venerdì 20 giugno 2014

IXS Enterprise: NASA e la propulsione a curvatura

Un team della NASA sta studiando complessi modelli per capire se un'astronave potrà mai viaggiare a velocità superiori rispetto a quella della luce

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Automobili che guidano da sole, veicoli in grado di muoversi sollevate da terra come le hover car, dispositivi con i quali interagire semplicemente parlando. Spesso le evoluzioni tecnologiche prendono ispirazione dalla fantascienza, per rendere reale ciò che solo fino a qualche decennio prima era da considerarsi una prerogativa di romanzi e film sci-fi. Potrebbe accadere anche con la nave stellare di Star Trek, se un ambizioso progetto della NASA dovesse rivelarsi fattibile.
Harold White, a capo del team Advanced Propulsion dell’agenzia spaziale americana, in collaborazione con l’artista Mark Rademaker, ha presentato IXS Enterprise (nome in codice IXS-110). Si tratta di un concept che mostra come potrebbe essere una navicella in grado di viaggiare ad una velocità maggiore rispetto a quella della luce. In altre parole, un mezzo per l’esplorazione dello spazio basato sul warp drive, ovvero la propulsione a curvatura utilizzata come espediente narrativo per le avventure del capitano Kirk e del suo equipaggio. È possibile dare un’occhiata alla galleria di immagini (non riproducibili qui per motivi legati al copyright) sulle pagine di Flickr. Utilizzare il condizionale è comunque d’obbligo: non ci si illuda di poter intraprendere viaggi interstellari a breve. Tutto è ancora in una fase prettamente teorica, con lo studio di complessi modelli matematici finalizzati a comprendere l’eventuale possibilità di creare nella realtà una bolla di curvatura stabile. Ricerche di questo tipo potrebbero però spalancare le porte all’avvento di innovazioni come l’incremento della velocità alla quale spostarsi al di fuori dell’orbita terrestre. Ipotizzando di poter raggiungere anche solo lo 0,1% della velocità della luce, la colonizzazione della Luna e di Marte diventerebbero imprese molto più alla portata dell’uomo. L’1% consentirebbe invece di raggiungere qualsiasi punto del sistema solare in breve tempo. Il progetto di White e Rademaker ha però anche un altro scopo: quello di catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle ricerche della NASA, facendo immaginare scenari familiari alle persone prendendo spunto proprio dalla fantasia collettiva. In questo caso, l’obiettivo può considerarsi già raggiunto.

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Aaahhh che soddisfazione questa notizia! Essendo stato alla NASA un paio di anni fa, ed avendo un amico carissimo che lavora lì a progetti avanzatissimi del quale naturalmente non posso fare il nome, ero a conoscenza di quanto stava accadendo e ne ho parlato anche su questo blog, ma anche in qualche forum dove albergano i soliti scientisti da quattro soldi che credono solo a ciò che vedono, e quindi solo a quello che i loro sensi e intelligenza limitata gli permettono di percepire. Sono stato preso in giro, quando ho accennato che alla NASA stavano lavorando a questo progetto, ma alla fine i fatti mi danno ragione. Quindi ribadisco il concetto, se noi arriveremo ad avere questa tecnologia da qui a poco tempo, perchè "altri" non dovrebbero già possederla e utilizzarla anche per arrivare sulla Terra?  L'ultimo baluardo scientifico tanto caro a Margherita Hack e ai suoi fans crolla miserabilmente, credere nell' impossibilità di attraversare le grandi distanze interstellari appartiene oramai ad una scienza desueta, come quando si credeva che la Terra fosse al centro dell'universo. Un consiglio, aprite la mente, ragionate con il vostro cervello e non parlate per partito preso se non sapete veramente quello che state dicendo. Nelle antiche scritture Vediche, più di 5000 anni fa, si parlava già di queste cose. Tanti auguri cari scettici del cavolo!

PS: I tempi sono sempre più maturi

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