello specifico, credo che ce lo comunicheranno nelle prossime settimane o, al massimo, nei prossimi mesi. Sappiamo solo che sarà organizzato in due parti: un addestramento classico dove ci insegneranno le nozioni basilari per la vita su Marte. Poi ci sarà la vera e propria simulazione, che svilupperemo in una zona adatta alla riproduzione di ciò che ci aspetta, quindi o nell’Artico o nel deserto.

marte sabbie

Come si sono svolte le selezioni? Ho visto che era necessario inviare un video con tanto di lettera motivazionale.

Sì, video e lettera servivano per la prima selezione. Poi ci hanno chiesto di studiare del materiale fornito da loro: principalmente argomenti riguardanti la missione, sugli aspetti tecnici e sui dati fisici di Marte. Devono assicurarsi che noi sappiamo a cosa stiamo andando incontro, hanno provato a farci ragionare su eventi inattesi con l’intenzione di valutare le nostre reazioni all’imprevisto. Mi hanno chiesto cosa ho pensato quando ho inviato la mia candidatura e quale contributo potrei dare alla missione con la mia esperienza e il mio percorso di formazione.

Si sta laureando in medicina, giusto?

Sì, con tesi in neuropsicanalisti

Il suo percorso di studi potrebbe aver aiutato i selezionatori nello sceglierla?

Molto probabilmente.

Lei sa a cosa va incontro?

Grosso modo sì. La durata del giorno è quasi uguale a quella terrestre: 24 ore e 39 minuti, per la precisione. Il moto di rivoluzione è un po’ diverso. Un anno marziano dura due anni terrestri. Anche le temperature sono diverse: d’estate si toccano punte di 20 sopra lo zero. D’inverno, invece, 120 sotto lo zero. La media è intorno ai meno 62°. Ci sono città, in Canada o in Russia, in cui fa più freddo. Inoltre noi saremo chiusi nei moduli e se usciremo, quando usciremo, avremo le tute pressurizzate.

Perché non è che andate su Marte per restare chiusi nei moduli.

No, usciremo anche per esplorazione, anche se sempre in sicurezza, e per la pulizia dei pannelli solari che ci garantiranno l’energia necessaria per vivere. Piuttosto il problema solo le tempeste di sabbia.

(Ora capisco il perché delle esercitazioni nel deserto)

Sono particolarmente intense a causa del vento solare e possono durare anche mesi. Per questo motivo abbiamo delle scorte alimentari che possono garantirci un’autonomia di 1 o 2 mesi, per resistere in casi di riduzione di energia. C’è anche chi pensa che, in realtà, quello del vento non sia un grande problema dato che, in mancanza di atmosfera, può aiutarci a pulire i pannelli solari e a togliere la polvere dalla superficie.

Marte non ha l’atmosfera?

Sì, ce l’ha, ma è molto sottile. In pratica è come stare nello spazio aperto.

A proposito di spazio aperto: la gravità non è un problema?

Non proprio. Anzi. La gravità di Marte è circa 1/3 di quella terrestre, per la precisione il 30% ed è di 3,370 m/s² (sulla Terra è di 9,8 m/s² ndr). Ho visto la simulazione in cui una pallina cadeva al suolo nei due contesti e la differenza non è così evidente.

Insomma, si salta ma non si galleggia

Esattamente. Dal punto di vista fisiologico, inoltre, il nostro organismo risente della gravità per quello che è l’atrofismo muscolare e scheletrico. In tal senso l’organismo ha la capacità di adattarsi a condizioni diverse anche in maniera abbastanza rapida e non in senso negativo: è previsto che con un carico minore sulle ossa, con la vecchiaia l’artrosi si farà sentire di meno.

Un attimo, c’è la possibilità di invecchiare su Marte?

Beh chi vuole può farlo. L’insediamento sul suolo marziano durerà dieci anni, a partire dal 2025 fino al 2035, con l’invio di gruppi di 4 persone alla volta, a due anni di differenza fra un lancio e l’altro. Il viaggio dura circa 7 mesi, fra l’altro. Non c’è un limite temporale alla missione, considerando anche che, per adesso, non c’è un viaggio di ritorno previsto.

Non sarà mica una missione suicida?

No, assolutamente. Immaginiamo un viaggio nel 1400 fra l’Europa e l’America. Era considerata una missione senza ritorno. Invece adesso si va in America in poche ore e a poco prezzo. Allo stesso modo nel 2035 ci saranno probabilmente delle tecnologie che ci permetteranno innanzitutto di accorciare il tempo del viaggio e, magari, ci consentiranno dei continui scambi fra la Terra e Marte, sia di persone che di merci e materiali.

Mi perdoni la divagazione, torniamo alla questione legata alla gravità.

Certo, dicevamo dell’atrofismo muscolare. In realtà arrivare su Marte potrebbe essere anche un sollievo, dato che arriveremo da parecchi mesi in cui i nostri muscoli subiranno l’atrofia legata alla totale assenza di gravità. Ecco, un’altra delle cose che potremo studiare saranno gli effetti della riduzione della gravità sulla gravidanza.

Invieranno donne incinta?

Non proprio, in realtà i gruppi di 4 persone di cui parlavo prima saranno composti da 2 donne e 2 uomini selezionati dai ricercatori in modo da massimizzare le probabilità di accoppiamento. Niente è lasciato al caso, però. Prima si faranno degli studi con dei roditori o dei piccoli mammiferi per verificare eventuali problematiche relative a possibili gravidanze in ambiente marziano. D’altra parte una colonia dovrà pur crescere. E, infine, parliamo comunque di un lasso di tempo abbastanza ampio in cui dovrà esserci abbastanza gente per riuscire a costituire una vera e propria comunità, garantire una produzione stabile di energia e di cibo e la possibilità di espandere le nostre infrastrutture, considerando anche che bisognerà trovare gente che si occuperà di questi, eventuali, bambini.

È vero che ne faranno un reality? (domanda retorica, hanno già venduto i diritti televisivi)

Non lo chiamerei proprio reality show. Un reality è pensato per seguire 24 ore su 24, o quasi, la vita di un gruppo di persone ed è piuttosto invasivo dal punto di vista della privacy. Questo sarà più che altro un costante aggiornamento sulle fasi dell’addestramento e poi della missione. Sarà eseguita una selezione delle parti didattiche delle nostre esercitazioni e, poi, del viaggio e dell’insediamento.

Ha già conosciuto qualcuno degli altri, probabili, futuri astronauti?

Non ho avuto modo di contattare ancora gli altri ragazzi. Ho conosciuto qualcuno a un raduno in Svizzera qualche anno fa, alcuni di loro non sono poi stati selezionati. Avrò tempo per conoscerli meglio.

Come mai ha deciso di partecipare a questa missione?

È il mio sogno fin da bambino. Quando ho saputo di Mars One non ci ho neanche pensato più di tanto. Ho aspettato per tutta la vita una cosa del genere.

Alessandro Di Liegro

Fonte 


Commento di Oliviero Mannucci: Mi farò delle grosse risate quando scopriranno quante forme di vita acquatiche vivono nel oceano sommerso marziano. Lo dico da tempo che nel sottosuolo di Marte è pieno di acqua calda dove la vita proliferà. 

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