venerdì 1 maggio 2015

Dall’analisi delle Blood Falls la comprensione della vita su Marte

Secondo un recente studio, nel sottosuolo salato del Polo Sud sarebbero presenti comunità microbiologiche. In assenza di luce e a decine di gradi sotto zero -


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Un ambiente gelato, privo di luce, ad altissima salinità si direbbe del tutto inadatto alla vita di qualsiasi organismo e tale, del resto, è stata da sempre l'analisi che ha interessato il sottosuolo delle Valli secche di McMurdo. Il nome, del resto, dice tutto, dal momento che questa regione si presenta piuttosto triste anche in superficie e si è attestata come l'area più estesa del Polo Sud priva di ghiacci perenni. Proprio le caratteristiche geologiche, infatti, fanno sì che in estate i ghiacci si ritirino dalla zona, portando alla luce le "valli secche". Una recente analisi condotta attraverso sensore elettromagnetico montato su un elicottero ha rilevato la presenza nel sottosuolo di una fitta rete di canali nella quale circolano "fiumi" salmastri adatti alla vita.
La ricerca è stata pubblicata dalla rivista "Nature Communications" da Jill Mikucki, professore dell'Università del Tennessee che ha condotto lo studio in collaborazione con colleghi di diverse università statunitensi. Lo studio si è concentrato sulle Blood Falls, traducibili letteralmente come "cascate di sangue" per via del colore di queste emersioni di liquido rosso. Il particolare colore di queste "cascate" è dovuto all'ossido di ferro contenuto nel liquido, ma ciò che è emerso dalla ricerca è che nei condotti delle Blood Falls sarebbero presenti dei microbi, che confermerebbero appunto la possibilità di vita in ambienti estremi. Ampiamente sotto i zero gradi centigradi, in ambienti salmastri privi di luce la vita sarebbe possibile, il che porterebbe a vedere in maniera diversa non solo l'Antartide e non solo la Terra, ma l'Universo.

Spiega Mikucki che le salamoie sotto lo strato di permafrost offrono "un'importante analogia terrestre per future esplorazioni del sottosuolo di Marte. Canali sotterranei salati sono stati suggeriti come parte di una biosfera profonda di Marte. Una recente analisi mineralogica del Cratere Gale [su Marte, NdR] sostiene l'ipotesi che ambienti fluvio-lacustri precedenti possano aver ospitato microrganismi chemioautotrofi [capaci di ricavare energia attraverso ossidazione di elementi organici e inorganici, NdR]".
Commento di Oliviero Mannucci: Chi legge questo mio blog, sa quante volte ho detto che sotto la superficie marziana scorre acqua calda popolata da svariate forme di vita, soprattutto nella zona equatoriale del pianeta, da quelle più semplici a quelle più complesse, come i pesci ad esempio. Bè piano piano, anche la "scienza" ci sta arrivando. Meglio terdi che mai!




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