giovedì 1 maggio 2014

2040: la competizione con i robot ci costringerà a diventare “biomeccanici”

I computer, e presto anche i robot, sono già in grado di compiere lavori in maniera più precisa e rapida degli esseri umani. L'attuale modello economico, che ci mette in competizione con le macchine, non garantirà meno lavoro per l'uomo, ma una rincorsa che ci costringerà ad up-grade bionici che ci faranno perdere la nostra identità umana




L’alba della rivoluzione tecnologica portava in sé una promessa straordinaria: la meccanizzazione avrebbe prodotto più ricchezza per tutti e ridotto le ore di lavoro complessive.
Eppure, l’avvio del terzo millennio sembra aver disatteso questa promessa di felicità: nonostante l’aumento dell’automazione industriale, i lavoratori guadagnano sempre meno, nonostante i negozi sovrabbondino di prodotti.
Questo paradosso, frutto di un sistema pensato per l’arricchimento di pochi, nel prossimo futuro sembra destinato a produrre guasti ancora più gravi, fino alla perdita dell’identità umana.
Il poco lavoro che sarà disponibile, sarà conteso non solo tra gli esseri umani, ma metterà in competizione questi con macchine sempre più intelligenti, capaci di svolgere i propri compiti in maniera precisa e rapida. Entro il 2040, le cabine saranno gestite dai robot di Google, i negozi diventeranno showroom virtuali e i call center saranno gestiti da droidi intelligenti.
Al fine di vincere la competizione con le macchine, il futuro riserva alcune sconcertanti scenari per l’uomo che verrà. La chirurgia plastica sarà in grado di offrire nuovi upgrade cerebrali per potenziare le capacità di calcolo del nostro cervello. Saranno, inoltre, disponibili impianti bionici per eseguire i compiti lavorativi più velocemente e in maniera precisa.


Per compensare l’infaticabilità delle macchine, la settimana lavorativa passerà dalle attuali 40 ore fino a raggiungere e superare le 50 ore. La conseguenza di questa alienazione biotecnologica sarà che gli umani faranno meno sesso, come risultato di un’interazione ridotta.
Questo è lo scenario descritto in una recente ricerca commissionata da xpatjobs.com ad un gruppo di futurologi. Il punto è che le generazioni future avranno meno possibilità di accesso al mondo del lavoro, soprattutto a casa dall’aumento della popolazione robotica, fattore che costringerà l’uomo ad una rincorsa impari alle prestazioni delle macchine.
I lavoratori del futuro svilupperanno problemi alla vista, organi sessuali più piccoli e sorpacciglia sempre aggrottate. Lo scenario “cupo” prevede che ci occuperemo di diversi “micro-lavori”, gestendoli dalla scrivania di casa nostra, a cavallo di diversi fusi orari. Ciò segnerà la fine del pendolarismo, dell’happy hour post-ufficio con i colleghi, della festa di Natale in ufficio…
Gli annunci di lavoro del 2040 conterranno richieste per ruoli che oggi sarebbero irriconoscibili, legati allo sviluppo sempre più rapido della tecnologia. “La gente rimarrà sorpresa nel vedere quanto velocemente cambieranno le cose”, dice a Yahoo News  Rhys Maddock, direttore di Xpat Jobs. “La tecnologia e i computer finora hanno solo sfiorato il mercato del lavoro”.
“Nei prossimi 25 anni, la tecnologia e la globalizzazione rivoluzioneranno il nostro modo di pensare al lavoro”, continua Maddock. “Ma questo non vuol dire che il lavoro scomparirà. Ci saranno sempre iniziative imprenditoriali che richiede l’interazione umana e lavori che richiedono idee. Lo stesso “problem-solving” non può essere totalmente sostituito dalle macchine”.
Secondo lo studio, sicurezza web, sviluppo software, robotica e persino la chirurgia bionica saranno tutti settori chiave del prossimo trentennio. La cura della popolazione che invecchia sarà un settore in crescita, con il relativo crescente fabbisogno di nuovi alloggi.
 “Le principali competenze del lavoro futuro saranno tecnologiche”, spiega Derek Woodgate del The Future Lab. “Queste innovazioni cambieranno il tipo di lavoro che facciamo e il modo in cui interaggiamo. I luoghi di lavoro diventeranno più piccoli e più flessibili, avendo la possibilità di collaborare con persone sparse in tutto il mondo, su schermo o anche olograficamente”.
Woodgate sottolinea che software intelligente e dispositivi hardware indossabili stanno già cambiando il modo di comunicare, e questo aspetto continuerà a svilupparsi rapidamente. “Gli esseri umani sentiranno il bisogno di competere contro l’intelligenza artificiale per trovare lavoro, così la tecnologia genetica e bionica si svilupperà nella misura in cui l’uomo vorrà migliorarsi, allo stesso modo in cui si aggiorna un software”, conclude Woodgate.
Insomma, se qualche decennio fa si prospettava la possibilità di realizzare un’intelligenza artificiale sviluppata ad “immagine e somiglianza” di quella dell’uomo, il futuro ci riserva un’umanità sempre più “immagine e somiglianza” di una macchina… paradigma incomprensibilmente capovolto!

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