domenica 15 giugno 2014

Acqua e nucleare, 3 anni fa lo storico referendum che portò al voto oltre 27 milioni di italiani

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Sono passati 3 anni dal referendum che il 12 e 13 giugno 2011 portò oltre 27 milioni di italiani a decidere su temi importanti come la gestione della risorsa idrica e l’uso dell’energia nucleare. I quesiti erano quattro. Due di questi vennero promossi dai comitati che si battevano per togliere ai privati la gestione della risorsa idrica (il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua nato nel 2006). Gli altri due invece da movimenti ecologisti (che si battevano per il no al nucleare) e dal partito Italia dei Valori (contro la legge sul legittimo impedimento che permetteva a membri del governo di non presentarsi in tribunale se impegnati su questioni amministrative).
Il risultato sorprese tutti, in primis quello dell’affluenza al voto. Erano anni infatti (dal 1995) che in Italia un referendum non raggiungeva il quorum del 50% previsto dalla legge. Stavolta invece andò a votare quasi il 55% degli aventi diritto (dato che sale al 57% se non si contano gli italiani all’estero).
Sorprese anche il fatto che i promotori del referendum erano, a parte quello relativo al legittimo impedimento, movimenti e comitati al di fuori della rete dei partiti politici tradizionali. Del resto già la raccolta firme per la convocazione del referendum aveva sorpreso tutti: il Forum dei Movimenti per l’Acqua, i cui banchetti di raccolta firme durarono tre mesi, ne riuscì a raccogliere quasi 1 milione e mezzo.
A parte l’affluenza fu il risultato del voto a rappresentare un vero evento storico, con la netta vittoria dei promotori. Per tutti e quattro i quesiti venne raggiunto il 95% dei “SI”. Il nucleare venne rifiutato da 25 milioni di italiani, (un risultato sul quale pesò probabilmente anche l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima, avvenuto in Giappone dopo il sisma del 11 marzo). Anche la norma sul legittimo impedimento venne rifiutata da circa il 95% dei votanti (si trattava di una norma introdotta dall’allora governo Berlusconi, che permetteva ai titolari di cariche governative di non presentarsi a udienza nei tribunali se impossibilitati da altri impegni).
Grande soddisfazione per il Forum dei Movimenti per l’Acqua, che festeggiarono la sera del 12 giugno con una manifestazione nel centro di Roma. In sostanza oltre il 95% dei votanti disse no alla possibilità di privatizzazione totale o parziale delle società che gestiscono la rete di distribuzione idrica, e di remunerazione da parte dei privati del capitale investito, attraverso un’imposta aggiunta sulle bollette dell’acqua.
In sostanza vinsero quanti ritenevano che lasciare in mano a società private la gestione della rete idrica fosse sbagliato ed ingiusto, perché l’acqua deve restare un bene comune accessibile a tutti, e che fosse da eliminare ogni forma di profitto effettuata sull’acqua.
I contrari a questo referendum, promotori del NO, ampiamente sconfitti, affermarono invece che con questa vittoria si bloccava il processo di ammodernamento della rete idrica italiana, fortemente malandata (con perdite altissime specialmente negli acquedotti del sud), perché in sostanza gli enti pubblici non avrebbero mai avuto abbastanza soldi da investire nella loro manutenzione e dopo la vittoria del “si” i privati sarebbero stati tenuti alla larga dalla gestione della rete idrica.
I promotori del referendum sull’acqua avevano in realtà depositato nel 2007 una legge di iniziativa popolare nella quale veniva delineata una gestione diversa della risorsa acqua, al di fuori delle logiche ancora oggi esistenti, ma quella legge nononostante le centinaia di migliaia di firme raccolte è rimasta nei cassetti del Parlamento senza essere approvata.

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