venerdì 3 ottobre 2014

Da Bergamo alla Nasa «Ora studio i marziani»

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Rosalba Bonaccorsi


Da ragazzina, racconta, all’istituto magistrale Secco Suardo di Bergamo si sentiva un pesce fuor d’acqua: «Già, proprio non mi piacevano quegli studi pedagogici. Io avrei voluto fare agraria, mi nutrivo di libri di fantascienza, e facevo esperimenti con qualunque cosa mi capitasse fra le mani.
Per fortuna, poi all’Università la mia passione ha potuto sfogarsi». Per fortuna di Rosalba Bonaccorsi, e della scienza tutta. Rosalba, che è nata a Bergamo 47 anni fa, figlia di Riccardo e Maria, siciliani d’origine entrambi (la mamma in realtà è un’italiana di Tripoli) oggi è alla Nasa come ricercatrice per il Centro Nasa Ames in California, come astrobiologa e biosedimentologa, e in collaborazione con il Seti Institute (Search for Extraterrestrial Intelligence) - Carl Sagan Center for the Study of Life in the Universe dell’Università della California.
Dall’ufficio di Mountain View, dove sono le 10,30 del mattino (qui ore 19,30) Rosalba Bonaccorsi ha la voce brillante ed emozionata: «Spiegare cosa faccio qui è davvero complicato. Per farla breve diciamo che conduco studi in ambienti particolari del nostro pianeta detti “analoghi terrestri”, per esempio qui nella Valle della Morta, la Death Valley, o nel deserto californiano del Mojave, per ricreare le condizioni presenti su altri pianeti del sistema solare, in particolare Marte. Ma non solo. In questi giorni per esempio sono tornata dalla Death Valley dove ho trascorso quasi 4 settimane per lo più in relazione con la mia ricerca sul campo in condizioni estreme (38-50 gradi, tempeste di sabbia o polvere, flash flood): ebbene, nella vastità del luogo, ho avuto anche frequenti incontri con i soliti turisti sperduti, in particolare italiani e francesi, da consigliare, indirizzare e qualche volta soccorrere. Ecco, fare la ricercatrice qui è anche questo. E anche tenere conferenze ai ragazzi, nelle scuole, o presenziare a incontri ufficiali: tra qualche ora, per esempio, mi attende l’incontro con il premier Renzi (lunedì 22 settembre il presidente del Consiglio era negli Usa anche per incontrare italiani che lavorano nella Silicon Valley e ricercatori della Nasa ndr), l’ambasciata italiana mi ha chiesto di far parte della delegazione italiana che lo accoglierà nella sua visita alla Nasa. Dovrò mettere anche i tacchi alti: io che vivo in jeans e scarpe da tennis....» .
Beh, una ricercatrice che studia i marziani in décolletées è proprio un’immagine da film hollywoodiano. E in effetti la vita di Rosalba e il suo approdo in America almeno un documentario lo meriterebbero: chi sa cosa sono i «mars analog»? «Costituiscono l’unico esempio cui gli scienziati si possono riferire per ricreare habitat simili a quelli che ci aspettiamo di trovare su altri pianeti – spiega Rosalba – . Una parte importante degli analoghi terrestri è presente negli ambienti ipogei terrestri cioè territori estremamente freddi o estremamente caldi o estremamente profondi o dove non c’è luce e ossigeno. Si è scoperto che la vita batterica è molto più persistente di quanto non si fosse pensato prima : è anche uno dei possibili modelli per la vita come potrebbe trovarsi su un altro pianeta, per esempio su Marte. Ma le mie ricerche hanno anche un valore ecologico per noi, sulla nostra Terra, e anche formativo per le popolazioni native, per esempio, proprio per preservare certi ambienti preziosissimi come la Death Valley».
Approdare a queste ricerche dagli studi magistrali fatti a Bergamo non deve essere stato facile: «Ci è voluta tenacia, sì. Dopo le magistrali mi sono laureata in Scienze naturali a Milano, ma da subito ho capito che non mi interessava proprio l’insegnamento, ma la ricerca pura – continua Rosalba – . La mia tesi era in geologia marina. E volevo il dottorato. Ho fatto domanda in 22 università e 16 concorsi e sono riuscita a ottenere il dottorato nel Programma Nazionale per la Ricerca in Antartide all’Università di Trieste, con una ricerca sui cambiamenti paleoclimatici registrati nei sedimenti antartici nel Mare di Ross negli ultimi 30.000 anni. Nel 2001, poi ho partecipato come componente italiana alla spedizione oceanografica nell’Oceano Pacifico internazionale sulla nave “Joides resolution” dell’Ocean Drilling Programme. E da qui è cominciata la mia marcia di avvicinamento verso l’America: nel 2005, con un dottorato triennale, sono stata selezionata dal prestigioso National Research Council per lavorare a una ricerca interdisciplinare nell’ambito del Mars Analog Rio Tinto Experiment allo Space Science & Astrobiology Division della Centro di Ricerche della Nasa California».
Da quell’anno, la collaborazione con la Nasa di Rosalba Bonaccorsi non si è più interrotta: progetti su progetti, studi su studi: il primo programma, quello partito nel 2005, si svolgeva a Rio Tinto, nel cuore della Spagna meridionale, e prevedeva principalmente una simulazione di missione robotica da riproporre poi su Marte, sono seguite spedizioni nel deserto di Atacama, in Cile, le isole Shetland nella Penisola Antartica e nei deserti californiani del Mojave e nella Death Valley.
E Bergamo? «Non è solo un ricordo. Torno almeno una volta l’anno a casa, sono figlia unica – dice– . Certo, la nostalgia c’è: della mia amatissima mamma, dei panorami che si godono da Città Alta, e della pizza. Anche se, qui a Mountain View , di recente ho scoperto un posticino dove la fanno buonissima: il locale ha anche tanto di certificazione su mozzarella e pomodori italiani. Certo, quella che mangio in Italia è un’altra cosa».Ma a tornare stabilmente nella terra d’origine Rosalba non ci pensa proprio. «È inimmaginabile pensare di poter fare ricerca in Italia come la si fa qui. Anche se ci giungono segnali di nuove pulsioni dall’Italia: devo ricordarmi di dirlo a Renzi, se ci riesco....Tornando agli Usa, se è anche vero che qui negli ultimi tempi si è aperto il dibattito sulle eccessive pubblicazioni, che non sempre corrispondono ad altrettanta qualità nella ricerca, negli Usa, in particolare qui alla Nasa, c’è qualcosa di irrinunciabile, per me: tengo spesso conferenze ai giovani in cui racconto il mio lavoro, spiego il fascino di queste ricerche ai ragazzi. Avvicinare i giovani alla scienza fa parte dei miei compiti, trasmettere il sapere mi piace molto». Ecco quindi, Rosalba che anche quei poco amati studi al Secco Suardo di Bergamo hanno dato i loro frutti. Negli Stati Uniti d’America.



Carmen Tancredi 

Fonte 

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